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VACCINAZIONI: Scotti (Fimmg): “Medici di famiglia ostacolati pronti allo stato agitazione”

100407264-450946d4-288b-47a6-bc85-e14d746fbb2b thumb250 250"Basta. Siamo stanchi e arrabbiati. Si parla tanto di coinvolgere i medici di famiglia nelle vaccinazioni ma poi non ci distribuiscono le dosi. E questo quasi ovunque in Italia. Si parla di potenziare il territorio ma poi ci considerano i burocrati che debbono certificare il lavoro degli altri, firmando Green Pass. Ci viene impedito di lavorare ma poi siamo accusati di essere dei nullafacenti. La misura è colma. Siamo pronti anche allo stato di agitazione. E ne discuteremo nel prossimo consiglio nazionale". Silvestro Scotti, segretario nazionale della federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) non nasconde la sua irritazione anche per le ripetute 'accuse' alla categoria sui media.

"Ora - spiega - siamo addirittura i nemici degli albergatori e del turismo che si rifiutano di firmare i Green Pass. Un'accusa assurda. Noi firmiamo le certificazioni e gli atti medici che facciamo noi. Così come dovrebbero farlo le altre categoria di medici. Perché si punta il dito contro di noi che ai nostri pazienti rilasciamo le certificazioni?". Scotti rincara: "siamo stanchi di essere il capro espiatorio delle inefficienze degli altri. A breve ci sarà un consiglio nazionale Fimmg in cui ci confronteremo". "Del resto - prosegue Scotti - c'è già uno stato di agitazione in Puglia sulla questione vaccini". Nella Regione, infatti, la Fimmg locale protesta perché il numero di dosi messe a disposizione della medicina generale è considerato dai camici bianchi insufficiente per la copertura alle categorie affidate alla medicina generale, in netto contrasto con le disposizioni ministeriali e regionali.

GREEN PASS : Fimmg Nazionale, stop al rilascio delle certificazioni dai medici di famiglia in attesa di chiarimenti

vaccinipetizione thumb other250 250La segreteria nazionale Fimmg con un messaggio del 26/04/21 invita i medici di famiglia a SOPRASSEDERE al rilascio di certificazioni inerenti il Green Pass in attesa di maggiori chiarimenti tutto questo a seguito del Provvedimento di avvertimento in merito ai trattamenti effettuati relativamente alla certificazione verde per COvid-19 prevista dal d.l. 22 aprile 2021, n°52-23 aprile 2021 da parte del Garante per la protezione dei dati personali, si invitano i colleghi ad attendere maggiori chiarimenti in relazione al rilascio della suddetta certificazione.
Dallo stop restano esclusi gli attestati rilasciati per le vaccinazioni effettuate e tamponi effettuali

CONSIGLIO NAZIONALE FIMMG : Mozione del 17 aprile 2021

consiglio2Consiglio Nazionale Fimmg riunito in videoconferenza in data 17 aprile 2021
Il Consiglio Nazionale della FIMMG riunito in videoconferenza in data 17 aprile 2021, sentita la relazione del Segretario Generale Nazionale, Silvestro Scotti,

la approva.

Il Consiglio Nazionale,
riconosce

che la pandemia da SARS-COV-2 ha evidenziato l'inefficienza e le contraddizioni di ampi settori organizzativi e operativi del Servizio Sanitario Nazionale che oggi si evidenzia nelle dinamiche della lotta al Covid, legate al tracciamento, ai tamponi, alle vaccinazioni, ma che domani, in epoca post Covid, si ripresenterà nella gestione della cronicità, della domiciliarità, della diagnostica, tematiche su cui la medicina generale dovrà essere protagonista efficiente per garantire l'assistenza ad una popolazione sempre più anziana e fragile.
Ritiene pertanto imprescindibile aggiornare, sulla base delle evidenze riscontrate e delle sfide che ci attendono, la job description della medicina generale, attraverso un ampio confronto intergenerazionale, per consolidare i principi fondanti la professione alla luce dei nuovi modelli organizzativi, delle nuove tecnologie, delle nuove sfide del post Covid; un dibattito che coinvolga anche la rete della formazione, che dovrà necessariamente essere riprogettata a partire dall'Università e dalla formazione post laurea, per rilanciare la vocazione alla medicina generale evidenziandone gli aspetti professionali e la rilevanza sociale, al fianco di quelli clinici comunque orientati alla presa in carico della persona nel suo percorso di vita.

Dà mandato
al Segretario Nazionale di programmare la strutturazione di un gruppo di lavoro per la ridefinizione della job description che faccia sintesi delle esperienze fatte e proponga il cambiamento dell'assistenza territoriale necessario per i prossimi anni di convivenza con il Covid e successivamente al Covid.

Sottolinea
che le realtà di vaccinazione anti Covid nell'ambito degli studi e delle forme organizzative della medicina generale sono, come declinati dagli Accordi Regionali alla luce del Protocollo Nazionale sottoscritto con il Ministero e le Regioni, i modelli più sicuri, efficaci ed efficienti che il Paese possa offrire ai cittadini, per raggiungere la maggiore aderenza possibile e la massima velocità alla campagna vaccinale; efficienza che però viene messa a repentaglio dalle difficoltà e ostacoli posti da regioni e aziende sanitarie rispetto alla distribuzione dei vaccini e all'organizzazione della campagna, con il malcelato obiettivo di ricondurre i medici e i cittadini a schemi di centralizzazione negli hub vaccinali, indubbiamente meno performanti e capillari rispetto ai nostri modelli autonomamente determinati.

Ritiene
che il progetto legislativo di rafforzamento del territorio previsto dal Recovery Fund, basato sulla realizzazione di circa 2500 Case di Comunità, ovvero una ogni 182 Km quadrati, non risponda alla necessità di capillarità e prossimità che solo la medicina generale può garantire se messa nelle condizioni di farlo. La Casa di Comunità non potrà rappresentare un modello di accentramento dell'assistenza di base, semmai potrà essere l'hub di riferimento per gli ambulatori di prossimità dei medici di medicina generale vicini ai pazienti, modulandone la partecipazione a obiettivi e risultati di salute legati al riconoscimento economico del professionista. Stigmatizzando i continui richiami ad un modello di dipendenza proposto come la soluzione ai mali di un SSN che con la subordinazione ha in realtà realizzato un sistema di deresponsabilizzazione, sottolinea che la scelta del paziente sul medico e il conseguente rapporto di fiducia, nell'ambito del rapporto libero professionale in convenzione con il SSN, continua a rappresentare il fondamento su cui progettare il futuro del territorio, anche nell'evoluzione di sanità digitale e telemedicina la cui introduzione è ormai avviata e non deve trovarci impreparati.

Stigmatizza
La mancata pubblicazione del bando di concorso per il triennio 2021-2024, prevista alla fine di febbraio 2021, che comporterà l'ennesimo ritardo di formazione e di accesso negli anni di maggiore necessità di ricambio generazionale, dando spazio a modelli e figure alternativi di assistenza territoriale.

Invita
il Comitato di Settore alla conclusione della trattativa per il rinnovo dell'ACN 2016-2018, non solo in ragione del vincolo dettato dalla legge che ne richiede la firma entro fine settembre 2021, ma soprattutto per l'indispensabile rinnovo del triennio 2019-2021 che dovrà determinare l'evoluzione della Medicina Generale e colmare le carenze organizzative e strutturali che la pandemia da Covid ha messo in evidenza.
Approvata con il 97% dei voti a favore

VACCINI: il Governo punta sulla Continuità Assistenziale soddisfazione della Fimmg CA

guardia medica2.0 thumb medium250 250Tommasa Maio: «Soddisfazione per una decisione che accoglie le nostre richieste, ora a lavoro sui tavoli regionali per garantire l'efficacia del protocollo. Vigileremo sul rispetto della sicurezza per i medici».
«Il ministro Speranza ha accolto la nostra richiesta, siamo molto soddisfatti e siamo certi che il coinvolgimento dei medici di Continuità Assistenziale garantirà nuovo impulso alla campagna vaccinale. Ora andremo avanti sui tavoli regionali per garantire che i medici di Continuità Assistenziale possano svolgere questo lavoro in contesti idonei e in assoluta sicurezza». Con queste parole Tommasa Maio, Segretario Nazionale di FIMMG Continuità Assistenziale, commenta la scelta del Governo di accogliere la richiesta di FIMMG di valorizzare nel protocollo di intesa sulle vaccinazioni proprio il ruolo della Continuità Assistenziale, che ha già giocato una partita determinate nell'attuale contesto pandemico.
Una richiesta mossa nella consapevolezza della necessità di rendere sinergiche e ottimizzare le risorse professionali già presenti sul territorio, con gli oltre 17.500 medici di Continuità Assistenziale pronti a dare un significativo contributo alla campagna vaccinale per raggiungere nei tempi più rapidi possibili gli obiettivi di salute pubblica. Ed è proprio questa la direzione nella quale ha scelto di muoversi il Governo chiarendo che «(...) il Protocollo trova applicazione anche per il coinvolgimento nella campagna di vaccinazione nazionale anti COVID-19 dei professionisti appartenenti agli altri settori della medicina generale di cui al vigente ACN 23 marzo 2005 e smi, non già direttamente coinvolti nella campagna vaccinale
«I medici di Continuità Assistenziale, per la loro naturale vocazione assistenziale sul territorio – ricorda Tommasa Maio – garantiscono, assieme ai Medici di Famiglia, un'assistenza capillare e di prossimità che sarà ora agevolmente inserita nei piani vaccinali regionali sulla base delle necessità assistenziali delle diverse aree del nostro Paese».
Si apre a questo punto un intenso lavoro, regione per regione, così da definire le modalità attraverso le quali i medici di Continuità Assistenziale potranno essere coinvolti. «Modalità – conclude il Segretario Nazionale – che dovranno essere le più idonee alle caratteristiche e al modello assistenziale di ciascuna realtà. In nessun caso si potrà prescindere dalla garanzia che i medici di Continuità Assistenziale chiamati a vaccinare abbiano a loro volta ricevuto la somministrazione del vaccino. Su questo saremo intransigenti».

MEDICINA CONVENZIONATA INPS : firmato il decreto di atto di indirizzo per la Petrone (Fimmg Inps): finalmente si conclude percorso fortemente voluto da noi ora inps apra tavolo di trattativa

inps thumb large300 300Firmato il Decreto di Atto di indirizzo per la medicina convenzionata INPS. "Oggi finalmente si conclude un lungo percorso fortemente voluto dalla FIMMG che condurrà alla stipula di un Accordo Collettivo Nazionale per i Medici Convenzionati esterni dell'INPS –commenta Alfredo Petrone, segretario nazionale del Settore FIMMG Inps -. Anche questi medici potranno, quindi, avere un rapporto contrattuale con le medesime tutele presenti nelle altre convenzioni del Sistema Sanitario Nazionale, nonché in quella dei Medici Fiscali. Al termine di un lungo percorso, complicato anche dall'emergenza pandemica, oggi è stato finalmente firmato l'Atto di Indirizzo previsto dal comma 459 dell'art. 1 della L. 160/2019. Un decreto voluto da tutte le forze sociali e per il quale devono essere ringraziati i Ministri. Ora l'INPS apra subito un Tavolo di trattativa". "Un ringraziamento particolare - prosegue Petrone - alla Ministra Nunzia Catalfo che, fin dal momento in cui aveva il ruolo di Presidente della Commissione Lavoro al Senato, ha compreso l'importanza svolta da questi professionisti che assicurano le funzioni relative all'invalidità civile e alle attività medico-legali in materia previdenziale e assistenziale affidate all'Istituto. Fondamentali anche gli interventi delle Onorevoli Dalila Nesci del MoVimento 5 Stelle e di Fabiola Bologna del Gruppo Misto: la necessità di abbattere la precarizzazione vissuta dai medici negli ultimi 10 anni è stata condivisa da tutti".

RAPPRESENTATIVITA' SINDACALE : Fimmg, Fimp e Sumai ai vertici della medicina generale, cala numero complessivo egli iscritti picco negativo per lo Smi, in tre anni - 40% degli iscritti.

medici99 thumb250 250Pubblicate dalla Sisac le ultime rilevazioni delle deleghe sindacali (al 1° gennaio 2020) In totale il comparto conta nel 2020 un totale di 54.161 deleghe in calo di 2.038 unità -3,6% rispetto alle deleghe del 2019.
Per la Medicina generale sono 36.262 le deleghe di medici aderenti ad un sindacato con una diminuzione globale del -1.430 rispetto alle 37.692 del 2019, ceh conferma il trendo in discesa degli ultimi anni.
La Fimmg si conferma il primo sindacato con il 63,81% che è in crescita di rappresentativita' rispetto al 63,1% dell'anno precedente con un un totale di 23.137 deleghe, e un calo di 674 deleghe rispetto alle 32.811 del 2019 risentendo in minima parte delal gobba pensionistica dei medici in pensione per cesata attivita' .
In seconda posizione si conferma lo Snami con 6.897 deleghe (-285 rispetto al 2018) e il 19,02% di rappresentatività. Nel 2019 era 19,05
Sul terzo gradino del podio si conferma Intesa Sindacale (Cisl medici, FpCgil medici, Simet, Sumai) con 3.358 deleghe (+24 rispetto al 2019) e il 9,26% di rappresentatività.
Lo SMI si attesta al quarto posto con 2.601 deleghe (-492 deleghe rispetto al 2019) e il 7,17% di rappresentatività mentre nel 2019 era l'8,21 % .prosegue il trend che da tre anni lo ha visto perdere oltre il 40% degli iscritti.

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CORONAVIRUS: Scotti (Fimmg) possiamo vaccinare fino a 8 milioni di persone in 2 mesi

medfamigliaI medici di famiglia italiani sono in grado di vaccinare 8 milioni di persone in poco più di due mesi, come dimostra l'esperienza con la vaccinazione antinfluenzale di quest'anno. A fare i conti, per l'Adnkronos Salute, Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg): "Una stima su dati parziali, estrapolati dalle Regioni che hanno avuto meno problemi di forniture, in cui le dosi di vaccino antinfluenzale sono arrivate con più puntualità, indica che i medici hanno vaccinato tra 6 o 8 milioni di assistiti. E' una stima di massima, ma dà l'idea". "La medicina di famiglia di Bologna, per esempio, in una settimana ha fatto 200 mila vaccinazione antinfluenzali", dice Scotti. Numeri che mostrano "la potenzialità della medicina del territorio nella più grande campagna di vaccinazione di massa della nostra storia. Siamo un presidio fondamentale", conclude Scotti.

VACCINO: Fimmg impossibile per noi medici di famiglia vaccinare, siamo noi in coda per vaccinarci

vaccini3«Finchè tutti i medici di famiglia ed i pediatri di libera scelta non saranno vaccinati, è impossibile che questi possano essere coinvolti come vaccinatori anti-Covid perchè ciò rappresenterebbe un rischio sia per i medici sia per i cittadini». Lo afferma all'ANSA il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti. «Ad oggi - rileva - in molte regioni proprio i medici di base sono invece considerati tra le ultime linee nelle priorità per l'accesso all'immunizzazione».

VACCINO: Fimmg impossibile per noi medici di famiglia vaccinare, siamo noi in coda per vaccinarci (2)

vaccini3«Finchè tutti i medici di famiglia ed i pediatri di libera scelta non saranno vaccinati, è impossibile che questi possano essere coinvolti come vaccinatori anti-Covid perchè ciò rappresenterebbe un rischio sia per i medici sia per i cittadini». Lo afferma all'ANSA il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti. «Ad oggi - rileva - in molte regioni proprio i medici di base sono invece considerati tra le ultime linee nelle priorità per l'accesso all'immunizzazione».

ATTACCO MEDIATICO ALLA MEDICINA GENERALE: FIMMG, Voglia di protagonismo incosciente o progetto di una parte del palazzo?

telecomando"Stiamo assistendo da settimane, da parte di una serie di giornalisti anche cosiddetti "autorevoli", a una sequela di inesattezze e di notizie "per sentito dire" riguardo all'attività ed al ruolo dei medici di famiglia durante questa emergenza sanitaria per il COVID-19" dichiara Silvestro Scotti Segretario Nazionale FIMMG, la associazione più rappresentativa dei medici di Famiglia italiani.
"Questi signori, partendo da esperienze personali, forse, e nemmeno provate, perché, se lo fossero, loro, da cronisti seri, dovrebbero fare i nomi e cognomi e descrivere i casi, non generalizzare e allargare i concetti, offendono una intera categoria di oltre 40.000 medici che oltretutto, nelle difficoltà attuali, stanno dando il loro meglio e purtroppo in molti casi, troppi, fino alla morte, per dare il loro contributo di assistenza ai loro pazienti".
"Qualcuno diceva: beato il paese che non ha bisogno di eroi; ebbene secondo questi signori noi saremmo passati dagli eroi della prima ondata ai disertori della seconda, senza prove, senza processo ma solo attaccati con un qualunquismo da quattro amici di un salotto bene a farsi un apericena. Nessuna considerazione rispetto alla carenza dei dispositivi di protezione per questi medici, nessuna considerazione rispetto ai mancati investimenti per il personale (collaboratori e infermieri) che chiediamo da anni, nessuna considerazione per la media di età dei medici che compongono questa categoria figlia di una programmazione sbagliata da decenni, e da decenni da noi denunciata.
Nessuna considerazione per il fatto che i numeri dei positivi al COVID-19 assistiti sul territorio sono 542.849, in aumento esponenziale, non considerabili guariti per tutto il periodo di isolamento, ergo almeno 14 giorni, rispetto ai 30.000 circa ospedalizzati a vario titolo. 542.849 pazienti che ogni giorno contattano, e a volte più volte al giorno, il loro medico di famiglia, unico riferimento rispetto a numeri verdi regionali, numeri dei SISP etc. che, o sono spariti o non rispondono mai, mentre se noi a quel punto risultiamo occupati, per questi signori giornalisti non ci siamo.
Basterebbe riflettere sul fatto che anche un paziente asintomatico o paucisintomatico, ma positivo al COVID-19, è un paziente da assistere, da sostenere, da seguire sull'evoluzione clinica, psicologica, sociale, amministrativa, e per mille altri aspetti complicati dalla buro-sanità italiana, per capire di che pressione stiamo parlando. Una pressione a cui ogni giorno non ci sottraiamo, anche fuori dalle nostre competenze di orario o di giorno della settimana, come in questo momento sta facendo qualunque medico italiano e credo al mondo. Buro-sanità e anti-semplificazione, che hanno trovato la sua massima espressione grazie al COVID-19, per esempio, nelle certificazioni di malattia per quarantena o isolamento, che io medico di famiglia dovrei certificare solo dopo l'informativa del medico di sanità pubblica, che non avviene mai. Inviato il certificato, questo viene sospeso all'INPS da un altro medico che dovrà validarlo confrontandolo con il documento del medico di sanità pubblica che dovrebbe arrivare a me, a lui e al paziente, il quale rimane comunque responsabile di quel documento, se vorrà essere pagato, di fatto impegnando tre medici solo per soddisfare lo sport italico della burocrazia e lasciando alla fine il cerino in mano al paziente. E a chi si rivolge il paziente? Al suo medico di famiglia, unico tra i tre medici direttamente rintracciabile, che deve rassicurare il cittadino rispetto ad un suo diritto, il risarcimento reddituale, e sostenerlo in un suo dovere di autoisolamento. Ma questi non sono argomenti da apericena, non descrivono la drammaticità delle terapie intensive ma entrano nel vissuto quotidiano di centinaia di migliaia di cittadini impauriti non solo dalla crisi sanitaria ma anche da quella economico-sociale, e sono gli argomenti di quegli interessi "brutti, sporchi e cattivi". Ma tutti i numeri, i fatti descritti, gli impegni assunti con Regioni, Governo, per la medicina di famiglia italiana non contano, contano invece le opinioni di una strategia mediatica denigratoria che a questo punto ci chiediamo che scopo abbia".
"Forse vogliono spostare l'attenzione dei cittadini e minare la fiducia nei loro medici e evitare che si parli di altre responsabilità? Che il territorio avesse bisogno di "rilancio" era chiaro a tutti nelle fasi finali della prima ondata, e quindi? Dove sono stati investite risorse umane e economiche? Non certo nella medicina di famiglia, bensì in altri contesti della "cosiddetta" medicina territoriale che oggi nessuno cita né chiama in causa: stanno in silenzio e ben nascosti da questa discussione, altrimenti dovrebbero giustificare, insieme ai sostenitori dei modelli accentranti il territorio, il fallimento di quei modelli che invece qualcuno forse, e grazie a questo giornalismo di potere, vuole continuare a sostenere, perché nell'ideologismo è più importante credere in se stessi e nel proprio progetto che nella reale utilità per la collettività".
"Nonostante questi personaggi la Medicina Generale" conclude Scotti "va avanti a testa alta e continuerà nella sua attività come ha sempre fatto; se ci fosse qualcuno che non fa il proprio dovere va segnalato, nessuno di noi lo difenderà. Ma se poi qualcuno usa questi mezzi perché vuole eliminarla, anche attraverso un'incosciente azione di demotivazione, deve avere il coraggio di sostenerne la chiusura oggi e vedrà, se levato il nostro argine, cosa succederà del SSN. Basta chiacchiere da salotto e apericena radical chic, noi siamo pronti sempre e comunque a confrontarci sui fatti e soprattutto abbiamo da lavorare piuttosto che perderci in confronti di tale superficialità.
Concludiamo, perciò, proponendo noi un argomento di discussione: qualcuno di questi signori ci dica chi sta vaccinando gli italiani contro l'influenza, nei limiti di quello che ci viene fornito, e chi praticherà la vaccinazione di massa degli italiani nel tanto auspicato vaccino per il Covid-19, e mi sa che la vaccinazione a cinque metri non la possiamo fare, tantomeno disertando".

CORONAVIRUS: Tamponi antigenici, raggiunta l'intesa con la medicina generale. Scotti (FIMMG): Pronti ad assumerci ulteriori responsabilità, nel rispetto della sicurezza (il testo)

corona1rif thumb large300 300«In un momento drammatico come quello attuale la medicina generale non poteva, e non ha mai pensato, di tirarsi indietro. Abbiamo però preteso che i medici non siano mandati a combattere a mani nude, come purtroppo è accaduto nei mesi scorsi». Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG, commenta così l'accordo quadro raggiunto con il Governo per definire un ruolo ancor più centrale della medicina di famiglia nella lotta al Coronavirus.

Un accordo che FIMMG ha siglato nella consapevolezza di poter fare la differenza in vista dei prossimi mesi e che andrà presto declinato a livello regionale per dare immediata e concreta attuazione alle misure messe in campo. Due i nodi centrali dell'accordo quadro: i medici di medicina generale vengono chiamati ad eseguire i tamponi antigenici rapidi e si sbloccano i fondi destinati all'acquisto di apparecchiature diagnostiche per gli studi di medicina generale.

«Gli studi - rassicura Scotti - non diventeranno 'centri diagnostici'. Ciascun medico di famiglia sarà un punto di riferimento per i propri assistiti e potrà, in caso lo studio non lo consenta, effettuare i tamponi in strutture messe a disposizione dal proprio distretto. In modo particolare - chiarisce il segretario generale FIMMG - i tamponi antigenici saranno somministrati ai contatti stretti asintomatici, individuati dal medico di medicina generale oppure individuati e segnalati dal Dipartimento di Prevenzione. E sarà sempre il medico a decidere se effettuare il tampone antigenico a pazienti per i quali si sospetta un contagio. I tamponi antigenici saranno utili anche per i contatti stretti asintomatici allo scadere dei 10 giorni di isolamento, identificati in base a una lista trasmessa dal Dipartimento di Sanità Pubblica/Igiene e Prevenzione».

Grazie all'accordo quadro raggiunto con il Governo, i medici di medicina generale saranno dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari e saranno tenuti ad effettuare i tamponi antigenici solo a fronte di queste forniture. «Non si possono fare sconti sulla sicurezza dei colleghi - dice Scotti -, la medicina generale ha già pagato un tributo altissimo. Con questo accordo saremo invece in grado di assistere i pazienti in sicurezza, consapevoli che a prescindere dai tamponi con l'attuale circolazione del virus bisogna considerare ogni assistito un potenziale caso positivo».

L'accordo, che per evitare diseguaglianze per i cittadini non prevede volontarietà, stanzia per i medici le risorse necessarie ad assorbire la complessità organizzativa, necessaria premessa alle risorse che servono per il personale di studio. «Sarà fondamentale - ammonisce Scotti - che le regioni si muovano rapidamente per declinare su base territoriale quanto previsto dall'accordo quadro, contemplando oltre alla fornitura di dispositivi di protezione individuale anche le fragilità di ciascun medico. Anche su questo aspetto, infatti, abbiamo preteso la massima attenzione. L'auspicio è che questo sia un primo passo verso la creazione di una medicina di famiglia sostenuta dall'apporto di strumentazioni e personale, recuperando subito negli AIR i dieci milioni di euro per il personale ancora fermi del decreto cosiddetto Rilancio, così che si possa arrivare a rafforzare in tempi rapidi la rete territoriale troppo a lungo trascurata».

IL TESTO DELL'ACCORDO

CORONAVIRUS: Bartoletti (Fimmg), I medici sono "affumicati" nessuno strumento per visitare a casa , non è possibile far venire in ambulatorio chiunque abbia i sintomi.

coronaITALIA thumb250 250 Non ci sta a far passare per irresponsabili gli italiani il vice segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Pier Luigi Bartoletti. E lo dichiara in un intervista sull'agenzia giornalistica SIR
"La realtà – dice - è che un virus che non si conosce. Non è un raffreddore a differenza di quello che diceva qualcuno a marzo". Sulla diatriba che ha investito il Comitato tecnico scientifico, vale a dire palestre chiuse o aperte, Bartoletti è chiaro: "Aperte ma in sicurezza. La priorità è non ingolfare il sistema. Abbiamo iniziato a fare tanti tamponi ma dobbiamo chiederci se le cose vadano meglio o peggio. A me sembra peggio". "La situazione è preoccupante ma i numeri dicono che rispetto al resto d'Europa siamo un'isola felice perché abbiamo mantenuto il rigore". Non ci sta a far passare per irresponsabili gli italiani il vice segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Pier Luigi Bartoletti. "La realtà – dice – è che un virus che non si conosce. Non è un raffreddore a differenza di quello che diceva qualcuno a marzo". Sulla diatriba che ha investito il Comitato tecnico scientifico, vale a dire palestre chiuse o aperte, Bartoletti è chiaro: "Aperte ma in sicurezza. La priorità è non ingolfare il sistema. Abbiamo iniziato a fare tanti tamponi ma dobbiamo chiederci se le cose vadano meglio o peggio. A me sembra peggio. Facciamo l'esempio della scuola: il sistema pubblico rischia di collassare se si continua a mettere in quarantena cinquanta classi per cinque sospetti positivi. Il tracing (il sistema di tracciamento, ndr) non ce la fa, diventa ingestibile. Prima non avevamo una strategia chiara. Ora non è più una guerra campale. Bisogna fare una selezione su dove intervenire". "La chiusura delle scuole per i casi verificati ha prodotto un aumento della richiesta di tamponi, il blocco di alcuni laboratori e generato ansia nella popolazione nonostante il problema sia fuori dagli istituti". Vuol dire che la colpa è della movida? "No, attenzione a non incolpare i giovani – risponde -. Anche i genitori sbagliano. Continuano a fare feste per i figli". Per il rappresentante dei medici di medicina generale in questo momento in Italia c'è molto fumo e poco arrosto sul fronte del contenimento dei contagi. "E noi medici siamo affumicati", ironizza Bartoletti. "Anche per andare a visitare a casa non abbiamo ancora nessuno strumento". A chi come Alberto Zangrillo, responsabile della rianimazione del San Raffaele, in un'intervista al Corriere della Sera chiede ai medici di medicina generale di fare diagnosi tempestive, Bartoletti risponde con l'esperienza vissuta quotidianamente: "Non è possibile far venire in ambulatorio chiunque abbia i sintomi. Lavoriamo molto al telefono per capire la sintomatologia e le eventuali occasioni di contagio del paziente. Rispondiamo oltre dodici ore al giorno, cercando di ascoltare tutti e offrendo allo stesso tempo i vaccini antinfluenzali e l'assistenza ai cronici". La preoccupazione però che dovrebbe allarmare adesso, riguarda i prossimi mesi: "Gli ospedali saranno interessati anche da altre patologie legate ai mesi invernali. È presumibile allora che ci sarà una sofferenza dei posti letto. Nella regione Lazio per esempio sono stati implementati i drive in, gli alberghi per i pazienti Covid dimessi, i posti di rianimazione. Ma manca ancora un pezzo: aumentare gli interventi domiciliari attraverso la formazione dei medici, il telemonitoraggio e le attrezzature per la diagnosi. A marzo abbiamo richiesto di avere apparecchiature per il monitoraggio domiciliare. Le dobbiamo ancora ricevere". Per quanto riguarda il capitolo vaccini contro l'influenza Bartoletti osserva che non tutte le Regioni si siano attrezzate per tempo. "Chi era abituato a fare le gare d'acquisto a luglio non ha pensato di anticipare", ricorda. Solo che l'annata è del tutto particolare, "Alcuni hanno continuato a credere che la situazione sia ordinaria ma non lo è e si sono ritrovati in difficoltà". Anche se in ritardo, sembra che comunque la macchina della vaccinazione stia partendo. Solo nel Lazio, per ora i numeri di coloro che si sono vaccinati sono altissimi: "Già 200mila dosi sono state somministrate pari al 30% della campagna dello scorso anno", evidenzia Bartoletti che è anche segretario della Federazione del Lazio. "Ogni medico – aggiunge – oltre ai pazienti inseriti nelle fasce a rischio può richiedere una maggiorazione per vaccinare anche coloro che sono a contatto con chi è più fragile. Alle farmacie per la vendita è stato destinato solo l'1,5% delle dosi, il 4% nella regione Lazio".

LEGG L'intervista sull'Agenzia SIR
https://www.agensir.it/italia/2020/10/21/bartoletti-fimmg-si-ad-assistenza-domiciliare-ma-equipaggiati/

SPECIALE CONGRESSO FIMMG : le interviste e e opinioni del 77° Congresso Nazionale Fimmg

hIn una pagina le registrazioni delle interviste e opinioni del 77° Congresso Nazionale Fimmg che si è svolto dal 5 al 10 Ottobre a Villasimius per rivivere i momenti salienti

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LAVORO FRAGILE: Omceo di Roma non è di competenza del Medico di famiglia la certificazione ma del Medico competente risposta dopo interpello Fimmg

corona1rifDopo la segnalazione dei giorni scorsi da parte della Fimmg all'Ordine dei Medici di Roma su di una richiesta proveniente dal Comune di Roma di certificazione sul lavoro fragile , ( Leggi qui ) è arrivata la risposta in cui si ribadiscono i concetti gia' da noi espressi ovvero che :

1) La certificazione per il lavoro fragile non spetta al Medico di Famiglia ma il medico competente
2) Che il Medico di famiglia puo' eventualmente produrre certificato anamnestico con le patologie
3) Che il medico di famiglia non puo' rifiutarsi di produrre quest'ultimo per motivi deontologici
4) Che l'atteggiamento del Comune di Roma nel richiederlo è censurabile perché documentazione non necessaria.

Oltretutto l'Ordine pone anche un probabile problema dal punto di vista della Privacy tra cittadino e amministrazione.

Sarà quindi solo il medio competente nell'esercizio delle sue funzioni e alla luce del DVR a verificare ed accertare e certificare l'idoneità' al lavoratore alla specifica mansione in sede assuntiva e pre-assuntiva IL IL

 

VACCINO ANTINFLUENZALE: Scotti (Fimmg) Siamo già in ritardo

Vaccino-antinfluenzale thumb other250 250«Il vaccino rischia di diventare quello che sono state le mascherine e i guanti» a inizio epidemia, spiega senza mezzi termini Silvestro Scotti, intervistato dal quotidiano Il Resto del Carlino sulla vaccinazione antinfluenzale. «Sono stato il primo a dirlo. Era il 5 aprile e ho sollecitato tutte le Regioni a fare le gare per aggiudicarsi le dosi di vaccino, alcune si sono messe avanti, come ad esempio Lazio, Campania e Puglia, altre sono rimaste indietro, come la Lombardia che ha provveduto solo a giugno, e altre ancora forse dovranno essere coperte dalle eccedenze delle altre Regioni. È importante avere un monitoraggio per sapere quante sono le quote vaccinali che arrivano nel paese, il numero di dosi vaccinali». Il rischio è, appunto, che anche un cittadino in buona salute che si è sempre vaccinato abbia difficoltà a farlo perché mancano le dosi da acquistare in farmacia (da farsi poi iniettare dal medico di base). A complicare la situazione c'è il fattore tempo. Secondo i medici di famiglia nessuna regione avrà concretamente a disposizione i vaccini «se non dalla terza settimana di ottobre». «È tardi, bisogna anticipare tutto a fine settembre», osserva Scotti, perché in tempi di Coronavirus la vaccinazione anti-influenzale non sarà più come prima. Da dimenticare le sedute di vaccinazioni con trenta, quaranta pazienti per volta - basti pensare, dati della Fimmg, che su 10 milioni di vaccinazioni in Italia 6-7mila sono fatte dai medici di famiglia -, si dovranno osservare le distanze e i divieti di assembramento. Certo è, spiegano gli epidemiologi, che la produzione di vaccini non può essere aumentata di tanto in poco tempo. Non sarà possibile quindi espandere all'infinito il numero di dosi in circolazione.

CORONAVIRUS: Sierologico, rendicontazione screening scuola, FIMMG No ad inutili lungaggini burocratiche

medici-a-nerola«Sarebbe assurdo sottrarre tempo agli assistiti per rendicontare due volte lo stresso dato, se il Covid ci ha insegnato qualcosa è che il Sistema sanitario ha bisogno di procedure snelle e non di inutili e farraginosi cicli burocratici». Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG, interviene con decisione su un caso sollevatosi in varie Regioni e Aziende Sanitarie lungo tutto lo stivale. «Molti medici di medicina generale e dirigenti regionali della Fimmg - spiega Scotti - stanno ricevendo una richiesta discutibile, gli viene chiesto di rendicontare anche l'esito dei test sierologici negativi per rispondere ad un fantomatico "debito informativo" che la Regione ha con il Ministero. Meglio essere chiari sin da subito, i medici di medicina generale iscritti alla Fimmg non rendiconteranno due volte lo stesso dato; quando abbiamo inviato i risultati sui test fatti al Sistema TS o sistemi regionali e attivato il tampone per i pazienti con sierologico positivo basta fare una sottrazione e le ASL sapranno i negativi, tutti i dati viaggiano collegati ai codici fiscali quindi età e genere sono facilmente ricavabili autonomamente dai servizi delle ASL. Non ci chiedano di farlo, perché significherebbe solo sottrarre tempo agli assistiti e scaricare ancora una volta le esigenze di un'amministrazione lenta e pesante sulla nostra categoria e, a cascata, sui cittadini».
Le motivazioni di FIMMG sono legate ad una procedura chiarita in occasione dell'annuncio della disponibilità sui tavoli tecnici nazionali, che prevede tutto quanto necessario per consentire una corretta fruizione dei dati epidemiologici e, oltretutto, dati validati e non eccedenti secondo le richieste del garante della privacy. I medici di medicina generale che stanno già eseguendo i test, infatti, comunicano già in tempo reale al Sistema TS tutti i test che effettuano corredati di tutti gli elementi identificativi. Inoltre, segnalano agli organi competenti delle ASL l'eventuale soggetto che dovesse risultare positivo. «Ripeto, correlando i due dati (totale dei test inviato al Sistema TS e soggetti e numero dei positivi comunicati al vostro DPS) - prosegue il segretario generale Scotti - non è difficile ricavare tutte le informazioni per le quali viene richiesta ora una seconda rendicontazione. Le procedure richieste appaiono non solo inutilmente vessatorie nei confronti di professionisti che per puro senso civico hanno liberamente deciso di aderire volontariamente e gratuitamente a un'iniziativa nazionale e regionale indispensabile per consentire la riapertura delle scuole, ma potrebbero addirittura far pensare ad una volontà di disincentivare la partecipazione dei medici di medicina generale all'esecuzione in prima persona dei test sierologici».
Proprio per raccogliere tutte le criticità operative e organizzative che dovessero presentarsi nel percorso di effettuazione dei test al personale scolastico, Fimmg nazionale rende disponibile da oggi l'indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Uno strumento in più per gli iscritti di FIMMG che si impegna a portare tempestivamente all'attenzione delle istituzioni (Ministero della salute e Commissario straordinario per l'emergenza) ogni criticità; Ministro della salute e Commissario che hanno già espresso apprezzamento per questa iniziativa e la loro piena volontà di intervento per correggere diciamo così "interpretazioni eccedenti". Nella mail di segnalazione, oltre i riferimenti di chi scrive, vanno indicati Asl e Distretto di appartenenza e allegata eventuale documentazione.

CORONAVIRUS: Scuola, Giacomo Caudo (Fimmg) "I medici di famiglia si rifiutano di effettuare i test sierologici? È una bufala"

caudo2"È una bufala la notizia che alcuni medici di famiglia si siano rifiutati di effettuare i test sierologici. Io rispondo per la Fimmg, ma esistono invece delle organizzazioni sindacali minoritarie che hanno scelto di non aderire all'iniziativa e, quando si parla dei medici di medicina generale, purtroppo, non si fa una differenziazione tra le varie sigle". Lo chiarisce Giacomo Caudo, presidente della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg), in un intervista ALL'AGENZIA DIRE rispondendo alle accuse lanciate sui media da alcuni componenti del personale scolastico, chiamato a effettuare i test prima della riapertura delle scuole. "In tutto questo- sottolinea il presidente- vedo una certa pretestuosità. Che differenza c'è tra una vaccinazione antinfluenzale e un test sierologico? Anzi, la prima è addirittura più complessa, perché iniettiamo una sostanza nell'organismo che potrebbe avere, raramente, delle reazioni. Con il test non facciamo nulla, solo un buchino dove esce una goccia di sangue e in più, vengono forniti camici, mascherine e guanti. È pretestuoso cercare giustificazioni di questo genere. La polemica in questi casi non serve- conclude Caudo- è necessaria la collaborazione per portare avanti un progetto che noi riteniamo meritevole di essere sostenuto".
"Quando non c'è la volonta, spesso, ci si attacca anche a piccole criticità di natura organizzativa", prosegue il presidente della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg). In molti, tra personale docente e Ata, hanno lamentato la scarsa disponibilità e la poca informazione dei medici di famiglia, oltre alla mancanza dei kit per effettuare i test. "I medici di famiglia della Fimmg- precisa Caudo- hanno dato la loro disponibilità. Gli insegnanti devono essere adeguatamente informati e anche loro devono condividere la volontà a partecipare. Bisogna sapere- continua- che dietro ai test sierologici c'è un'organizzazione piramidale. L'Asp (Azienda sanitaria provinciale) mette a disposizione i Kit e i dispositivi di protezione individuale forniti dalla Protezione civile. Successivamente l'Asp deve effettuare una distribuzione capillare nei vari distretti. Tutta questa organizzazione può creare delle criticità- spiega il presidente Fimmg- e chi non è pienamente convinto di fare il test si insinua, addossando spesso colpe agli altri". Secondo il presidente della Federazione italiana dei medici di famiglia la riapertura delle scuole "ha un'importanza fondamentale per il nostro Paese. Sappiamo anche che- prosegue- potrebbe essere il luogo più pericoloso per la diffusione del virus. Per questo- conclude- sapere, con il test sierologico, se abbiamo avuto una presenza significativa del Covid nella scuola ci può dare delle indicazioni sulle strategie da utilizzare".
 
 

CONSIGLIO NAZIONALE FIMMG: Mozione Finale del : 11/07/2020

consiglionazionale3Il Consiglio Nazionale della FIMMG riunito in videoconferenza in data 11 luglio 2020, sentita la relazione del Segretario Generale Nazionale, Silvestro Scotti,
la approva.

Il Consiglio Nazionale,

in previsione della proroga dello stato di emergenza pandemica oltre il 31 luglio, ritiene fondamentale affermare che ormai l'infezione da COVID-19 è diventata un'endemia, pertanto la medicina territoriale e in primo luogo la medicina generale restano le vere e centrali sentinelle per il controllo di un'infezione endemica, ovvero una infezione con cui convivere le nostre quotidianità, e che richiede un approccio assistenziale diverso da quello utilizzato per affrontare la pandemia, che, se già ha mostrato nell'approccio assistenziale le sue limitazioni e criticità nei primi mesi di emergenza, ancora di più ne avrebbe nell'attuale contesto.

Sottolinea e rivendica il ruolo insostituibile del medico di medicina generale, forte del rapporto fiduciario basato sulla libera scelta del cittadino, e diffida da chi propone figure sanitarie o silos organizzativi alternativi o in contrapposizione o in sostituzione e non nella necessaria integrazione che porti alla attuazione del microteam come unità organizzativa assistenziale del territorio.

Sostiene tutti i livelli locali di FIMMG nell'informazione della cittadinanza sulle condizioni di non sicurezza in cui rischiano di versare gli ambulatori della medicina generale ed ad attivare tutte le azioni fino alle denunce alle autorità competenti e allo sciopero, se necessario, rispetto alla parziale o superficiale applicazione del decreto Cura Italia in riferimento alla fornitura dei DPI ai Medici di Medicina Generale, forniti, ove raramente succede, senza coerenza con la programmazione delle attività ambulatoriali, domiciliari e di prevenzione, in particolare per le vaccinazioni, che potrebbero essere nuovamente interrotte in caso di focolai o nuove zone rosse.

Il Consiglio Nazionale

guarda con preoccupazione ad alcune visioni funzionariali di sviluppo delle USCA, utili per la gestione domiciliare dei pazienti COVID in collaborazione con i medici di medicina generale ma mai sostitutive delle loro specifiche funzioni, a partire da quelle della Continuità Assistenziale, auspicando invece che rientrino nella cornice contrattuale della medicina generale come base della discussione sulla evoluzione verso un ruolo unico, come oltretutto previsto dalle leggi; richiede pertanto l'immediata definizione di un atto di indirizzo da parte delle Regioni sui temi di immediata necessità per dare corpo contrattuale ai disposti normativi, come si deve nella democrazia delle relazioni sindacali, in assenza del quale dà disponibilità al Segretario di poter attivare prerogative quali lo stato di agitazione fino allo sciopero.

Plaude all'iniziativa del Segretario e dell'Esecutivo Nazionale che ha sostenuto la formulazione ed entrata in vigore del decreto Liquidità, in relazione all'articolo 38, che ha finalmente garantito l'adeguamento della quota capitaria e oraria al 2018 e l'erogazione dei relativi arretrati, sottolineando al contempo la necessità che la medicina generale rinforzi la propria capacità di relazionarsi con il mondo digitale, che si sta rapidamente definendo in tutti i sistemi del servizio sanitario nazionale, attraverso una piattaforma quale quella proposta da NetmedicaItalia che risponda alle specifiche esigenze professionali dei medici ad interposizione tra i singoli gestionali e i portali della pubblica amministrazione.

Rifiuta che indispensabili logiche di lockdown e distanziamento sociale, utili alla riduzione della infezione da COVID-19, stiano creando la apparente giustificazione di un lockdown e distanziamento contrattuale e negoziale tra le parti, con la sospensione delle trattative nazionali, regionali ed aziendali a favore di atti dirigenziali unilaterali da parte delle direzioni e del funzionariato di parte pubblica, sostenendo che la ripresa delle relazioni tra le parti sia l'unica strada per affrontare le sfide legate all'endemia e ad ogni altro tema che di volta in volta riguarda la nostra area professionale.

Si impegna a mettere in atto ogni iniziativa informativa all'interno di FIMMG al fine di trasmettere e rendere evidente ai livelli periferici l'incessante lavoro sui tavoli istituzionali, legislativi, politici e dell'informazione mediatica che il Sindacato sta portando avanti in questi mesi a partire dagli organismi apicali e in condivisione con tutto il Consiglio, al fine di realizzare quella "collegialità responsabile" e informata indispensabile per la piena partecipazione dei nostri iscritti ad ogni progetto affrontato.

In particolare, ritiene fondamentale che la responsabilità progettuale sia condivisa anche trasversalmente con il confronto e supporto ai Settori, che devono diventare protagonisti della rielaborazione di un disegno progettuale della medicina generale del futuro che verrà proposto al prossimo Congresso Nazionale.

Denuncia con sdegno la mancata indennità assicurativa per i familiari dei medici di medicina generale deceduti a causa del COVID-19, in contrasto con quanto interpretato per i dipendenti dall'INAIL che allarga il concetto di infortunio sul lavoro o malattia professionale all'infezione da coronavirus; da mandato alla commissione AssiPre, nell'ambito del tavolo paritetico istituito dall'ENPAM, di trovare soluzioni anche rinegoziando le condizioni contrattuali che assimilino i trattamenti dei nostri medici e quelli dei loro superstiti a quelli dei dipendenti.

Denuncia e impegna il Segretario alle giuste proteste nei confronti del Presidente del Consiglio e dei Ministeri della Salute, del Lavoro e dell'Economia, circa il rigetto della delibera ENPAM per l'aumento dell'allineamento previdenziale oltre i dieci anni per i superstiti dei medici morti per Covid-19 (Delibera Marcello Natali).

Sostiene con forza che non saranno accettati ulteriori rinvii alla pubblicazione da parte delle Regioni del bando per il Corso di Formazione in Medicina Generale (CFSMG) 2020-2023, che dovrà realizzarsi entro le prossime settimane, e all'inizio del triennio del CFSMG 2019-2022, da far partire entro il 1° settembre e, seppur sottolineando positivamente l'incremento di 20 milioni di € delle borse di studio per il CFSMG a partire dal 2021, ricorda che per sostenere il ricambio generazionale e ridurre il rischio di carenza di medici previsto da tutte le proiezioni, l'investimento minimo per avere in equilibrio generazionale la medicina generale è pari ad almeno 40 milioni di € fino al 2030.

Assume l'impegno prioritario a progettare con i nuovi medici di famiglia, in coerenza con quanto proposto dal Presidente dell'ENPAM Alberto Oliveti, un concreto "scambio generazionale" attraverso un patto professionale che affronti le nuove sfide attraverso le nuove tecnologie, senza rinunciare ai cardini fondamentali su cui si fonda la nostra storia e identità sindacale.

Denuncia, inoltre, lo stato di difficoltà di un intero settore, quello dei medici fiscali, che vedono ancora bloccate le loro attività e conseguentemente il loro reddito, e chiede la ripresa immediata, con i dovuti protocolli di sicurezza per gli operatori, delle funzioni della medicina fiscale INPS ancora oggi inspiegabilmente bloccata in tutte le Regioni.

Il Consiglio Nazionale

ritiene strategica, per il ritorno alla normalità durante un periodo di endemia, l'utilizzo di sistemi di tracciabilità e promuove verso gli iscritti la campagna FIMMG di sensibilizzazione nell'uso dell'App Immuni da parte dei medici di famiglia e dei loro pazienti attraverso l'affissione del manifesto nelle sale d'attesa e la divulgazione sui social delle immagini e dei video scaricabili sul sito FIMMG;

da mandato al Segretario di aderire al progetto previsto dal Governo per la riapertura delle nostre scuole, grazie a screening sierologici del personale docente e non delle scuole primarie e secondarie italiane, attraverso test forniti e validati dalle autorità sanitarie, ritenendo centrale il ruolo dei Medici di Medicina Generale che potrebbero essere determinanti alla ripartenza della scuola, conseguentemente della didattica e del miglioramento culturale della popolazione, miglioramento che è la base di cui un paese in salute ha bisogno se vuole sviluppare azioni di empowerment del cittadino.

La diagnostica non potrà però essere solo quella "sierologica" e per la scuola, ma si richiama il Ministero della Salute a fare in modo che tale progetto rientri all'interno del più ampio progetto di potenziamento della capacità diagnostica di primo livello negli studi della Medicina Generale, cosi come prevista dalla legge di bilancio del 2019, consolidando immediatamente l'impegno dei 236 milioni di euro per la diagnostica negli studi medici di famiglia; si richiede allo scopo, a questo punto con forza, una ordinanza del Ministero della salute che metta insieme le due possibilità. Appare necessario infatti a questo punto che alla responsabilità mostrata dalla medicina di famiglia verso la scuola corrisponda una pari responsabilità da parte delle Istituzioni, Ministero e Regioni, visto il fermo a dieci mesi dall'approvazione della legge di bilancio, viste anche le conseguenze dell'endemia sulle liste d'attesa e sulle visite e prestazioni di secondo livello; la Medicina Generale ha volontà di partecipazione a soluzioni strutturali e non a fare da "tappabuchi".

Il Consiglio Nazionale

si raccomanda al Paese, alle Istituzioni, ai medici di medicina generale tutti sul fatto che abbiamo solo poco più di due mesi per prepararci: se entro settembre come Organizzazione Sindacale non vedremo risolte le criticità che più volte abbiamo denunciato, compreso oggi, attraverso decisioni che finalmente affermino il nostro ruolo, con o senza Covid inizieremo a ridurre la nostra disponibilità, più che dimostrata in questo periodo, e organizzeremo un autunno di lotta sindacale contro tutte le azioni che si attiveranno in conseguenza del decreto Rilancio e che non rilancino il territorio ma rilancino le politiche dei silos, impedendo la reale collaborazione multiprofessionale nei nostri ambulatori e al domicilio dei nostri pazienti.

Approvata all'unanimità

CORONAVIRUS,: nessun risarcimento a medici di famiglia e farmacisti morti per Covid-19 Fimmg "ci sono eroi ed eroi."

coronavirus ospedale Fg thumb large300 300Le compagnie assicurative non riconoscono l'infezione come incidente sul lavoro, pertanto chi non è iscritto all'Inail o non ha una copertura sulle malattie, non ha diritto ad alcun indennizzo, a differenza dei medici di ospedale. Le compagnie assicurative private , infatti, non riconoscono il contagio durante il servizio come infortunio sul lavoro. Pertanto medici di famiglia e gli altri professionisti della salute riceveranno un risarcimento solo nel caso in cui abbiano stipulato una polizza vita o sulla salute. Secondo i dati Inail sono 49.021 le denunce di infortuni sul lavoro da parte degli operatori del settore della sanità e dell'assistenza sociale, la categoria più colpita con 236 decessi. Il maggior numero di contagi e di decessi si è verificato fra i tecnici della salute "ci sono eroi ed eroi." Così la Federazione Italiana Medici di famiglia a "Per una questione interpretativa giuridica," rimarca la federazione " le compagnie non riconoscono l'infezione da Covid-19 come infortunio sul lavoro. C'è già chi è pronto a rivolgersi alla magistratura. Un medico, un dentista, un farmacista o un tecnico sanitario (infermieri, terapisti, radiologi ecc.) che lavorano con regolare contratto in una struttura sanitaria pubblica o privata e che si sono ammalati o si ammalano, speriamo non più, dopo essere stati contagiati da un paziente, possono contare sulla copertura assicurativa dell'Inail che considera ciò che è accaduto loro un infortunio sul lavoro. Di conseguenza, hanno diritto a un indennizzo se riportano un'invalidità permanente che, in caso di morte, viene versato ai familiari. I medici di medicina generale svolgono un servizio - è bene ricordarlo - pubblico in convenzione con il Servizio sanitario che li paga, ad esempio, per visitare i pazienti. Non possono rifiutarsi e se vengono contagiati è obiettivamente difficile non pensare a un infortunio, ovviamente sul lavoro."

CORONAVIRUS: Paolo Misericordia (Fimmg): il 95% dei medici vede nelle risorse della telemedicina la risposta per gestire, negli scenari post-covid, la salute e le cronicita'

sanità-digitale-1 thumb other250 250L' indagine del centro studi Fimmg e osservatorio innovazione digitale in sanità del politecnico di milano. le piattaforme informatiche per la medicina di famiglia: una delle esigenze emerse durante l'emergenza covid
L'emergenza Covid ha impattato fortemente sulle attività e operatività dei Medici di Medicina Generale. Se è vero che il flusso nelle sale di attesa degli studi, almeno in corso di lockdown, si è marcatamente ridotto, si sono determinate modalità di comunicazioni alternative tra pazienti e medici su tutti i canali disponibili. La giornata del medico è scandita da centinaia di telefonate, SMS, sollecitazioni su WhatsApp, email, dove vengono raccontate storie cliniche e richiesti consigli e prestazioni. Il 97% dei medici riferisce che l'attività su cui si è verificato l'impatto maggiore è stata appunto il consulto telefonico; l'84% indica che un impatto molto elevato c'è stato nell'uso di "multicanali" per la comunicazione con i propri assistiti.
È quanto emerge da un'indagine condotta dall'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con il Centro Studi della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale). Pur confermandosi consolidato, anche prima dell'emergenza, l'utilizzo di nuove modalità di contatto con i pazienti (Email, SMS, WhatsApp), il sondaggio, realizzato su un campione rappresentativo di 740 MMG, rileva la necessità di piattaforme di collaboration come Zoom, Teams, Skype, ecc. (utilizzate prima dell'emergenza dal 4% e con interesse ad utilizzarle in futuro per il 38%) e di piattaforme di comunicazioni dedicate (interessato ad utilizzarle in futuro il 65% del campione).
IL 95% dei medici di medicina generale vede nelle risorse della telemedicina la risposta per gestire, negli scenari post-covid, la salute e le cronicita'. Le soluzioni di telemedicina, il cui utilizzo appariva già in aumento prima dell'emergenza Covid, sono giudicate di grande interesse per la professione: l'88% dei medici è interessato ad utilizzare il teleconsulto con gli specialisti, il 60% la tele-cooperazione (MMG-Specialista-paziente), il 74% le risorse destinate alla tele-salute, il 72% quelle per la tele-assistenza.
Il 51% dei MMG del campione ha dichiarato, inoltre, di aver svolto lavoro da remoto durante l'emergenza, accedendo al sistema informatico di gestione dei dati clinico-assistenziali dei pazienti lontano dal proprio studio. Relativamente a questa modalità di lavoro, i medici ritengono che l'esperienza sia stata molto positiva rispetto alla condivisione delle informazioni (il 63% dei medici fornisce una valutazione buona o ottima) e alla capacità di rispondere a richieste urgenti (63%), mentre hanno riscontrato qualche criticità nella conciliazione tra vita privata e lavorativa (il 38% ha fornito una valutazione pessima o scarsa di questo aspetto).
Gli strumenti digitali di cui i medici di famiglia hanno sentito particolare bisogno durante questa fase di emergenza sono stati lo smartphone per comunicare con i pazienti e con altri medici (il 72% dei medici ha dato una valutazione dal 7 al 10), il PC portatile (61%), ma anche i servizi per accedere alle applicazioni e ai documenti da remoto attraverso VPN (60%). È proprio questo uno degli ambiti su cui i medici vorrebbero investire (74%). In futuro, anche a seguito delle esigenze emerse durante l'emergenza, vorrebbero anche introdurre strumenti per la condivisione e archiviazione dei documenti (78%) e strumenti per call-conference (62%).
La grande maggioranza degli stessi medici ritiene che l'esperienza di gestione delle proprie attività lavorative durante l'emergenza potrà risultare preziosa una volta tornati alla normalità: il 78% attribuisce un punteggio da 7 a 10 a questo aspetto.
"Dalla complessità e dalle difficoltà vissute in questo periodo possono nascere delle opportunità e possono essere conseguiti dei risultati" dice Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi della FIMMG. "Abbiamo recepito chiaramente come si sia verificato il repentino adeguamento della professione a modalità di comunicazione con i propri assistiti evolute ed alternative; e come ancora una volta si stia manifestando la disponibilità ad adottare la tecnologia che permetta di gestire al meglio la salute e le cronicità alla luce delle nuove esigenze. La stessa professione autonomamente, attraverso i suoi livelli associativi, si sta adoperando per rendere disponibili le piattaforme multifunzione necessarie".
"L'emergenza sanitaria ha segnato una transizione importante nell'opinione dei medici rispetto agli strumenti digitali di comunicazione con il paziente, soprattutto verso quelli più innovativi come le piattaforme di collaboration e quelle dedicate – afferma Chiara Sgarbossa, Direttore dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. Affinché si possano diffondere in futuro sarà molto importante che sia il medico stesso a proporre questo tipo di piattaforme ai propri pazienti, in aggiunta ai canali fisici e tradizionali".