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NUOVO ACN: Bartoletti (Fimmg) ridisegnare la figura del medico di famiglia

 ACNMD digital di Simone Matrisciano È vitale per la medicina generale definire al più presto un nuovo Atto d'indirizzo e che ci sia una rapida riapertura della stagione contrattuale. A chiederlo Fimmg-Fimp e Sumai Assoprof durante un'Assemblea congiunta a Roma. E allora ecco le proposte concrete messe sul tavolo dai rappresentanti dei camici bianchi: più pazienti per ciascun medico di famiglia, passando dall'attuale massimale di 1.500 a 2.000, più in linea con l'Europa (ma solo per i colleghi che possono contare su un supporto organizzativo), ri-calibratura dell'accesso alla professione dei giovani medici, retribuzione accessoria legata al raggiungimento di obiettivi. Proposte che si scontrano con le dichiarazioni di qualche giorno fa di Massimo Garavaglia, Presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità; dichiarazioni di cui anche noi di M.D. Digital vi abbiamo dato notizia e che hanno destato perplessità in alcuni rappresentanti dei medici: "Con i medici di medicina generale si è fatto un ragionamento, c'è la volontà comune di chiudere, noi siamo disponibili a fare il necessario per trovare una soluzione", ha dichiarato Garavaglia; inoltre ha aggiunto che le Regioni sono disponibili a verificare "se è opportuno cambiare qualche virgola sull'atto di indirizzo". "Le virgole possono cambiare anche i periodi – commenta Pierluigi Bartoletti, vicepresidente nazionale Fimmg – ma a parte la battuta, è chiaro che l'Atto d'Indirizzo non cambierà la medicina generale; tuttavia noi viviamo questa apertura da parte delle istituzioni come un'inversione di tendenza. Negli ultimi anni l'attenzione è stata rivolta quasi esclusivamente ad aspetti tecnici legati al rinnovo del contratto e poco alla sostanza. Ora stiamo proponendo un cambio di passo per capire, una volta per tutte, come si concepisce la medicina generale nel nostro paese, e soprattutto per dettare la nostra linea e portare avanti il nostro profilo ideale del medico di famiglia". Gli atti messi in campo dal governo negli ultimi anni per rispondere alle necessità dei cittadini (i nuovi Lea, il piano vaccinale, il piano della cronicità) e quelli fatti verso i professionisti (legge sulla responsabilità professionale, sblocco economico da parte della Corte Costituzionale, risorse finanziare in leggi e norme competenti, legge Madia, combinato disposto dell'ultima finanziaria e il DM70 su integrazione Ospedale territorio, contestualità del rinnovo contrattuale dell'area dei dipendenti) "chiedono una discussione attenta che porti programmazione seria e di largo respiro, coerente tra gli attori, uguali professionalmente ma diversi contrattualmente" ha dichiarato durante l'incontro congiunto con gli altri sindacati Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg. Per le organizzazioni rappresentative della medicina convenzionata il nuovo Accordo Collettivo Nazionale non si esaurisce in una questione di rinnovo economico, seppure atteso da più di 6 anni; ma è soprattutto l'occasione per porre le basi per un'evoluzione di tutta la medicina territoriale nelle sue varie componenti professionali. In questi ultimi 5 anni, dall'entrata in vigore della Legge Balduzzi, la situazione italiana è cambiata molto: siamo di fronte a una popolazione sempre più vecchia e longeva, ma anche sempre più interessata da malattie croniche. Non si può inoltre dimenticare la crescente necessità di pianificare interventi di prevenzione e che, contestualmente, le risorse economiche sono sempre più ridotte. "Ritengo che ci sia bisogno di una fase di dialogo con le istituzioni che è mancata negli anni passati - conclude Bartoletti. Fimmg è convinta che sia interesse comune, dei medici e delle Regioni, avere una medicina generale che garantisca un equo accesso alle cure. I dibattiti accesi intorno ad altre forme di assistenza primaria, come quello sulle mutue, non credo abbiano futuro. Penso anche alle politiche in qualche misura di incentivo al terzo pilastro (le polizze assicurative, individuali e familiari, offerte e gestite da compagnie di assicurazione, ndr): politiche che non solo non favoriscono l'accesso universale alle cure, ma che hanno un peso anche su aspetti non legati alla salute e alla sanità, perché un cittadino costretto a spendere per curarsi non spenderà per altri beni. Ecco, finalmente abbiamo messo sul tavolo questi temi che, a nostro parere, sono fondanti di una società, prima ancora che dell'assistenza sanitaria. L'apertura da parte delle regioni l'abbiamo avuta. A parole: adesso aspettiamo i fatti".