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CONGRESSO FIMMG: 15 mln senza medico in 2026 e abbandono periferie = scotti, il pericolo è la scomparsa dell'assistenza territoriale nei paesini e lontano dalla città

 medicoscrive thumb large300 300 Roma (AdnKronos Salute) - Il futuro dell'assistenza sul territorio, da sempre sbandierata come cardine di una sanità in grado di dare risposte concrete ai cittadini, rischia di essere tetro. «Il pericolo è che le cure primarie possano concentrarsi solo nelle metropoli, con l'abbandono delle periferie e dei piccoli paesi. I numeri parlano chiaro. Nel 2026 potrebbero essere 15 milioni gli italiani senza medico di famiglia a causa della mancanza dei medici di medicina generale, che non sono stati formati in numero sufficiente per far fronte al ricambio generazionale». Lo spiega Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) che oggi, nella sua relazione al congresso del sindacato, in corso a Chia Laguna - Domus de Maria (Ca), ha dedicato ampio spazio al tema, centrale per la professione e trasversale agli altri punti della relazione. Come il cambiamento demografico e lo 'tsunamì della cronicità, in cui la presa in carico sul territorio dei pazienti è fondamentale, in termini di salute ma anche di economia. Così come è importante garantire il ricambio generazionale per altri temi anche più sindacali. «La nuova convenzione - dice Scotti all'Adnkronos Salute - sarà probabilmente molto performante. Ma rischiamo di non avere gli uomini per applicarla». Qualcuno pensa, aggiunge Scotti «che la gestione delle cure primarie di 15.000.000 di Italiani possa essere risolta centralizzando l'offerta. Niente di più falso. Basterebbe considerare che le sole aree metropolitane di 14 città italiane accolgono 21.000.000 di cittadini in poco più del 10% della superficie del territorio italiano per comprendere che nel rimanente 90% (270.000 Kmq) la restante metà dei cittadini italiani non avrà riferimenti sanitari territoriali, avendo già oggi un offerta assistenziale con strutture lontane e non facilmente raggiungibili». «Non comprendere che quel medico di famiglia di quel paesino, di quei cittadini, di quegli anziani, di quegli ammalati è presidio sanitario indispensabile, significa, come già detto, perseguire la scomparsa del Servizio sanitario nazionale. Diciamola più chiara, diamo i numeri se non li stiamo già dando: un medico di famiglia ogni 90 Kmq è un'offerta di cure primarie? Con i numeri minimi previsti, creare un'Aft (aggregazioni funzionali territoriali, forme organizzative monoprofessionali della medicina di famiglia) ogni 900 Kmq è un'offerta di cure primarie?», si chiede. «Se poi consideriamo in simili territori almeno 2 Aft confluenti in una Unità complesse di cure primarie (Uccp, aggregazione multi professionale), parliamo maggiore o uguale alla superficie del 40% delle province italiane. Stiamo parlando di futuro ma, ad esser onesti e ragionando in termini di programmazione, il problema è già presente», conclude.