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MEDICI SFRUTTATI Allarme nei giovani medici Scotti (Fimmg) è un problema della FnomCeo Nazionale

 giovani-medici-5DOCTOR 33- Si chiama Giovani Medici Anti-Sfruttamento, è un gruppo chiuso che in pochi giorni su Facebook ha raccolto oltre 2000 adesioni e raccoglie testimonianze inquietanti, di medici pagati con una pizza o una lezione di sci rispettivamente per aver prestato assistenza nell'arco di una kermesse di atletica e di una competizione sulla neve. Le testimonianze non si fermano allo sport che pure ha un peso forte; si allargano ad altro, ad esempio alla notte in Rsa, sono di più al Sud dove la paga oraria scende a 3,5 euro segnalati in Campania, spesso si chiudono con la richiesta d'attenzione all'Ordine dei Medici. Silvestro Scotti presidente Omceo Napoli e segretario nazionale del sindacato dei medici di famiglia Fimmg si unisce al coro di chi chiede l'introduzione dell'equo compenso, ma mette a fuoco un problema: «Senza un Ordine dei Medici nazionale che dia indicazioni di responsabilità, difficilmente daremo contenuti all'emendamento al decreto fiscale che potrebbe cambiare il presente di questi giovani».
Partiamo dalla Campania, dove c'è una peculiarità: numerose strutture private accreditate, «e alcune pagano in grave ritardo, abbiamo raccolto denunce anche da medici universitari, il "pochi soldi maledetti e subito" può essere una modalità di offrire lavoro frequente per un giovane. Dopodiché andiamo a vedere quanto dura questa modalità nella carriera di un medico». Non è una situazione esattamente sovrapponibile ad altre professioni pletoriche. «Dopo 1-2 anni il reddito, sono dati Adepp, diventa mediamente più alto di quello degli altri professionisti, anche grazie alla valorizzazione data da convenzioni e contratti». C'è però chi resta fuori da queste opzioni, dal servizio sanitario, e sono sempre di più. «Spesso si chiedono prestazioni generiche. Nelle competizioni non è richiesto il medico sportivo, ma magari chi sa usare il defibrillatore o prestare assistenza per l'imprevedibile, quell'imprevedibile che dovrebbe spaventare chi non è assicurato o lo è per poco e non sa a cosa va incontro accettando compensi in natura, ma che un giovane medico affronta per non perdere allenamento, per trovarsi preparato, per mettere alla prova ciò che ha appreso nei corsi di body life support. L'ho fatto io stesso nel club turistico a suo tempo pagato con il soggiorno e basta, non lo rifarei». Ma se i quattro soldi li prende un medico dopo anni di gavetta? «Non ho il polso di quanti medici siano in queste condizioni. Se però ammettiamo che la libera professione si stia progressivamente deprezzando, entra in gioco la questione dell'abolizione nel 2006 delle tariffe ordinistiche con la legge Bersani: ieri come Ordine potevo sanzionare o far ragionare un collega che vende prestazioni a prezzi stracciati, oggi non posso farlo nemmeno se le offre gratis. Ma dall'altra parte i principi generali del nostro ordinamento consentono una contrattazione per la convenzione dove si è stabilito non solo che un turno di guardia medica vale 250 euro sia per chi lo fa sia per il sostituto, ma anche che certa libera professione come le visite a "forestieri" in trasferta sia retribuita al medico di famiglia 30 euro in studio e 50 a domicilio: una tariffa che ha un suo ruolo sociale, che ci remunera in un certo qual modo, che è frutto di contrattazione ma non è stata abolita, che però cozza con la legge Bersani, che è a rischio in quanto la convenzione è fonte più debole della legge, ma che è proprio lo spunto da cui partire per sostenere una legge sull'equo compenso». Nessuno potrà riempire di contenuti questa legge se non il medico con un "colpo di reni".
«La Fnomceo è chiamata a porre il problema come organo ausiliare dello stato; quando qualche manager volesse introdurre dei tempari per le prestazioni, deve porre la questione della valorizzazione del tempo medico e quindi della prestazione, come non di rado ce la pone il giudice chiedendo agli ordini criteri per valutare gli interventi effettuati nei contenziosi Rc. All'Omceo Napoli abbiamo stilato algoritmi trasparenti, a disposizione anche per i cittadini, ma questo lavoro va traslato a livello nazionale, e non va accettato un equo compenso ricavato "per analogia" rispetto ad altre professioni tecniche; a differenza di queste ultime, noi medici siamo professione intellettuale, siamo chiamati a usare la testa e le acquisizioni per personalizzare un intervento sul malato che non è mai solo tecnico e presenta sfide e rischi. Questo l'Ordine deve far capire a un giovane che spesso è il peggior sindacalista di se stesso, come ai governi».