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BORSE DI STUDIO MMG: Bartoletti (Fimmg) aumenti di massimale solo mirati e adeguati no ad apertura delle graduatorie ai non diplomati

 medfamiglia thumb other250 250DOCTOR 33 di Mauro Miserendino Da mille a duemila, il raddoppio delle borse di studio per futuri medici di famiglia è alle porte. Con l'anno accademico 2018-19 resterebbero fuori mille laureati in medicina in meno, da 3 mila scenderebbero a 2 mila, e forse ancor meno se si penserà a Pediatria e alle specialità in via di spopolamento. La risposta per ovviare agli esodi nella medicina generale è stata concordata dai 21 assessori regionali alla sanità coordinati dal piemontese Antonio Saitta. Con i sindacati, le regioni puntano su due leve: primo, utilizzare l'intero fondo disponibile per finanziare borse di studio, che alzerebbe le borse da 1000 a 1185 contro le attuali meno di mille. Poi ogni regione cercherebbe di finanziare borse di studio aggiuntive, tratte da quelle stanziate per gli obiettivi di piano; dunque, con risorse derivanti dalle disponibilità lasciate alle regioni per realizzare il piano sanitario nazionale, si approderebbe a quota 2000. Resta un solo problema: i mille in più "sbarcheranno" nelle graduatorie del 2022, ma intanto che si fa nelle regioni dove ci sono molti pensionamenti e pochi medici in graduatoria? Pierluigi Bartoletti vicesegretario Fimmg aveva ammonito a non aprire le zone carenti in modo indiscriminato a medici senza una formazione ad hoc, perché ciò creerebbe disparità nella qualità dell'assistenza erogata tra pazienti che hanno un mmg "vero" e altri che non lo hanno. Oggi ci spiega: «Con l'accordo tra regioni entriamo in una logica di programmazione, d'ora in poi avremo una previsione su più annualità sulla cui base progettare i fabbisogni di anno in anno; in pratica, ora affrontiamo la desertificazione per il 2022 e dopo torneremo ai livelli standard evitando la pletora».
E di qui al 2021? «La toppa a colori del massimale a 1800 proposto in Sisac non ci ha convinti, non è un rimedio per tutte le regioni, soprattutto l'idea di non pagare le indennità per gli assistiti in più ci è sembrata un rischio sul futuro della nostra professione, in quanto come soluzione è meno costosa che convenzionare giovani. In realtà, alcune regioni hanno carenze oggettive e altre no. Nelle prime - Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna - è plausibile un intervento sul massimale, nelle altre no. Nelle regioni dove serve intervenire, abbiamo chiesto (e ottenuto grazie allo stralcio della proposta dal testo di accordo nazionale) che si garantiscano le indennità sui fattori produttivi per gli assistiti in più».
«In ogni caso - continua Bartoletti - l'aumento di massimale è una soluzione-tampone. Dobbiamo fare in modo con la programmazione che a un certo numero di laureati in medicina corrisponda lo stesso numero di sbocchi tra contratti e borse. La soluzione, più che aprire il numero delle immatricolazioni a Medicina, è favorire un aumento delle borse in tutte le specialità in crisi». Per quanto riguarda l'equiparazione della borsa di medicina generale al contratto di specialità del triennio (oggi 800 euro/mese contro 1600, rispettivamente), Bartoletti ammette che è molto complicato. «Già quest'anno le regioni alle prese con il deficit hanno tagliato le borse. La leva sulla quale lavorare in questa fase è l'incompatibilità, che per chi prende meno, come l'aspirante medico di famiglia del triennio, va sbloccata in modo da costruire remunerazioni più appetibili. Non nascondo la speranza che tra un anno si ragioni su un fondo incrementato, ma al momento la priorità è stabilizzare i precari e costruire contratti che formalmente e contabilmente stiano in piedi».