Ven27112020

Ultime notizie:
Messaggio
  • EU e-Privacy Direttive

    Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

    Leggi la documentazione e direttive e-Privacy

Back Sei qui: Home ARCHIVIO FIMMG NAZIONALE

FIMMG: Gli ospedali non inviano certificati di malattia

ospedale dottore corsia4 (ANSA) - MILANO, 5 GIU - «Non siamo attrezzati, non abbiamopersonale, non è di nostra competenza»: sono queste legiustificazioni con cui gli ospedali lombardi si rifiutano diredigere e inviare per via telematica i certificati di malattiadopo il ricovero in ospedale e al pronto soccorso, secondoquanto riferiscono i pazienti. A segnalarlo è Fiorenzo Corti,segretario regionale della Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale) in Lombardia. «I pazienti che vengono dimessi dal ricovero in ospedale edal Pronto soccorso - spiega in una nota - devono rivolgersi al medico di famiglia per far inoltrare telematicamente ilcertificato di malattia. Sono migliaia tutti i giorni». Neimesi scorsi, continua Corti, «abbiamo rivolto un appelloall'assessore alla Salute, Mario Mantovani, e al DirettoreGenerale, Walter Bergamaschi, che si sono impegnati a sostenerele giuste ragioni dei malati. Nelle settimane successiveall'intervento della Regione la situazione sembrava stessemigliorando, ma purtroppo adesso è tornato tutto come prima».Ai malati che chiedono alle strutture di ricovero di certificarela malattia gli viene risposto nel modo «più bizzarro -conclude -: non siamo attrezzati, non abbiamo personale, questacosa la deve fare il medico della mutua, non è di nostracompetenza. Da noi arrivano con la prognosi dell'ospedale e poisiamo noi a dover fare e inviare il certificato di malattia.Credo che la situazione non valga solo per la Lombardia, ma intutta la penisola

Innov@Fimmg: Esami dal medico di famiglia, da settembre sperimentazione in 4 Regioni

2win thumb250 250ADN Kronos: Spirometria, elettrocardiogramma, misurazione della glicemia, monitoraggio della pressione e altro ancora. Esami eseguiti a 'chilometro zero' nello studio del medico di famiglia per gestire le malattie croniche più comuni: broncopneumopatie croniche ostruttive (Bpco), malattie cardiovascolari e metaboliche, terapia del dolore, che oggi riguardano oltre un italiano su tre. E' l'obiettivo del progetto della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Innov@Fimmg, che partira' da settembre in 4 regioni e che e' stato presentato oggi a Roma. Un'iniziativa che, se allargata su tutto il territorio nazionale, permetterebbe di risparmiare in un anno 3 miliardi di euro.
I primi 100 medici (per un campione di 150.000 cittadini) saranno formati per avviare le prime Unità di medicina generale per far partire la sperimentazione nelle Marche, in Puglia, Umbria e Toscana.

La Bpco è la prima patologia 'test' su cui i medici puntano l'attenzione: riguarda il 4,5% della popolazione ed è in costante aumento soprattutto negli 'over 65', per i quali arriva a un'incidenza del 20%. I costi di gestione di questa malattia si aggirano attorno a 1,8 miliardi di euro l'anno, ma potrebbero essere abbattuti di circa il 50% investendo su prevenzione, diagnosi e trattamento precoce. L'80% dei casi potrebbe essere gestito dal medico di famiglia avvalendosi dello specialista solo per i casi più complessi.

In generale, il progetto Innov@Fimmg prevede la riorganizzazione degli studi di medicina di famiglia in Unità professionali di medicina generale, dotate di personale appositamente formato e di tecnologia diagnostica di primo livello, per sviluppare una medicina di "prossimità e di iniziativa": vicina alal'abitazione del paziente e che 'non lo aspetta, ma gli va incontro'. "Non vogliamo più aspettare che i pazienti arrivino nei nostri studi con il loro carico di sintomi, ma essere noi per primi a individuare tempestivamente le loro criticità e a gestirle correttamente, contrastando efficacemente il loro peggioramento", spiega Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg.

"Questa scelta si rende necessaria per far fronte allo tsunami dei malati cronici che già oggi rischia di travolgere la sanità e che in futuro sarà sempre più difficile da contenere", aggiunge ricordando che nel giro di dieci anni la percentuale dei pazienti con più di due patologie croniche arriverà al 20%, complice l'invecchiamento della popolazione. "Questo progetto - continua Milillo - rappresenta la nuova proposta professionale che la Fimmg formula per la riorganizzazione e la riqualificazione della sanità territoriale in occasione del rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale. I primi 100 medici che faranno parte del progetto 'pilota' consentiranno di valutare se questa impostazione possa davvero rappresentare un'evoluzione in grado di offrire un concreto contributo alla sostenibilità del Sistema sanitario nazionale. Se il progetto confermerà i risultati attesi sarà replicato anche in altre aree della cronicità".

La prima fase dunque sarà formativa, ed è resa possibile grazie al contributo incondizionato della Menarini. "All'interno del team di medicina generale - dice Milillo - i singoli colleghi dovranno sviluppare specifiche competenze senza però diventare 'mini-specialisti. L'obiettivo è sempre e comunque un approccio primario alla cura, con una presa in carico complessiva. Non vogliamo sostituirci agli specialisti, che tuttavia devono intervenire quando ve ne sia realmente la necessità, in stretta collaborazione. In caso contrario le risorse del Ssn verrebbero sprecate".

In generale, il progetto Innov@Fimmg prevede la riorganizzazione degli studi di medicina di famiglia in Unità professionali di medicina generale, dotate di personale appositamente formato e di tecnologia diagnostica di primo livello, per sviluppare una medicina di "prossimità e di iniziativa": vicina alal'abitazione del paziente e che 'non lo aspetta, ma gli va incontro'. "Non vogliamo più aspettare che i pazienti arrivino nei nostri studi con il loro carico di sintomi, ma essere noi per primi a individuare tempestivamente le loro criticità e a gestirle correttamente, contrastando efficacemente il loro peggioramento", spiega Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg.

"Questa scelta si rende necessaria per far fronte allo tsunami dei malati cronici che già oggi rischia di travolgere la sanità e che in futuro sarà sempre più difficile da contenere", aggiunge ricordando che nel giro di dieci anni la percentuale dei pazienti con più di due patologie croniche arriverà al 20%, complice l'invecchiamento della popolazione. "Questo progetto - continua Milillo - rappresenta la nuova proposta professionale che la Fimmg formula per la riorganizzazione e la riqualificazione della sanità territoriale in occasione del rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale. I primi 100 medici che faranno parte del progetto 'pilota' consentiranno di valutare se questa impostazione possa davvero rappresentare un'evoluzione in grado di offrire un concreto contributo alla sostenibilità del Sistema sanitario nazionale. Se il progetto confermerà i risultati attesi sarà replicato anche in altre aree della cronicità".

La prima fase dunque sarà formativa, ed è resa possibile grazie al contributo incondizionato della Menarini. "All'interno del team di medicina generale - dice Milillo - i singoli colleghi dovranno sviluppare specifiche competenze senza però diventare 'mini-specialisti. L'obiettivo è sempre e comunque un approccio primario alla cura, con una presa in carico complessiva. Non vogliamo sostituirci agli specialisti, che tuttavia devono intervenire quando ve ne sia realmente la necessità, in stretta collaborazione. In caso contrario le risorse del Ssn verrebbero sprecate.

LA SCHEDA PROGETTO

I DATI DEL PROGETTO

ZINGONI: La Fimmg, la sua battaglia e la solidarietà degli altri sindacati

fimmgimagesLettera a Quotidiano Sanità) La solidarietà della Anaao e del Sumai a Fimmg per lo sciopero è stato un gesto da noi apprezzato ed abbiamo pubblicamente ringraziato. Ho ritenuto e ritengo che la ragione di questa solidarietà stia nella comprensione da parte di questi sindacati e dagli stessi ampiamente dichiarata, che la battaglia di Fimmg è in primo luogo una battaglia a supporto delle autonomie dei professionisti medici

Militare per trentotto anni in un'organizzazione ed accorgersi di non riconoscerla nella descrizione insistentemente fatta da qualcuno (ndr. il riferimento è all'articolo di Ivan Cavicchi pubblicato lo scorso 27 maggio) che la osserva dall'esterno è cosa che suscita degli interrogativi, ai quali però non è difficile rispondere.

 

Fimmg dal 2007 traguarda l'obiettivo di un cambiamento radicale nell'approccio e nell'organizzazione della medicina generale. Ha chiaramente indicato nella autoreferenzialità, nell'isolamento, nella difficoltà di rendicontabilità, nella struttura del compenso, che spinge a sottrarre risorse all'investimento per compensare le carenze della remunerazione, alcuni dei mali che affliggono il settore ed ha fatto una proposta per sanarli. Può tutto questo essere interpretato come una crociata a favore dell'"invarianza" o una volontà di non "ridiscutersi" o peggio come una mancanza di "solidarietà con i problemi della sanità"? La critica ragionata dell'esistente e su noi stessi sta alla base di quel progetto, raffinato in un confronto pluriennale con chi si è reso disponibile ed indirizzato ad un cambiamento con fini assistenziali e categoriali.

 Visto che è diventato di moda rileggere le relazioni congressuali di Milillo per trarne conclusioni errate, si compia lo sforzo appieno e sarà facile trovarvi tutto questo. Ma non sono i documenti la sola fonte, perché i fatti, nel caso di Fimmg, sono ad essi coerenti. Proprio perché riteniamo "inseparabili i destini della contrattazione da quelli del sistema pubblico" riponiamo in essa la massima fiducia e la giudichiamo uno strumento indispensabile a favorire un progresso sostenibile del sistema. Per questo chiediamo una contrattualistica di cambiamento, impegnandoci per essa con azioni sindacali non "apologetiche", ma che indicano i capisaldi identificativi del nostro ruolo: autonomia professionale e organizzativa, finalizzata ad una assistenza personalizzata, garantita dalla libertà di scelta del cittadino, il tutto inserito in un rapporto col servizio pubblico da ridiscutere senza preconcetti, con la volontà non tanto di "trasformare il lavoro quale costo in lavoro quale valore", ma di far prevalere la cura della persona sulla cura della patologia. Il lavoro, infatti, è uno dei tanti costi operativi di ogni processo produttivo o di fornitura di servizi, è il processo nel complesso "a generare valore". O meglio il processo genera beni o servizi, è poi l'interazione fra gli agenti operanti sul mercato o sui processi interdipendenti che danno loro un valore.

 

Nel caso di specie il beneficiario di questa valorizzazione è la comunità. Il processo dell'assistenza sanitaria, infatti, è di per se un processo il cui "guadagno" è indiretto - ossia questo va valutato non solo sulle "entrate" in termini di ticket, etc.., ma soprattutto va apprezzato sulla capacità da parte dei beneficiari di questo processo (ossia, di coloro che accedono al servizio sanitario) di continuare a produrre ricchezza (essere in salute) - ricchezza che poi va ad arricchire il mercato e che lo Stato tassa, e quindi costituisce entrata. Sono convinto che il Ministro Padoan quando pensa alla medicina generale pensa a questo....anche perché non abbiamo bisogno di stimoli sanzionatori per essere orientati al cambiamento, lo diciamo da molto prima che il Ministro si dedicasse al suo dicastero, si possono preferire altre ricette, ma non si può dire che siamo per lo "status quo", quello è un film che interpretano altri.

 

Per non cadere nello stesso errore fatto da alcuni nei nostri confronti ogni contributo richiede attenzione. Mi perdonerà l'autore per eventuali fraintendimenti, d'altronde come ho sopra affermato è stato ampiamente frainteso un progetto di cui si parla da otto anni, sono certo che mi giustificherà se dovessi fraintendere qualcosa di cui vengo a conoscenza oggi. In estrema sintesi, mi sembra di capire che si proponga una condivisione con la parte pubblica sulla definizione di risultati attesi, compatibili con spesa pubblica ed esigenze dei pazienti, al loro conseguimento sono condizionate le remunerazioni, è ammessa la più ampia libertà organizzativa e professionale per raggiungere gli obbiettivi condivisi, potendosi pensare ai contratti come a degli strumenti di governo della spesa. In questa maniera la struttura del contratto accomunerebbe dipendenti e convenzionati, che si differenzierebbero per la specificità degli obbiettivi, ma che troverebbero unità nelle caratteristiche professionali dell'autonomia.

 

Sono certo che l'autore, che si è ripetutamente dichiarato sostenitore del servizio pubblico, avrà valutato come la proposta si presti facilmente ad un progressivo smantellamento del servizio, con il rischio di una strisciante esternalizzazione di compiti e funzioni. Sicuramente la stringatezza giornalistica gli ha impedito di spiegare i correttivi. Intendiamoci, non siamo contrari in linea di principio al "pagamento ad obbiettivo raggiunto", nonostante la poco edificante applicazione di tale metodo nell'amministrazione pubblica, dove ovviamente non è la base contrattuale, ma uno strumento incentivante, non è una sottolineatura da poco, e dove non è raro trovare come il 100% degli aventi diritto, da sempre raggiungano il 100% degli obbiettivi, autorizzando a ritenere o che gli obbiettivi sono inadeguati o che le valutazioni sono inadeguate o che la variante retributiva è stata trasformata in strutturale o che il metodo è carente.

 

Ciò nonostante il progetto Fimmg prevede la retribuzione a risultato per certe aree di attività, ma la inserisce nella cornice della contrattualistica convenzionale. Sembra pertanto difficile presupporre che su questa base si costruisca l'unità dei medici del SSN, ma anche noi ci siamo ovviamente posti il problema, sottolineando così l'importanza del tema, ed abbiamo cercato di dare un contributo. Lo abbiamo ipotizzato nei presupposti dell'essere professionisti: una specifica competenza tecnica ad alto livello, l'orientamento sul servizio, il divario di competenza, la responsabilità fiduciaria, l'autonomia professionale.

 

Con una ipotesi solo di scuola, ancora oggi azzardata, ma addirittura temeraria quando nel 2004 la sottoponevo al confronto ed al giudizio interno, abbiamo indicato in un profilo giuridico rispettoso delle peculiarità professionali richiamate, opportunamente identificato, normato o chiarito giurisprudenzialmente, il possibile collante dei professionisti operanti per il SSN.

 

Fantascienza, forse, certamente un percorso lungo ed in salita, non adatto ai tempi convulsi che viviamo. Per questo al momento mi sento di dire che, siccome non ritengo né ospedaloclastico né territorioprivo l'intento dei decisori, ma più semplicemente extrasanitario, i motivi della comunanza d'intenti tra le categorie mediche stanno nelle caratteristiche della professione, la contrattualistica deve richiamarle e salvaguardarle unitamente ad una pluralità di peculiarità tutelabili solo separatamente. Il progetto Fimmg lo fa, non si presta a dividere il mondo della dipendenza dal territorio, agisce all'interno del sistema mutandolo, risponde alle domande di un servizio a risorse limitate e delimitate; dove è stato parzialmente sperimentato ha dato risposte assistenziali.

 

Credo che prima di pensare ad altro convenga consentirne una applicazione su più vasta scala, presupposto per un giudizio meditato. E' una sfida a riportare in campo sanitario i decisori, a far prevalere le loro convenienze a medio termine rispetto ad una convenienza finanziaria immediata mal computata, sicuramente a rimettere al centro l'assistenza.

 

Aggiungo, senza volere accampare scuse a mio favore ma per convincimento, che quando si utilizzano per sintetizzare processi complessi termini inusuali, magari stranieri, a maggior ragione di una lingua come quella inglese assuefatta a condensare nella stessa parola concetti anche non sovrapponibili e per giunta a volte intraducibili, si rischiano difficoltà di comprensione. Rammento quello che accadde qualche anno fa quando in sanità si attribuirono almeno dieci significati diversi al termine di "budget".

 

A me la parola "shareholder" (alla lettera persona che ha delle "shares", ossia, delle azioni. Ergo: un socio.) fa venire in mente che quando, in Cecoslovacchia negli anni '90, si vollero privatizzare certi settori dell'economia senza commettere gli errori fatti in altri paesi dell'ex blocco sovietico Václav Klaus utilizzò un sistema di "shareholder": caratterizzato dalla creazione di coupon azionari (share vouchers) messi sul mercato in più fasi, acquistabili dai dipendenti ad  un prezzo fisso o da privati, in questo caso valorizzandoli sul potenziale produttivo delle aziende, al quale concorrevano significativamente le capacità dei dipendenti stessi. Il metodo è noto in economia e trova estimatori nell'ambito delle privatizzazioni.

 

Naturalmente non è una similitudine, ma un'assonanza personale.

 

La solidarietà della Anaao e del Sumai a Fimmg per lo sciopero è stato un gesto da noi apprezzato ed abbiamo pubblicamente ringraziato. Ho ritenuto e ritengo che la ragione di questa solidarietà stia nella comprensione da parte di questi sindacati e dagli stessi ampiamente dichiarata, che la battaglia di Fimmg è in primo luogo una battaglia a supporto delle autonomie dei professionisti medici. Come non essere solidali ed uniti? Su un tema come questo i ponti sono superflui perché non ci sono separazioni da superare e quanto alle trincee servono, mutuando il testo del comunicato Anaao,  contro Governo e Regioni che invadono le nostre competenze professionali, violentando la natura delle leggi o entrano a gamba tesa sulla nostra autonomia, creando, con la pretesa di dettare linee guida di stato, un ulteriore motivo di conflitto con i pazienti.

 

Sembra evidente che non ci sono sforzi di comprensione da fare da parte di Fimmg su questi temi ed il presupporre che questi sarebbero doverosi a fronte della solidarietà ricevuta è una curiosa interpretazione della realtà dei fatti: ove il soggetto che ha ottenuto solidarietà per essersi dimostrato pronto a difendere un valore comune dovrebbe, su richiesta di terzi, documentare di essere sensibile a quel valore che i sodali hanno con lui pubblicamente condiviso. Processo così singolare da far presupporre a monte un giudizio preconcetto.

 

 Stefano Zingoni

Presidente Nazionale Fimmg

SCIOPERO MMG: Milillo (Fimmg) "La mobilitazione è ancora in atto"

petizionenewDoctor 33 Rossella Gemma    «La nostra mobilitazione è ancora in atto ed è testimoniata da tutti i manifesti che sono in giro per le principali città italiane, con lo slogan "Io non vado col primo che capita". È stato solo revocato lo sciopero a fronte di un accordo importante e rispetto al quale il governo si è impegnato su alcuni princìpi fondamentali e soprattutto si è impegnato a svolgere una funzione sussidiaria nel caso in cui le trattative con le regioni non andassero avanti». Non usa mezzi termini, Giacomo Milillo, Segretario nazionale della Fimmg, intervistato da DoctorNews33 a margine della presentazione alla stampa del Piano nazionale per la fertilità, voluto dal ministro della Salute Lorenzin. Nonostante si sia, dunque, scongiurata fino ad oggi la mobilitazione totale dei medici di medicina generale e dei pediatri, non si ferma la campagna di comunicazione ManifestiAmoFimmg contro "l'abolizione del medico di famiglia", anche dopo la revoca dello sciopero nazionale. «Io non vado col primo che capita. Il mio medico di famiglia lo scelgo io»: è, come ricorda Milillo, lo slogan della grande iniziativa informativa che sta "viaggiando" sugli autobus e i tram delle città italiane: da Torino a Bologna a Genova per raggiungere così i cittadini e sensibilizzarli sui rischi che sta correndo la medicina generale. «Tra qualche giorno ci saranno le elezioni regionali - aggiunge Milillo - e bisognerà verificare come procedono le trattative. È chiaro che se dovessimo ritrovarci sempre di fronte alla stessa situazione noi chiederemo al governo e al ministro Lorenzin di procedere per via di decretazione». All'inizio della protesta la Fimmg aveva annunciato che proprio al centro della questione c'erano le Regioni: «La politica delle Regioni, mira - aveva fatto sapere in conferenza stampa - a limitare la professionalità e libertà del medico nel suo rapporto di fiducia con i pazienti ed è guidata solo da criteri economicistici e di bilancio». Paradossalmente, secondo i medici di base, il rischio è che si arriverà al punto in cui a "curare" il paziente sarà il burocrate regionale che, imponendo limitazioni a tavolino, impedirà al medico di esercitare liberamente la propria professione nell'interesse del paziente: «Magari il medico riterrà necessario prescrivere un numero X di esami e farmaci, ma sarà costretto a prescriverne solo alcuni per i limiti di bilancio imposti, e gli altri dovrà pagarseli il cittadino».

ACN: Milillo (Fimmg): "La difesa del Ssn deve unire tutti i professionisti e i cittadini liberi"

manimedico(Lettera a  Quotidiano Sanità) 20 MAG - Una grande responsabilità revocare, poche ore prima dall'inizio, uno sciopero che si annunciava molto partecipato, perché i temi della protesta sono diffusamente condivisi e molto sentiti non solo dai medici di medicina generale, ma da tutti i professionisti della sanità pubblica, come hanno dimostrato le numerose attestazioni di solidarietà ricevute dalle organizzazioni che avevano proclamato lo sciopero.
E' faticoso condurre una campagna di informazione rivolta ai cittadini con i pochi mezzi economici di cui dispone una organizzazione sindacale come la nostra.
Una grande responsabilità revocare, poche ore prima dall'inizio, uno sciopero che si annunciava molto partecipato, perché i temi della protesta sono diffusamente condivisi e molto sentiti non solo dai medici di medicina generale, ma da tutti i professionisti della sanità pubblica, come hanno dimostrato le numerose attestazioni di solidarietà ricevute dalle organizzazioni che avevano proclamato lo sciopero.

Ma il risultato che Fimmg, Fimp e Cipe hanno conseguito in termini di impegni e garanzie sottoscritti "coram populo" dalla parte pubblica, in ogni sua componente, è un punto fermo che va al di là del mondo della medicina convenzionata.
L'attenzione della Presidenza del Consiglio su un tema di competenza delle Regioni, il riconoscimento da parte dello stesso Ministero della salute sono testimonianza della fondatezza della nostra protesta e di quanto tocchi problematiche vicine ai cittadini, come testimoniato dalla loro partecipazione attiva al confronto.

Un progresso importante, anche se non risolutivo in una vicenda, che si trascina da anni.

Ma in questa occasione mi interessa non tanto sottolineare i risultati, ma, come ho già in parte fatto, che sono stati raggiunti anche grazie agli interventi di altri soggetti, e tra questi ricordo i presidenti e i candidati di alcune importanti regioni, (Toscana, Campania, Lazio e Marche), ma anche, soprattutto, il sostegno ricevuto da altre organizzazioni sindacali del mondo medico.
Voglio esplicitamente ringraziare l'ANAAO, la CIMO, il SUMAI e Federfarma ed una associazione di cittadini quale Federanziani, che sono intervenuti in modi e tempi opportuni, sottolineando quanto la nostra battaglia, al di là dei contenuti di interesse della medicina di famiglia e della pediatria, avesse assunto un significato per tutti medici e cittadini.
Autonomia professionale, rapporto di fiducia medico paziente, la necessità di una rivisitazione delle relazioni fra medici e mondo politico, con ridefinizione del ruolo delle tecnocrazie per riportarle alla loro funzione tecnica, sono aspetti che tutte le professioni sanitarie devono affrontare e cercare di risolvere.
Le soluzioni a questi problemi devono e possono essere ricercate insieme, non attraverso una unitarietà di facciata o di comodo, funzionale ad interessi non dichiarati o dichiarabili, ma per naturale convergenza su temi concreti.

Grazie dunque ad ANAAO, CIMO, SUMAI e Federfarma.

Il SSN vive, prima di tutto, per merito dei professionisti che lo fanno funzionare. Ai politici il compito d'individuare e condividere gli indirizzi di risposta alle esigenze della popolazione e di garantire un corretto supporto tecnico amministrativo, superando l'era dei tecnocrati con sindrome dirigistica monomaniacale, che vorrebbero domare e governare i professionisti, anche aizzandoli gli uni contro gli altri, e che saranno i veri responsabili della morte del SSN.
Loro in prima persona e il decetramento schizofrenico e delirante che la Conferenza delle regioni non riesce a governare, sono i veri nemici della salute dei cittadini.

 Giacomo Milillo

 Segretario nazionale Fimmg

IL PERCHE DI UNO SCIOPERO: Linea diretta con l’esecutivo nazionale Fimmg (video)

 
tavolaEcco il video integrale dell’evento trasmesso in streaming nazionale Martedì 19 Maggio in occasione dello sciopero dei medici di famiglia sono intervenuti alla discussione:

Stefano Zingoni:
Presidente Nazionale (Emilia Romagna)
Giacomo Milillo:  Segretario Nazionale (Lazio)
Silvestro Scotti : Vice segretario Nazionale (Campania)
Pierluigi Bartoletti : Vice segretario Nazionale (Lazio)
Giacomo Caudo :  Vice segretario Nazionale (Sicilia)
Vittorio Boscherini: Vice segretario Nazionale (Toscana)
Malek Mediati : Vice segretario Nazionale (Veneto)
Nicola Calabrese: Vice segretario Nazionale (Puglia)
Maurizio Scassola : Vicepresidente Fnomceo
Alberto Oliveti : Presidente Enpam (Marche)

Tommasa Maio : Fimmg CA nazionale
Celeste Russo : segretario del segretario nazionale

Leggi tutto...

FIMMG : Milillo “Noi abbiamo un progetto chiaro per la medicina generale. Proporlo e difenderlo non vuol dire essere arroganti”

fimmani(Lettera a Quotidiano Sanità del 16 Maggio) Altre aggregazioni professionali, lamentano oggi una mancata consultazione, dopo che, le medesime, hanno accompagnato il percorso poliennale del progetto della Fimmg, nel migliore dei casi, con una disattenzione ideologica e perciò preconcetta. Per definizione, in quanto sindacato, siamo aperti al confronto ed alla mediazione, ma esistono dei presupposti oltre i quali l'ostinazione nel negoziare può essere solo lesiva. È certamente vero: le alleanze si costruiscono sugli obiettivi e sulla reciproca fiducia ed aggiungerei sulla progettualità per raggiungerli, anche solo in parte. Però il fatto di avere, come Fimmg ha, un progetto, proporlo e difenderlo non significa imporlo arrogantemente, specie quando tutto questo viene fatto gradualmente nel tempo e con disponibilità all'ascolto ed alla modifica. Certo chi propone lo fa sulla base di una propria identità, che ha costruito, come nel nostro caso, nei decenni, ovviamente fanno parte di questa identità alcune scelte di riferimento, non assoggettabili a compromesso. Chi come Fimmg è stato determinante nel passaggio dal sistema mutualistico al SSN ed è largamente maggioritario nella Categoria, circostanza che non è un dono divino, ma si basa sul consenso determinato dalle scelte fatte,  ha il dovere di essere propositivo, sentiamo tutta la responsabilità della nostra forza rappresentativa ed abbiamo sviluppato una capacità diffusa: dalle ASL al livello regionale e nazionale di progettare, precorrere, anticipare e realizzare. Per definizione, in quanto sindacato, siamo aperti al confronto ed alla mediazione, ma esistono dei presupposti oltre i quali l'ostinazione nel negoziare può essere solo lesiva, questo avviene vuoi all'interno della categoria vuoi con la controparte pubblica quando la pregiudiziale negoziale va contro i principi identitari di chi negozia. Purtroppo questo è quello che accade con le Regioni ed anche con altre aggregazioni professionali, che lamentano oggi una mancata consultazione, dopo che, le medesime, hanno accompagnato il percorso poliennale del progetto della Fimmg, nel migliore dei casi, con una disattenzione ideologica e perciò preconcetta. Cosa significa, in sintesi, essere Fimmg: significa innanzi tutto riconoscersi all'interno di quel servizio sanitario pubblico che si è contribuito a far nascere e che si è costantemente difeso, significa reclamare un ruolo nella governance del servizio di cui si fa parte e che si contribuisce in maniera sostanziale a rendere a misura di cittadino, significa rivendicare pari titolarità nel servizio rispetto alla dipendenza e perciò orgogliosamente sottolineare il proprio profilo giuridico libero professionale convenzionale come il più adatto al ruolo che svolgiamo: di prossimità e rispetto dell'individualità delle persone, di risposta immediata ai problemi, orientata sempre alla economicità dei processi, ma  salvaguardando le esigenze. Significa consapevolezza della propria insostituibilità e quindi coraggio di reclamare una rendicontazione seria, significa conoscenza della evoluzione dei bisogni di salute e capacità di progettare per assecondarli, significa aprirsi anche alle realtà assistenziali non coperte dai LEA ed alle risposte organizzative emergenti, per contribuire, regolamentandole, ad evitare che diventino un'occasione di salute perduta. Significa non stupirsi di aver precorso troppo i tempi e sopportare che qualcuno oggi spieghi a noi, che l'abbiamo inventato venti e più anni fa, quanto sia prospettico e bello lavorare insieme, significa anche sopportare che non si capisca che il rapporto di fiducia trova la sua sublimazione nell'associazionismo solo se un  medico di scelta tutelato è messo nelle condizioni di guidare il paziente tra processi assistenziali più complessi, ma più rispondenti alle sue esigenze. In assenza del medico di fiducia l'associazionismo si trasforma in struttura, presente per la sua fisicità, ma estranea e massificante nelle sue risposte, con le sue complessità ed assurdità burocratiche. Essere Fimmg significa lottare perché questo non avvenga e assumersi il compito di informare la gente del rischio che corre. Questi sono alcuni dei segni identitari di Fimmg, confrontateli con le ondivaghe espressioni ed azioni delle aggregazioni sindacali oggi più che mai a noi avverse e dei loro araldi e datevi la risposta del perché condividere ed unire non è possibile. L'unico tipo di unità sindacale ipotizzabile per Fimmg è quella che si alimenta dal coraggio delle scelte e dalla coerenza delle azioni. Stateci vicini.

 Giacomo Milillo

Segretario nazionale Fimmg

MEDICI DI GUARDIA: FIMMG Ca sull'obbligo di uscita, decisiva la perizia del medico legale

Guardiasede
DOCTOR 33 di Mauro Miserendino «Sulla visita domiciliare del medico di continuità ormai c'è una giurisprudenza con due tipi di sentenze: nel primo il medico se il paziente chiama "doveva" uscire, nell'altro "poteva non" . La sentenza della Cassazione 10130 del 10 marzo scorso è rivoluzionaria perché per la prima volta il giudice, al di là del merito, aggiunge un tassello: per pronunciarsi sull'operato del medico si deve disporre di elementi che solo un esperto di professione come il consulente tecnico d'ufficio può offrire. Dunque si riporta al medico il margine decisionale sul caso. E lo si ritiene indispensabile». Tommasa Maio segretario Fimmg continuità assistenziale non è esperta di giurisprudenza ma per lavoro legge tutte le principali sentenze che tirano in ballo i "medici di guardia". L'ultima riguarda un fatto nel Fermano: un paziente con sintomi riconducibili a polmonite chiama il medico di guardia che per telefono gli dà indicazioni per il trattamento. Il paziente si aggrava, trova un'altra via di cura, guarisce e denuncia il medico secondo articolo 328 del codice penale per rifiuto d'atti d'ufficio; in 1° grado il Tribunale di Fermo lo assolve ma in appello ad Ancona la sentenza è di senso contrario. Tuttavia, il giudice di 2° grado non ha attivato una perizia, e in terzo grado la Cassazione, assolvendo il medico, lo bacchetta: proprio per la carenza di documentazione "non si rinvengono nella decisione della Corte d'Appello i passaggi argomentativi che ribaltano la decisione del giudice di 1° grado". «Per la Suprema Corte, per ribaltare una sentenza ci vuole il medico», dice Maio. «Leggiamo difatti che la perizia medico-legale avrebbe reso disponibile "quell'elemento di valutazione aggiuntivo, integrato dalle indicazioni fornite da un esperto della professione medica, atto eventualmente a consentire un difforme apprezzamento rispetto a quello operato dal giudice di primo grado"». La letteratura scientifica offre dei margini al medico per stabilire cosa fare? «L'Accordo nazionale del 2005 fa espresso riferimento a linee guida, e nella legge Balduzzi l'attenersi a linee guida solleva il medico da responsabilità - dice Maio - tuttavia le indicazioni in uso non sono sistematizzate ed adottate allo stesso modo in tutta Italia. Peraltro, noi medici di continuità assistenziale saremmo avvantaggiati dal conoscere i nostri pazienti e dall'usare una cartella clinica comune con il medico di assistenza primaria: questo soprattutto ridurrebbe i margini d'errore. Ecco perché chiediamo il ruolo unico, stufi di essere ghettizzati e, in Fimmg, lottiamo per una nuova convenzione, al punto da scioperare tutti insieme, giovani e vecchi, medici di giorno e della notte, non per motivi economici ma per salvare il Servizio sanitario».

SCIOPERO FIMMG: Zingoni: ci battiamo perché non cambi il rapporto personale medico/paziente (Video)

presidentefimmg Il Presidente Nazionale della FIMMG, Stefano Zingoni, spiega le ragioni dello sciopero della Federazione dei Medici di Medicina Generale previsto per il 19 maggio e che ha come slogan: "Io non vado con il primo che capita. Il mio medico di famiglia lo scelgo io".

Leggi tutto...

SCIOPERO FIMMG, MILILLO: "Vogliamo essere fiduciari del cittadino e non dell'azienda" (Video)

milillo99 Il Segretario Generale della FIMMG, Giacomo Milillo, spiega le ragioni dello sciopero della Federazione dei Medici di Medicina Generale previsto per il 19 maggio e che ha come slogan: "Io non vado con il primo che capita. Il mio medico di famiglia lo scelgo io".

Leggi tutto...

SCIOPERO FIMMG: Scotti: "La Sanità perde risorse e il cittadino perde salute" (Video)

scotti4Il Vice Segretario Nazionale FIMMG, Silvestro Scotti, spiega le ragioni dello sciopero della Federazione dei Medici di Medicina Generale previsto per il 19 maggio e che ha come slogan: "Io non vado con il primo che capita. Il mio medico di famiglia lo scelgo io".

Leggi tutto...

FIMMG: Delusi dall'incontro con la sisac

fimmaniRoma, (AdnKronos Salute) - «Faremo le valutazioni del caso, ma siamo delusi dall'incontro con la Sisac. Per ora le possibilità di fare o non fare lo sciopero sono alla pari, 50 e 50. Domani diremo la nostra in una conferenza stampa». Lo afferma all'Adnkronos Salute Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg), appena uscito dall'incontro con il Comitato di Settore Sanità delle Regioni, la Sisac. L'incontro doveva scongiurare lo sciopero annunciato da Fimmg e dai pediatri della Fimp per il prossimo 19 maggio e far ripartire le trattative per il rinnovo delle convenzioni. Oggi si terrà una conferenza stampa a Roma, all'Hotel Nazionale in piazza Montecitorio, in cui verranno illustrate nel dettaglio le iniziative che la Fimmg metterà in campo e che potrebbero culminare con lo sciopero nazionale della categoria.

ACN: La 'Balduzzi' come alibi. Nuovo capitolo della 'santa, ma non strana, alleanza' tra Regioni e alcune microaggregazioni mediche

medicina(LETTERA A QUOTIDIANO SANITA' del  05 MAG - Gentile direttore,
dispiace sinceramente, mentre la nostra attenzione è tutta protesa a riportare a ragionevolezza la Conferenza delle Regioni e la Sisac, esercitando una pressione massimale, anche con l'ausilio della pubblica opinione, dovere argomentare a proposito di attacchi scomposti, strumentali, preconcetti, perché vuoti di ogni presupposto di aderenza alla realtà, che continuano da parte dei soliti noti contro Fimmg, evidentemente vissuta come obiettivo di una lotta, che, almeno in questo momento, sarebbe logico aspettarsi che aggregazioni mediche indirizzassero, invece, verso la controparte regionale. Ma così è!

E' nato e viene sempre più alimentato il grande vecchio della legge n. 189 del 2012 ("Balduzzi"), che sarebbe responsabile di avere depauperato, con la connivenza di Fimmg, la contrattualistica della medicina generale delle risorse necessarie a concludere un ACN, per cui tutti fermi ed aspettiamo tempi migliori.

Un vero peccato che almeno due leggi di stabilità e già la legge 122/2010 avessero disposto il blocco economico dei contratti. Com'è noto Fimmg nella nostra allegra repubblica ha potere legiferante, specie in materie accessorie come quelle economiche.

Anche le regioni, alla continua ricerca di danaro per alimentare una sanità che ormai rappresenta la loro unica ragione di sopravvivere, stanno bloccando qualsiasi logica riorganizzazione assistenziale territoriale. Invocano risorse, che non è potere della "Balduzzi" dispensare, più per conservare e magari incrementare la soffocante, ma premiante da un punto di vista clientelare, struttura sanitaria che per migliorare l'assistenza.

Il grande alibi della Balduzzi accomuna tutti coloro che condividono la nota teoria del "non muoverti perché fai il gioco dell'avversario" e soddisfa la ricerca di un paravento del proprio vuoto propositivo.

Continuiamo a ripetere per i non udenti: La certezza della costanza delle tutele negoziali che si potrebbero raggiungere con la stipula di un nuovo ACN, il recupero di masse economiche strumentalmente sottratte, confidando sulla esosità, aleatorietà e lungaggine risarcitoria dei patri tribunali, la rivisitazione organizzativa dell'erogazione dell'assistenza, la salvaguardia reddituale dei medici, hanno o non hanno un valore di dignità anche economica?

Chi non aderisce al "Maggio della Fimmg" dice no a tutto questo e sta con le regioni.

Certo, Fimmg all'epoca del decreto Balduzzi si adoperò per contrastare la sua scrittura da parte di Sisac e delle Regioni, che vi avevano visto un'occasione per superare ex lege le dinamiche negoziali. Non ci sono riuscite ed hanno riproposto nel Patto per la Salute, nell'atto di indirizzo e nella piattaforma negoziale, che si sono potute cucinare in casa senza di noi, lo stesso tentativo, ma con una cogenza infinitamente inferiore rispetto ad una legge. Tentativo che resterà tale, perché dovrà arrivare, per diventare applicativo, sul tavolo di trattativa con Fimmg e non passerà. Come è altrettanto certo che è merito di Fimmg, se la legge Balduzzi, oggi come oggi, è il più forte baluardo alla insostituibilità del MMG. Qualcuno non se n'è accorto? Da come straparla sembrerebbe proprio di si.

La Balduzzi, che i soliti noti vorrebbero abrogare, recita così:

ART. 1

Omissis.

2. Le aggregazioni funzionali territoriali e le unita' complesse di cure primarie erogano l'assistenza primaria attraverso personale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Omissis....

3. Il personale convenzionato e' costituito dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta e dagli specialisti ambulatoriali. Per i medici di medicina generale e' istituito il ruolo unico, disciplinato dalla convenzione nazionale, fermi restando i livelli retributivi specifici delle diverse figure professionali. Omissis...

 

Questo è lo sforzo che rivendichiamo, ad altri la fatica di arrampicarsi sugli specchi per giustificare la propria inerzia.

 

Giacomo Milillo

Segretario nazionale Fimmg

TRIENNIO: Fimmg Eliminare i soprannumerari nel corso triennale

formazione-medici-1024x682 thumb medium250 250Eliminare o regolamentare l'accesso senza concorso ai soprannumerari nel corso triennale questa la richiesta fatta dalla Fimmg e dalla Fimmg Formazione al ministro della Salute Lorenzin .  
 "Tale situazione", si legge sul sito della Fimmg Formazione "è profondamente ingiusta, ed è diventata insostenibile poiché rende praticamente impossibile, nel medio - breve termine,  l'accesso alla professione per i regolari vincitori di concorso a vantaggio di una generazione di Medici che, per lo più prossimi alla pensione, grazie a questo sistema riescono ad ottenere enormi vantaggi all'interno delle graduatorie approfittando nei fatti di una vera e propria scorciatoia che gli consente di acquisire il titolo senza alcun sacrificio economico non essendo soggetti alle incompatibilità previste per gli altri corsisti"

IL TESTO DELLA LETTERA:

Roma, 04 maggio 2015

Prot. GM/2015/235

Recapitata via mail

On. Beatrice Lorenzin
Ministro della Salute

e p.c. On. Gianclaudio Bressa
Presidente della Conferenza Stato Regioni

Dott.ssa Rossana Ugenti
Direttore Generale Ministero della Salute
Direzione generale delle Professioni sanitarie e
delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale


Onorevole Ministro,

Le rilevazioni che codesta OS ha effettuato, in riferimento alle modalità d'accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale (CFSMG) e allo svolgimento del medesimo percorso formativo, hanno evidenziato una grave realtà, legittimata da una legge ormai superata, che pone in una situazione di svantaggio e disparità i giovani professionisti che hanno scelto, o scelgono oggi, di diventare medici di Medicina Generale.

Il CFSMG risponde alle normative europee per la formazione alla medicina di famiglia o Medicina Generale.

All'istituzione del CFSMG, risalente al 1999 (DL 368/99), sono seguiti modifiche ed adeguamenti che hanno portato il corso di formazione ad essere un corso triennale con delle caratteristiche specifiche, che rendono imprescindibile per lo svolgimento dell'attività di medico di medicina generale, il conseguimento del diploma stesso. L'acquisizione del diploma consente l'inserimento nelle graduatorie regionali per assistenza primaria di Medicina Generale, continuità assistenziale, emergenza sanitaria territoriale, attività programmata per i servizi territoriali.

L'ammissione al CFSMG è attualmente normata dal Decreto Ministeriale 7 marzo 2006 n. 60 "Principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale" (articoli da 1 a 9) e prevede il superamento di una prova d'esame consistente in una prova scritta, identica per tutte le regioni, costituita da quesiti a risposta multipla su argomenti di medicina clinica, ed il conseguente inserimento all'interno di una graduatoria di merito.

Al CFSMG sono inoltre ammessi in soprannumero i laureati in medicina e chirurgia iscritti al corso universitario di laurea prima del 31 dicembre 1991 e abilitati all'esercizio professionale, secondo quanto stabilito dall'art. 3 comma 1 della Legge n. 401 del 29 dicembre 2000 "Norme sull'organizzazione del personale sanitario".

Tale provvedimento, giustamente introdotto all'epoca, al fine di tutelare i medici laureati prima che il corso fosse istituito e consentendo loro di esercitare la medicina generale con diploma nel rispetto delle normative europee, dopo 15 anni dalla sua istituzione, ha perduto il suo iniziale valore diventando col passar del tempo, uno strumento dannoso per il futuro della medicina generale, sia in termini di formazione professionale che in termini di programmazione sanitaria.

La legge n.41 del 2000 permette l'accesso al Corso di Formazione in soprannumero ovvero senza svolgere il concorso, e specifica inoltre che "I medici ammessi in soprannumero non hanno diritto alla borsa di studio e possono svolgere attività libero professionale compatibile con gli obblighi formativi". (Sentenza n. 1478/2015 del TAR CampaniaNapoli - Sez VIII).

Dunque i medici che rientrano nella fascia di professionisti in soprannumero, accedono al CFSMG scavalcando la meritocratica selezione rappresentata dalla prova di esame e conseguono il diploma, alla pari dei borsisti, usufruendo altresì della possibilità di svolgere, durante il triennio, qualsiasi attività lavorativa ritenuta compatibile con il corso, possibilità preclusa a chi percepisce invece l'esigua borsa di studio, secondo quanto sancito dall'art. 19 comma 11 della Legge n. 448 del 28 dicembre 2001.

Tutto ciò comporta una netta disparità di condizione economica tra borsisti e soprannumerari a vantaggio di questi ultimi.

Non sono sanciti inoltre limiti all'ammissione in soprannumero ai corsi di formazione regionali, ammissione che dovrebbe invece basarsi, secondo quanto espresso dall'art. 1 comma 2 del Decreto Ministeriale 7 marzo 2006 n. 60, sulle risorse disponibili e sui limiti concordati con il Ministero della salute, nonché sull'effettivo fabbisogno di medici di medicina generale. Tale accesso illimitato, imprevedibile e non programmato al triennio di formazione rende inefficace

qualsiasi tentativo di programmazione sanitaria, oltre ad impattare in maniera negativa sulla qualità formativa di un corso post-laurea che prevede lo svolgimento di tirocini in strutture ospedaliere e territoriali che devono essere in grado di accogliere e seguire nel loro percorso professionalizzante i formandi.

In linea con l'attenzione da Lei dimostrata a favore dell'occupazione giovanile e della lotta al precariato, segnaliamo infine le gravi ripercussioni che si avranno sul futuro dei giovani corsisti di Medicina Generale col perpetrarsi di tale sistema. L'anzianità di lavoro dei medici iscrittisi al corso di laurea prima del '91 ed il punteggio da essi maturato precedentemente all'ammissione al CFSMG, sommandosi con quello ottenuto con il conseguimento del diploma, garantisce loro un importante vantaggio per l'accesso alle zone carenti nella graduatoria regionale della Medicina Generale assicurandogli una scorciatoia rispetto ai borsisti cui invece saranno precluse possibilità lavorative a breve-medio termine.

Con l'introduzione delle nuove forme associative della medicina generale e con l'avvento prossimo del ruolo unico, appare concreto inoltre, il rischio che i colleghi in soprannumero vadano a saturare i posti disponibili nelle AFT e nelle UCCP, strutture previste dalla Legge 189 del 2012. A nostro parere, non può infine essere escluso un impatto fortemente negativo sul Sistema Sanitario Nazionale dell'assegnazione di zone carenti quasi esclusivamente a medici vicini all'età pensionabile: caratteristica cardine per l'efficienza della medicina generale è infatti il rapporto fiduciario di lunga durata del medico con i propri assistiti, rapporto che con una tardiva assegnazione della titolarità non potrà mai essere instaurato.

Pertanto, per i motivi suddetti ed a tutela dei giovani Colleghi che devono essere protagonisti della riforma che renderà esecutiva la Legge 189/2012, FIMMG ritiene necessario che siano posti con urgenza in essere tutti i provvedimenti indispensabili al superamento definitivo dell'art. 3 comma 1 della Legge n. 401 del 29 dicembre 2000.

Sarebbe auspicabile l'accesso di tutti i medici a Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale tramite regolare concorso oppure, temporaneamente, che sia posta per legge una quota percentuale massima di aventi diritto all'accesso in soprannumero, come attualmente stabilito in alcuni bandi regionali. Questo limite attualmente, laddove presente, non viene rispettato, ponendo le Regioni a rischio di rivalse giudiziarie.

Nel ringraziarLa per l'attenzione, si inviano distinti saluti

Giacomo Milillo

Segretario Nazionale Generale

Giuliana Arciello

Segretario Nazionale FIMMG Formazione

Milillo (Fimmg): "Ecco perché scioperiamo. Nonostante quella 'santa, ma non strana', alleanza tra Regioni e fazioni sindacali minuscole, faziose e rissose"

milillo thumb medium250 250(LETTERA A QUOTIDIANO SANITA)  30 APR - Gentile direttore,
a quasi due anni dal limite massimo imposto dalla legge Balduzzi per il rinnovo delle Convenzioni, oggi ci ritroviamo con un accordo politico, firmato in extremis lo scorso 4 marzo con l'obiettivo dichiarato di recuperare la stagnazione delle trattative causata dal comportamento della Sisac, e con la stessa Sisac che ne disconosce la validità, alimentando la schizofrenia istituzionale tra organi politici e tecnici.
 Nel frattempo, le Regioni portano strategicamente a compimento la rimozione periferica di tutte quelle parti dell'ACN vigente che non gradiscono e che sul tavolo della trattativa nazionale del 2009/2010 non erano riuscite ad imporre, la categoria scivola verso una subordinazione senza garanzie, riproposta in modo sempre più pressante, che mira ad allontanarla dal rapporto di fiducia, principio fondante della medicina generale, per spingerla verso un surrogato del rapporto a consulenza oraria attivato su chiamata da parte di dipendenti ASL.
Non vado oltre per non essere troppo lungo.
 
E in questo scenario gli altri sindacati medici ritengono, non di reagire con forza, ma fanno a gara a dissociarsi dalle iniziative di lotta di Fimmg e, non avendo il coraggio di contrapporsi nei fatti alla controparte, s'inerpicano su improponibili accuse ed attribuzione di responsabilità di Fimmg, non sapendo neppure identificare qual è la controparte di quella Categoria che millantano di rappresentare. Non meritano risposte coloro che, a giustificazione della loro accondiscendenza e sudditanza morale e materiale, anziché dissentire argomentando civilmente le proprie ragioni, se ne hanno, si scagliano contro la propria Categoria in un patetico tentativo di mimetizzare la loro inadeguatezza.

 
L'apoteosi la raggiungono quando ritengono che in assenza di finanziamenti dobbiamo stare fermi ad osservare lo spolpamento quotidiano da parte delle regioni di quello che resta dell'ACN, curiosa assonanza con quello che le stesse regioni hanno fatto col governo per il Patto della Salute, per poi arrivare alla attuale scelta di correre a tagliare quanto preteso in precedenza, col risultato di anni di inerzia imposta a tutto il servizio sanitario.
 
Certo Fimmg è proprio una anomalia: ha un progetto, lo confronta, lo adatta nelle parti negoziabili, pazienta nella speranza che ci si renda conto del baratro assistenziale che il congelamento di qualsiasi iniziativa avvicina, poi ha persino il coraggio e la capacità di lottare per realizzarlo, per tutelare la Categoria e l'assistenza territoriale. Che anomalia! occorre normalizzare questa realtà che sa comportarsi da Sindacato ed allora ecco realizzarsi una santa, ma non strana, alleanza tra regioni e fazioni sindacali minuscole, faziose e rissose.
 
Fimmg non ha indetto un giorno di sciopero, ma un primo mese di iniziative sindacali, anche avviando una campagna di promozione dell'assistenza pubblica fatta da professionisti liberi e responsabili e da cittadini cui nessuno, tantomeno le regioni, possono negare la libertà di scegliere. Una campagna a difesa di quel patto terapeutico tra paziente e medico che da sempre caratterizza la medicina generale e che si fonda sull'unica appropriatezza valida: quella basata sulla scienza del professionista e sull'interesse del paziente.
 
Fimmg sa bene che la lotta è impari ed ardua, la porterà avanti con la duttilità e la forza di cui dispone, non rinunciando mai al suo obiettivo.  In guerra si vince o si perde, lo sappiamo, ma certo non accadrà che qualcuno dei nostri iscritti, dei medici che ci vedono come riferimento, o dei cittadini che aspirano ad un miglioramento assistenziale, ci possa dire che non abbiamo lottato fino all'ultimo.
 
Giacomo Milillo
Segretario nazionale Fimmg

FIMMG : Mozione finale Consiglio Nazionale del 01/05/2015 di Giadini Naxos

naxos 2Il Consiglio Nazionale della FIMMG riunito a Giardini Naxos (Me) presso l'Hotel Hilton Giardini Naxos - in Viale Jannuzzo, 47 - in data 01 Maggio 2015, sentita la relazione del Segretario Generale Nazionale Giacomo Milillo sulla situazione politico sindacale,

LA APPROVA.

Il Consiglio Nazionale della FIMMG, in particolare,

ESAMINATE

le diverse posizioni che si evincono dai documenti della Commissione Salute e della Conferenza Stato-Regioni, in cui poche  Regioni  fanno prevalere la propria posizione contraria alla Medicina Generale per ottenere l'unanimità a fronte della maggior parte che si pronunciano favorevolmente o che non si oppongono, ne denuncia l'atteggiamento incoerente rispetto all'interesse unitario nazionale.

Il Consiglio Nazionale della FIMMG, pertanto

INDIVIDUA

come ostili alla Medicina Generale le Regioni: Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Veneto e le Province Autonome di Trento e Bolzano.

Il Consiglio Nazionale della FIMMG

SOLLECITA

i Presidenti delle Regioni e delle Province autonome suddette che non si riconoscono in questa collocazione a smentire pubblicamente e con azioni concrete il comportamento dei loro delegati.

Il Consiglio Nazionale della FIMMG, inoltre

SOTTOLINEA

come la SISAC abbia negato  la validità dell'accordo siglato il 4 marzo u.s. dalle OOSS con il Presidente del Comitato di Settore, considerandolo espressione di valutazioni personali del medesimo, continuando nell'atteggiamento d'inerzia che ha portato allo stallo del rinnovo delle trattative degli AACCNN.

Il Consiglio Nazionale della FIMMG pur prendendo atto delle tiepide aperture del Presidente del Comitato di Settore, in attesa di verificarne la reale portata

CONFERMA

lo sciopero della Medicina Generale (Settori Assistenza Primaria, Continuità Assistenziale, Emergenza Sanitaria Convenzionata, Medicina dei Servizi, Medicina Penitenziaria) già proclamato per martedì 19 Maggio 2015 e le altre iniziative di lotta sindacale previste per tutto il mese di Maggio.

Il Consiglio Nazionale della FIMMG

RIVOLGE

a tutti i Medici di Medicina Generale un appello che si allega alla presente mozione di cui è parte integrante.

Il Consiglio Nazionale della FIMMG

GIUDICA

l'emendamento della Conferenza delle  Regioni sulla responsabilità patrimoniale dei medici in caso di prescrizioni inappropriate come offensivo per la categoria e lesivo per la qualità dell'assistenza e per la tutela della salute dei cittadini, sottostante ad una visione ed un'azione tecnocratica delle  Regioni che seguono logiche di tipo ragionieristico invece di promuovere l'appropriatezza delle cure.

Il Consiglio Nazionale della FIMMG

ESPRIME APPREZZAMENTO

per la presa di posizione del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha smentito la condivisione da parte del Governo dell'emendamento in questione.

Approvata ad unanimità

FIMMG: Non sospenderemo lo sciopero senza garanzie

protestafimmg(ANSA) - ROMA, 30 APR - «Non sospenderemo lo sciopero del 19 maggio senza la certezza di una ripresa seria delle trattative per il rinnovo della convenzione». Lo afferma il segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, che si dice «sorpreso dalle parole del presidente del Comitato di settore Sanità delle Regioni Claudio Montaldo» in merito alla possibilità della ripresa delle trattative. «Se fossero vere - rileva Milillo in una nota - evidentemente Montaldo sarebbe a conoscenza di una bozza del nuovo Atto d'indirizzo per le convenzioni diversa da quella nota ai sindacati e anche alla Sisac, che nell'ultima riunione del tavolo tecnico ha pubblicamente disconosciuto la validità per le Regioni dell'accordo politico del 4 marzo». «Anche la FIMMG auspica che si riapra un tavolo di confronto e la trattativa entri nel merito, cosa che finora ci è stato impedito. Per questo lo sciopero che abbiamo proclamato per il 19 Maggio - prosegue il leader Fimmg - non è una forzatura, ma un atto di forza». Maggio, annuncia, «sarà un 'mese caldo' sul fronte della lotta sindacale. Non siamo disposti a sospendere le mobilitazioni in programma per le prossime settimane se non avremo certezza che le trattative riprendano in modo serio. Condividiamo tuttavia le affermazioni di Montaldo quando dice che 'le trattative si fanno proprio per trovare un punto di incontro tra posizioni che necessariamente non sono coincidenti' e speriamo - conclude - che l'assessore riesca a spiegarlo molto bene alla Sisac».

 

SONDAGGIO FIMMG: I medici di famiglia favorevoli alle app ma dovranno gestire il fenomeno

iphone thumb medium250 250CORRIERE Salute -di Ruggiero Corcella - «Non possono certo sostituire l'atto medico: le app sono strumenti che favoriscono calcoli, permettono la gestione in automatismo di alcuni algoritmi. Poi però serve la consapevolezza e la presenza del professionista. Quindi è imprescindibile che la professione medica governi questi strumenti». Così Paolo Misericordia , responsabile Ict (Tecnologie informazione e comunicazione) e Centro Studi Nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina generale (Fimmg) sintetizza la posizione della categoria nei confronti delle app sanitarie e della "mobile health". Dall'ultimo sondaggio del Centro studi Fimmg, oltre l'80 per cento dei medici di famiglia si dichiara disponibile all'utilizzo per la propria professione delle novità in campo informatico, app comprese. Quando però si chiede se e quanto le usino, c'è una caduta verticale con percentuali a una cifra. «Ma questo dipende anche dal fatto che non possiamo lavorare da soli su queste materie — spiega Misericordia —. C'è un sistema complessivo che dovrebbe farsi carico maggiormente della gestione delle nuove tecnologie informatiche».

L'affidabilità delle app

Se il medico curante è diventato uno dei principali canali attraverso cui i pazienti dicono di venire a conoscenza delle app sanitarie, come attesta la ricerca dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano , l'atteggiamento nei confronti delle app resta di estrema cautela. «Esiste una serie di problemi — sottolinea Misericordia — . Siamo ancora distanti dall'affidabilità delle app. Purtroppo non c'è un sistema che le accrediti come efficaci dal punto di vista diagnostico in base ai crismi della validazione scientifica. Poi c'è la questione della riservatezza e della privacy. Tutte queste app assumono una serie di informazioni da parte del paziente che non hanno valenza clinica o di servizio, ma hanno scopi evidentemente diversi».

Il ruolo dei medici

Capita dunque sempre più spesso che i pazienti chiedano ai medici di famiglia un parere sull'utilità di una app, oppure sui dati già raccolti attraverso un'applicazione. «Il medico chiaramente non può conoscere tutto — dice Misericordia — e spesso non è nelle condizioni di poter rispondere nella maniera adeguata. La modalità più corretta, probabilmente, è astenersi da un giudizio e magari rifare gli stessi accertamenti, con il problema dei costi di questi approfondimenti generati da sensibilità che vengono scatenate dall'uso delle app». Per i medici di famiglia, come più in generale per l'intera classe medica, gli infermieri, i farmacisti e gli operatori sanitari, serve comunque più informazione e formazione. «Altrimenti non si sa dove mettere le mani e diventa ancora più pericoloso» ribadisce Guerino Carnevale, del comitato Qualità e sicurezza in Telemedicina della Società Italiana di Telemedicina (SIT). Come garanzia in più per i medici di famiglia (e i pazienti stessi), la Fimmg pensa intanto alla possibilità di introdurre anche per le app offerte agli iscritti un meccanismo simile al Codice di autoregolamentazione adottato per la telemedicina (rivolto ai medici, agli operatori sanitari in generale e ai fornitori dei servizi): la firma della dichiarazione di adesione alle regole del Codice, regole che riguardano la qualità e la sicurezza delle procedure. «È una garanzia sostanziale, fino a prova contraria» dice Misericordia.

FRANCIA: crescono i reati contro Mmg. Corti (Fimmg): problema acuito da crisi

malasanita thumb250 250 DOCTOR 33: Elisabetta Lucchesini Su 901 segnalazioni di reati subiti al Consiglio dell'Ordine dei medici francesi il 61% dei casi riguarda i medici di famiglia, benché rappresentino solo il 46% del totale. È quanto emerge da un'indagine Ipsos condotta con l'Ordine transalpino che conferma come il numero di incidenti denunciati dai medici nel 2014 resti, seppure con un leggero livellamento, superiore alla media registrata dall'osservatorio. Tra i motivi che portano i pazienti, o i loro familiari, a prendersela con il medico la mancata presa in carico, una prescrizione negata, un'attesa troppo lunga, oltre all'intento esclusivo di derubarlo. E in Italia? Il problema esiste «anche se» sottolinea Fiorenzo Corti, segretario regionale di Fimmg Lombardia «riguarda più spesso gli operatori della Guardia medica perché fortunatamente il medico di famiglia gode di un rapporto fiduciario con i suoi assistiti che lo preserva da questo tipo di aggressioni». Una situazione acuita forse anche dalla crisi economica «che genera nel paziente maggiori attese» ipotizza Corti «come l'aspettativa di risolvere i propri problemi in tempi brevi e a costi ridotti, quindi senza doversi accollare i ticket di esami e indagini diagnostiche». Tuttavia l'atteso rinnovo della Convenzione desta preoccupazione: laddove vorrebbe trasformare il Ssn dando più importanza alle strutture, mette a rischio proprio il rapporto di fiducia tra Mmg e pazienti. «Al problema della medicina difensiva» continua Corti «potrebbe aggiungersi il contenzioso medico-paziente se i previsti 2,3 miliardi di tagli al fondo sanitario dovessero ricadere sulla diagnostica per colpire i casi di inappropriatezza. Se si interviene senza responsabilizzare il sistema, ma solo penalizzando economicamente il medico di famiglia, che spesso è l'estensore finale di prescrizioni specialistiche richieste da altre strutture cui il paziente si è rivolto, si rischia di accrescere l'insoddisfazione dei malati e il tasso di aggressività verso il Mmg».

ACN: Mmg capri espiatori del braccio di ferro tra Governo e Regioni? C'è chi dice no

scottiMD DIGITAL: -di Simone Matrisciano- Tra l'incudine e il martello, è questa la scomoda posizione in cui si trovano i medici delle cure primarie e in particolare i Mmg all'interno della trattativa per il rinnovo della convenzione. Costretti a portare a termine un'intesa difficile e resa ancor più complicata dal  braccio di ferro tra Governo e Regioni, innescato dalla riduzione del finanziamento del Fsn e dal recente Def che comunque costringe a ulteriori tagli nel settore sanitario. Ma di questo scontro sicuramente non vogliono essere vittime sacrificali. Ad esserne convinto è Silvestro Scotti, Vice Segretario Nazionale Fimmg, che nell'intervista rilasciata ad MD Digital sottolinea i punti critici del nuovo atto di indirizzo approvato dal Comitato di Settore su cui si riaprirà la trattativa il 23 aprile. Scotti rimarca due punti chiave - evidenziati dal Segretario Generale Nazionale Fimmg Giacomo Milillo, nella recente lettera inviata agli iscritti - che non possono essere oggetto di mediazione: la subordinazione organizzativa dei Mmg in strutture programmate e volute da Regioni e Asl e, di conseguenza, lo svilimento del rapporto fiduciario tra medico e paziente. Ma il Vice Segretario Nazionale Fimmg, analizzando questi due aspetti, mette in guardia da un disegno meno evidente ma sicuramente più rischioso: l'eventuale e possibile accreditamento futuro a privati delle strutture sanitarie articolate secondo i desiderata dell'Atto di Indirizzo. Uno scenario per niente fantasioso visto quanto accaduto in Spagna con le Case delle Salute, privatizzate e il cui controllo è stato affidato alle assicurazioni. "Subordinare la medicina generale alle strutture sanitarie programmate e sotto il controllo delle Asl e dei distretti - evidenzia Scotti - significherà, tra le altre cose, svilire il rapporto fiduciario tra medico e paziente che non potrà più scegliere il proprio medico bensì la struttura di riferimento". Il timore è che nel nostro Paese si stiano gettando le basi per realizzare quanto già successo in Spagna con le Case della Salute. "Centri di potere economico – spiega Scotti - hanno assunto, pian piano, il controllo di queste strutture territoriali, finite per essere privatizzate e controllate dalle assicurazioni". "In una logica che agisce in chiave privatistica – continua Scotti - è chiaro che, al di la del riconoscimento del livello di prestazione dei professionisti, vale (forse ancor di più) la valorizzazione dei profitti di chi investe capitali in queste strutture. Nessuno oggi può sostenere che per un sistema destinato a riformarsi in regime di isorisorse, un modello di questo tipo significherà una migliore assistenza per i cittadini. Certamente porterà profitti a chi investirà, ma di contro vi sarà una diminuzione dell'assistenza ai pazienti e, come se non bastasse, una riduzione della qualità contrattuale ed economica del medico". Un'evoluzione in tal senso getta ombre anche sul fondamento della Medicina Generale che è rappresentato dal rapporto individuale e profondo di relazione e di libera scelta tra medico e paziente. Un rapporto fiduciario che dal disegno regionale sembra essere diventato oggetto di contesa per un controllo non così chiaro da decifrare: "il dubbio a questo punto – precisa Scotti - riguarda la volontà di controllo della relazione del medico col suo paziente: si vuole controllare perché si ritiene che i medici approfittino di questa condizione? Oppure non si vuole più permettere al cittadino di scegliere una salute completa e degna di questo nome, governata da un soggetto nel quale ripone totale fiducia?".   La verità è che questa trattativa ha un vulnus di fondo perché nasce in un clima politico caratterizzato da un braccio di ferro tra Governo e Regioni, innescato dalla riduzione del finanziamento del Fsn e dal recente Def che comunque costringe a ulteriori tagli nel settore sanitario. Nel mezzo ci sono i medici su cui si vorrebbe avere un controllo ope legis che si cerca di esercitare attraverso obblighi e compiti contrattuali. "Stiamo assistendo sempre più a processi che si focalizzano sui compiti e gli obblighi da parte dei medici - precisa il Vice Segretario Nazionale Fimmg – in un clima caratterizzato da continui ricatti economici tra Regioni e Stato sul tema caldo della riduzione dei finanziamenti al comparto sanitario. L'unica arma di difesa che abbiamo nelle nostre mani per arginare questa deriva impositiva è l'Acn". Il rinnovo della convenzione si rende ancor più necessario in una situazione in cui le Regioni stanno già cercando di attuare a livello territoriale quanto non ancora ottenuto a livello nazionale. In sintesi è giunta l'ora di ribadire a chiare lettere che i Mmg sono dei liberi professionisti e in quanto tali devono essere soggetti attivi del livello decisionale e della governance professionale.

Leggi tutto...