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DISTRIBUZIONE DIRETTA: I medici possono essere perseguiti se prescrivono il farmaco su ricetta bianca.

 farmaci thumb other250 250DOCTOR 33_ I farmaci in distribuzione diretta potrebbero diventare in Emilia Romagna motivo di contenzioso tra medici di famiglia e farmacie. Infatti, per il Consiglio di Stato non sarebbe regolare prescriverli con la ricetta bianca o comunque con una contabilità separata che non garantisce di tracciarne i flussi. Tuttavia, se non ci sono documenti scritti di regione od Ausl che impongano l'iter, non si possono annullare; bisogna piuttosto vedere se i medici usassero la ricetta bianca per proprio vantaggio e in tal senso siano perseguibili. La sentenza è dello scorso 29 settembre. Federfarma Parma si era rivolta al Tar nel 2010, chiedendo di accertare se vi fosse un atto dell'Asl che orientasse i medici a dirottare i pazienti sui dispensari pubblici a scapito delle farmacie del territorio per i vari statine, antiasma/Bpco, nuovi anticoagulanti orali, insuline, e di bloccare tale dispensazione. Il tribunale amministrativo nel 2013 ha rigettato la richiesta: l'atto non c'era e la giustizia amministrativa non può disporre accertamenti. Il ricorso al Consiglio di Stato ha portato a un nuovo rigetto ma con ragioni diverse. Spiega il presidente Federfarma Parma Alessandro Merli: «Si è evidenziato che per noi un danno c'è stato e c'erano margini per ricorrere, ma il documento Asl che dica ai medici di prescrivere su ricetta bianca non c'è, quindi -dicono i giudici- andrebbero perseguiti i comportamenti dei singoli medici. Stiamo valutando cosa fare, abbiamo interessato anche Federfarma Emilia Romagna. In linea del tutto teorica chi firma la ricetta è responsabile delle conseguenze, e almeno dal punto di vista deontologico i medici potrebbero fare il loro per favorire la tracciabilità della spesa farmaceutica e del medicinale, impuntandosi rispetto a scelte discutibili della Pubblica amministrazione». «I farmaci più costosi in Emilia Romagna hanno seguito fin dall'inizio del decennio una contabilità diversa dovuta al fatto che erano le Asl ad acquistarli con lo sconto e a distribuirli, anche se si potevano trovare pure nelle farmacie territoriali», racconta Bruno Agnetti, medico di famiglia che per Smi ha seguito i principali avvenimenti sanitari a Parma. «Nel 2010 non tutti usavamo il collegamento al sistema d'accoglienza regionale delle ricette (Sole); la maggioranza si collegava all'Ausl e alla Regione con il programma personale, e per prescriverli stampava la ricetta "rossa" apponendo a mano la scritta DD per indirizzare il paziente ai punti di distribuzione diretta. Poi si è passati, soprattutto con il sistema SSI - la cartella regionale - ad utilizzare con più regolarità la ricetta bianca per la distribuzione diretta. La spesa per queste medicine non rientra nella valutazione della spesa del medico di famiglia per le prescrizioni. Da tempo anche alcune medicine di gruppo svolgono il servizio di distribuzione diretta». A un certo punto l'afflusso alle farmacie ospedaliere è diventato importante.

«La distribuzione diretta nelle medicine di gruppo è incentivata: inviano le ricette alla farmacia ospedaliera e ricevono i farmaci dopo qualche giorno per distribuirli ai pazienti richiedenti», spiega Agnetti. «Dal diffondersi della ricetta dematerializzata (2015) la prescrizione si è modificata e avviene con il programma informatico unico regionale - Sole, che la indirizza in modo automatico su un ricettario diverso da quello utilizzato per i farmaci da dispensare nelle farmacie territoriali». La contabilità resta separata, e quest'ultimo dal punto di vista dei medici è un vantaggio. Negli ultimi anni la Regione ha potenziato la distribuzione per conto, i farmaci DD si trovano in farmacia, ma il programma della Regione continua a stampare in bianco le ricette. Merli ricorda che le ricette bianche non sono tracciabili e che nelle farmacie della provincia «c'è stato un crollo fino all'80% dei fatturati per farmaci a seguito del dirottamento dei pazienti ai dispensari ospedalieri». Per Maurizio Cini docente all'Università di Bologna ed esperto di Legislazione farmaceutica, «la sentenza del CdS appare condivisibile. Ritengo che il comportamento dei medici, ancorché sollecitato dalla Asl ma senza un documento ufficiale, sia altamente lesivo degli interessi delle farmacie ma anche dei cittadini per il costo sociale che comporta. A mio avviso si dovrebbero convocare ufficialmente i sindacati dei medici di base e metterli di fronte alla situazione».