Sab21102017

Ultime notizie:
Messaggio
  • EU e-Privacy Direttive

    Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

    Leggi la documentazione e direttive e-Privacy

Back Sei qui: Home NEWS News Fimmg Farmaci

FARMACI

EPATITE A: fondamentale la vaccinazione degli Msm, ma serve anche più informazione

epatitec thumb other250 250Il Sistema Epidemiologico Integrato dell'Epatite Virale Acuta (SEIEVA) a partire dall'Agosto 2016 ha rilevato un forte incremento di casi di Epatite A, che ad Aprile aveva raggiunto i 1.400 casi segnalati. vedi
Nello stesso periodo dell'anno precedente i casi erano stati intorno ai 140, quindi un aumento di dieci volte. L'85% è costituito da uomini e il 67% di loro ha dichiarato di essere Msm (men who have sex with men).
L'aumento dei casi riguarda anche l'Europa, in dodici paesi diversi dall'Italia (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Gran Bretagna), come riporta già da dicembre 2016, con un aggiornamento a febbraio 2017 e l'ultimo il 28 Giugno 2017, il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) sul suo sito. https://ecdc.europa.eu/en/hepatitis-a

Visto il concentrarsi dell'epidemia in uno specifico gruppo di popolazione, anche se non esclusivo e non riguardante solo gli uomini, l' Ecdc consiglia i vari stati di promuovere la vaccinazione contro l'Epatite A soprattutto tra gli Msm. La migliore strategia è quella di offrire universalmente la vaccinazione. vedi
Il SEIEVA ha calcolato il fabbisogno di vaccini per il nostro paese e regione per regione, riferito alla popolazione maschile residente in Italia, tra i 18 e i 45 anni, basandosi su dati Istat del primo gennaio 2016. La scelta di questa fascia di età è dettata dall'età dei casi segnalati in questo periodo epidemico, che si attesta appunto tra i 18 e i 45 anni, e dal fatto che oltre questa età probabilmente il contatto con il virus è già avvenuto.

I maschi omosessuali interessati sarebbero in totale circa 190.000. Per avere una copertura pari al 90% occorrerebbe somministrare poco più di 170.000 dosi. ( le fonti possono essere lette sull'aggiornamento del gruppo di lavoro dell'ISS del 16 Giugno 2017 vedi ).

Ancora l'Ecdc consiglia, qualora alcuni Stati non siano in grado di offrire la vaccinazione universale a tutti i soggetti a rischio per l'attività sessuale, di scegliere, all'interno degli Msm, quelli maggiormente esposti e quindi:

quelli che risiedono in aree in cui ci sono focolai continui;
quelli che viaggiano in Stati dove vengono segnalati focolai di Epatite A tra Msm;
soggetti a rischio di esiti gravi se infettati dal virus, ad esempio quelli con malattie epatiche croniche, epatite B e / o epatite C e coloro che fanno uso di droghe per via venosa;
quelli che partecipano ai festival di Pride nell'estate prossima, in cui potrebbe essere elevata la probabilità di contatto con gli individui infetti da HAV. L'Ecdc sostiene che sarebbe possibile considerare la fornitura di vaccinazioni nelle sedi del festival di Pride. (Tale strategia sembrerebbe, a chi scrive, tardiva, dato l'intervallo di efficacia dei vaccini anti epatite A, che è di 14-21 giorni per fornire una copertura sufficiente).

La preoccupazione per il World Pride di Madrid (vedi) ormai in corso, come rischio di amplificazione dell'epidemia è ribadita dall'ISS nell'aggiornamento sopra citato dell'inizio di giugno. Ma ormai ogni intervento organizzato sembrerebbe in ritardo.

L'ARCIGAY e Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS) hanno chiesto chiarimenti sulla situazione epidemica e sulla disponibilità dei vaccini contro l'Epatite A a livello continentale, perché sembrano essere carenti. vedi

Le due associazioni, su pressione degli iscritti, si sono prodigate per informare sulla malattia e l'epidemia, raggiungendo circa 100.000 Msm. Sforzo rilevante che però ha di fatto coinvolto concretamente, cosa normale per le attività social, solo 9.000 persone che si sono soffermate a leggere i testi informativi sul sito dell'ARCIGAY. http://www.arcigay.it/articoli/epatite-a/

Il consiglio è di vaccinarsi, infatti nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (vedi) è prevista la vaccinazione per i soggetti a rischio e tra questi gli Msm (pag 73 – 74). La diversa organizzazione sanitaria regionale e le scorte di vaccino possono destare localmente dei problemi, come sostiene ancora l'ARCIGAY, che chiede una presa di coscienza urgente delle istituzioni.

Certamente oltre alla vaccinazione, che rimane il primo strumento di prevenzione in questo come in altri campi di malattie epidemiche, è necessario che le fonti di informazione si moltiplichino e siano preparate sull'argomento senza falsi pudori.

Le via di diffusione dell'Epatite A è oro-fecale, di conseguenza è opportuno che, quando interpellati, gli operatori sanitari, non si soffermino solamente sulla pericolosità dei cibi crudi contaminati, delle acque inquinate e sulle difficoltà dei viaggiatori in zone dove la malattia è endemica, ma discutano con i cittadini anche della possibilità di infettarsi durante rapporti sessuali oro-anali e quindi sulla necessità di scegliere consapevolmente delle pratiche preventive (igiene accurata, uso di dental dam) vedi

Una maggiore diffusione di informazioni, anche sui siti istituzionali, che a volte risultano macchinosi, confusi e incompleti (vedi) potrebbe contribuire a ridurre il rischio di epidemie e a far comprendere che il problema non è limitato agli Msm. Infatti, tutti coloro che praticano sesso anale, comprese donne omosessuali e eterosessuali maschi e femmine, sono potenzialmente a rischio, e quindi di diritto vaccinabili, come fa riflettere il dato segnalato nel già citato aggiornamento del SEIEVA, che riferisce che "Nonostante l'epidemia si configuri come un focolaio in una popolazione ben definita, negli ultimi 2 mesi i dati mostrano un incremento del numero dei casi anche tra le donne: in marzo 2017 sono stati notificati 47 casi di Epatite A rispetto ai 7 casi notificati l'anno precedente (marzo 2016)."

A cura di Mario Nejrotti - Direttore comunicazione Omceo Torino

VITAMINA D:Pericolosi dosaggi eccessivi per dosi superiori a quelle consigliate

vitd(Farmacia 33) Sono in aumento le persone che, attraverso supplementi ad alte dosi, assumono quantità di vitamina D superiori a quelle raccomandate, raggiungendo in alcuni casi anche livelli pericolosi per la salute. Lo afferma in una lettera di ricerca pubblicata su Jama Pamela Lutsey, della University of Minnesota a Minneapolis, che assieme ai colleghi ha valutato le tendenze nell'assunzione giornaliera di supplementi a base di vitamina D pari o superiori a 1.000 IU e pari o superiori a 4.000 IU nel periodo compreso tra il 1999 e il 2014. «A partire dal 2000 abbiamo assistito a un aumento degli studi focalizzati sui possibili benefici della vitamina D» esordisce la ricercatrice che poi aggiunge: «Un report dell'Institute of Medicine datato 2011 ha però sottolineato che, pur essendo noto il legame tra vitamina D e salute delle ossa, i dati disponibili non erano sufficienti per definire con certezza i possibili benefici extra-scheletrici di questa sostanza».
Lo stesso report ha mostrato inoltre che, per livelli di assunzione maggiori del limite tollerabile superiore (4.000 IU/die), la vitamina D può creare danni quali la calcificazione vascolare o dei tessuti molli. «La dose giornaliera raccomandata è di 600 IU/die prima dei 70 anni e di 800 IU/die dopo i 70» spiegano gli autori che per le loro analisi hanno utilizzato i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES). L'analisi ha coinvolto oltre 39.000 partecipanti e ha dimostrato che la prevalenza di persone che assumevano giornalmente 1.000 o più IU di vitamina D è passata dalo 0,3% del 1999-2000 al 18,2% del 2013-2014. «In netto aumento anche la prevalenza del consumo di vitamina D in dosi pari o superiori a 4.000 IU/die: dallo 0,1% del periodo precedente al 2005-2006 al 3,2% del periodo 2013-2014» dice Lutsey, ricordando che il consumo di dosi tanto elevate è diffuso soprattutto nelle donne, negli individui bianchi non-ispanici e negli ultrasettantenni. «Conoscere le tendenze nel consumo di vitamina D può avere conseguenze importanti in termini clinici e di salute pubblica» conclude.

Jama 2017. doi: 10.1001/jama.2017.4392
http://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/10.1001/jama.2017.4392

ADERENZA TERAPEUTICA: App israeliana aiuta a monitorare l'assunzione di farmaci

applicazioniApp israeliana aiuta a monitorare l'assunzione di farmaci. PharmPool è una startup israeliana che ha sviluppato mHealth, un'applicazione mobile che aiuta i pazienti sottoposti a terapie farmacologiche ad essere più sicuri sulle cure e a comprendere meglio l'efficacia dei farmaci che stanno assumendo.
Il team di PharmPool è partito da una necessità: secondo la Food And Drug Administration, le reazioni avverse ai farmaci sono la quarta causa di morte principale negli Stati Uniti. Ogni anno, causano 100.000 morti e 2 milioni di casi gravi aumentando la spesa economica. Le ricerche mostrano che circa il 50% -70% delle reazioni avverse possono essere prevenibili, se si è a conoscenza del rischio.
PharmPool ha sviluppato una applicazione semplice da usare e con un design accattivante, che consente ai pazienti di ricevere il trattamento farmacologico più sicuro. L'applicazione utilizza un algoritmo proprietario intelligente e unico, che capisce se una particolare terapia farmacologica sia adatta o meno al quadro clinico di uno specifico paziente.
MHealth invia anche ai pazienti un promemoria delle somministrazioni, istruzioni e alcune opzioni di gestione del farmaco.
L'azienda offre spunti di farmacovigilanza analizzando i dati inseriti dagli utenti. Infatti quest'ultimi, generano informazioni statistiche anonime relative alle abitudini di assunzione dei farmaci e ad una eventuale assunzione di più terapie. In questo modo la correlazione tra le condizioni di salute e l'assunzione di farmaci viene aggregata e analizzata dal team di PharmPool al fine di aiutare le case farmaceutiche a comprendere meglio l'impatto dei farmaci sui pazienti, ottimizzando così le terapie farmacologiche

RU486: Da luglio stop da parte dell'Ssn Nordic Pharma potrebbe sospendere la distribuzione del farmaco

ru486DottNet Un'altra tegola sta per abbattersi sull'interruzione di gravidanza: da luglio, infatti, il servizio sanitario nazionale (Ssn) potrebbe non erogare più il Mifegyne. Ovvero l'antiormonale, meglio noto come RU-486, che interrompe l'annidamento dell'embrione nell'utero provocando quello che viene definito l'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) farmacologica.
Il motivo sta nella scelta della Nordic Pharma, concessionario in Italia del principio attivo, di sospendere per motivi commerciali la distribuzione del farmaco in compresse da 200 mg (prezzo ex factory 1 compressa 20 euro).
In realtà l'Aifa, già due anni fa (Determina 19 giugno 2015 n. 1241), scrive il Sole24ore, ha autorizzato l'immissione in commercio dello stesso medicinale nella forma di compresse da 600 mg, inserendolo però nella classe denominata C(nn) ovvero non ancora negoziata e dunque in attesa della valutazione che ne permetta la rimborsabilità da parte del Ssn.
La questione potrebbe avere anche risvolti politici dal momento che nei mesi scorsi la giunta della regione Lazio ha approvato una determinazione (la n. G03244 del 16 marzo 2017) con la quale dovrebbe avviarsi un progetto sperimentale per eseguire l'Ivg farmacologica – dunque tramite RU-486 - in regime ambulatoriale anche all'interno dei consultori.
Il provvedimento del presidente Zingaretti non è certo passato inosservato in quanto considerato in contrapposizione con la normativa sulla tutela sociale della maternità e l'Ivg (Legge 22 maggio 1978 n. 194). In proposito è utile riportare lo stralcio della risposta del ministro Lorenzin ad una recente interrogazione sul tema dell'Ivg farmacologica nei consultori regionali presentata dalla parlamentare Eugenia Roccella: «le condizioni per effettuare l'aborto farmacologico in coerenza con la legge 194 sono innanzitutto quelle indicate dalla legge stessa, che ha previsto che esso debba avvenire presso gli ospedali, le case di cura autorizzate dalla Regione e presso i poliambulatori pubblici, adeguatamente attrezzati e funzionalmente collegati agli ospedali, parimenti autorizzati dalla Regione. La legge 194 non sembra prevedere, quindi, che i consultori possano essere considerati fra le sedi in cui effettuare interventi di interruzione volontaria di gravidanza».
In definitiva, come nel 2009, quando intervenne direttamente il ministro della Salute di allora - Maurizio Sacconi - con una lettera inviata ai vertici Aifa per fissare i dettagli di somministrazione della RU-486 e garantire il rispetto della Legge 194/78, potrebbe rendersi necessario un intervento ministeriale per l'utilizzo di un farmaco che nel 2015 in Italia ha visto coinvolte oltre 13.000 donne.

FARMACI GENERICI: storico sorpasso in Europa sui branded

6462f1d3ce571673413ec4545f307474 249637Daily Health Industry In Europa, per la prima volta, le vendite dei farmaci generici "sorpassano" quelle dei branded, arrivando al 62%. E' quanto emerge dal Report di Quintiles IMS Global HealthcareTrends and Outlook, presentato a Lisbona in occasione delle conferenze delle associazioni europea e mondiale delle aziende produttrici del comparto (Medicines for Europe e IGBA). Secondo il rapporto, il settore dei generici è cresciuto del 6,5% negli ultimi 5 anni, fino a rappresnetare un totale di 936 miliardi di dollari nel mondo. E le previsioni lo vedono crescere del 3-6%, fino a toccare i 1.400 miliardi nel 2021. Protagonisti saranno gli Stati Uniti (5-8%), mentre la crescita europea sarà meno marcata (2-3%). Entro il 2020 arriveranno sul mercato 225 nuove molecole (+22%), che porteranno a un totale di 943 le nuove terapie dell'armamentario terapeutico mondiale approvate nei 25 anni precedenti. Questo fenomeno impatterà maggiormente le aree terapeutiche dell'oncologia e delle patologie orfane.

AIFA: Rinegoziati i prezzi di «Exviera» e «Viekirax», le determine Aifa in Gazzetta

farmaepatiteSulla Gazzetta Ufficiale di sabato 17 giugno sono state pubblicate le determine Aifa del 13 giugno sui superfarmaci antiepatite C «Exviera» e «Viekirax». Entrambi i farmaci hanno classe di rimborsabilità di fascia A e sono finalizzati al trattamento dell'epatite C cronica negli adulti.
Per una confezione del medicinale «Exviera» il prezzo ex factory (IVA esclusa) è fissato a 1.120 euro, il prezzo al pubblico è di 1.848,45 euro (IVA inclusa).
Per Viekirax il prezzo ex factory (Iva esclusa) è di 12.880 euro, mentre il prezzo al pubblico (IVA inclusa) è di 21.257,15 euro.
Ai fini delle prescrizioni a carico del Servizio sanitario nazionale, i centri utilizzatori specificatamente individuati dalle Regioni, dovranno compilare la scheda raccolta dati informatizzata di arruolamento che indica i pazienti eleggibili e la scheda di follow-up, applicando le condizioni negoziali secondo le indicazioni pubblicate sul sito dell'Agenzia, piattaforma web - che costituiscono parte integrante della determinazione Aifa.

LA DETERMINA PER EXVIERA

LA DETERMINA PER VIEKIRAX