Ven18082017

Ultime notizie:
Messaggio
  • EU e-Privacy Direttive

    Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

    Leggi la documentazione e direttive e-Privacy

Back Sei qui: Home NEWS News Fimmg Farmaci

FARMACI

FARMACI EPATITE C: Senatori a caccia di prezzi etici e licenza obbligatoria 9 mozioni presentate

farmaciSole 24 ORE di Ro. M.- Esercitare la licenza obbligatoria, per derogare alle norme che regolano la brevettabilità e produrre i farmaci anti-epatite C a basso costo per garantirne l'accessibilità a tutti i pazienti che ne hanno bisogno; mettere in campo iniziative per definire un prezzo etico di acquisto dei farmaci; puntare su una politica di concorrenza per ottenere prezzi più bassi e dare chiarezza interpretativa ai nuovi criteri stabiliti dall'Aifa per l'accesso alle cure; promuovere una politica comune di ricerca a livello europeo; riformare in tempi certi la governance del settore e infine valutare, in alternativa alla negoziazione di Aifa, di ricorrere a gare regionali di equivalenza. Sono questi alcuni degli impegni chiesti al Governo dalle diverse forze politiche che hanno presentato le nove diverse mozioni sull'Epatite C di cui questa mattina si è iniziato a discutere al Senato.
In Italia circa sono 435.000 (fonte studio Università Tor Vergata di Roma) i casi noti al sistema sanitario di cittadini portatori cronici del virus dell'epatite C (Hcv); di questi, fino ad oggi, solo il 5% ha usufruito del trattamento con i farmaci ad azione antivirale diretta di seconda generazione rimborsati dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), con una spesa farmaceutica che ammonta a quasi 1,7 miliardi di euro lordi nel 2015, secondo i dati presentati dall'Aifa nel rapporto OsMed 2015. L'ultimo aggiornamento pubblicato dall'ufficio registro di monitoraggio dell'Aifa, in data 27 marzo 2017, indicava in 71.345 i trattamenti già avviati.
L'opzione della licenza obbligatoria
Maurizio Romani (Misto IdV) ha ricordato, illustrando la mozione 603, che il 28 maggio 2016 l'Oms ha deliberato il programma per l'eliminazione globale di Hcv entro il 2030 e il Governo francese ha garantito l'accesso alle cure orali di tutti i pazienti infetti, indipendentemente dalla gravità della malattia epatica ma che «un simile programma in Italia richiederebbe un notevole sforzo economico per trattare i rimanenti 300.000 pazienti registrati presso il Servizio sanitario nazionale, considerando che si sono spesi quasi 1,7 miliardi di euro per trattare i primi 50.000 pazienti». Per questo, il senatore Romani ha sottolineato che una soluzione reale ed esistente è quella prevista dagli articoli 30 e 31 degli accordi Trips, «per cui gli Stati hanno la facoltà di esercitare la "licenza obbligatoria", o meglio licenza d'uso, secondo cui alla luce di un abuso di potere del brevetto da parte della società che ne detiene la titolarità, determinato da un mancato accordo a causa dell'imposizione di prezzi irragionevoli per le licenze, e in presenza di un'emergenza sanitaria, è possibile attivare una licenza (non esclusiva e per un ragionevole periodo di tempo) a favore del Paese richiedente, purché non vi sia uno sfruttamento del brevetto non conforme al suo reale utilizzo e purché venga garantito un equo compenso, tenuto conto del valore economico dell'autorizzazione rilasciata della società detentrice del brevetto;
qualora si riuscisse ad ottenere una licenza obbligatoria, le case farmaceutiche locali avrebbero la possibilità di produrre ex novo un farmaco generico in un lasso di tempo ragionevole per ovviare alle esigenze sanitarie».
Obiettivo prevenzione e prezzo etico
Prezzi etici e prevenzione sono al centro della mozione n. 774 illustrata dal senatore Andrea Mandelli (FI-PdL) che ha sottolineato come « non esistono, al momento, interventi di prevenzione specifica nei confronti dell'infezione da Hcv e la prevenzione dell'Epatite C poggia essenzialmente sull'interruzione della catena del contagio». Sulla scia di quanto affermato dalla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, Mandelli ha poi ricordato che l'obiettivo di eradicare la malattia impone, in ogni caso, che il prezzo di rimborso di questi farmaci, posto a carico della finanza pubblica, sia un prezzo etico, cioè un prezzo che, pur traducendosi nella giusta remunerazione per le aziende farmaceutiche produttrici, sia sostenibile finanziariamente da un Paese che, come l'Italia, ha oltre un milione di soggetti affetti da questa malattia. Per queste ragioni la mozione presentata al Senato impegna il Governo: a intraprendere ogni utile iniziativa che sostenga la definizione di un prezzo etico di acquisto a carico del Servizio sanitario nazionale dei farmaci per la cura dell'epatite C; a intraprendere concrete iniziative, che abbiano come obiettivo l'eradicazione della malattia, garantendo quindi l'accesso alle cure non solo per i pazienti più gravi, ma anche per quelli agli stadi iniziali della malattia; a promuovere programmi di formazione e di informazione rivolti in particolare ai giovani su misure profilattiche specifiche, volte a eliminare o ridurre la trasmissione dell'infezione.
Farmaci low cost ed educazione sanitaria
I l senatore Luigi Gaetti (M5S) ha illustrato la mozione n. 776 che impegna il Governo ad attuare misure per abbattere i prezzi dei farmaci antivirali fino al ricorso alla licenza obbligatoria; a monitorare gli effetti collaterali del trattamento antivirale; a incentivare la prevenzione attraverso campagne informative su fattori di rischio e modalità di trasmissione. Quattro gli impegni richiesti: attuare le misure necessarie, anche di carattere normativo, volte ad attivare l'abbattimento dei prezzi dei nuovi farmaci antivirali, fino al ricorso all'istituto della "licenza obbligatoria", al fine di produrre a basso costo i farmaci anti Hcv; monitorare con attenzione gli effetti collaterali nei pazienti, trattati con gli antivirali, in modo da valutare il rapporto tra rischi e benefici, ed evitare, nel caso in cui i rischi superino i benefici, la somministrazione dei farmaci; assumere iniziative, volte ad incentivare la prevenzione di tipo comportamentale e di igiene sanitaria, attraverso campagne informative riguardanti i fattori di rischio, i fattori protettivi e le modalità di trasmissione dell'epatite C; adottare strategie di educazione sanitaria, di supporto e promozione della salute rivolte al personale delle aziende sanitarie, per garantire la corretta attuazione delle misure igienico-sanitarie di prevenzione.
Più chiarezza sui criteri Aifa
Il senatore Nunziante Consiglio (Ln) ha illustrato la mozione n. 777 che impegna l'Esecutivo a dare immediata attuazione al nuovo piano di eradicazione dell'epatite C, in base al quale si prevede di fornire gratuitamente i trattamenti ai pazienti, con la previsione di curare circa 80.000 persone affette da epatite C all'anno per 3 anni; ad attuare una seria politica di concorrenza, al fine di ottenere prezzi più bassi dei farmaci, vista la platea più ampia rispetto ai 65.000 pazienti, curati in base alla vecchia intesa stipulata con Gilead dal direttore pro tempore dell'Agenzia italiana del farmaco, valutando le proposte che consentirebbero di trattare tutti i pazienti individuati nel piano del Ministero della salute, in modo sostenibile per il Servizio sanitario nazionale e, soprattutto, consentendo ai medici di prescrivere soluzioni terapeutiche adeguate alla condizione clinica di ogni singolo paziente, con l'obiettivo di eradicare l'epatite C in Italia; a dare chiarezza interpretativa al punto 8 dei nuovi criteri stabiliti dall'Aifa, ove il problema è stato rilevato nella dicitura "e/o", ove, nel caso valga solo la "e", significa che possono essere trattati solo coloro che, avendo una fibrosi, presentano comorbidità; nel caso valga anche la "o", significa che possono essere trattati proprio tutti (anche chi ha l'infezione senza danni al fegato), cosa che garantirebbe il diritto alla salute ad una platea maggiore di cittadini.
Contrattare direttamente con le aziende farmaceutiche
Il senatore Lucio Barani (Ala) ha illustrato la mozione n. 779 che impegna il Governo a far sì che il prezzo della terapia sia sostenibile; a permettere l'accesso alla cura a tutti i malati di epatite C; a procedere alla contrattazione del costo delle cure direttamente con le case farmaceutiche «in deroga a quanto previsto dal decreto-legge n. 269 del 2003, onde evitare il ripetersi di quanto già accaduto con il prezzo del farmaco contrattato dall'Aifa precedentemente e che era risultato spropositatamente alto, cosa che ha determinato l'impossibilità di prevedere cure per un alto numero di malati, proprio a causa dell'altissimo costo della terapia»; a potenziare il sistema assistenziale e prescrittivo, «finalizzato al buon esito del programma di eradicazione di Hcv, almeno in quelle regioni a maggiore prevalenza di malattia, con maggior deficit di strutture e di personale qualificato con provvedimento specifico e, in particolare, ad ampliare i centri abilitati alla prescrizione dei farmaci, in accordo con le Regioni»; a inserire la lotta all'Hiv e all'Hcv e alle altre malattie sessualmente trasmissibili nei programmi di studio scolastici.
Stop alla contraffazione
Nella mozione 780 a prima firma del senatore Luigi D'Ambrosio Lettieri (Misto) illustrata questa mattina dal senatore Pietro Liuzzi si impegna il Governo: a porre in essere ogni iniziativa idonea a realizzare, in maniera concreta, l'annunciato piano di eradicazione del virus dell'epatite C, ovvero a prevedere nuovi e più cospicui impegni di spesa a ciò preposti; a promuovere ogni iniziativa, in collaborazione con le Regioni, atta ad ampliare ovvero potenziare il numero dei centri preposti alla cura dell'epatite C, superando i molti elementi di criticità oggi presenti sull'intero territorio italiano; a scongiurare i rischi di contraffazione cui si espongono i pazienti andando all'estero; a promuovere un tavolo di confronto permanente con le altre istituzioni a ciò preposte, le associazioni dei pazienti, le società scientifiche ed gli enti di ricerca, per predisporre un piano farmaceutico idoneo per l'eradicazione concreta dell'epatite C; a rinegoziare il prezzo della specialità medicinale Sovaldi prodotta dall'azienda Gilead; a far sì che i farmaci nuovi per il trattamento dei pazienti affetti dalla patologia, ancora in via di registrazione, possano essere in tempi rapidi a disposizione dei pazienti affetti dal virus dell'epatite C; a promuovere, nelle sedi europee più opportune, una politica comune di ricerca, di promozione e di commercializzazione dei farmaci equa e sostenibile; a incentivare attività di studio finalizzate ad affermare con certezza quale degli schemi terapeutici sia migliore dell'altro.
Import fai da te e disparità di accesso
La senatrice Emilia De Biasi (Pd) ha illustrato la mozione n. 781 che impegna il Governo a
impegna il Governo: a individuare e armonizzare in un unico strumento programmatico (Piano nazionale di contrasto all'infezione Hcv) tutte le misure di prevenzione, diagnosi e cura dell'epatite C, nonché le modalità e i tempi di eradicazione dell'infezione stessa dalla popolazione; a definire in modo trasparente le modalità di programmazione, monitoraggio e valutazione degli esiti dell'utilizzo dei farmaci anti epatite C e degli altri farmaci innovativi, e a darne comunicazione al Parlamento; a portare a termine in tempi certi la riforma della governance del settore del farmaco, indispensabile per la sostenibilità e l'universalismo del Servizio sanitario nazionale, e per le politiche di impresa del settore farmaceutico; a definire con Aifa ed Ema, azioni anche in chiave europea, volte all'affermazione dell'eticità del farmaco, non definibile come una merce qualunque, sia dal punto di vista dei prezzi, sia da quello dell'accessibilità, poiché la concezione dell'accesso alle cure che dipenda dalle capacità economiche della persona malata o sia subordinata a vincoli di bilancio esclusivamente nazionali, è contraria ai principi di equità e di universalismo che caratterizzano il nostro Servizio sanitario nazionale; a incrementare politiche pubbliche di investimento finanziario, di risorse umane, di infrastrutture per il Servizio sanitario nazionale e per la salute delle persone, a partire dall'accessibilità ai farmaci innovativi che va garantita a tutti nella massima sicurezza; a valutare, in alternativa alla negoziazione Aifa, qualora non si ottenga una drastica riduzione dei prezzi, di ricorrere alle gare regionali in equivalenza, nel caso in cui Aifa, su richiesta delle Regioni, dichiari i nuovi farmaci per l'epatite C equivalenti, e dunque assoggettabili a gara al prezzo più basso; a valutare l'utilità dell'adozione della licenza obbligatoria; a chiarire, in riferimento alla circolare del ministero della Salute riferita al Dm 11 febbraio del 1997, a chi competa l'onere dell'acquisto all'estero del farmaco contro l'epatite C e se il criterio valga anche per gli altri farmaci innovativi, compresi quelli oncologici. In alcuni casi contemplati dalla circolare, la senatrice De Biasi ha ribadito alcune osservazioni:«Il decreto ministeriale 11 febbraio 1997 risulta obiettivamente datato e fa riferimento generico ai farmaci, non potendo contemplare i farmaci innovativi, allora sconosciuti. I farmaci anti epatite C prodotti in India sono generici non approvati dall'Ema, in quanto i nuovi farmaci sono ancora coperti da brevetto e pertanto la non autorizzazione europea non assicura che i generici prodotti dall'India siano equivalenti; la circolare del Ministro non chiarisce chi dovrà pagare il farmaco importato e, comunque, qualora il costo fosse addebitabile alla singola persona malata, si creerebbe una odiosa disparità di accesso ad esso, con il paradosso di una spesa maggiore per lo Stato rispetto al singolo paziente che lo importi dall'estero; come dichiarato dal Ministro, l'autorizzazione di importazione dall'estero del farmaco non riguarda solo quello contro l'Epatite C, ma tutti i farmaci innovativi, per cui è evidente che, nel caso la spesa non fosse a carico del singolo, si determinerebbe una spesa potenzialmente rilevante e incompatibile con i tetti di spesa programmati».

SPESA SANITARIA: Approvato schema convenzione con la guardia di finanza
Come annunciato nei giorni scorsi, la Giunta Regionale nella riunione di oggi, ha approvato lo schema del protocollo d'intesa tra la Regione Campania e il Comando Regionale della Guardia di Finanza relativo al controllo della spesa sanitaria e al contrasto di eventuali irregolarità. Nello schema vengono definite, tra l'altro, le aree di collaborazione, che riguarderanno: le strutture convenzionate; le modalità prescrittive ritenute anomale e relative alla farmaceutica, alla specialistica ambulatoriale e alle prestazioni termali; la forniture di beni e servizi; i medici operanti in regime intramoenia.

LORENZIN: Bene il piano del Lazio, le liste d'attesa sono una bestia nera
Roma (AdnKronos) - "Le liste d'attesa sono la bestia nera nel rapporto tra cittadini e il sistema sanitario regionale. Il piano della regione Lazio è molto efficace perché Mette insieme tutte le Best practice che sono state realizzate in Italia del Nord per risolvere le liste d'attesa. E' ovviamente un piano innovativo per il Lazio cambia le abitudini e il rapporto che c'è tra paziente, medico e sistema nazionale-regionale. È un piano con un timing di 12 settimane Per esaurire le code dal momento in cui entra in vigore, poi andando a regime porterà le liste di attesa entro i limiti nazionali". Lo ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin a margine della presentazione del nuovo 'Piano regionale per le liste d'attesa' della Regione Lazio. "Quello che ho segnalato è di aumentare stressare il coinvolgimento dei direttori generali, un tema di obiettivo che abbiamo dato nel sistema sanitario nazionale - ha aggiunto- che richiede un monitoraggio e un coordinamento di ogni singolo direttore generale per arrivare ai risultati. Se raggiungeremo questo obiettivo ci sarà un vero e proprio cambio di qualità nello smaltimento delle liste d'attesa e si ridurrà moltissimo anche l'approccio ai pronto soccorso - ha concluso Lorenzin- risolvendo così una serie di questioni e di stress per il sistema sanitario nazionale".
SANITÀ: ARRIVA APP "SALUTELAZIO"
ROMA (ITALPRESS) - Con la presentazione del decreto sul nuovo piano sulle liste d'attesa il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, hanno anche presentato la nuova App della Regione che aiutera' i cittadini a individuare facilmente le farmacie aperte di Roma o il livello di affollamento dei pronto soccorso. SaluteLazio e' il nome della App e' stata realizzata da LAZIOcrea, che permette di consultare, in modalita' geolocalizzata, le strutture sanitarie presenti nel territorio laziale: Pronto Soccorso, Ambulatori di cure primarie, Centri vaccinali, Case della Salute, Guardia Medica e Farmacie di Roma e Provincia. Con l'app e' possibile visualizzare su mappa le strutture piu' vicine, selezionando il raggio di distanza in km, ed eventualmente avviare la navigazione guidata verso la struttura selezionata. La mappa restituisce i pronto soccorsi piu' vicini, a seconda del raggio di km selezionato e per ogni struttura e' possibile visualizzare il nome, l'indirizzo, la distanza espressa in km e il numero di pazienti in attesa, in trattamento e in osservazione breve, suddivisi per codice di triage. E' anche possibile consultare l'indice di accessi di ogni singola struttura in base al codice di triage. In questo caso, l'app restituisce su mappa le strutture evidenziate in base al grado di affluenza, azzurro: bassa affluenza; arancione: media affluenza; viola: alta affluenza).L'app SaluteLazio permette di consultare su mappa tutti gli ambulatori di cure primarie disponibili e ricercare quella piu' vicina, fornendo informazioni su indirizzo, telefono e orari di apertura, stesso discorso anche per le case della Salute e i centri vaccinali. L'app consente infine di visualizzare su mappa le farmacie piu' vicine, e' possibile visualizzare la posizione e il percorso, quelle aperte (colore verde), quelle chiuse ma reperibili (colore giallo) e quelle soggette a turnazione variabile (colore grigio). SaluteLazio e' scaricabile gratuitamente sia per Android sia per iOs. SaluteLazio utilizza gli Open Data della Regione Lazio.

FDA approvato Zejula per il trattamento del carcinoma ovarico epiteliale, peritoneale primario e alle tube di Falloppio

farmaci 6 66471La statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Zejula (niraparib) per il trattamento di mantenimento dei pazienti adulti con recidiva del carcinoma ovarico epiteliale, peritoneale primario o alle tube di Falloppio, ridotti completamente o parzialmente in risposta alla chemioterapia a base di platino. "La terapia di mantenimento è una parte importante di un regime di trattamento del cancro per i pazienti che hanno risposto positivamente al trattamento primario" ha detto Richard Pazdur, Direttore dell'Ufficio dei prodotti per ematologia e oncologia del Centro per la ricerca e valutazione dei farmaci dell'FDA. "Zejula offre ai pazienti una nuova opzione di trattamento che può aiutare a ritardare la crescita futura di questi tumori, indipendentemente dal fatto che abbiano una specifica mutazione genetica". Il National Cancer Institute stima che, nel 2017, ci saranno 22.000 nuove diagnosi e 14.000 decessi a causa di questi tumori. Zejula è un inibitore della poli ADP-ribosio polimerasi (PARP) che blocca un enzima coinvolto nella riparazione del DNA danneggiato. Inibendo questo enzima, diminuiscono le probabilità che il DNA all'interno delle cellule cancerose venga riparato, portando alla morte cellulare e a un rallentamento o arresto della crescita tumorale. La sicurezza e l'efficacia di Zejula sono state studiate in uno studio randomizzato di 553 pazienti con recidiva del carcinoma ovarico epiteliale, peritoneale primario o alle tube di Falloppio, che avevano ricevuto almeno due precedenti trattamenti di chemioterapia a base di platino sperimentando una risposta completa o parziale. I pazienti sono stati testati con un test approvato dall'FDA per determinare se avessero una specifica mutazione, germinale o deleteria, del gene BRCA. Il trial ha misurato la sopravvivenza libera da progressione, l'entità del periodo di tempo in cui, dopo il trattamento, la crescita dei tumori si è arrestata nei pazienti con e senza la mutazione. La sopravvivenza libera da progressione mediana per i pazienti che assumono Zejula che avevano una mutazione germinale BRCA è stata di 21 mesi, rispetto ai 5,5 per la stessa popolazione di pazienti trattati con placebo. La sopravvivenza libera da progressione mediana per i pazienti che assumono Zejula che non hanno avuto una mutazione BRCA germinale, invece, è stata di 9,3 mesi, rispetto ai 3,9 mesi per la stessa popolazione di pazienti trattati con placebo. Gli effetti indesiderati più comuni di Zejula includono anemia, trombocitopenia, bassi livelli di globuli bianchi, palpitazioni, nausea, costipazione, vomito, dolori addominali/gonfiore (distensione), infiammazione delle mucose, diarrea, dispepsia, secchezza delle fauci, stanchezza, inappetenza, infezioni delle vie urinarie, problemi al fegato, dolore muscolare e articolare, dolore alla schiena, mal di testa, vertigini, sensazione di gusto insolito, insonnia, ansia, nasofaringite, problemi di respirazione, tosse, eruzioni cutanee e ipertensione. Zejula è associata a gravi rischi, come le crisi ipertensive, sindrome mielodisplastica, leucemia mieloide acuta e soppressione del midollo osseo. Le donne in gravidanza o in allattamento non dovrebbe prendere Zejula perché può causare danni allo sviluppo del feto e ai neonati. L'FDA ha concesso a Zejula la designazione di farmaco orfano e breakthrough terapy, adottando per l'approvazione la procedura di fast track e la revisione prioritaria.

FDA : approvato un nuovo trattamento per la dermatite atopica

fda thumb250 250La statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Dupixent (dupilumab) per il trattamento degli adulti con dermatite atopica da moderata a grave. Dupixent, somministrato mediante iniezione sottocutanea, è destinato ai pazienti per i quali le terapie topiche non sono consigliabili o non controllano adeguatamente la malattia e può essere utilizzato con o senza corticosteroidi topici. "L'approvazione di Dupixent dimostra l'impegno dell'FDA ad approvare nuove e innovative terapie per i pazienti con malattia della pelle", ha detto Julie Beitz, direttore dell'Ufficio Drug Evaluation III del Centro per la ricerca e valutazione dei farmaci dell'FDA. "L'eczema può causare notevole irritazione della pelle e disagio per i pazienti, per cui è importante disporre di una varietà di opzioni di trattamento, comprese quelle per i casi in cui la malattia non è controllata da terapie topiche". La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica della cute la cui insorgenza avviene di solito durante l'infanzia. Spesso viene indicata come "eczema", termine generale che fa riferimento a diversi tipi di infiammazione della pelle tra i quali la dermatite atopica è la più comune. La sua causa va ricercata in una combinazione di fattori genetici, immunitari e ambientali. Dupilumab, il principio attivo di Dupixent, è un anticorpo che si lega alla subunità alpha (IL-4R a) del recettore dell'interleuchina 4 (IL-4), responsabile dell'infiammazione. Legandosi a questa proteina, Dupixent è in grado di inibire la risposta infiammatoria che svolge un ruolo nello sviluppo della dermatite atopica. La sicurezza e l'efficacia di Dupixent sono state stabilite in tre studi clinici controllati con placebo, con un totale di 2.119 partecipanti adulti con dermatite atopica da moderata a grave non adeguatamente controllata con farmaci topici. Nel complesso, la risposta nei partecipanti che hanno ricevuto Dupixent è stata superiore, con pelle chiara o quasi chiara e riduzione del prurito dopo 16 settimane di trattamento. Tra gli effetti collaterali che Dupixent può causare ci sono reazioni allergiche gravi e problemi agli occhi, come congiuntivite e cheratiti. L'FDA ha concesso a Dupixent la designazione di "breakthrough therapy" e la revisione prioritaria per la sua approvazione.

NOTE AIFA: Aggiornata la nota AIFA 90 - Naloxegol Ossalato

aifasedeViene reso prescrivibile (con nota) il Naloxegol Ossalato
La prescrizione a carico del SSN e' limitata alle seguenti condizioni:
- costipazione indotta da oppiacei in- Metilnaltrexone
- soggetti con malattia in stato terminale- Naloxegol
Che rispondano contemporaneamente alle seguenti caratteristiche:
- terapia continuativa con oppiacei della durata di almeno 2 settimane
- resistenza al trattamento con lassativi ad azione osmotica per piu' di 3 giorni
Background
Gli oppioidi, come indicato dalle linee guida Nazionali ed Internazionali per la terapia del dolore, nonche' dalle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS), rappresentano uno standard di cura per la gestione del dolore cronico da moderato a grave in pazienti con e senza diagnosi oncologica (O'Brein 2017). Il piu' comune e persistente effetto collaterale di questi farmaci e' rappresentato dalla costipazione indotta da oppioidi (CIO), dovuta ad una riduzione della motilita' intestinale e delle attivita' secretorie associate, con conseguente formazione di feci dure e secche. A lungo termine la CIO puo' causare dolore addominale, dolore e bruciore rettale, stitichezza e diarrea alternata, emorroidi, formazione di fecalomi. La costipazione indotta da oppioidi puo' essere causa di interruzione del trattamento analgesico con oppioidi, o della sua riduzione del dosaggio, in particolare si stima che circa il 30% dei pazienti riduca o interrompa il trattamento con oppioidi proprio a causa di CIO (Olesen 2011). In aggiunta a cio' la CIO rappresenta un problema invalidante per i pazienti, essendo associato a stress psicologico, sofferenza fisica e isolamento sociale (Bell 2009a; Erichsen 2015). Sebbene i dati epidemiologici siano estremamente variabili, si stima che la CIO interessi una percentuale compresa tra il 40% ed il 90% dei pazienti in trattamento con oppiodi (Wald 2016), con una prevalenza oscillante tra il 60% ed il 90% nei soggetti con patologie neoplastiche e tra il 40% ed il 60% nei soggetti con dolore non oncologico (Bruner 2015; Tack 2014). I dati di una survey condotta, a livello internazionale (includendo anche centri clinici italiani), su pazienti sia con dolore cronico oncologico che non oncologico in trattamento con oppioidi e lassativi, indicano che una percentuale di pazienti superiore a 80% continuava a soffrire di costipazione malgrado il trattamento con lassativi convenzionali (Bell 2009b). Attualmente le opzioni disponibili per il trattamento della CIO sono le seguenti:
- interventi non farmacologici (stili di vita)
- interventi farmacologici di prima linea, tra questi sono
riconosciuti i lassativi convenzionali quali lassativi idrofili o "di massa", lassativi lubrificanti, lassativi osmotici, lassativi stimolanti o di contatto, lassativi emollienti
- interventi farmacologici di seconda linea, per la popolazione che non risponde ai lassativi convenzionali: terapie target, quali gli antagonisti periferici del recettore µ ("peripherally acting mu-opioid receptor antagonists" - PAMORA), e "rescue medication" (clisteri evacuativi, manovre manuali)
Evidenze disponibili
In Italia gli antagonisti dei recettori periferici degli oppioidi con indicazione specifica per la CIO sono il metilnaltrexone e il naloxegol.
Metilnaltrexone bromuro e' un antagonista selettivo degli oppioidi legantisi al recettore µ- oppioide, con una potenza 8 volte minore per i recettori degli oppioidi di tipo e affinita' molto ridotta per i recettori degli oppioidi di tipo ^. Essendo un'ammina quaternaria, l'abilita' di metilnaltrexone di attraversare la barriera ematoencefalica e' limitata. Cio' consente al metilnaltrexone di agire come antagonista µ -oppioide a livello periferico in tessuti quali il tratto gastrointestinale, senza interferire con gli effetti analgesici oppioido-mediati sul sistema nervoso centrale. La dose raccomandata di metilnaltrexone bromuro nei pazienti adulti con dolore cronico (tranne pazienti sottoposti a cure palliative con malattia avanzata) e' di 12 mg (0,6 mL di soluzione) per via sottocutanea, secondo necessita', somministrata ad almeno 4 dosi settimanali, fino a una volta al giorno (7 dosi a settimana).
Nei pazienti adulti con malattia avanzata (pazienti sottoposti a cure palliative) la dose raccomandata di metilnaltrexone bromuro e' di 8 mg (0,4 mL di soluzione) (pazienti il cui peso sia compreso tra 38-61 kg) o 12 mg (0,6 mL di soluzione) (pazienti il cui peso sia compreso tra 62-114 kg). I trial registrativi che hanno dimostrato l'efficacia e la sicurezza del metilnaltrexone nel trattamento della costipazione indotta da oppiacei in pazienti che ricevono cure palliative erano due studi clinici randomizzati, in doppio cieco, placebo-controllati. Gli studi sono stati condotti per un periodo di quattro mesi su un totale di 287 pazienti (eta' media di 68 anni; 51% donne), con malattia in fase terminale ed un'aspettativa di vita limitata. Per la maggior parte di questi pazienti, la diagnosi primaria era una malattia cancerosa. Prima del trattamento con metilnaltrexone, i pazienti avevano ricevuto oppiacei per almeno 2 settimane ed un regime stabile di lassativi per almeno 3 giorni prima dell'ingresso nello studio. L'eleggibilita' e' stata valutata sulla base di una costipazione definita sia come un numero di evacuazioni inferiore a tre nella settimana precedente all'inizio del trattamento con metilnaltrexone, sia come un'evacuazione clinicamente irrilevante (come determinato dall'investigatore) nelle 48 ore precedenti al trattamento. In entrambi gli studi i pazienti trattati con metilnaltrexone mostravano un tasso significativamente piu' alto di evacuazione entro 4 ore dalla dose in doppio-cieco rispetto ai pazienti trattati con placebo. Dall'analisi pooled dei due trial registrativi, il metilnaltrexone si e' dimostrato in grado di indurre evacuazione nelle 4 ore successive alla somministrazione in oltre il 50% dei pazienti trattati rispetto al 14.6% del gruppo placebo (Nalamachu 2015). Ad oggi, in totale, sono disponibili in letteratura sette studi randomizzati, in doppio-cieco, controllati vs placebo, in cui metilnaltrexone e' stato utilizzato in pazienti con malattie terminali (Yuan 2000; Thomas 2008; Slatkin 2009) e in pazienti con dolore non oncologico (Michna 2011; Rauck 2012; Anissian 2012; Iyer 2011). Una meta-analisi che ha valutato sei di questi trial clinici ha dimostrato che metilnaltrexone era associato ad un rischio relativo di fallimento terapeutico pari a 0.66 (95%CI 0.63-0.73) rispetto al placebo (Brenner 2014). Ulteriori studi hanno confermato che il metilnaltrexone per via sottocutanea induce rapidamente defecazione in pazienti con patologie in stadio avanzato e costipazione indotta da oppiacei (Rauck 2013; Bader 2013). Una recente meta-analisi in cui sono stati considerati oltre 1860 pazienti trattati con metilnaltrexone ha confermato l'effetto del farmaco sia su misure di outcome oggettive (quali il tempo alla defecazione e la loro frequenza) sia su outcome riportati dal paziente (Siemens 2016).
Naloxegol, un derivato peghilato del naloxone, funge da antagonista periferico dei recettori li per gli oppioidi presenti nel tratto gastrointestinale, riducendo in tale modo gli effetti costipanti degli oppioidi senza influire sugli effetti analgesici sul sistema nervoso centrale mediati dagli oppioidi. Il farmaco e' somministrato per via orale una volta al giorno alla dose raccomandata di 25 mg.
L'efficacia e la sicurezza di naloxegol sono state valutate in due studi clinici di fase 3, randomizzati, controllati verso placebo e in doppio cieco, condotti in pazienti affetti da CIO e con dolore non correlato al cancro (Chey 2014; Webster 2013). I due studi di Fase III analizzati hanno avuto la durata di 12 settimane; sono staticonsiderati eleggibili i pazienti ambulatoriali affetti da dolore non neoplastico e in trattamento stabile con oppioidi (almeno 30 unita' di oppioidi equivalenti alla morfina al giorno per almeno 4 settimane prima del reclutamento e affetti da CIO riferita dagli stessi soggetti). La CIO e' stata confermata durante un periodo di pre-trattamento di due settimane ed e' stata definita come <3 evacuazioni spontanee in media alla settimana, con sintomi da costipazione associati almeno al 25% delle evacuazioni. Entrambi gli studi avevano la potenza sufficiente ed erano stratificati in modo che almeno il 50% dei pazienti randomizzati ad ogni braccio di trattamento fosse conforme ai criteri basali per essere classificati come soggetti con risposta inadeguata ai lassativi (per essere
definiti tali, nel corso delle due settimane antecedenti alla primavisita dello studio, i pazienti dovevano aver riferito sintomiconcomitanti di CIO di entita' almeno moderata durante la terapia conalmeno una classe di lassativi per un minimo di quattro giorni nelperiodo antecedente lo studio). I pazienti trattati con Naloxegol25mg hanno avuto la prima evacuazione post^dose dopo 7,6 ore dallasomministrazione rispetto alle 41,4 ore dei pazienti trattati conplacebo (p<0,001). Inoltre Naloxegol 25 mg ha comportato una migliorerisposta in termini di aumento del numero di evacuazioni dopo 12settimane di trattamento, rispetto al placebo. Naloxegol hadimostrato di essere maggiormente efficace nel sottogruppo dipazienti con risposta non adeguata ai lassativi convenzionali: lapercentuale di pazienti responder era significativamente superiorenei pazienti trattati con naloxegol 25mg rispetto a placebo (47,7% vs30, 1%; p<0,001) (Tack 2015; Garnock-Jones 2015). Non sono disponibili al momento studi di confronto diretto tra metilnaltrexone e naloxegol. Le recenti revisioni di letteratura e le principali linee guida nazionali ed internazionali concordano nel circoscrivere l'utilizzo della terapia target con antagonisti periferici del recettore µ ai soggetti che non rispondono alla terapia standard con lassativi per via orale (Larkin 2008; Gruppo Italiano per la Costipazione indotta da Oppioidi 2009; Swarm 2010; Candy 2011; Muller-Lissner 2016; Drewes 2016; O'Brein 2017).
Particolari avvertenze
In generale, in base ai dati cumulati ricavati dagli studi clinici, le reazioni avverse da farmaco piu' comunemente riportate in corso di trattamento con PAMORA sono state: dolori addominali, diarrea, nausea, e flatulenza. Nella maggior parte dei casi, le reazioni avverse gastrointestinali sono state classificate di entita' da lieve a moderata. Durante l'utilizzo post-marketing di metilnalterxone sono statiriportati casi rari di perforazione gastrointestinale in pazienti con una malattia allo stadio avanzato (Mackey 2010) e con condizioni che possono essere associate con la riduzione localizzata o diffusadell'integrita' strutturale nella parete del tratto gastrointestinale (ad esempio, ulcera peptica, pseudo ostruzione, malattia diverticolare, tumori infiltranti maligni del tratto gastrointestinale o metastasi peritoneali). Quando si utilizza metilnaltrexone bromuro in pazienti con queste condizioni o altre condizioni che potrebbero comportare l'integrita' alterata della parete tratto gastrointestinale (ad esempio, il morbo di Crohn) deve essere preso in considerazione il profilo complessivo rischio-beneficio. I pazienti devono essere monitorati in caso di dolore addominale grave, persistente o peggiorato; se si verifica questo sintomo, metilnaltrexone bromuro deve essere interrotto. Per quanto riguarda il medicinale naloxegol, al momento non sono segnalati casi di perforazione intestinale in corso di trattamento con naloxegol, tuttavia deve essere considerato che i soggetti con patologie a rischio per perforazione intestinale erano stati esclusi dalle sperimentazioni cliniche e il farmaco e' esplicitamente controindicato non solo in caso di occlusione gastrointestinale, ma anche in caso di neoplasie sottostanti che comportino un aumentato rischio di perforazione (tumori maligni sottostanti dell'apparato gastrointestinale o del peritoneo; carcinoma ovarico ricorrente o avanzato; neoplasie in trattamento con inibitori del fattore di crescita dell'endotelio vascolare - VEGF). Deve inoltre essere considerato che i trial registrativi di naloxegol escludevano soggetti con dolore correlato al cancro, per cui, a causa della limitata esperienza clinica in questa popolazione, e' raccomandata cautela quando si prescrive naloxegol in questo setting di pazienti. Si rappresenta infine l'importanza della segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l'autorizzazione dei medicinali, al fine di consentire un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio dei medicinali stessi. Agli operatori sanitari e' richiesto di segnalare, in conformita' con i requisiti nazionali, qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale difarmacovigilanza all'indirizzo
http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/modalità-di-segnalazione-delle-sospette-reazioni-avverse-ai-medicinali.

MINISTERO DELLA SALUTE : Autorizzato l'import dei farmaci per uso personale anche quelli per l'Epatite C

Sofosbuvir 1(Sole 24 Ore) di Rosanna Magnano Arrivano le istruzioni del ministero della Salute per l'import «fai da te» di farmaci innovativi (e spesso costosi in Italia) destinati a uso personale, con la prescrizione del medico curante. Pratica concessa in deroga, nel caso in cui le specialità medicinali siano registrate solo all'estero, quando un farmaco autorizzato in Italia è distribuito all'estero con un dosaggio diverso di principio attivo o diverse modalità di assunzione o quando l'accesso al medicinale, pur disponibile in Italia, non risulti possibile per il paziente «in quanto lo stesso paziente non rientra nei criteri di eleggibilità al trattamento per l'erogazione del medicinale a carico del Servizio sanitario nazionale ovvero la sua eccessiva onerosità». Sono queste alcune delle novità contenute nelle «Istruzioni operative in merito all'applicazione del dm 11 febbraio 1997 relativo alle modalità di importazione di specialità medicinali registrate all'estero». Una globalizzazione di fatto del farmaco innovativo che già si verifica nella realtà, come in alcuni casi di pazienti affetti da Epatite C, esclusi dai vecchi criteri di ammissibilità, che hanno fatto shopping in India. Tanto che con un'ordinanza dello scorso settembre il Tribunale di Roma aveva accolto il ricorso presentato contro un provvedimento di sequestro effettuato dalla Dogana di Ciampino di medicinali anti Epatite C acquistati da un paziente in India (dove costano molto meno). Un'ordinanza che aveva sancito un concetto importante: se un farmaco è importato e regolarmente prescritto da un medico italiano per la cura dell'Epatite C, questo non può essere considerato una importazione con fini commerciali, ma esclusivamente ad uso personale, quindi lecita. Ora con queste istruzioni per l'uso si mette ordine nella casistica delle deroghe e si predispone anche un modulo per la richiesta di importazione che il medico curante deve compilare e inviare al ministero della Salute. L'importazione deve essere giustificata «da oggettive ragioni di eccezionalità» e «in mancanza di una valida alternativa terapeutica». Il provvedimento è stato firmato dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin «a seguito delle numerose segnalazioni pervenute, su conforme avviso dell'Agenzia italiana del farmaco» per offrire regole certe agli uffici periferici di sanità marittima aerea e di frontiera e ai servizi territoriali di assistenza sanitaria al personale navigante e aeronavigante. Tra i casi autorizzati anche i medicinali registrati in Paesi esteri che vengono personalmente portati dal viaggiatore al momento dell'ingresso nel territorio nazionale «purché destinati a uso personale per un trattamento terapeutico non superiore a 30 giorni». Il tutto si può applicare nel rigoroso rispetto del dm 11 febbraio 1997 «a partire dall'assunzione di responsabilità da parte del medico curante che ritiene di sottoporre il proprio paziente a quel determinato trattamento terapeutico». E fermo restando quanto previsto dall'art. 5 ossia che «L'onere della spesa per l'acquisto dei medicinali di cui all'art.1 non deve essere imputato ai fondi attribuiti dallo Stato alle regioni e provincie autonome per l'assistenza farmaceutica». Insomma il cittadino che importa il farmaco sotto prescrizione medica se lo paga di tasca propria.

EMA: L'Agenzia Ue sospende 300 generici,studi inaffidabili (la Lista)

Europa-Bandiera L'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha raccomandato la sospensione di circa 300 farmaci generici a causa di studi di bioequivalenza inaffidabili condotti dall'azienda indiana Micro terapeutic Research Labs. Gli studi di bioequivalenza, sono di solito la base per l'approvazione all'immissione in commercio nell'Unione europea (UE) di farmaci equivalenti o generici, qualora dimostrino che questi abbiano la stessa efficacia e sicurezza degli 'originator' a brevetto scaduto di riferimento. La revisione del Comitato di EMA per i medicinali per uso umano (CHMP) degli studi condotti presso l'azienda del distretto indiano di Chennai è iniziata il 15 dicembre 2016 per verificare la conformità alla buona pratica clinica. Dalla revisione emergono preoccupazioni per quanto riguarda travisamento dei dati e le carenze nella documentazione e nella gestione delle informazioni. La conclusione è che i dati provenienti da alcuni di questi studi erano 'unreliable', ovvero inaffidabili, e non potevano essere accettati come base per autorizzazione all'immissione in commercio. La raccomandazione sarà ora trasmessa alla Commissione europea, che emetterà una decisione giuridicamente vincolante applicabile in tutti gli Stati membri dell'UE. La sospensione, specifica Ema, potrà essere sollevata, una volta che saranno forniti dati nuovi da cui si possa stabilire la bioequivalenza


LA COMUNICAZIONE EMA

LA LISTA DEI FARMACI IN EUROPA E IN ITALIA