Dom25062017

Ultime notizie:
Messaggio
  • EU e-Privacy Direttive

    Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

    Leggi la documentazione e direttive e-Privacy

Back Sei qui: Home NEWS News Fimmg Farmaci

FARMACI

REAZIONI AVVERSE: l'indagine, dai farmacisti poche segnalazioni

6462f1d3ce571673413ec4545f307474 249637 thumb250 250Roma, "Troppo poche" le segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci segnalate dai farmacisti. Solo il 16% su quasi 25 mila censite nel triennio 2014-2016 da Asgenia - società di servizi per la farmacovigilanza di Assogenerici - mentre il 75% (per un totale di 18.211) è risultato provenire da medici e un 7% da altri operatori sanitari (1.664 segnalazioni). A tracciare il bilancio è Enrico Magni, esperto in ricerca clinica, direttore della società GK Pharma Consultants e consulente scientifico Assogenerici e Asgenia, al convegno sul ruolo del farmacista territoriale nella farmacovigilanza, organizzato oggi a Milano all'interno della IV edizione di 'FarmacistaPiù'. Le segnalazioni di serie reazioni avverse sono state 1.804, contro 2.063 classificabili di minore rilievo. Delle prime, ben l'82,15% (1.482) è arrivato dai farmacisti della Regione Lombardia, in cima
alla classifica. ''Disponiamo di una rete di farmacovigilanza complessa ed efficiente nell'ambito della quale, però è necessario segnalare di più e segnalare meglio", ha proseguito Magni, riassumendo le principali criticità rilevate dall'analisi delle schede di segnalazione. "Gli errori più frequenti - ha spiegato - riguardano l'anagrafica del paziente o l'individuazione della tipologia di reazione avversa. Ma spesso si registra anche l'inserimento in rete di segnalazioni che riguardano reazioni avverse avvenute anche diversi anni prima".

EPATITE C: Lorenzin, sul taglio dei prezzi degli anti-epatite c nessuno strumento e' escluso

Sofosbuvir 1"L'Aifa sta definendo in queste settimane le procedure di rinegoziazione del prezzo di rimborso con le aziende produttrici dei farmaci antivirali, contrattazioni che in alcuni casi sono già state concluse. E comunque in questa vicenda nessuno strumento a disposizione del Paese è fuori dal nostro orientamento". Parole dure del Ministro Lorenzin durante il Question time alla Camera sulla querelle tre il ministero della Salute e le case produttrici del sofosbuvir il nuovo farmaco anti-epatite C
"Per arrivare a una completa eradicazione della malattia come previsto dal Piano dell'Aifa, è necessario che il prezzo di rimborso di questi farmaci, posto a carico della finanza pubblica, sia un prezzo 'etico', ovvero un prezzo che, pur traducendosi nella giusta remunerazione per le aziende farmaceutiche produttrici, sia sostenibile finanziariamente da un Paese che come l'Italia ha oltre 1 milione di soggetti affetti da questa malattia".
"L'Aifa da aprile attiverà i nuovi registri di monitoraggio per i farmaci anti-epatite C, sulla base dei nuovi e ben più ampi criteri di accesso previsti dal nuovo Piano di eradicazione dell'infezione da Hcv la cui attuazione consentirà di trattare efficacemente, ogni anno, circa 80 mila pazienti affetti da epatite C e che, anche grazie all'incremento del numero dei Centri abilitati alla somministrazione dei nuovi medicinali antivirali (che passeranno dagli attuali 226 a 273), contribuirà alla progressiva riduzione dell'incidenza dell'infezione, con l'obiettivo di giungere, in pochi anni, ad una completa eradicazione della malattia".
Le parole del Ministro lasciano trasparire la possibilità' che che l'Italia si avvalga dell'articolo 30 dell'accordo Trips della Wto sui diritti di proprietà intellettuale ovvero la «licenza obbligatoria» che è una è una possibilità prevista. Tale meccanismo prevede che se un governo - dopo aver tentato negoziati con una casa farmaceutica titolare di un brevetto su un farmaco - non riesce a ottenere un accordo per garantire la cura ai propri pazienti, può emanare la clausola di "governament use" della molecola e di farla produrre da un'azienda farmaceutica nazionale per il periodo necessario a fare fronte alla necessità del proprio paese.

FARMACI DA BANCO: Ministero della Salute “no a pubblicità sui social media”

farmaci-online thumb other250 250(About Pharma)   Accesso negato per i farmaci da banco (otc) e senza obbligo di prescrizione (sop) sui social network. A eccezione di Youtube, con qualche limitazione, e Facebook, ma solo nella colonna del "muro". Saranno invece permessi sms, link e banner. È la decisione finale arrivata dal ministero della Salute che ha aggiornato le linee guida sulla pubblicità sanitaria, fatta con i nuovi mezzi di comunicazione via internet, dei farmaci da automedicazione, chiarendo limiti e possibilità. No dunque ai social network perché il loro utilizzo, che consente agli utenti di manifestare le proprie opinioni, compromette le caratteristiche che deve avere il messaggio pubblicitario autorizzato dal ministero e cioè essere statico, quindi non modificabile. Divieto assoluto poi sui social dove non è possibile prendere visione delle altre informazioni che potrebbero essere diffuse nelle stesse pagine del messaggio autorizzato, come Twitter e Instagram.

Su Facebook è possibile pubblicare un'inserzione pubblicitaria (con foto e breve testo di accompagnamento), ma solo sulla colonna di destra – il cosiddetto "muro" –, dove già da tempo vengono pubblicate inserzioni del genere. È consentito invece l'uso di Youtube per la diffusione di messaggi pubblicitari, previa autorizzazione da parte del ministero della Salute e disattivando le funzionalità di interattività (mi piace, condividi, commenta). Sì condizionato alla pubblicità via sms e mms (purché le campagne siano autorizzate e il consumatore possa cancellarsi dalla mailing list), e a quella con link e banner. In quest'ultimo caso, al momento del clic, deve comparire una dicitura che specifichi: "State abbandonando il sito dell'azienda contente materiale promozionale autorizzato ai sensi della vigente normativa in materia di pubblicità sanitaria".

Le linee guida distinguono inoltre tra i siti web istituzionali che l'azienda utilizza per promuovere la propria immagine, siti aziendali di proprietà, siti di prodotto e siti non di proprietà. Nel primo caso è consentito pubblicare l'elenco dei sop e otc commercializzati dall'azienda senza alcuna richiesta di autorizzazione, con eventuale link per ciascuno al solo foglietto illustrativo ed eventualmente a un'immagine della confezione. Per le altre tipologie, invece, l'azienda deve presentare al ministero la richiesta di permesso alla comunicazione pubblicitaria. Le linee guida dedicano infine una parte alla comunicazione rivolta agli operatori sanitari. In questo caso l'avvertenza è che l'accesso rimanga riservato ai professionisti, con aree criptate cui si entra tramite password, anche quando l'informazione è diffusa via internet.

EPATITE C: Ricciardi (ISS) le aziende guadagnino ma aiutino a cure

Sofosbuvir 1Roma, (AdnKronos Salute) - Il piano di eradicazione dell'epatite C dell'Agenzia italiana del farmaco "è un approccio di una straordinaria etica della responsabilità. In un Servizio sanitario nazionale pubblico, finanziato attraverso le tasse, queste prestazioni importantissime vanno date a tutti". Lo ha detto il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, a margine di un incontro dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane al Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma. "C'è il problema della sostenibilità economica", ha aggiunto Ricciardi, ma "la fortuna è che non abbiamo più un solo farmaco, bensì due, tre alternative terapeutiche. Questo genera competizione, ma la competizione tra le aziende è generata anche da un punto di vista etico, cioè un'azienda che ha il monopolio molto spesso può essere portata ad avere degli atteggiamenti di tipo esclusivamente commerciale. Questo è un approccio datato". "Vogliamo darlo questo farmaco e vogliamo che l'impresa ritorni dai suoi investimenti - ha precisato il presidente dell'Iss - Ma una volta che ha fatto ritorno sugli investimenti e adeguati profitti, deve
capire che ci deve aiutare a curare le persone. Credo che la spinta data da Melazzini sia importante. Naturalmente va costruita in maniera tale che non si generi un contenzioso giudiziario che può essere pericoloso", ha concluso Ricciardi.

FARMACI: AMIT, il 50% degli antibiotici usato in modo errato, serve un piano ad hoc

antibiotici thumb250 250Roma, (AdnKronos Salute) - Antibiotici come caramelle. L'Italia risulta tra i maggiori consumatori di questi medicinali, superata solo da Belgio, Francia, Cipro, Romania e Grecia. Se n'è parlato a Milano in occasione dell'apertura del 6° Congresso internazionale Amit, Argomenti di malattie infettive e tropicali. Secondo gli ultimi dati, l'80% circa degli antibiotici si consuma nella medicina generale, e le fasce di età dove il consumo è maggiore sono dalla nascita a 5 anni e da 65 anni in poi. Ma nel 50% dei casi gli antibiotici vengono somministrati in maniera inappropriata. E proprio per contrastare la crescita dei batteri resistenti, hanno sottolineato gli esperti, sarà approvato entro la fine della primavera un Piano di controllo sulla gestione degli antibiotici. Un Piano annunciato nelle scorse settimane dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che aveva sottolineato di aver "lavorato con la Direzione generale per la Prevenzione per realizzare il primo Piano contro i batteri multiresistenti". Un progetto su diversi fronti, che affronta anche il nodo della sicurezza delle strutture ospedaliere. Durante l'appuntamento Amit nel capoluogo lombardo erano presenti i principali responsabili di questo progetto, che sarà distribuito e inviato per discussione e approvazione alla Conferenza Stato-Regioni. Per Marco Tinelli, presidente del congresso e direttore dell'Unità operativa complessa di Malattie infettive e tropicali dell'Azienda ospedaliera di Lodi, nonché segretario nazionale della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), è importante che nel piano si tenga conto di quanto evidenziato in materia dalla Simit.

FARMACI: Con le gare Regionali si ottengono risparmi del 40%

farmaci 6 66471 thumb250 250Doctor 33- Implementare il volume dei farmaci soggetti alle negoziazioni tramite gara pubblica, può portare al sistema sanitario un risparmio valutabile intorno al 40-45%. Per questo, la posizione delle Regioni è di spostare una parte dei farmaci dal regime della distribuzione convenzionata alla distribuzione per conto secondo il principio che «per ogni miliardo di euro in valore di farmaci che si spostano dalla convenzionata alla Dpc, attraverso le gare, si risparmiano 400 milioni». A lanciare il sasso Loredano Giorni, responsabile del Servizio farmaceutico della Regione Piemonte, all'indomani del tavolo del Mise dedicato alla distribuzione per conto che si è tenuto ieri all'Aifa. «La posizione delle Regioni» spiega Giorni «è di cercare di raggiungere un accordo quadro con la filiera per trasferire parte della convenzionata alla Dpc, con un risparmio che è valutabile, in base delle quantità mosse, sul valore dei farmaci spostati del 40-45%». Di contro, «se ci sarà un accordo per allargare la Dpc, nulla osta a rivedere in senso critico la distribuzione diretta e, in alcuni casi, dove le condizioni sono cambiate di allargarlo alla Dpc. Ma questo deve partire da una condivisione dell'obiettivo di trasferire farmaci dalla convenzionata alla Dpc e soprattutto deve essere a saldi invariati per le Regioni». Altrimenti «ogni regione va avanti per la propria strada e si attiva per fare la Dpc a livello regionale. Ma questo va contro l'intento che ci siamo posti di uniformare, nei limiti del possibile, la situazione a livello nazionale». Per quanto riguarda il volume di farmaci per i quali è auspicabile un passaggio dalla convenzionata alla Dpc, «è tema che va discusso, approfondito, verificato. Secondo noi si dovrebbe parlare di quantità significative. Ma chiaramente va visto se ci sono le condizioni». Il principio alla base della proposta delle regioni è di «introdurre nel mercato farmaceutico un meccanismo concorrenziale attraverso la gara pubblica, per cui, se per lo stesso farmaco ci sono più possibilità, è chiaro che mi rivolgo all'azienda che me lo offre al prezzo più basso». D'altra parte, «abbiamo dieci miliardi di euro della farmaceutica convenzionata che compriamo a listino» secondo prezzi negoziati dall'Aifa «e non attraverso le gare: se di questi riuscissimo a trasferire alla Dpc - e quindi al sistema delle gare - 3-4 miliardi, ci sarebbe un miliardo e mezzo di risparmio per il servizio sanitario. Non poco». Rispetto all'obiezione portata al tavolo da Farmindustria, dell'esistenza già con l'Aifa di un livello di contrattazione dei prezzi, «allora ricontrattiamo tutti i farmaci sulla base dei prezzi reali di acquisto delle regioni. L'industria vuole negoziare solo con Aifa? Bene, lo faccia però ai prezzi di mercato». D'altra parte la situazione è che «ho un farmaco che oggi ha un prezzo ex-factory di 250 euro e un prezzo al pubblico di 350. Come regione lo compro a tre-quattro euro. Come faccio a rinunciare a questo e spiegarlo al contribuente?»