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FARMACI

ISS: Fact Checking Vaccini un documento in 10 punti contro le fake news

vaccini45L'Istituto Superiore della Sanità ha pubblicato un vademecum con il quale si affrontano quelle che nel documento vengono dette "FakeNews" sui vaccini.
Si tratta di un documento in 10 punti, un decalogo, che, come si legge nel testo, "fa chiarezza sui falsi miti riportati alla ribalta dalla discussione Parlamentare" relativamente al decreto vaccini.

È falso che:

• I vaccini possono indebolire il sistema immunitario e portare alla comparsa di malattie autoimmuni. La nostra capacità di rispondere agli antigeni si sviluppa prima ancora della nascita e il sistema immunitario di un neonato è perfettamente capace di rispondere ogni giorno a migliaia di antigeni, molti di più di quelli contenuti nei vaccini.

• I vaccini contengono sostanze tossiche e pericolose come mercurio, formaldeide, alluminio. Nessuno dei vaccini commercializzati in Europa contiene da diversi anni derivati del mercurio, di cui peraltro non è mai stata dimostrata la pericolosità nelle quantità e nelle forme contenute nei vaccini. Le quantità di formaldeide, alluminio e altre sostanze sono minime e tali da non causare alcun danno alla salute.

• I vaccini, in particolare quello contro Morbillo, Parotite e Rosolia (MPR), causano l'autismo. Dai numerosi studi effettuati non emerge alcuna correlazione tra il vaccino MPR e l'autismo. Lo studio che riportava il legame è stato dimostrato fraudolento e l'autore è stato radiato dall'albo dei medici del Regno Unito.

• A causa del decreto sull'obbligo aumentano i vaccini somministrati ai bimbi nel primo anno di vita. Il decreto non modifica il calendario vaccinale, le immunizzazioni e la scansione temporale restano le stesse. I genitori che negli anni passati hanno fatto fare ai figli sia quelle obbligatorie che le raccomandate al momento del loro ingresso a scuola li avevano protetti dalle 10 malattie previste dalla legge in discussione, e in alcune Regioni anche da altre, ad esempio lo pneumococco.

• Esistono degli esami che possono predire eventuali effetti collaterali dei vaccini. Non esiste nessun test in grado di predire gli effetti collaterali dei vaccini.

È vero che:

• L'attuale riduzione delle coperture vaccinali ha provocato la recrudescenza di alcune malattie come il morbillo, e potrebbe portare al ritorno di patologie ormai assenti dal nostro paese, come la polio o la difterite, ma non ancora debellate dal resto del mondo.

• Il morbillo può essere causa di gravi complicanze e danneggiare temporaneamente le difese immunitarie. Tutto ciò può essere prevenuto dal vaccino.

• La sicurezza dei vaccini è documentata da milioni di dosi somministrate, dalla costante attività di sorveglianza dei possibili eventi avversi e dagli studi di sicurezza che vengono effettuati sia prima dell'autorizzazione che dopo l'immissione in commercio di ogni vaccino. Gli effetti collaterali gravi da vaccino hanno una frequenza estremamente più bassa di quelli delle malattie da cui proteggono.

• L'Italia è uno dei 14 Paesi dove il morbillo è ancora endemico ed è nella "top ten" dei paesi che hanno segnalato più casi a livello mondiale da Novembre 2016 ad Aprile 2017. Dall'inizio del 2017 sono stati notificati oltre 3.500 casi, molte complicanze gravi inclusi casi di polmonite, 2 casi di encefalite e 2 decessi. Il 40% circa dei casi è stato ricoverato in ospedale, a conferma della gravità della malattia. Il 35% circa dei casi ha riportato almeno una complicanza.

• La malattia impegna il sistema immunitario molto di più della corrispondente vaccinazione. Inoltre nella composizione dei vaccini attuali gli antigeni presenti sono molti meno rispetto a quelli che venivano somministrati trenta anni fa.

AIFA: Scadenza brevettuale del Lyrica si differenzia la sostituibilità

farmaci 6 66471 thumb large300 300Dal 16 luglio, il farmacista che dispensera' la specialità Lyrica dietro ricetta Ssn con nota 4 («dolore neuropatico periferico e centrale»), potrà proporre al paziente la sostituzione soltanto con equivalenti dalla medesima indicazione, oppure chiedere il pagamento della differenza tra prezzo al pubblico del branded e quota di rimborso. Al contrario, nel caso in cui la specialità fosse accompagnata da ricetta Ssn priva della nota 4 (quindi indicazione epilessia), il farmacista continuerà a proporre la sostituzione con tutti gli equivalenti a base di pregabalin riportati nelle Liste di trasparenza Aifa.
In vista della scadenza brevettuale, infine, Pfizer ha diramato una comunicazione nella quale informa che da domenica scatteranno riduzioni di prezzo sulla specialità medicinale Lyrica differenziate in base alla confezione: 150 mg 14 cps 10,31 euro (dal 16 luglio); 150 mg 56 cps 32,19 euro; 25 mg 14 cps 4,47 euro; 300 mg 56 cps 46,79 euro; 75 mg 14 cps 7,39 euro; 75 mg 56 cps 22,56

EPATITE A: fondamentale la vaccinazione degli Msm, ma serve anche più informazione

epatitec thumb other250 250Il Sistema Epidemiologico Integrato dell'Epatite Virale Acuta (SEIEVA) a partire dall'Agosto 2016 ha rilevato un forte incremento di casi di Epatite A, che ad Aprile aveva raggiunto i 1.400 casi segnalati. vedi
Nello stesso periodo dell'anno precedente i casi erano stati intorno ai 140, quindi un aumento di dieci volte. L'85% è costituito da uomini e il 67% di loro ha dichiarato di essere Msm (men who have sex with men).
L'aumento dei casi riguarda anche l'Europa, in dodici paesi diversi dall'Italia (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Gran Bretagna), come riporta già da dicembre 2016, con un aggiornamento a febbraio 2017 e l'ultimo il 28 Giugno 2017, il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) sul suo sito. https://ecdc.europa.eu/en/hepatitis-a

Visto il concentrarsi dell'epidemia in uno specifico gruppo di popolazione, anche se non esclusivo e non riguardante solo gli uomini, l' Ecdc consiglia i vari stati di promuovere la vaccinazione contro l'Epatite A soprattutto tra gli Msm. La migliore strategia è quella di offrire universalmente la vaccinazione. vedi
Il SEIEVA ha calcolato il fabbisogno di vaccini per il nostro paese e regione per regione, riferito alla popolazione maschile residente in Italia, tra i 18 e i 45 anni, basandosi su dati Istat del primo gennaio 2016. La scelta di questa fascia di età è dettata dall'età dei casi segnalati in questo periodo epidemico, che si attesta appunto tra i 18 e i 45 anni, e dal fatto che oltre questa età probabilmente il contatto con il virus è già avvenuto.

I maschi omosessuali interessati sarebbero in totale circa 190.000. Per avere una copertura pari al 90% occorrerebbe somministrare poco più di 170.000 dosi. ( le fonti possono essere lette sull'aggiornamento del gruppo di lavoro dell'ISS del 16 Giugno 2017 vedi ).

Ancora l'Ecdc consiglia, qualora alcuni Stati non siano in grado di offrire la vaccinazione universale a tutti i soggetti a rischio per l'attività sessuale, di scegliere, all'interno degli Msm, quelli maggiormente esposti e quindi:

quelli che risiedono in aree in cui ci sono focolai continui;
quelli che viaggiano in Stati dove vengono segnalati focolai di Epatite A tra Msm;
soggetti a rischio di esiti gravi se infettati dal virus, ad esempio quelli con malattie epatiche croniche, epatite B e / o epatite C e coloro che fanno uso di droghe per via venosa;
quelli che partecipano ai festival di Pride nell'estate prossima, in cui potrebbe essere elevata la probabilità di contatto con gli individui infetti da HAV. L'Ecdc sostiene che sarebbe possibile considerare la fornitura di vaccinazioni nelle sedi del festival di Pride. (Tale strategia sembrerebbe, a chi scrive, tardiva, dato l'intervallo di efficacia dei vaccini anti epatite A, che è di 14-21 giorni per fornire una copertura sufficiente).

La preoccupazione per il World Pride di Madrid (vedi) ormai in corso, come rischio di amplificazione dell'epidemia è ribadita dall'ISS nell'aggiornamento sopra citato dell'inizio di giugno. Ma ormai ogni intervento organizzato sembrerebbe in ritardo.

L'ARCIGAY e Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS) hanno chiesto chiarimenti sulla situazione epidemica e sulla disponibilità dei vaccini contro l'Epatite A a livello continentale, perché sembrano essere carenti. vedi

Le due associazioni, su pressione degli iscritti, si sono prodigate per informare sulla malattia e l'epidemia, raggiungendo circa 100.000 Msm. Sforzo rilevante che però ha di fatto coinvolto concretamente, cosa normale per le attività social, solo 9.000 persone che si sono soffermate a leggere i testi informativi sul sito dell'ARCIGAY. http://www.arcigay.it/articoli/epatite-a/

Il consiglio è di vaccinarsi, infatti nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (vedi) è prevista la vaccinazione per i soggetti a rischio e tra questi gli Msm (pag 73 – 74). La diversa organizzazione sanitaria regionale e le scorte di vaccino possono destare localmente dei problemi, come sostiene ancora l'ARCIGAY, che chiede una presa di coscienza urgente delle istituzioni.

Certamente oltre alla vaccinazione, che rimane il primo strumento di prevenzione in questo come in altri campi di malattie epidemiche, è necessario che le fonti di informazione si moltiplichino e siano preparate sull'argomento senza falsi pudori.

Le via di diffusione dell'Epatite A è oro-fecale, di conseguenza è opportuno che, quando interpellati, gli operatori sanitari, non si soffermino solamente sulla pericolosità dei cibi crudi contaminati, delle acque inquinate e sulle difficoltà dei viaggiatori in zone dove la malattia è endemica, ma discutano con i cittadini anche della possibilità di infettarsi durante rapporti sessuali oro-anali e quindi sulla necessità di scegliere consapevolmente delle pratiche preventive (igiene accurata, uso di dental dam) vedi

Una maggiore diffusione di informazioni, anche sui siti istituzionali, che a volte risultano macchinosi, confusi e incompleti (vedi) potrebbe contribuire a ridurre il rischio di epidemie e a far comprendere che il problema non è limitato agli Msm. Infatti, tutti coloro che praticano sesso anale, comprese donne omosessuali e eterosessuali maschi e femmine, sono potenzialmente a rischio, e quindi di diritto vaccinabili, come fa riflettere il dato segnalato nel già citato aggiornamento del SEIEVA, che riferisce che "Nonostante l'epidemia si configuri come un focolaio in una popolazione ben definita, negli ultimi 2 mesi i dati mostrano un incremento del numero dei casi anche tra le donne: in marzo 2017 sono stati notificati 47 casi di Epatite A rispetto ai 7 casi notificati l'anno precedente (marzo 2016)."

A cura di Mario Nejrotti - Direttore comunicazione Omceo Torino

VITAMINA D:Pericolosi dosaggi eccessivi per dosi superiori a quelle consigliate

vitd(Farmacia 33) Sono in aumento le persone che, attraverso supplementi ad alte dosi, assumono quantità di vitamina D superiori a quelle raccomandate, raggiungendo in alcuni casi anche livelli pericolosi per la salute. Lo afferma in una lettera di ricerca pubblicata su Jama Pamela Lutsey, della University of Minnesota a Minneapolis, che assieme ai colleghi ha valutato le tendenze nell'assunzione giornaliera di supplementi a base di vitamina D pari o superiori a 1.000 IU e pari o superiori a 4.000 IU nel periodo compreso tra il 1999 e il 2014. «A partire dal 2000 abbiamo assistito a un aumento degli studi focalizzati sui possibili benefici della vitamina D» esordisce la ricercatrice che poi aggiunge: «Un report dell'Institute of Medicine datato 2011 ha però sottolineato che, pur essendo noto il legame tra vitamina D e salute delle ossa, i dati disponibili non erano sufficienti per definire con certezza i possibili benefici extra-scheletrici di questa sostanza».
Lo stesso report ha mostrato inoltre che, per livelli di assunzione maggiori del limite tollerabile superiore (4.000 IU/die), la vitamina D può creare danni quali la calcificazione vascolare o dei tessuti molli. «La dose giornaliera raccomandata è di 600 IU/die prima dei 70 anni e di 800 IU/die dopo i 70» spiegano gli autori che per le loro analisi hanno utilizzato i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES). L'analisi ha coinvolto oltre 39.000 partecipanti e ha dimostrato che la prevalenza di persone che assumevano giornalmente 1.000 o più IU di vitamina D è passata dalo 0,3% del 1999-2000 al 18,2% del 2013-2014. «In netto aumento anche la prevalenza del consumo di vitamina D in dosi pari o superiori a 4.000 IU/die: dallo 0,1% del periodo precedente al 2005-2006 al 3,2% del periodo 2013-2014» dice Lutsey, ricordando che il consumo di dosi tanto elevate è diffuso soprattutto nelle donne, negli individui bianchi non-ispanici e negli ultrasettantenni. «Conoscere le tendenze nel consumo di vitamina D può avere conseguenze importanti in termini clinici e di salute pubblica» conclude.

Jama 2017. doi: 10.1001/jama.2017.4392
http://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/10.1001/jama.2017.4392

ADERENZA TERAPEUTICA: App israeliana aiuta a monitorare l'assunzione di farmaci

applicazioniApp israeliana aiuta a monitorare l'assunzione di farmaci. PharmPool è una startup israeliana che ha sviluppato mHealth, un'applicazione mobile che aiuta i pazienti sottoposti a terapie farmacologiche ad essere più sicuri sulle cure e a comprendere meglio l'efficacia dei farmaci che stanno assumendo.
Il team di PharmPool è partito da una necessità: secondo la Food And Drug Administration, le reazioni avverse ai farmaci sono la quarta causa di morte principale negli Stati Uniti. Ogni anno, causano 100.000 morti e 2 milioni di casi gravi aumentando la spesa economica. Le ricerche mostrano che circa il 50% -70% delle reazioni avverse possono essere prevenibili, se si è a conoscenza del rischio.
PharmPool ha sviluppato una applicazione semplice da usare e con un design accattivante, che consente ai pazienti di ricevere il trattamento farmacologico più sicuro. L'applicazione utilizza un algoritmo proprietario intelligente e unico, che capisce se una particolare terapia farmacologica sia adatta o meno al quadro clinico di uno specifico paziente.
MHealth invia anche ai pazienti un promemoria delle somministrazioni, istruzioni e alcune opzioni di gestione del farmaco.
L'azienda offre spunti di farmacovigilanza analizzando i dati inseriti dagli utenti. Infatti quest'ultimi, generano informazioni statistiche anonime relative alle abitudini di assunzione dei farmaci e ad una eventuale assunzione di più terapie. In questo modo la correlazione tra le condizioni di salute e l'assunzione di farmaci viene aggregata e analizzata dal team di PharmPool al fine di aiutare le case farmaceutiche a comprendere meglio l'impatto dei farmaci sui pazienti, ottimizzando così le terapie farmacologiche

RU486: Da luglio stop da parte dell'Ssn Nordic Pharma potrebbe sospendere la distribuzione del farmaco

ru486DottNet Un'altra tegola sta per abbattersi sull'interruzione di gravidanza: da luglio, infatti, il servizio sanitario nazionale (Ssn) potrebbe non erogare più il Mifegyne. Ovvero l'antiormonale, meglio noto come RU-486, che interrompe l'annidamento dell'embrione nell'utero provocando quello che viene definito l'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) farmacologica.
Il motivo sta nella scelta della Nordic Pharma, concessionario in Italia del principio attivo, di sospendere per motivi commerciali la distribuzione del farmaco in compresse da 200 mg (prezzo ex factory 1 compressa 20 euro).
In realtà l'Aifa, già due anni fa (Determina 19 giugno 2015 n. 1241), scrive il Sole24ore, ha autorizzato l'immissione in commercio dello stesso medicinale nella forma di compresse da 600 mg, inserendolo però nella classe denominata C(nn) ovvero non ancora negoziata e dunque in attesa della valutazione che ne permetta la rimborsabilità da parte del Ssn.
La questione potrebbe avere anche risvolti politici dal momento che nei mesi scorsi la giunta della regione Lazio ha approvato una determinazione (la n. G03244 del 16 marzo 2017) con la quale dovrebbe avviarsi un progetto sperimentale per eseguire l'Ivg farmacologica – dunque tramite RU-486 - in regime ambulatoriale anche all'interno dei consultori.
Il provvedimento del presidente Zingaretti non è certo passato inosservato in quanto considerato in contrapposizione con la normativa sulla tutela sociale della maternità e l'Ivg (Legge 22 maggio 1978 n. 194). In proposito è utile riportare lo stralcio della risposta del ministro Lorenzin ad una recente interrogazione sul tema dell'Ivg farmacologica nei consultori regionali presentata dalla parlamentare Eugenia Roccella: «le condizioni per effettuare l'aborto farmacologico in coerenza con la legge 194 sono innanzitutto quelle indicate dalla legge stessa, che ha previsto che esso debba avvenire presso gli ospedali, le case di cura autorizzate dalla Regione e presso i poliambulatori pubblici, adeguatamente attrezzati e funzionalmente collegati agli ospedali, parimenti autorizzati dalla Regione. La legge 194 non sembra prevedere, quindi, che i consultori possano essere considerati fra le sedi in cui effettuare interventi di interruzione volontaria di gravidanza».
In definitiva, come nel 2009, quando intervenne direttamente il ministro della Salute di allora - Maurizio Sacconi - con una lettera inviata ai vertici Aifa per fissare i dettagli di somministrazione della RU-486 e garantire il rispetto della Legge 194/78, potrebbe rendersi necessario un intervento ministeriale per l'utilizzo di un farmaco che nel 2015 in Italia ha visto coinvolte oltre 13.000 donne.