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LISTE ATTESA, TICKET, BUROCRAZIA: Scontento un italiano su tre rapporto Cittadinanzattiva sull' accesso al servizio pubblico

fileasl33 thumb250 250(DIRE) Roma, 12 dic. - Poco meno di un terzo dei cittadini italiani lamenta difficolta', ritardi, eccesso di burocrazia e costi nell'accedere al servizio sanitario pubblico. Le principali problematiche sono quelle delle liste d'attesa e dei ticket ed esenzioni, le prime con un dato stabile al 54,1% e le seconde con un aumento dal 30,5% del 2015 al 37,5% del 2016. E' quanto emerge dal XX Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, dal titolo 'Sanita' pubblica: prima scelta, ma a caro prezzo', presentato oggi a Roma e realizzato con il sostegno non condizionato di IPASVI, FNMOCeO e FOFI. Per quanto riguarda le liste d'attesa, i cittadini segnalano soprattutto tempi lunghi per accedere alle visite specialistiche, in misura di un valore che passa dal 34,3% del 2015 al 40,3% del 2016. Seguono, con il 28,1% delle segnalazioni (era il 35,3% nel 2015), i lunghi tempi per gli interventi chirurgici; al terzo posto le liste di attesa per gli esami diagnostici (dal 25,5% 2015 al 26,4% del 2016). Inoltre, il 37,4% denuncia i costi elevati e gli aumenti relativi ai ticket per la diagnostica e la specialistica, mentre il 31% esprime disagio rispetto ai casi di mancata esenzione dal ticket (in aumento, rispetto al 24,5% del 2015) Oltre che per i ticket, i cittadini denunciano come insostenibili i costi per farmaci, intramoenia, RSA e protesi ed ausili. In aumento anche le difficolta' relative all'assistenza territoriale (dall'11,5% del 2015 al 13,9% del 2016): in particolare, quasi un cittadino su tre (30,5%) segnala problemi con l'assistenza primaria di base, soprattutto per rifiuto prescrizioni da parte del medico (anche per effetto del decreto appropriatezza) e per l'inadeguatezza degli orari dello studio del medico di base. In seconda battuta, il 16,6% ha difficolta' all'interno delle strutture residenziali come RSA e lungodegenze, a causa dei costi eccessivi della degenza (per quasi due su cinque), della scarsa assistenza medico-infermieristica (meno di uno su tre) e delle lunghe liste di attesa per l'accesso alle strutture (uno su cinque). Il 15%, continua il rapporto di Cittadinanzattiva, ha problemi con la riabilitazione, in particolare in regime di degenza (45,4%): in due casi su cinque e' valutato di scarsa qualita' e in quasi un caso su quattro risulta assente per la carenza di strutture o posti letto. Poco meno del 30% incontra problemi con la riabilitazione a domicilio, che non si riesce ad attivare o che viene sospesa all'improvviso. Inoltre, il 14,3% segnala criticita' nell'assistenza domiciliare: in un caso su tre non sanno bene come attivare il servizio, a causa della carenza di informazioni o delle difficolta' burocratiche, o addirittura l'assistenza domiciliare e' del tutto assente nella loro zona di residenza. Crescono anche i problemi per l'assistenza protesica ed integrativa (dal 7,8 al 12,4%) sia per i tempi di attesa che per l'insufficienza delle forniture che li costringono a sostenere costi privati ulteriori.

CENSIS: 15 milioni di italiani consultano il dr. Web, 8,8 milioni vittime di fake news

fake news copyRif Day Roma, 14 dicembre – Sono dati di grande interesse, quelli che emergono dalla ricerca del Censis Il valore socio-economico dell'automedicazione, realizzata in collaborazione con Assosalute, l'Associazione nazionale farmaci di automedicazione che aderisce a Federchimica, presentata ieri a Roma. A partire dal primo: 49 milioni di italiani soffrono di piccoli disturbi (dal mal di testa al raffreddore), 17 milioni dei quali con grande frequenza. Si tratta di un enorme fabbisogno sanitario che, senza il ricorso ai farmaci da banco, finirebbe per scaricarsi sul Servizio sanitario nazionale, gravando sul bilancio pubblico.
Ma mettiamo ordine nella mole dei dati della ricerca, presentata da Francesco Maietta, responsabile dell'Area Politiche sociali del Censis, e discussa da Maurizio Chirieleison, presidente di Assosalute, Stefano Vella, presidente dell'Aifa, Marco Cossolo, presidente di Federfarma, Paolo Misericordia, responsabile nazionale del Centro studi della Fimmg, Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, Francesco Brancati, presidente di Unamsi e Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis: sono 15 milioni gli italiani che, in caso di piccoli disturbi (dal mal di testa al raffreddore), cercano informazioni sul web. E fin qui nessuna sorpresa, alla luce del crescente successo che il "dr. Web" ha registrato negli ultimi anni. Colpisce, però, il dato che quantifica le vittime di fake news nel corso dell'anno, pari a 8,8 milioni. In particolare, sono 3,5 milioni i genitori che si sono imbattuti in indicazioni mediche sbagliate.
Si tratta di dati allarmanti per la salute: se il medico di medicina generale (53,5%) e il farmacista (32,2%) restano le principali fonti di informazione, decolla il ricorso ai diversi canali web (28,4%). Il 17% degli italiani consulta siti web generici sulla salute, il 6% i siti istituzionali, il 2,4% i social network. In particolare, tra i millennials sale al 36,9% la quota di chi usa autonomamente il web per trovare informazioni su come curare i piccoli disturbi.
Il pericolo è fortemente percepito dagli italiani: il 69% vorrebbe trovare sui siti web e sui social network informazioni certificate sulle piccole patologie e sui farmaci per curarle da assumere senza obbligo della ricetta medica. Emerge, dunque, una domanda di comunicazione corretta e di educazione alle scelte di salute, evidentemente percepiti come elementi fondamentali per un pieno riconoscimento dei benefici individuali e collettivi dei medicinali di automedicazione.
Complessivamente, come già anticipato, sono 49 milioni gli italiani che soffrono di piccoli disturbi che ne compromettono la piena funzionalità quotidiana nelle relazioni sociali e sul lavoro. Di questi, 17 milioni soffrono con grande frequenza di piccoli disturbi che incidono pesantemente sulla loro vita. Quelli più diffusi sono il mal di schiena (40,2%), raffreddore, tosse, mal di gola e problemi respiratori (36,5%), il mal di testa (25,9%), mal di stomaco, gastrite, problemi digestivi (15,7%), l'influenza (13,9%), i problemi intestinali (13,2%).
Rispetto a dieci anni fa, sono aumentate le persone alle prese con il mal di schiena e i dolori muscolari (dal 32,4% al 40,2% degli italiani), raffreddore, tosse, mal di gola (dal 34,7% al 36,5%), mal di stomaco e gastrite (dal 12,4% al 15,7%), problemi intestinali (dal 5,1% al 13,2%) e congiuntiviti (dall'1,5% al 3%). Numeri che descrivono un enorme fabbisogno sanitario che, senza il ricorso ai farmaci da banco, finirebbe per scaricarsi su un Servizio sanitario nazionale, mettendone ancora più a rischio la già problematica sostenibilità.
Tre quarti degli italiani (il 73,4% degli italiani) sono convinti che in caso di piccoli disturbi ci si possa curare da soli. La percentuale è aumentata nel tempo, visto che nel 2007 era pari al 64,1%. Per il 56,5% ci si può curare da sé perché ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate, per il 16,9% perché è il modo più rapido.
A curarsi da soli con farmaci da banco, senza bisogno della ricetta medica, sono 46 milioni di italiani e 15 milioni di questi lo fanno spesso. Dai dati rilevati dal Censi, emerge che il ricorso al farmaco è informato, consapevole e maturo. La prima volta che si assume un farmaco senza obbligo di ricetta per curare un piccolo disturbo, il 70,4% degli italiani chiede infatti consiglio al medico o al farmacista, l'83,1% legge sempre il foglietto illustrativo e il 68,4% afferma di comprenderlo appieno. Trascorsi alcuni giorni dall'assunzione del farmaco, se il disturbo persiste l'88,5% si rivolge al medico e il 36,2% al farmacista.
L'automedicazione con i farmaci da banco non è mai uno sregolato libero arbitrio soggettivo, si fonda sempre su indicazioni mediche. E gli italiani non usano i farmaci come semplici beni di consumo: la spesa pro-capite per farmaci senza obbligo di prescrizione in Italia è pari in media a 40,2 euro all'anno, nel Regno Unito sale a 69,6 euro, in Germania a 80,1 euro, in Francia a 83,1 euro e il valore pro-capite medio tra i grandi Paesi europei è di 65,7 euro. Gli italiani spendono per i farmaci senza obbligo di ricetta il 39% in meno della media degli altri grandi Paesi europei.
La ricerca del Censis evidenzia anche che il ricorso ai farmaci senza ricetta per i piccoli disturbi produce diversi benefici: per i malati, in primo luogo, come attestano i 17,6 milioni di italiani che, guariti dai loro "fastidi" lievi grazie a un farmaco da automedicazione almeno in un'occasione durante l'anno, hanno potuto svolgere normalmente le loro attività. Vantaggi anche per il Servizio sanitario nazionale, grazie a quei 17 milioni e più di italiani che hanno evitato di scaricare l'onere delle cure sul sistema pubblico acquistando di tasca propria i farmaci da banco. E, infine, benefici per l'economia nazionale, perché 15,4 milioni di lavoratori sono rimasti sul posto di lavoro proprio grazie all'effetto di un farmaco da automedicazione.

BIOTESTAMENTO: Ok del senato 180 sì e 71 no, è legge ecco cosa cambia

biotestVia libera dall'Aula del Senato al provvedimento sul biotestamento. I sì sono stati 180, 71 i no e 6 astenuti. Il testo diventa legge.

IL CONSENSO INFORMATO

Il testo dispone che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico, il cui atto fondante è il consenso informato. Nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari e conviventi o compagni. Il consenso informato è documentato in forma scritta. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, viene espresso mediante videoregistrazione o dispositivi che la consentano. La volontà espressa dal paziente può essere sempre modificata.
NUTRIZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE
Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Viene garantito il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento, comprese la nutrizione e idratazione artificiali, che possono quindi essere rifiutati e sospesi.
ACCANIMENTO TERAPEUTICO, SEDAZIONE PROFONDA E ABBANDONO CURE
La legge vieta ogni forma di accanimento terapeutico. Viene inoltre riconosciuto il diritto del paziente all'abbandono delle terapie ed è espressamente garantita la terapia del dolore fino alla sedazione profonda continuata. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. È sempre garantita un'appropriata terapia del dolore e l'erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.
RESPONSABILITÀ DEL MEDICO
Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciarvi e per questo è esente da ogni responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali. Viene riconosciuta al medico la possibilità di essere obiettore di coscienza. Infine, la legge sul testamento biologico deve essere applicata anche dalle cliniche e strutture sanitarie cattoliche convenzionate.
MINORI E INCAPACI
Il consenso informato è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall'amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno. Il minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e decisione e quindi deve ricevere informazioni sulle sue scelte ed essere messo in condizione di esprimere la sua volontà.
DICHIARAZIONE ANTICIPATA DI TRATTAMENTO
Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Deve essere indicata un fiduciario che rappresenti il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Le Dat possono essere redatte in forma scritta, o anche videoregistrate nel caso il paziente non sia in condizione di scrivere, e vincolano il medico che è tenuto a rispettarne il contenuto. Tuttavia, le disposizioni possono essere disattese qualora appaiano palesemente incongrue, se nel frattempo siano mutate le condizioni del paziente, o se siano sopraggiunte nuove terapie non prevedibili al momento della loro compilazione. Le Dat sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento e in caso di emergenza possono essere modificate o annullate anche a voce. È prevista la creazione di registri regionali in cui depositare le disposizioni.
PIANIFICAZIONE CONDIVISA DELLE CURE
Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale quest'ultimo è tenuto ad attenersi. La pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.
FONTE (Espresso)

SCIOPERO MEDICI: sit-in a Roma 'senza noi restano i miracoli' Protesta davanti al ministero dell'Economia

manifestazdip(ANSA) Su un manifesto campeggia la scritta "senza i medici restano solo i miracoli": per questo, un centinaio di camici bianchi, che hanno aderito oggi allo sciopero generale di categoria, si sono riuniti a Roma in un sit-in davanti al ministero dell'Economia, per chiedere di ottenere più risorse, il rinnovo del contratto e lo sblocco del turn over. E chiedono di parlare con il governo e di essere ricevuti dagli esponenti del dicastero. Altrimenti, come dice Giorgio Cavallero, vicesegretario nazionale del maggiore dei sindacati dei medici dirigenti, l'Anaao Assomed, "si pregiudica l'offerta dalla sanità italiana". "E' necessario intervenire per tagliare le liste d'attesa, per assumere i precari che mantengono in vita il sistema, per offrire opportunità di lavoro ai giovani medici che altrimenti sono costretti ad andar via dall'Italia - dice Aldo Grasselli, presidente della Federazione veterinari e medici -. Le Regioni hanno chiesto un miliardo e 300 milioni di euro in più: chi può ora decidere sono il presidente del Consiglio, il ministro dell'Economia e le forze politiche". Andrea Filippi, segretario nazionale Cgil Fp medici, sottolinea invece come "negli ultimi 20 anni non si sono ristrutturati i servizi mentre abbiamo perso 9000 medici". A organizzare la protesta diversi sindacati: Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fp-Cgil medici e dirigenti Ssn, Federazione veterinari e medici, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) Cisl-medici, Fesmed, Anpo, Ascoti, Fials medici, Uil,Fpl.

STIPENDI MEDICI: al sud meno bravi e da pagare meno. È bufera sulla sindaca leghista Susanna Ceccardi

susannacDOCTOR 33- Di Mauro Miserendino «Inaccettabili e farneticanti». Così i cinque ordini dei medici calabresi con i presidenti Vincenzo Ciconte (Catanzaro), Enrico Ciliberto (Crotone), Eugenio Corcioni (Cosenza), Antonino Maglia (Vibo Valentia) e Pasquale Veneziano (Reggio Calabria) bollano le parole di Susanna Ceccardi, sindaca leghista di Cascina, città del Pisano, la quale partecipando alla trasmissione tv Agorà in Rai ha affermato che in Calabria -regione simbolo delle difficoltà del Sud in materia- la malasanità si deve anche a medici meno preparati che è logico siano pagati meno. «Ci saremmo tutti stupiti negativamente se gli stipendi dei medici calabresi fossero stati più alti di quelli dell'Emilia Romagna. Meno male che non è così». Gli argomenti portati dalla sindaca? Primo: le strutture sono meno "complicate" che, poniamo, "in Emilia Romagna", quindi si dovrebbe lavorare con più semplicità e ci dovrebbe essere meno malasanità. Secondo: al Sud i medici bravi magari ci sono ma emigrano per essere pagati di più, e in effetti si dovrebbe premiare il merito. Parole dure in un'Italia dove il rapporto Ocse Health at a glance segnala ormai pochi medici (in media 3,8 ogni 1000 abitanti contro una media di 4 in Spagna, Germania e Nordeuropa) e malpagati dappertutto, da 50 a 65 mila euro lordi in ospedale contro un 25% in più versato dal Brennero in su. Insomma, una guerra tra poveri dove l'esponente leghista giustifica un gap ulteriore per, ad esempio, la Calabria.
I cinque presidenti d'Ordine calabresi ricordano alla sindaca gli anni di blocco delle assunzioni subiti, «che hanno ridotto al lumicino gli organici», e parlano di medici che «si trovano a combattere da soli in strutture sempre più fatiscenti, in cui gli investimenti tecnologici sono chimere. E per questo dovrebbero essere penalizzati?» Gli stessi medici, «quando si trasferiscono in realtà, meglio organizzate e gestite, si dimostrano, sempre e subito, all'altezza dei compiti che sono chiamati a svolgere». Quanto, infine, ai presunti casi di errori medici, i dati dicono che i casi in Calabria non differiscono dalla media nazionale. «Ma per i populisti, in cerca di visibilità e voti, l'errore del medico calabrese fa più notizia, perché i medici calabresi non hanno santi in paradiso e non hanno apparati economici, politici ed informativi che li tutelano, come, invece, avviene in altre realtà».
Eugenio Corcioni (Omceo Cosenza), a Roma per il consiglio Fnomceo, si dice pronto a un faccia a faccia tv. Dottor Corcioni, ma perché, dal Veneto alla Toscana, quando si parla dei disservizi sanitari al Sud definanziato si tira sempre in ballo la Calabria? «Noi siamo artefici di molti nostri problemi strutturali. Abbiamo avuto 2-3 casi di malasanità finiti nell'immaginario collettivo, contenziosi persi dalla Regione, disservizi che ci portano a tassi incredibili di migrazione sanitaria; non è bello l'ospedale di Locri - di cui difendo la sopravvivenza perché quella zona è popolosa e mal servita - ma non è bello nemmeno vedere sindaci che si incatenano a Montecitorio per sostenerlo, si trae un'immagine di noi sommaria. Tuttavia, un conto è parlare delle nostre responsabilità su nostri problemi, un altro considerare fisiologico che qui un medico debba prendere meno perché è meno bravo. Non solo non è vero, dati alla mano, ma con questo assunto si legittimano la migrazione dei migliori dei nostri medici e soprattutto la migrazione di tutti i pazienti meridionali oltre che l'esborso di quei 310 milioni annui che il Sud paga, senza fiatare, per i suoi residenti curati dagli ospedali del Nord ripianando le sanità di quelle regioni. In pratica, questa amministratrice Toscana, di una regione attenta alla solidarietà, dà per scontato e giustificabile il gap che scontiamo. Questo è offensivo».

IL VIDEO DELL'INTERVENTO A AGORA' RAI 3

FARMACI INNOVATIVI: Scotti, paradossali le critiche all' emendamento sulla prescrizione ai MMG

farmaci"Le critiche all'emendamendo sulla prescrizione di alcuni farmaci "innovativi" (a dire il vero molti di questi sono da anni prescritti anche in prima battuta per le patologie più diffuse e si fa fatica a chiamarli innovativi) da parte dei medicina generale ci lasciano perplessi e stupiti. Dire che l'emendamento a firma di Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari Sociali e sottoscritto dall'onorevole Federico Gelli vada a discapito della ricerca ci sembra paradossale". Commenta così il segretario nazionale della FIMMG Silvestro Scotti, la polemica sollevata da deputati del Movimento 5 Stelle.
"Da anni – sottolinea Scotti - la prescrizione dei farmaci innovativi è stata inibita ai medici di medicina generale sulla base di considerazioni prive di sostanza clinica e sanitaria. E' una situazione presente solo in Italia che ci crea imbarazzo e vergogna quando ci confrontiamo con i nostri colleghi di tutto il mondo. L'emendamento prevede, invece, che finalmente quest'inverno farmaci per i pazienti affetti da diabete di tipo 2 e BPCO, le broncopneumopatie croniche ostruttive, possano essere prescritti anche dai noi. Non possiamo che considerare positivamente un provvedimento che riconosce l'inutilità e l'incongruenza delle scelte regolatorie del passato ed è a favore dei pazienti che non saranno più costretti a fare la spola tra mmg e specialista".
Le difficoltà, sottolinea il segretario nazionale di FIMMG, emergono anche dal rapporto XX Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, presentato oggi a Roma. Per gli italiani troppi ostacoli rendono sempre più difficile l'accesso al Ssn. "Quasi un cittadino su tre segnala problemi sulle prescrizioni da parte del medico di famiglia per effetto del decreto appropriatezza – prosegue Scotti - Aumentano anche le segnalazioni per il mancato accesso ai medicinali per l'epatite C (44,4%), mentre il 24,2% segnala l'indisponibilità di farmaci, il 18,3% la spesa privata che per molti diventa insostenibile, soprattutto per i prodotti di fascia C, per la differenza di prezzo fra brand e generico e per l'aumento del ticket