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NEWS ITALIA

BREVETTI IN SCADENZA: ecco quali sono nel 2017 e nei prossimi anni.

farmaciEntro il 2017 saranno 16 i brevetti di farmaci scaduti, che consentiranno così ad aziende generiche di produrre farmaci equivalenti ma meno cari. La stima è di un abbassamento del prezzo del 60%. Ci sono anche farmaci noti come il Cialis, l'olmesartan e la Rosuvastatina, questi ultimi nell'occhio dei bilanci di spesa di molte Regioni.
Ecco la lista dei farmaci in scadenza nei prossimi anni
2017
ROSUVASTATINA
RUPATADINA
OLMESARTAN
DUTASTERIDE
TADALAFIL
BIMATOPROST
CASPOFUNGIN
BOSENTAN
ERTAPENEM
TRAMADOLO + PARACETAMOLO
ETORICOXIB
TIGECICLINA
PEGFILGRASTIM
ABATACEPT
OLOPATADINA
VALGANCICLOVIR
2018
EVEROLIMUS
ADALIMUMAB
EZETIMIBE
SILODOSOSINA
EFAVIRENZ/EMTRICITABINA/TENOFOVIR
APREPIPANT
SOLIFENACINA
2019
ATAZANAVIR
BORTEZOMIB
ABACAVIR/LAMIVUDINA
POSACONAZOLO
GEFITINIB
CINACALCET CLORIDRATO
TALIDOMIDE
FOSAMPRENAVIR SALE DI CALCIO
VINFLUNINA

MANOVRA ECONOMICA : Risorse sul fondo sanitario per convenzioni e contratti

finanza thumb medium250 250DOCTOR -33 -Primo via libera ieri sera in consiglio dei ministri per la manovra economica, che stanzia i fondi per gli aumenti di convenzioni e contratti. Il costo dei rinnovi si quantificherebbe in circa 600 milioni tra medici convenzionati e personale ospedaliero. Il governo vara in parallelo un decretone fiscale per spiegare a Bruxelles e agli italiani da dove prende il denaro per finanziare le nuove misure. Tutto da presentare alle Camere entro venerdì. Contratti- I 600 milioni, come ha rilanciato in una recente intervista il presidente del comitato di settore delle regioni Massimo Garavaglia, si aggiungerebbero al miliardo di aumento previsto per il Fondo sanitario 2017, peraltro già "tosato" proprio di 600 milioni che le regioni a statuto ordinario si sono dovute sobbarcare a titolo di contributo alla finanza pubblica in quanto le regioni a statuto speciale non erano tenute ad intervenire. Contratti e convenzioni sono finanziati dal Fondo sanitario, ma il salvadanaio dovrebbe essere riempito con parte di un altro salvadanaio, questo sì previsto in Finanziaria, e cioè i 2,6 miliardi per il 2018 e i 3 per il 2019 e 2020 destinati ad aumentare le risorse per tutto il pubblico impiego.
Riduzione delle tasse- Il governo pensa di sostituire con interventi di contrasto all'evasione (specie dell'Iva) le clausole di salvaguardia che avrebbero aumentato l'Iva (sui servizi dal 22 al 25%!). Si aspettano dettagli sulla riduzione di Ires ed Irpef ai lavoratori con remunerazioni basse e sulla cancellazione della componente Irap sul lavoro dipendente e sull'eliminazione di Tasi ed Imu sui terreni agricoli. I 3,5 miliardi previsti per coprire i minori esborsi per gli italiani arriverebbero da tagli ai trasferimenti statali ed ai ministeri. Altri 5,1 miliardi verrebbero dalla lotta all'evasione e dalla web tax, che però nel testo del governo non ci sarebbe (si parla di introdurre in parlamento con emendamenti pure i correttivi allo spesometro e le misure contro i professionisti sprovvisti di lettore bancomat Pos). Sul fronte-assistiti, la maggioranza in una risoluzione chiede al governo di abolire o rimodulare il superticket ma di misure concrete nel testo non ce ne sono. Incentivi alle imprese- Il governo appare orientato a confermare la possibilità di dedurre dal reddito gli acquisti di strumentazione per imprese e studi professionali per più del loro valore (super ammortamento ma non più al 140% e iper ammortamento per le rivoluzioni tecnologiche).
Lavoro- Per promuovere l'occupazione, lo stato si sobbarca parte degli oneri contributivi delle imprese. Si stanziano 338 mln nel 2018, 2,16 miliardi nel '19 e 3,9 nel 2020 ma solo per contratti a tempo indeterminato e in particolare mirati ai giovani (under 32 o under 35). Per i lavoratori autonomi e le imprese si pensa a uno slittamento dell'obbligo di fattura elettronica. Per la formazione digitale in ballo un credito d'imposta al 50% a chi la offre ai dipendenti. Contrasto alla povertà- Altri interventi sosterranno i redditi delle famiglie più povere. Per finanziare il nuovo reddito di inclusione ci sono 600 milioni in più nel 2018, 900 nel 2019 e 1,2 miliardi nel 2020. Pensioni - Altro orientamento del governo: consentire uno sconto di sei mesi per figlio alle donne che vorranno andare in pensione con 63 anni d'età e 30 di contributi con Ape Social, per assistere un familiare o per invalidità o stato di disoccupazione persistente; o con 63 anni e 36 di contributi se infermiere Ssn, lavoro considerato usurante. Tutti i fruitori di "Ape social" devono aspettarsi una pensione da meno di 1500 euro lordi annui.

VACCINI: Lo spot dell'attore Pino Caruso, se lo fai, rischi di campare di più

pinocaruso"Se ti vaccini, rischi di campare di più". Parola dell'attore palermitano Pino Caruso, che in occasione del convegno organizzato da "Italia Longeva", la rete del ministero della Salute sull'invecchiamento e la longevità attiva, ha inviato un videomessaggio ironico sull'importanza della prevenzione per gli over 65.

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RICETTA ELETTRONICA: Fimmg, il promemoria cartaceo la sta uccidendo: ecco perché

ricetteSSN thumb250 250(agendadigitale.eu) Da un paio di anni (un po' più in alcune regioni, un po' meno in altre) è in atto la dematerializzazione della ricetta SSN. Attualmente, ad eccezione di qualche piccola zona del Paese, tutti i medici di Medicina Generale (MMG) hanno adottato questa modalità prescrittiva. Anche se la normativa riguarda tutti i medici prescrittori, di fatto solo i MMG sono coinvolti poiché le quote dei medici specialisti ed ospedalieri che "ricettano SSN" sono da sempre irrilevanti.
Il progetto è stato normato e varato sulla base di un DM del novembre 2011 che, come noto, prevede l'invio, in tempo reale, di un pacchetto di dati elettronici al MEF, attraverso SOGEI, relativi all'evento "prescrizione". Il farmacista, avendo davanti il paziente dotato di tessera SSN, è in grado di risalire online alla prescrizione del medico e di provvedere alla consegna del farmaco avendo cura di spuntare elettronicamente l'avvenuta erogazione.
Il progetto, così come viene raccontato, appare lineare e, seppur gravato da alcune sbavature che potranno essere comunque corrette, efficace negli obiettivi che si propone di raggiungere: il "sistema" dispone in tempo reale delle prescrizioni a carico del SSN, lo studio del medico non viene più frequentato da persone che arrivano per ritirare mazzi di ricette approfittando spesso per parlare comunque con il medico, il farmacista è in grado di accedere online alla ricetta, il paziente, soprattutto, può recarsi direttamente nella farmacia di sua scelta a ritirare un farmaco prescritto elettronicamente. Sembrerebbero evidenti i vantaggi per tutti.
Purtroppo non è così!
Su tutto il percorso grava il peso del "promemoria cartaceo". Si tratta di un foglietto di carta semplice (formato "ricetta") dove devono essere stampati tutti i dati relativi alla prescrizione elettronica: in altre parole, insieme all'invio online del dato deve essere stampato anche un corrispettivo cartaceo, che deve essere consegnato dal medico al paziente, che a sua volta, per poter ottenere il farmaco, deve consegnarlo al farmacista. La ricetta, apparentemente uscita dalla porta, rientra quindi dalla finestra.
Nello stesso DM del 2 novembre 2011, la dignità ad esistere del promemoria cartaceo era attribuita alla tutela dell'intero sistema (e del paziente in primis) rispetto a possibili iniziali defaillance informatiche che avrebbero potuto impedire l'erogazione del farmaco. C'era il timore che un processo ancora non rodato potesse andare incontro a qualche intoppo in questa filiera comunicativa: bisognava quindi garantire che il farmacista fosse in grado, sempre, di consegnare il farmaco prescritto. Il pezzo di carta aveva, appunto, questo ruolo. Un pezzo di carta, tra l'altro, che non viene firmato dal medico, che viene stampato su un normale foglio formato A5, il cui intrinseco valore documentale è sostanzialmente nullo: presentato comunque come "ciambella di salvataggio", poteva avere un senso.
La "ricetta dematerializzata" sta andando avanti, come detto, da diversi anni. Il sistema è oramai a regime e il percorso informatico procede in modo sostanzialmente fluido e senza difficoltà. Il promemoria è stato superato solamente nella Provincia autonoma di Trento. Altrove non si riesce a rimuoverlo. Tra l'altro, laddove, per più motivi, vi fosse una impossibilità ad inoltrare la prescrizione dematerializzata (per esempio, durante una visita domiciliare, o in corso di blackout elettrico) è correttamente previsto che il medico proceda alla redazione (e alla firma ...) della solita ricetta "rossa" che, per queste ragioni, non potrà completamente essere superata.
La permanenza del promemoria cartaceo vanifica, sostanzialmente, i possibili vantaggi che si sarebbero dovuti concretizzare per tutti gli utenti. Costringe il paziente a recarsi ancora presso lo studio del medico anche per le prescrizioni dei farmaci assunti cronicamente, con notevoli perdite di tempo, disagi e rischi che derivano da spostamenti di persone spesso anche molto anziane. Il medico continua ad avere un ambulatorio pieno di pazienti affetti da malattie croniche, che con i loro mille disturbi (che non avrebbero motivato altrimenti una visita) approfittano della presenza in studio per sottoporsi a controlli privi di vere necessità, creando ingorghi alla sua attività e a quella del suo personale di studio. La stampa del promemoria cartaceo è onerosa in termini di consumi (milioni di inutili fogli di carta stampati ogni giorno) e di organizzazione. Il settaggio delle stampanti di uno studio complesso come quello di una medicina di gruppo con personale di segreteria, costituisce una vera impresa informatica che i medici, normalmente, hanno dovuto affidare a personale tecnico. Personale che viene spesso richiamato ad intervenire per i frequenti guasti delle stampanti o anomalie dell'intero circolo di stampa. Le variabili previste nel processo di stampa sono molteplici: i farmaci in "distribuzione per conto" vanno stampati ancora su ricetta rossa, gli altri sul promemoria. Molte farmacie ospedaliere non recepiscono ancora promemoria cartacei: su ricetta rossa devono essere stampati anche i farmaci distribuiti dalle farmacie ASL e, spesso, anche quelli destinati a pazienti in assistenza domiciliare integrata. Un confusione infinita ...
Il risultato è che sia i medici che i pazienti non hanno affatto percepito l'evoluzione del sistema; non hanno fruito di alcun evidente vantaggio (per i medici si è trattato di un ulteriore carico burocratico ed economico). Si sta perdendo insomma una grande occasione per fare apprezzare a tutti un cambiamento, per far vedere come la tecnologia possa produrre evidenti vantaggi nella vita reale di tutti i giorni.
Qualche medico ha provato ad utilizzare l'invio del promemoria al paziente, su sua richiesta, per email, considerando che molti software di cartella lo permettono. Anche se questa non rappresenta una via completamente ortodossa ai fini della sicurezza della comunicazione, i medici si orientano a questa scelta poiché lo stesso INPS consente l'invio della copia del certificato di malattia al paziente (con tanto di diagnosi) sempre attraverso l'email. Non è intuitivo comprendere perché, quando una così rilevante istituzione nazionale prevede e permette una certa cosa, un'altra la dovrebbe poi vietare. Di fatto però molte Regioni e Aziende Sanitarie si sono pronunciate precludendo l'inoltro del promemoria cartaceo via WEB al paziente (anche attraverso portali protetti), precisando che deve avvenire la consegna diretta dal medico al paziente di questo documento. Viene sancita, cioè, la permanenza dell'elemento cartaceo nella filiera prescrittiva, alla faccia di una vera dematerializzazione.
Ma perché c'è tutta questa resistenza a superare il promemoria?
In un recente questionario i cui risultati sono stati presentati a maggio al Convegno organizzato dall'Osservatorio sulla Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, i MMG, oltre ad auspicare il superamento del promemoria (in più dell'85% delle risposte), attribuiscono un maggiore interesse a mantenere la copia cartacea del promemoria al farmacista (43% delle risposte), alle istituzioni sanitarie (30%), al paziente (23%) e allo stesso medico (4%). Certamente il mondo delle farmacie è quello che manifesta meno rammarico rispetto alla permanenza del promemoria; sembrerebbe che i farmacisti desiderino che il promemoria rimanga al fine di mantenere un adeguato supporto per l'affissione delle fustelle. C'è difficoltà a credere che questa possa essere considerata una ragione veramente valida, per privare tutti di tanti vantaggi. Se così fosse, speriamo che la logica prevalga e che, prima o poi, venga accettato che le inquietudini di pochi non debbano più condizionare i benefici di molti.
di Paolo Misericordia, Responsabile area ICT della FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale)

CONSIGLIO DI STATO : Allo studio del medico di medicina generale non si applica la normativa in merito all'autorizzazione ne'quella per le barriere architettoniche

mediciepc(Unvadis) Il Consiglio di Stato sezione III° con sentenza n.1382/2017 ha affermato che sulla base della legislazione statale e regionale lo studio medico non attrezzato per l'attività chirurgica non richiede autorizzazione per la sua apertura.
Allo studio del medico di medicina generale non si applica la normativa in merito all'autorizzazione del Sindaco per l'idoneità igienico-sanitaria, né appare essenziale l'eliminazione delle barriere architettoniche in quanto non indispensabile al corretto esercizio dell'attività assistenziale poiché ai sensi dell'art.47 dell'ACN e già dell'art. 33, comma 1, DPR 270/2000 il medico di medicina generale è tenuto a prestare le proprie cure al domicilio dell'assistito su chiamata qualora esso sia non trasportabile o non deambulabile (allegato G e H al DPR n.270/2000). Non è indispensabile l'accesso allo studio anche perché esso non è dotato di attrezzature inamovibili per cui l'assistito debba necessariamente accedere ai suoi locali per ottenere la prestazione sanitaria ugualmente erogabile a domicilio con maggiore facilitazione per il disabile.
Inoltre ai sensi dell'art.50, comma 2, del DPR 270/2000 il medico può anche rinnovare le prescrizioni farmaceutiche in assenza dell'assistito con difficoltà di accesso consegnandole ad un suo delegato, qualora a suo giudizio ritenga non necessario ripetere la visita del paziente.
In conformità, anche la DGR del FVG n.3586 del 30 dicembre 2004 al punto 9.1.5 afferma che gli studi dei medici di medicina generale NON sono soggetti alla procedura autorizzativa prevista per le strutture sanitarie private. La stessa delibera prevede al punto 9.1.1 il requisito dell'accessibilità con obbligo di rimozione delle barriere architettoniche esclusivamente per le strutture sanitarie classificate ad alta o media complessità, mentre invece per le strutture sanitarie classificate semplici l'abbattimento delle barriere architettoniche è previsto solo in caso di ristrutturazione o nuova costruzione secondo la legge n.13/1989 e il suo Decreto Ministeriale attuativo n.236/1989 in materia di eliminazione delle barriere architettoniche.
Uguale interpretazione è contenuta anche nella specifica circolare del Presidente della Regione Abruzzo Chiodi del 24 marzo 2014 indirizzata ai Sindaci e Direttori di ASL in cui afferma che gli studi dei medici di medicina generale sono strutture private non aperte al pubblico in cui il sanitario eroga una prestazione professionale senza intermediazione e pertanto non sono compresi nell'ambito oggettivo di applicazione della normativa in materia di barriere architettoniche.
Tale circolare, in conformità alla sentenza n.1488 del 30/9/95 della Corte di Cassazione e riprendendo i contenuti della circolare del Ministro per l'Ambiente Ronchi del 14 dicembre 1999, stabilisce infatti una distinzione tra ambulatorio medico inteso come struttura aziendale organizzata (artt. 2082 e 2555 del CC) e studio medico inteso come struttura in cui l'esercizio di una attività intellettuale professionale sanitaria (art. 2229 CC) prevale in modo preponderante su quello organizzativo, come nel caso del medico di medicina generale.
Inoltre è utile chiarire che lo studio del MMG convenzionato non è un locale "aperto al pubblico" ma con accesso riservato agli assistiti in carico al medico a seguito di scelta operata ai sensi dell'art.40 dell'ACN (ex art.26 DPR 270/2000) ed è di norma organizzato con accesso programmato attraverso un sistema di prenotazione ai sensi dell'art.36, comma 8, dell'ACN e già dell'art.22, comma 7, DPR 270/2000.
I requisiti dello studio del medico di medicina generale sono definiti dall'art.36 dell'ACN e già dall'art 22 del DPR n.270/2000. Lo studio del medico convenzionato deve essere dotato degli arredi e delle attrezzature indispensabili per l'esercizio della medicina generale, di sala d'attesa adeguatamente arredata, di servizi igienici, di illuminazione e aerazione idonea, ivi compresi idonei strumenti di ricezione delle chiamate.
Ai sensi dell'art.35, comma 9, dell'ACN e già dell'art. 21, comma 4, del DPR 270/2000, l'Azienda Sanitaria procede con proprio personale sanitario alla verifica dell'idoneità dello studio medico in rapporto ai requisiti previsti dall'art.22 del DPR 270/2000.

Poiché l'art 22, comma 1, del DPR 270/2000 afferma che lo studio del medico di medicina generale è uno studio privato destinato in parte allo svolgimento di un pubblico servizio e l'art.36 dell'ACN afferma che lo studio del medico di assistenza primaria è considerato presidio del Sistema Sanitario Nazionale, secondo il parere prot.n.7491 del 08/04/2015 del Servizio Affari Istituzionali e Locali della Regione FVG è comunque legittimo che un'amministrazione comunale conceda in comodato d'uso una porzione di immobile di sua proprietà pubblica con vincolo di destinazione d'uso specifico di poliambulatorio per l'assistenza primaria destinato all'erogazione di un servizio di utilità sociale a favore della comunità amministrata al fine di garantire ai residenti una sede definitiva e centrale più comoda.

A cura di: Mauro Marin - Direttore di Distretto - Pordenone - aas5 Friuli Occidentale

DDL EQUO COMPENSO: lotta contro il tempo per riabilitare le tariffe professionali

medfamigliaDOCTOR 33- «Serve una maratona entro fine legislatura». Maurizio Sacconi, presidente della commissione lavoro al senato, a un convegno di commercialisti ha rilanciato il suo disegno di legge sull'equo compenso, rivolto a tutte le professioni regolamentate e con ordine ed albo. In parallelo alla camera è in itinere un disegno di legge firmato dall'omologo di Sacconi, Cesare Damiano, che guarda alle professioni non regolamentate. Nei giorni scorsi non solo c'è stata un'accelerazione delle audizioni in commissione sulle due bozze, ma nella bozza Sacconi è stata recepita -tra gli emendamenti quello del presidente degli ordini dei farmacisti Andrea Mandelli- la necessità di estendere i parametri per l'equo compenso alle professioni non regolamentate. Insomma c'è una accelerazione, la stessa che sembrava profilarsi quest'estate quando il consiglio dei ministri stralciò le regole sul compenso degli avvocati dando il via a un ulteriore progetto di legge per tutelarli nei loro rapporti con grandi committenti (banche, assicurazioni etc). Allora il ministro della giustizia Andrea Orlando ventilò la possibilità che altre professioni fruissero dei principi contenuti nel testo, ma anziché velocizzarsi i procedimenti sul DDL del senato (S2858) e quello della camera (C4582) rallentarono. Anche l'autostrada costruita dal governo per gli avvocati si arenò in commissione giustizia alla camera con il suo numero di serie C4631. Per il DDL Sacconi, primo in ordine di tempo, lo scorso 13 maggio avevano sfilato insieme i sindacati dei dentisti, l'Ordine dei Medici di Roma e quello degli Avvocati di Napoli, e gli ordini di Ingegneri, Architetti e Avvocati di Roma. La bozza aveva preso le mosse dalla recente sentenza 8/12/16 della Corte di Giustizia Ue (cause C-532/15 e C-538/15) che legittima l'uso di tariffe minime per i professionisti. Pur tutelando in primis la concorrenza, il Trattato Ue, per la Corte, non impedisce che leggi nazionali assoggettino gli onorari - nel caso in questione quelli dei procuratori legali spagnoli - a una tariffa fissa aumentabile o diminuibile di una certa percentuale. Musica per gli ordini che nel 2007 avevano dovuto abrogare le tariffe minime a seguito dell'approvazione della legge "Bersani". Non solo: tra 2011 e 2014 l'autority Antitrust ha intrapreso un contenzioso con la Fnomceo contro il controllo preventivo dei messaggi pubblicitari, indicando in sostanza come concetti quali "decoro" fossero pure discriminatori se volti a non abbassare la tariffa. Oggi però la relatrice del testo, senatrice Anna Maria Parente, ricorda come proprio la Cassazione con ordinanza 24492/16 (avvocati) abbia considerato il decoro della professione principio imprescindibile nel fissare compensi, almeno ove questi siano inferiori a minimi tariffari. Approvato il Jobs Act sui lavoratori autonomi, Sacconi ha chiesto in un ordine del giorno al Governo di valutare l'introduzione sia di parametri per determinare i compensi ai lavoratori indipendenti, sia di un compenso minimo per i dipendenti. All'articolo 36 della legge -ricorda Parente - si sancisce che "il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantitaÌ e qualitaÌ del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a seì e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa". Rispetto al ddl governativo, quello in senato esplicita i parametri cui legare un compenso tanto per gli avvocati quanto per gli appalti e per le professioni regolamentate. Per queste ultime, i parametri sono quelli fissati dalla legge sulla concorrenza (1/2012) che, pur mettendo nero su bianco la definitiva abrogazione delle tariffe minime, all'articolo 9 lega i compensi ai professionisti a determinazioni del Ministero vigilante. Per gli avvocati valgono i tariffari ex legge 247/12 art 13, c 6 rivisti biennalmente in decreti del Ministero della Giustizia. Infine, si parla di appalti, legati alle tabelle di cui al decreto del Ministro della giustizia 17 giugno 2016. L'obiettivo è ora completare i progetti alla camera e senato e renderli integrabili, ma ci sono solo pochi mesi prima della scadenza della legislatura.