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CASSAZIONE: il medico è colpevole se antepone le logiche ragionieristiche indotte alla cura del malato, ma non è colpevole se le ignora per tutelarlo nella sua salute

 cassazioneIl medico nella sua attività professionale deve perseguire un unico fine, la cura del malato, utilizzando i presidi diagnostici e terapeutici di cui può disporre, senza farsi condizionare da esigenze di diversa natura, lo esplicita la Corte di Cassazione nella sentenza del 2 marzo 2011 n. 8254 dove recita che: "a NESSUNO è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute, di diramare direttive che, nel rispetto della prima, pongano in secondo piano le esigenze dell'ammalato." Oltretutto è la stessa Corte che ribadisce : "Il medico non è tenuto al rispetto di quelle direttive, laddove esse siano in contrasto con le esigenze di cura del paziente, e non può andare esente da colpa, ove se ne lasci condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione ad un livello ragionieristico" Ovvero il medico diventa colpevole se si fa condizionare da logiche ragionieristiche o da direttive diramate che possono ledere la salute del paziente.

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Cassazione 2 marzo 2011 n. 8254
"Il medico deve perseguire un unico fine: la cura del malato, utilizzando i presidi diagnostici e terapeutici di cui può disporre, senza farsi condizionare da esigenze di diversa natura"
"A nessuno è consentito di ante porre la logica economica alla logica della tutela della salute, di diramare direttive che, nel rispetto della prima, pongano in secondo piano le esigenze dell'ammalato. Il medico non è tenuto al rispetto di quelle direttive, laddove esse siano in contrasto con le esigenze di cura del paziente, e non può andare esente da colpa, ove se ne lasci condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione ad un livello ragionieristico"