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RICETTA MEDICA ELETTRONICA : Come va e tutti i problemi che la ostacolano

 ricettemediche thumb other250 250(agendadigitale.eu) di Anna Francesca Pattaro La ricetta medica elettronica del Servizio Sanitario Nazionale è stata introdotta ormai da diversi anni nel nostro Paese, tuttavia rimangono ancora diversi nodi da sciogliere legati alla sua applicazione sul territorio nazionale ed al suo efficace utilizzo in una prospettiva di implementazione della sanità digitale.
L'obiettivo dell'introduzione della prescrizione medica elettronica di farmaci e prescrizioni è legata a obiettivi di potenziale miglioramento in termini di efficienza nel SSN – risparmio di risorse finanziarie, velocizzazione della procedura, ma anche miglior monitoraggio della spesa e dell'appropriatezza in tempo reale –; nonché potenziali miglioramenti nell'efficacia del SSN e migliore impatto sulla cittadinanza per esempio attraverso una riduzione della burocrazia e una relativa semplificazione del percorso di cura e prevenzione.
La ricetta dematerializzata, o ricetta elettronica online, dovrebbe in effetti rappresentare il risultato finale del progetto avviato con l'approvazione dell'art. 50 della L. 326/2003 "Monitoraggio della spesa farmaceutica e specialistica a carico del SSN" che ha introdotto la ricetta (cartacea) standardizzata, la tessera sanitaria e l'obbligo di invio dei dati di tutte le ricette da parte prima delle farmacie (2008) e poi dei medici (2011), allo scopo di realizzare misure di appropriatezza delle prescrizioni, attribuzione e verifica del budget di distretto, farmacovigilanza e sorveglianza epidemiologica.
Essa consiste in un documento rilasciato da un medico dipendente del SSN o convenzionato con esso, ossia medici di famiglia, pediatri di libera scelta, medici di continuità assistenziale, medici delle aziende ospedaliere o medici di strutture sanitarie di diritto privato accreditate con il Sistema Sanitario Regionale, medici specialisti ambulatoriali convenzionati e medici di guardia turistica. È quindi anche un atto amministrativo che consente al cittadino: di acquistare farmaci a totale o parziale carico del SSN, nei limiti previsti dai livelli di assistenza e dalla classificazione dei farmaci stessi; di richiedere prestazioni specialistiche o diagnostiche sia in strutture pubbliche che private, queste ultime solo se accreditate.
Tuttavia, sono ancora escluse dalla nuova modalità di prescrizione alcune classi di farmaci, come ad esempio le sostanze stupefacenti o psicotrope, e le prescrizioni per erogazione diretta in continuità assistenziale, le quali continueranno a essere prescritte tramite il formato cartaceo già in uso[1].
Inoltre attualmente i medici sono ancora tenuti a produrre un promemoria cartaceo che il paziente deve consegnare in farmacia o presso la struttura medica per ottenere rispettivamente il farmaco o la prestazione sanitaria prescritta. L'obiettivo è però quello di eliminare questa sovrastruttura che, a detta di molti, rischia di rappresentare un serio limite alla digitalizzazione delle ricette mediche e dunque di vanificare il percorso di digitalizzazione in atto nel settore sanitario. Infatti rimane la necessità di molti contesti regionali di stampare questa sorta di ricetta cartacea che il paziente deve comunque andare a ritirare presso il medico di famiglia, pediatra o lo specialista, e che va consegnata per ottenere quanto prescritto, nonostante le informazioni utili (alle farmacie o alle strutture sanitarie coinvolte) siano già presenti in forma digitalizzata e siano accessibili attraverso le apposite applicazioni online utilizzate.
In effetti il D.L. 18 ottobre 2012 n. 179[2] ha definito un percorso per la graduale sostituzione delle prescrizioni mediche in formato cartaceo con le prescrizioni in formato elettronico, stabilendo che le Regioni e le Province Autonome "...provvedono alla graduale sostituzione delle prescrizioni in formato cartaceo con equivalenti in formato elettronico, in percentuali che, in ogni caso, non dovranno risultare inferiori al 60% nel 2013, all'80% nel 2014 e al 90% nel 2015″. Ha inoltre stabilito che "dal 1° gennaio 2014, le prescrizioni farmaceutiche generate in formato elettronico sarebbero state valide su tutto il territorio nazionale".
Infatti in diverse regioni italiane (come per es. Valle d'Aosta, Veneto, Provincia Autonoma di Trento ...) sono in atto percorsi per eliminare progressivamente il promemoria cartaceo.
Risulta dunque utile svolgere alcune riflessioni su una serie di nodi da sciogliere che riguardano ricetta medica elettronica e il suo utilizzo, oltre alle questioni problematiche già citate: la persistenza del promemoria cartaceo; e il fatto che la ricetta elettronica non si applichi a tutte le prescrizioni, e in particolare non a una serie di cronicità.
Il primo elemento da valutare è l'effettivo livello di diffusione e utilizzo sul territorio nazionale.
Attualmente la ricetta elettronica è diffusa in tutte le regioni italiane, comprese quelle in cui il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) stenta ad affermarsi per problematiche tecniche di implementazione, complessità dello strumento e ritardi nella partenza del processo. Anzi, dai dati forniti a inizio 2017 da Promofarma, società di servizi informatici di Federfarma, la regione Campania, ancora in ritardo nell'implementazione del FSE, risulta essere quella in cui la ricetta elettronica è più diffusa in percentuale. La stessa considerazione vale per la regione Sicilia, che si attestava al secondo posto, seguita poi dalla provincia autonoma di Trento, il Molise e il Veneto. In tutte queste regioni l'utilizzo della ricetta elettronica era rilevato intorno al fatidico 90% richiesto dalla legge. Livelli di impiego leggermente inferiori, ma sempre molto elevati (intorno all'80-85%) erano segnalati in Valle d'Aosta, Piemonte, Basilicata, Liguria e Lazio. Lievemente inferiori in Umbria, Puglia, Emilia-Romagna e Lombardia (75-80%); nonché Sardegna, Marche ed Abruzzo (intorno al 70%) e Calabria, Friuli Venezia Giulia e Toscana (intorno al 65%). La percentuale più bassa di utilizzazione della ricetta elettronica (intorno al 40%) riguarda la provincia autonoma di Bolzano, che come è noto è in ritardo anche con l'implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico. In termini assoluti invece, il maggior numero di ricette elettroniche è erogato il Lombardia (quasi 7 milioni), seguita poi dalle regioni Lazio, Sicilia e Campania (intorno ai 5 milioni).
In effetti è molto interessante che le percentuali di utilizzo della ricetta elettronica più elevate si trovino (in generale) nelle regioni in cui il FSE non è ancora stato implementato o è in ritardo nell'applicazione, mentre le regioni in cui il FSE è più consolidato (a eccezione della provincia autonoma di Trento, particolarmente virtuosa anche in questo caso) si trovino in posizioni medio-alte di utilizzo della ricetta. Il FSE in effetti richiede investimenti ed un percorso di implementazione molto lungo e complesso mentre l'adozione della ricetta elettronica risulta relativamente più semplice.
Secondo Promofarma, le oscillazioni intorno all'obiettivo del 90% possono dipendere da alcune scelte regionali in termini di esclusione di alcune categorie di farmaci dalla possibilità di essere prescritte tramite la ricetta elettronica o da una maggiore diffusione della DPC (distribuzione per conto). Mentre i ritardi nell'impiego della ricetta elettronica in alcuni contesti (come la Calabria e la provincia di Bolzano) potrebbero dipendere dalla partenza ritardata nell'utilizzo dello strumento, nonché da specificità territoriali e dalla mentalità dei professionisti chiamati ad applicare la riforma in atto.
Un problema da sciogliere riguarda dunque la necessità di coinvolgere attivamente gli operatori sanitari – medici di medicina generale e loro segretari in primis – nel processo di definizione delle regole di applicazione e implementazione della innovazione delle ricette, nonché formarli (es. al software e alle procedure) in modo adeguato e motivarli per aiutarli a superare meglio le difficoltà applicative (es. momentanei malfunzionamenti tecnologici) e per interiorizzare meglio il cambiamento, che non dovrebbe essere percepito come una imposizione normativa, ma come una opportunità per lavorare meglio e in modo più snello. Non in tutti i contesti regionali questo è avvenuto, e ciò ha sicuramente contribuito a rallentare il processo di cambiamento.
Un altro dubbio sollevato dagli operatori coinvolti nel sistema di utilizzo della ricetta elettronica, riguarda la modalità di conservazione delle ricette raccolte dai pazienti nel caso della eliminazione del promemoria cartaceo, su cui attualmente i farmacisti allegano i talloncini presi dalle fustelle dei medicinali e le strutture sanitarie la ricevuta del pagamento del ticket da parte dei pazienti. Utile poi risulterebbe l'unificazione e chiarimento della normativa sulla ricetta elettronica sul territorio nazionale.
Da ultimo risulta complicato riuscire a dominare e modificare la mentalità dominante in parte della PA, ma soprattutto della cittadinanza. Una grossa fetta degli utenti dei servizi sanitari sono in effetti persone anziane che normalmente si mostrano poco pratiche e sospettose nei confronti delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT). È difficile convincere e garantire loro che il promemoria cartaceo sia inutile, così come la visita dal medico di famiglia per ritirarlo e la consegna in farmacia del foglio di carta che dimostra il diritto ad ottenere/acquistare un farmaco. Questa sfiducia nelle ICT è strettamente connessa con la necessità di garantire infrastrutture internet stabili e uniformi sul territorio nazionale per eliminare le situazioni di mancato funzionamento e/o ritorno forzato alla carta.
Tutte queste difficoltà applicative e questioni aperte sulla ricetta elettronica sono strettamente interconnesse tra loro: carta, ICT, mentalità, semplificazione delle regole. Bisognerà quindi agire su molte dimensioni e contemporaneamente per riuscire a scioglierle adeguatamente e non perdere l'ennesima occasione.
[1] Questo in base all'art. 4 del DPCM 14 novembre 2015, che prevede per un periodo transitorio e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2017, l'esclusione della dispensazione dei medicinali prescritti su ricetta farmaceutica dematerializzata: a tutti i farmaci con piano terapeutico AIFA e a tutti i farmaci distribuiti attraverso modalità diverse dal regime convenzionali.
[2] convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012 n. 221 recante "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese"