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TRIENNIO DI FORMAZIONE: ingresso dei tirocinanti nelle zone carenti, perplessita' sull'organizzazione dei corsi.

 medicinfermieri3 thumb250 250DOCTOR-33 di Mauro Miserendino A leggere l'articolo 9 del decreto semplificazioni, dovevano farlo Sisac e sindacati. Invece le Regioni hanno scritto loro le linee guida sull'ingresso dei tirocinanti in medicina generale nelle graduatorie, chance concessa dalla legge a tutto il 2021. Il documento prevede la possibilità di inserire in zone carenti persino studenti al secondo e al primo anno del corso triennale. La legge contemplava in realtà che in caso di mancanza di medici attivi pretendenti a una zona carente i tirocinanti fossero pescati nella stessa graduatoria dei "senior", ma rinviava i dettagli alla trattativa per l'accordo nazionale di medicina generale. Il 20 marzo scorso però la commissione salute delle regioni ha messo i suoi paletti; sì all'ingresso in convenzione di medici laureati, ma potranno prendere incarichi solo nelle Regioni dove stanno frequentando il corso di medicina generale; se, esauriti gli altri pretendenti, un posto resta vacante si chiameranno per primi, tra coloro che hanno fatto domanda per coprire una carenza, i frequentanti il terzo anno, quindi quelli del secondo, infine quelli del primo. A parità di anni di frequenza, si classifica più in alto nell'ordine chi si è laureato prima, chi si è laureato con voto più alto, chi ha la laurea da più tempo. Priorità di interpello per i medici residenti nelle zone dove si verificano carenze per assistenza primaria e vacanze per continuità assistenziale-118. La normativa non vale per le domande presentate a gennaio 2019 per la graduatoria 2020, ma per le successive. Le regioni convengono che ora bisogna pensare a fare i corsi part-time e a stabilire il massimale ideale per i tirocinanti-lavoratori, «e forse non sarà facile metterle d'accordo», chiosa Stefano Alice, direttore del Centro di riferimento per la formazione specialistica in medicina generale della Regione Liguria. Da esperto, Alice nel documento vede più ombre che luci. «E' una legislazione di emergenza alla quale si è costretti per una programmazione dei fabbisogni errata. Urge rimediare, non si possono lasciare i cittadini senza assistenza. C'è però un aspetto positivo - aggiunge Alice - in qualche modo nel documento si ribadisce che la strada d'accesso alla medicina generale è il corso; in assenza di diplomati, la parte pubblica preferisce anticipare l'entrata in servizio di chi si diplomerà anziché far entrare altri. Si riconosce che solo la formazione del tirocinio è propedeutica ad assistenza di qualità, e fin qui non era stato fatto, e si mettono potenzialmente a disposizione del Ssn 4150 professionisti in tre anni, fino a tutto il 2021, con 983 studenti del terzo anno già da quest'anno». Alice è contrario a pescare giovani all'inizio della formazione triennale. «Non si deve arrivare al paradosso per cui va bene tutto. L'Unione Europea detta regole - tre anni di formazione - da non derogare, nel rispetto del diritto del paziente di essere trattato da professionisti preparati al meglio». Altro elemento preoccupante, è che le regioni sembrano aver preso il controllo della partita anche se la legge chiamava la trattativa sindacale. «Probabilmente si sono trovate costrette ad intervenire perché il tempo stringeva ed i bandi per i concorsi erano stati fatti. E a non ascoltare le parti interessate si fanno errori». Tre i punti da approfondire secondo l'esperto di formazione. «Primo, urge garantire punti fermi nella costruzione dei corsi a livello nazionale. Ci volevano prima, figurarsi ora; è la questione che chiede più tempo. Poi c'è il nodo del massimale; difficilmente questi allievi del corso potranno entrare in una carenza prendendo 1500 assistiti, ma sarà bene porre un limite e non differenziarlo tra una regione e l'altra; ricordo che negli anni Ottanta l'ospedaliero che faceva anche il Mmg poteva avere fino a 500 scelte. Infine, occorrerà dare flessibilità in caso di part-time, fissando una durata comunque più lunga di 3 anni - e anche qui con criteri "italiani"- per completare gli argomenti del corso». Infine, un aspetto positivo: «In termini di metodo didattico, lavorare e studiare potrebbe configurare un learning by doing che secondo le esperienze fatte all'estero è più efficace, e potrebbe un po' "svecchiare" un corso dove ancora c'è uno stacco netto tra parte teorica e parte pratica. Il past president Uemo Aldo Lupo sottolinea una differenza tra lo specializzando pagato per lavorare in corsia e il tirocinante con un ruolo più da "osservatore": tutto cambierebbe inserendo attività professionalizzanti per il tirocinante, e una coesistenza tra formazione e contratto».