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PROFESSIONE: Medicina generale, costi insostenibili e scarsi introiti. Ecco perché manca il ricambio

 medicoscrive copy thumb other250 250DOCTOR 33 Di Mauro Miserendino «Il giovane medico di famiglia che esce dal corso di medicina generale è preparato per fare una medicina proattiva, per gestire infermiere e collaboratore di studio. Quando scopre che la realtà è un'altra, che gli si chiede di pagare un affitto ingente e di tenere due vani, un ricettario e un timbro, per tutta la vita magari, c'è spesso scoramento. Sindacati, Enpam, Regioni, comuni, legislatore dovrebbero tutti fare la loro parte per cambiare il trend che vede la medicina del territorio spopolarsi di effettivi e soprattutto di giovani». Stefano Alice direttore del corso di formazione di medicina generale in Liguria, ben conosce i tirocinanti. Per loro chiede una sinergia nei tavoli istituzionali, «e al più presto, perché oggi un giovane medico di famiglia sostiene costi ingenti per avviare la professione, e non ha prospettive di introiti sufficienti a breve termine». Alice sottoscrive le parole di Noemi Lopes già responsabile di Fimmg Formazione che al congresso di Villasimius ha lanciato l'allarme («Lo stato deve aiutarci ad avviare la nostra attività. L'acquisto dell'ambulatorio e dei macchinari o la gestione del personale di studio sono problematiche impegnative per un giovane medico e spesso coincidono con la fase della vita in cui vuole comprarsi casa e inizia a pensare ad una famiglia»). «La convenzione -dice il responsabile dei corsi liguri -ha bisogno di risorse, anche extra fondo sanitario, e di modifiche anche se già contiene agevolazioni, come il diverso peso economico dato alle prime 500 scelte e ai più recenti innalzamenti del rapporto ottimale su base regionale che consentono di partire con più assistiti. Ci sono zone montane o, al contrario, di città dove il valore degli immobili è elevato: qui il medico ha difficoltà ad insediarsi ed è corretto chiedere uno sforzo ai comuni. Ma prima ancora servirebbero strumenti contrattuali adeguati». Alice aggiunge che molto ha fatto e fa l'Enpam, l'ente pensionistico dei medici guidato dal medico di famiglia Alberto Oliveti, con i mutui prima casa per gli iscritti da almeno due anni ed i prestiti agevolati fino a 300 mila euro per l'acquisto dello studio.

«Si tratta in ogni caso di impegni economici che il giovane contrae in una fase "dispendiosa" della vita e della carriera, non tutti si sentono incoraggiati a concorrere in certe aree, e qui - spiega Alice - sono gli accordi regionali che, a seconda dei territori, dovrebbero favorire l'accessibilità degli studi in aree spopolate o grandi città dai costi poco abbordabili». Però resta il nodo di fondo: infermiere e collaboratore di studio dal 2005 sono finanziati con 4 e 3 euro assistito l'anno; le regioni negli accordi hanno in genere previsto di più ma sono cifre basse per pagare tante ore e di qualità. «Vogliamo parlare dei macchinari? Al triennio insegniamo come utilizzarli, fare diagnosi, ma se poi un medico se ne dota il Fisco può considerarli "extra convenzione", forieri dell'obbligo di pagare l'Irap, e del sospetto che il collega non stia facendo solo il suo lavoro di convenzionato ma anche libera professione in nero. Dall'altra parte - dice Alice - abbiamo residenti over 65 che al 2050 saranno un terzo degli italiani, e cronicità crescenti. La politica vuole una medicina generale più organizzata, in unità presenti nel modo più capillare possibile sul territorio, micro-team di 2 Mmg dotati di infermiere e amministrativo (che sembrano rispondere di più alle esigenze del paziente italiano rispetto ai grandi gruppi di cui la letteratura inglese ha dimostrato il parziale insuccesso)? Allora si deve investire, incentivare, defiscalizzare». Alice dettaglia il suo pensiero. «In concreto, se oggi in una medicina di gruppo si pensiona un collega, il giovane è restìo ad entrare, pensa che all'inizio ha pochi pazienti, deve condividere le spese di strumenti e personale spesso messi a disposizione da una coop che potrebbe dover alzare i prezzi mentre i nostri compensi restano bassi. Anche se il medico "senior" lo sollevasse dalle spese per un periodo, la riflessione del giovane è che dovrà restituire tutto proprio quando inizia a guadagnare. Così aspetta luoghi e situazioni meno onerose. Giustamente, anche perché non gli sono concesse alternative. Ove il medico titolare volesse ingaggiarlo "all'inglese", per un anno in libera professione, mettiamo (cifra a caso) 30 mila euro, quei soldi sarebbero a valle di un'erogazione tassata al 47% cioè il medico "senior" dovrebbe spendere 56 mila euro. Situazioni-trappola che non fanno bene né ai medici né ai pazienti».