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PROFESSIONE: Farmacie con studi medici annessi, Ministero, la locazione gratuita non è vietata. Ordini vigilino su deontologia comparaggio gia' punito dalla legge

 6462f1d3ce571673413ec4545f307474 249637 thumb large300 300Non ci sono norme che vietino espressamente di affittare in uso gratuito i locali, annessi alla farmacia, per l'attività ambulatoriale di medici, ma sono gli ordini delle due professioni che devono vigilare su eventuali accordi illeciti tra professionisti e la legge gia' punisce penalmente il reato di comparaggio.
Così il sottosegretario per Salute Sandra Zampa ha risposto in Aula alla Camera, all'interpellanza della deputata Silvana Nappi (M5S) che ha portato all'attenzione del ministero il tema affermando, come si legge dal resoconto stenografico, che «oggi si sta espandendo esponenzialmente il fenomeno di farmacisti che affittano a studi medici, a canone e spese di gestione "zero",

IL VIDEO DELL'INTERPELLANZA


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IL TESTO DELL'INTERPELLANZA

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Nappi ed altri n. 2-00530 (Vedi l'allegato A).
Chiedo alla deputata Nappi se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
SILVANA NAPPI (M5S). Grazie, Presidente, la illustro. Con questa interpellanza porto all'attenzione di quest'Aula una situazione di conflitto d'interesse tra farmacie e professionisti del settore sanitario. L'articolo 17 del codice deontologico del farmacista vieta atti di comparaggio e altri accordi illeciti volti a stigmatizzare condizionamenti tra professionisti e volti, altresì, a scoraggiare abusi professionali per quanto riguarda prescrizioni mediche o veterinarie. L'articolo 18 dello stesso recita: "Il farmacista non deve promuovere, organizzare o aderire a iniziative di accaparramento di prescrizioni mediche comunque e dovunque poste in essere". Ad oggi si sta espandendo esponenzialmente il fenomeno di farmacisti che affittano a studi medici, a canone e spese di gestione "zero", locali nei pressi o adiacenti alla propria farmacia, collocandovi medici di base, specialisti e centri di analisi cliniche. Si palesa quello che appare agli interpellanti uno squallido scambio di favori al medico, il quale trasferisce il suo studio per godere di spazi organizzati e gratuiti, scatenando un conflitto di interesse in aperta violazione della deontologia professionale di medico.
In tale situazione, lo scambio con il farmacista avviene con l'automatica spedizione della ricetta o della prescrizione da parte degli assistiti, che si recano direttamente presso la farmacia adiacente, talvolta senza neanche il rilascio della ricetta cartacea. Illecita è anche l'erogazione anticipata del farmaco rispetto alla prescrizione, sia per quelli afferenti alle cure di patologia cronica che per i farmaci di fascia C. Un'attenzione particolare va data alla somministrazione degli antibiotici, che non sempre sono erogati previa diagnosi del medico. Questa è una cosa notevolmente grave perché alimenta una concorrenza sleale verso le altre farmacie ed è anche un danno grandissimo alla salute dei cittadini.
L'articolo 45 del regolamento per il servizio farmaceutico prevede, infatti, che: "Gli ambulatori medico-chirurgici annessi alle farmacie devono sempre avere l'ingresso diverso da quello delle farmacie, alle quali sono annessi, e non devono avere alcuna comunicazione interna con le stesse". Vista l'impossibilità di esercitare la professione di medico all'interno della farmacia, avvicinare le due attività non è illegale, in quanto il confine della legittimità dipende dal comportamento deontologico corretto dei professionisti, con chiaro riferimento al comparaggio e all'accaparramento di ricette.
A seguito, però, di numerose indagini compiute dai NAS, è stato riscontrato un incremento del volume d'affari a seguito del trasferimento di studi medici all'interno di locali adiacenti alle farmacie.
Chiedo dunque a lei, sottosegretario interrogato, e, tramite lei, al Ministero della salute, se siete a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza ritenete di assumere per porre fine a questo fenomeno, non solo deontologicamente scorretto ma che avalla collusione tra medici e farmacisti e che crea danni alla salute dei cittadini.
PRESIDENTE. La sottosegretaria di Stato per la salute, Sandra Zampa, ha facoltà di rispondere.
SANDRA ZAMPA, Sottosegretaria di Stato per la Salute. Presidente, onorevole Nappi e onorevoli interpellanti, voglio ricordare che la vigilanza sulle farmacie, ai sensi della legge n. 833 del 1978, in particolare, articolo, 14 lettera n), è attribuita alle aziende sanitarie locali competenti per il territorio e che sono le regioni ad effettuare la vigilanza, avvalendosi anche dell'azione espletata dai carabinieri dei Nuclei antisofisticazioni e sanità - NAS - allo scopo di garantire il rispetto della normativa in vigore, per impedire che possano instaurarsi tra i farmacisti e i sanitari abilitati alla prescrizione rapporti motivati e condizionati da vantaggi economici, nonché per deferire all'autorità giudiziaria ogni eventuale ipotesi di reato.
Per gli aspetti che rientrano negli ambiti di competenza del Ministero della Salute, voglio evidenziare, in merito al fenomeno che è stato ora illustrato e che l'interpellanza delinea, che attualmente - al di fuori di quanto previsto dall'articolo 45 del regio decreto già richiamato, quindi il decreto n. 1706 del 1938, che concerne l'approvazione del regolamento per il servizio farmaceutico, e che dispone, come lei ha appena richiamato, che gli ambulatori medico-chirurgici annessi alla farmacie debbano avere sempre l'ingresso diverso da quello delle farmacie alle quali sono annessi e non debbono avere comunicazione interna con la stessa farmacia - non sono in vigore norme specifiche che disciplinino espressamente il divieto invece di concedere in affitto locali in uso gratuito, allo scopo di prevenire eventuali accordi illeciti tra professionisti sanitari.
Allo stesso tempo, occorre tenere presente che gli accordi tra medici, farmacisti, operatori del settore che accettano denaro, premi, benefici o vantaggi in cambio della prescrizione di determinati farmaci, sono sanzionati penalmente, ove integrino i presupposti del comparaggio, punito dagli articoli 170, 171 e 172 del regio decreto n. 1265 del 1934, e dagli articoli 123 e 147, comma 5, del decreto legislativo n. 219 del 2016, che concerne l'attuazione della direttiva n. 83 del 2001 della Commissione Europea, e successive direttive di modifica. Pertanto ad oggi è prevista la possibilità di adire le autorità giurisdizionali competenti per sanzionare tali pratiche penalmente rilevanti.
Resta ferma la competenza degli ordini professionali – che, voglio rammentare, sono enti sussidiari dello Stato - in merito all'obbligo di sanzionare i professionisti che pongano in essere comportamenti deontologicamente scorretti. Si deve, infatti, precisare che gli articoli 17 e 18 del codice di deontologia dei farmacisti, aggiornato al 2018, disciplinano come comportamenti deontologicamente scorretti proprio il comparaggio e altri accordi illeciti, disponendo il divieto di accaparramento di ricette. In particolare, ricordo che l'articolo 17 (comparaggio e accordi illeciti) dispone che i rapporti con i sanitari abilitati alla prescrizione di medicinali non devono essere motivati e condizionati da interessi o vantaggi economici, nel rispetto della normativa vigente; che costituisce grave abuso professionale incentivare in qualsiasi forma le prescrizioni mediche o veterinarie, anche nell'ipotesi in cui ciò non costituisca comparaggio; che costituisce grave abuso e mancanza professionale consentire, proporre o accettare accordi tendenti a promuovere la dispensazione di medicinali finalizzata a un loro uso incongruo o eccedente le effettive necessità terapeutiche per trarne illecito vantaggio. Il successivo articolo 18 (divieto di accaparramento di ricette) dispone che il farmacista non promuova, organizzi o aderisca a iniziative di accaparramento di prescrizioni mediche comunque e dovunque poste in essere.
Il codice deontologico del farmacista, dunque, sanziona ogni condotta di detto sanitario volta a incentivare con qualsiasi modalità le prescrizioni mediche, a prescindere dal ricorrere o meno dei presupposti del reato di comparaggio, proprio con l'obiettivo di tutelare, nel modo più ampio possibile, la salute dei pazienti, nonché la leale e corretta concorrenza tra i professionisti sanitari.
Anche gli articoli 30 e 31 del vigente codice di deontologia medica disciplinano, rispettivamente, il conflitto di interessi e il divieto di accordi illeciti nella prescrizione. In specifico, l'articolo 30 dispone che: "Il medico evita qualsiasi condizione di conflitto di interessi, nel quale il comportamento professionale risulti subordinato a indebiti vantaggi economici o di altra natura. Il medico dichiara le condizioni di conflitto di interesse riguardanti aspetti economici e di altra natura che possono manifestarsi nella ricerca scientifica, nella formazione e nell'aggiornamento professionale, nella prescrizione diagnostico-terapeutica, nella divulgazione scientifica, nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni o con la Pubblica Amministrazione, attenendosi agli indirizzi applicativi allegati".
Il successivo articolo 31 dispone che al medico sia vietata ogni forma di prescrizione concordata che possa procurare, o procuri a sé stesso o a terzi, un illecito vantaggio economico o altre utilità.
Il Ministero della Salute, nell'ambito del proprio ruolo di vigilanza sugli ordini professionali, assicura che gli stessi si attivino sempre tempestivamente nei confronti dei sanitari che contravvengano alle disposizioni in vigore, irrogando severe sanzioni.
PRESIDENTE. La deputata Nappi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
SILVANA NAPPI (M5S). Sottosegretario, grazie per la risposta. Mi ritengo abbastanza soddisfatta. Il fenomeno ha dimensioni vastissime e richiede un'attenzione obbligatoria. Sappiamo perfettamente quali sono gli illeciti, sia da parte dei farmacisti che dei medici; a questi regolamenti però, purtroppo, non ci si attiene.
La vigilanza è di competenza sicuramente della ASL, delle regioni, e l'impegno dovrebbe essere dei NAS; però, sapendo come il problema sia esteso sul territorio nazionale, io richiedevo un impegno da parte del Ministero anche a sollecitare un'attenzione maggiore da parte di questi enti, proprio per arginare il fenomeno: un fenomeno che va a danno delle farmacie che non hanno violato questo codice deontologico, ma, cosa che più mi interessa, è a danno dei cittadini, che spesso si ritrovano erogati farmaci non certamente sicuri, ma solo erogati perché hanno un vantaggio economico come ritorno alla farmacia.