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INFLUENZA: inizia a Crescere da Nord a Sud soglia sopra al 2%

Influenza3(Affari Italiani) di Luca Lotti Nella 47esima settimana la soglia epidemica nel nostro paese ha superato la soglia del 2 per mille, un po' in anticipo rispetto all'atteso e superiore a quella dello scorso anno che nella stessa settimana registrava l'1,58. Numeri in aumento che iniziano a rendere ingolfati di pazienti pronti a vaccinarsi presso gli studi dei medici di famiglia in particolare a Roma e nel Lazio dove l'incidenza è del 2.69 per mille. Dice Maria Corongiu segretario regionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale: "Negli studi medici cominciano, dopo l'ondata tipica autunnale dei virus parainfluenzali, a vedersi i primi casi di influenza. I più colpiti sono i bambini, da 0 a 4 anni, meno coinvolte per ora le fasce adulte e anziane rispettivamente con il 2,03 per mille e l'1,05 degli over 65". Tre i virus in circolazione e tutti però nello spettro d'azione dei vaccini messi in campo dalle Regioni. Il primo è il Michigan/45/2015 (H1N1), nuova variante della "suina" e colpisce sopratutto i più giovani; quello più pericoloso è l'Hong Kong (H3N2), perché colpisce gli anziani e crea una situazione di debilitazione che, in particolare nei malati cronici, apre le porte a complicanze anche gravi, infine c'è il Brisbane che non ha preferenze .I sintomi sono simili per tutti e tre i virus: affaticamento, dolori muscolari,in alcuni casi vomito, tosse. Al momento si registrano due casi gravi. Come riporta il sito Epicentro dell'Istituto superiore di sanità, i 2 casi gravi di influenza si sono manifestati in Lombardia e Toscana in due soggetti giovani ma con condizione di rischio e hanno avuto bisogno di ricovero in Unità di Terapia Intensiva. Il virus responsabile dell'influenza è stato isolato anche a Bologna in una donna anziana non vaccinata come appartenente al ceppo H3N2 e lo stesso ceppo era stato già isolato a Palermo in un viaggiatore proveniente dal Nord Europa. Il virus B/Brisbane è stato invece isolato in Veneto e in Puglia. Attualmente in Italia sono disponibili vaccini antinfluenzali trivalenti e un vaccino quadrivalente. Nel Lazio, la Regione ha già distribuito alle Asl un milione circa di dosi vaccinali. La Regione Lazio mette a disposizione tramite i Medici di Medicina Generale anche la vaccinazione antipneumococcica, destinata agli over 65 e a tutti i soggetti che per patologie croniche o condizioni particolari di lavoro." La nota positiva quest'anno - aggiunge la dottoressa Corongiu - è che le persone fanno la fila per vaccinarsi e questo è un buon segnale. Bisogna vaccinarsi perché l'influenza quest'anno si presenta aggressiva. Il picco è atteso tra la fine dell'anno e la festa dell'Epifania.

VACCINI, il ministero della Salute querela il Codacons per procurato allarme

Vaccino-antinfluenzale(Repubblica) QUESTA volta il Ministero della Salute ha risposto. Dopo l'ennesimo allarme sulla pericolosità dei vaccini da parte del Codacons, il Ministero ha querelato l'associazione per procurato allarme presso la Procura della Repubblica di Roma. Anche l'Agenzia del Farmaco (Aifa) è intervenuta nella vicenda, ribadendo che non ci sarebbe alcuna relazione fra i decessi citati dal Codacons e la somministrazione di un vaccino.

Lunedì mattina, presso la Procura della Repubblica di Catania, l'associazione dei consumatori aveva presentato un esposto-denuncia per "omicidio colposo, commercio e somministrazione di medicinali guasti", citando 13 casi di bambini morti per colpa - sostiene il Codacons - dei vaccini. Subito l'Aifa si è attivata per controllare il contenuto della denuncia. Inanzitutto i 13 casi non erano avvenuti in Italia, ma nel mondo. Poi, ha aggiunto l'Agenzia del Farmaco, "non c'è nessuna relazione accertata fra queste segnalazioni e i vaccini". Già a maggio di quest'anno il Codacons aveva denunciato il ministro della Salute Lorenzin e l'Agenzia per il farmaco per abuso d'ufficio, omesso controllo e favoreggiamento delle case farmaceutiche.

Ma non è finita qui. Anziché accontentarsi di una smentita, il Ministero della Salute ha deciso di presentare la sua contro-denuncia per il reato di procurato allarme. "Le affermazioni del Codacons risultano destituite di ogni fondamento e volutamente dirette a creare panico tra la popolazione" ha dichiarato il Ministero all'Ansa. L'associazione dei consumatori - non nuova a posizioni simili sulle immunizzazioni - continua a riferirsi a un presunto studio che "evidenzia una contaminazione da micro e nanoparticelle dei vaccini distribuiti dal nostro Servizio sanitario nazionale e il numero rilevante di morti, nonché di reazioni avverse gravi che stanno colpendo i bambini in questi mesi, potrebbe derivare direttamente dalla contaminazione da micro e nanoparticelle delle dosi di vaccini somministrati ai bambini". Il Codacons cita come autori della ricerca "la ricercatrice del Cnr Antonietta M. Gatti e il farmacologo Stefano Montanari".

Ma anche questa volta si tratta di un'informazione falsa. "La dottoressa Gatti non ha nulla a che fare con noi" precisa Anna Tampieri, direttrice dell'Istec, Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici del Cnr. "E' stata associata del nostro Istituto per motivi completamente diversi dallo studio dei vaccini, ma il mese scorso abbiamo votato la fine di questo rapporto". Gatti, laureata in fisica, è diventata professoressa di odontoiatria all'università di Modena. Con Montanari, il marito, ha aperto un laboratorio privato per l'analisi delle nanoparticelle, la Nanodiagnostics. "E' un'esperta di microscopia elettronica - prosegue Tampieri - e si è dedicata allo studio delle nanoparticelle. Il Cnr le ha concesso l'associatura in cambio della possibilità di utilizzare in comodato d''uso uno strumento molto prezioso: un microscopio elettronico a scansione di cui lei disponeva all'università di Modena. Ma il suo progetto di ricerca sulle piante è finito 5 anni fa e non ha coinvolto personale del Cnr. Presso di noi non si è mai occupata di vaccini e da un paio d'anni non la vediamo più".

In serata il Codacons ha smussato la sua posizione: "Per quanto riguarda i decessi sospetti
di bambini degli ultimi mesi, non abbiamo mai affermato che tali morti siano sicuramente da attribuire alle vaccinazioni. In assenza di prove certe, mai ci sogneremmo di fare simili dichiarazioni. Ci siamo limitati a segnalare alla magistratura i casi di morti sospette degli ultimi mesi".

RICETTA MEDICA ELETTRONICA : Come va e tutti i problemi che la ostacolano

ricettemediche thumb other250 250(agendadigitale.eu) di Anna Francesca Pattaro La ricetta medica elettronica del Servizio Sanitario Nazionale è stata introdotta ormai da diversi anni nel nostro Paese, tuttavia rimangono ancora diversi nodi da sciogliere legati alla sua applicazione sul territorio nazionale ed al suo efficace utilizzo in una prospettiva di implementazione della sanità digitale.
L'obiettivo dell'introduzione della prescrizione medica elettronica di farmaci e prescrizioni è legata a obiettivi di potenziale miglioramento in termini di efficienza nel SSN – risparmio di risorse finanziarie, velocizzazione della procedura, ma anche miglior monitoraggio della spesa e dell'appropriatezza in tempo reale –; nonché potenziali miglioramenti nell'efficacia del SSN e migliore impatto sulla cittadinanza per esempio attraverso una riduzione della burocrazia e una relativa semplificazione del percorso di cura e prevenzione.
La ricetta dematerializzata, o ricetta elettronica online, dovrebbe in effetti rappresentare il risultato finale del progetto avviato con l'approvazione dell'art. 50 della L. 326/2003 "Monitoraggio della spesa farmaceutica e specialistica a carico del SSN" che ha introdotto la ricetta (cartacea) standardizzata, la tessera sanitaria e l'obbligo di invio dei dati di tutte le ricette da parte prima delle farmacie (2008) e poi dei medici (2011), allo scopo di realizzare misure di appropriatezza delle prescrizioni, attribuzione e verifica del budget di distretto, farmacovigilanza e sorveglianza epidemiologica.
Essa consiste in un documento rilasciato da un medico dipendente del SSN o convenzionato con esso, ossia medici di famiglia, pediatri di libera scelta, medici di continuità assistenziale, medici delle aziende ospedaliere o medici di strutture sanitarie di diritto privato accreditate con il Sistema Sanitario Regionale, medici specialisti ambulatoriali convenzionati e medici di guardia turistica. È quindi anche un atto amministrativo che consente al cittadino: di acquistare farmaci a totale o parziale carico del SSN, nei limiti previsti dai livelli di assistenza e dalla classificazione dei farmaci stessi; di richiedere prestazioni specialistiche o diagnostiche sia in strutture pubbliche che private, queste ultime solo se accreditate.
Tuttavia, sono ancora escluse dalla nuova modalità di prescrizione alcune classi di farmaci, come ad esempio le sostanze stupefacenti o psicotrope, e le prescrizioni per erogazione diretta in continuità assistenziale, le quali continueranno a essere prescritte tramite il formato cartaceo già in uso[1].
Inoltre attualmente i medici sono ancora tenuti a produrre un promemoria cartaceo che il paziente deve consegnare in farmacia o presso la struttura medica per ottenere rispettivamente il farmaco o la prestazione sanitaria prescritta. L'obiettivo è però quello di eliminare questa sovrastruttura che, a detta di molti, rischia di rappresentare un serio limite alla digitalizzazione delle ricette mediche e dunque di vanificare il percorso di digitalizzazione in atto nel settore sanitario. Infatti rimane la necessità di molti contesti regionali di stampare questa sorta di ricetta cartacea che il paziente deve comunque andare a ritirare presso il medico di famiglia, pediatra o lo specialista, e che va consegnata per ottenere quanto prescritto, nonostante le informazioni utili (alle farmacie o alle strutture sanitarie coinvolte) siano già presenti in forma digitalizzata e siano accessibili attraverso le apposite applicazioni online utilizzate.
In effetti il D.L. 18 ottobre 2012 n. 179[2] ha definito un percorso per la graduale sostituzione delle prescrizioni mediche in formato cartaceo con le prescrizioni in formato elettronico, stabilendo che le Regioni e le Province Autonome "...provvedono alla graduale sostituzione delle prescrizioni in formato cartaceo con equivalenti in formato elettronico, in percentuali che, in ogni caso, non dovranno risultare inferiori al 60% nel 2013, all'80% nel 2014 e al 90% nel 2015″. Ha inoltre stabilito che "dal 1° gennaio 2014, le prescrizioni farmaceutiche generate in formato elettronico sarebbero state valide su tutto il territorio nazionale".
Infatti in diverse regioni italiane (come per es. Valle d'Aosta, Veneto, Provincia Autonoma di Trento ...) sono in atto percorsi per eliminare progressivamente il promemoria cartaceo.
Risulta dunque utile svolgere alcune riflessioni su una serie di nodi da sciogliere che riguardano ricetta medica elettronica e il suo utilizzo, oltre alle questioni problematiche già citate: la persistenza del promemoria cartaceo; e il fatto che la ricetta elettronica non si applichi a tutte le prescrizioni, e in particolare non a una serie di cronicità.
Il primo elemento da valutare è l'effettivo livello di diffusione e utilizzo sul territorio nazionale.
Attualmente la ricetta elettronica è diffusa in tutte le regioni italiane, comprese quelle in cui il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) stenta ad affermarsi per problematiche tecniche di implementazione, complessità dello strumento e ritardi nella partenza del processo. Anzi, dai dati forniti a inizio 2017 da Promofarma, società di servizi informatici di Federfarma, la regione Campania, ancora in ritardo nell'implementazione del FSE, risulta essere quella in cui la ricetta elettronica è più diffusa in percentuale. La stessa considerazione vale per la regione Sicilia, che si attestava al secondo posto, seguita poi dalla provincia autonoma di Trento, il Molise e il Veneto. In tutte queste regioni l'utilizzo della ricetta elettronica era rilevato intorno al fatidico 90% richiesto dalla legge. Livelli di impiego leggermente inferiori, ma sempre molto elevati (intorno all'80-85%) erano segnalati in Valle d'Aosta, Piemonte, Basilicata, Liguria e Lazio. Lievemente inferiori in Umbria, Puglia, Emilia-Romagna e Lombardia (75-80%); nonché Sardegna, Marche ed Abruzzo (intorno al 70%) e Calabria, Friuli Venezia Giulia e Toscana (intorno al 65%). La percentuale più bassa di utilizzazione della ricetta elettronica (intorno al 40%) riguarda la provincia autonoma di Bolzano, che come è noto è in ritardo anche con l'implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico. In termini assoluti invece, il maggior numero di ricette elettroniche è erogato il Lombardia (quasi 7 milioni), seguita poi dalle regioni Lazio, Sicilia e Campania (intorno ai 5 milioni).
In effetti è molto interessante che le percentuali di utilizzo della ricetta elettronica più elevate si trovino (in generale) nelle regioni in cui il FSE non è ancora stato implementato o è in ritardo nell'applicazione, mentre le regioni in cui il FSE è più consolidato (a eccezione della provincia autonoma di Trento, particolarmente virtuosa anche in questo caso) si trovino in posizioni medio-alte di utilizzo della ricetta. Il FSE in effetti richiede investimenti ed un percorso di implementazione molto lungo e complesso mentre l'adozione della ricetta elettronica risulta relativamente più semplice.
Secondo Promofarma, le oscillazioni intorno all'obiettivo del 90% possono dipendere da alcune scelte regionali in termini di esclusione di alcune categorie di farmaci dalla possibilità di essere prescritte tramite la ricetta elettronica o da una maggiore diffusione della DPC (distribuzione per conto). Mentre i ritardi nell'impiego della ricetta elettronica in alcuni contesti (come la Calabria e la provincia di Bolzano) potrebbero dipendere dalla partenza ritardata nell'utilizzo dello strumento, nonché da specificità territoriali e dalla mentalità dei professionisti chiamati ad applicare la riforma in atto.
Un problema da sciogliere riguarda dunque la necessità di coinvolgere attivamente gli operatori sanitari – medici di medicina generale e loro segretari in primis – nel processo di definizione delle regole di applicazione e implementazione della innovazione delle ricette, nonché formarli (es. al software e alle procedure) in modo adeguato e motivarli per aiutarli a superare meglio le difficoltà applicative (es. momentanei malfunzionamenti tecnologici) e per interiorizzare meglio il cambiamento, che non dovrebbe essere percepito come una imposizione normativa, ma come una opportunità per lavorare meglio e in modo più snello. Non in tutti i contesti regionali questo è avvenuto, e ciò ha sicuramente contribuito a rallentare il processo di cambiamento.
Un altro dubbio sollevato dagli operatori coinvolti nel sistema di utilizzo della ricetta elettronica, riguarda la modalità di conservazione delle ricette raccolte dai pazienti nel caso della eliminazione del promemoria cartaceo, su cui attualmente i farmacisti allegano i talloncini presi dalle fustelle dei medicinali e le strutture sanitarie la ricevuta del pagamento del ticket da parte dei pazienti. Utile poi risulterebbe l'unificazione e chiarimento della normativa sulla ricetta elettronica sul territorio nazionale.
Da ultimo risulta complicato riuscire a dominare e modificare la mentalità dominante in parte della PA, ma soprattutto della cittadinanza. Una grossa fetta degli utenti dei servizi sanitari sono in effetti persone anziane che normalmente si mostrano poco pratiche e sospettose nei confronti delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT). È difficile convincere e garantire loro che il promemoria cartaceo sia inutile, così come la visita dal medico di famiglia per ritirarlo e la consegna in farmacia del foglio di carta che dimostra il diritto ad ottenere/acquistare un farmaco. Questa sfiducia nelle ICT è strettamente connessa con la necessità di garantire infrastrutture internet stabili e uniformi sul territorio nazionale per eliminare le situazioni di mancato funzionamento e/o ritorno forzato alla carta.
Tutte queste difficoltà applicative e questioni aperte sulla ricetta elettronica sono strettamente interconnesse tra loro: carta, ICT, mentalità, semplificazione delle regole. Bisognerà quindi agire su molte dimensioni e contemporaneamente per riuscire a scioglierle adeguatamente e non perdere l'ennesima occasione.
[1] Questo in base all'art. 4 del DPCM 14 novembre 2015, che prevede per un periodo transitorio e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2017, l'esclusione della dispensazione dei medicinali prescritti su ricetta farmaceutica dematerializzata: a tutti i farmaci con piano terapeutico AIFA e a tutti i farmaci distribuiti attraverso modalità diverse dal regime convenzionali.
[2] convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012 n. 221 recante "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese"

COMMISSIONE DIGITALIZZAZIONE - Audizione Regioni e Province autonome sul FSE (il Video)

sanità-digitale-1 thumb large300 300Giovedì 30 novembre, alle ore 8.30, La Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni, presso Palazzo San Macuto - Aula VI piano, svolge l'audizione di rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

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TRIENNIO MEDICINA GENERALE: niente anno perso per ammessi in ritardo. I chiarimenti del Ministero sulle graduatorie

medicoscriveLa nota della Direzione Generale delle Professioni sanitarie del Ministero della salute del 29/11/2017, riguardante l'accesso sub conditione alla graduatoria regionale per i colleghi ammessi al CFSMG a partire da gennaio 2015, rappresenta un notevole passo in avanti per risolvere le gravi criticità, più volte sottolineate da FIMMG Formazione, che i corsisti in formazione specifica in medicina generale iscritti al triennio 2014-2017 si trovano a dover affrontare.
FIMMG Formazione non può che esprime soddisfazione per la posizione assunta dal Ministero, esito di un lungo e proficuo percorso di approfondimento comune volto alla ricerca di una soluzione ad un vincolo burocratico che rischiava di discriminare gravemente i colleghi che avevano goduto della possibilità dello scorrimento delle graduatorie.
Viene ora previsto l'accesso sub conditione alla graduatoria regionale ai sensi del comma 8 bis della legge 502 del 92, per i colleghi ammessi al CFSMG a partire da gennaio 2015, potendo usufruire dello scorrimento della graduatoria come previsto dal DM 28/08/2014 e poi prolungato fino a 180 giorni dal DM 20-02-2015.
Consideriamo tuttavia questo "riconoscimento" solo un primo passo, ritenendo l'obiettivo finale l'accesso diretto al conseguimento dell'attestato.
In particolare FIMMG Formazione manifesta preoccupazione circa la possibilità che quanto riconosciuto possa essere totalmente vanificato dalla inerzia delle Regioni che dovranno rapidamente provvedere ad organizzare e garantire ai colleghi l'opportunità di un rapido accesso alla professione, permettendo loro di usufruire di più sessioni straordinarie di diploma. L'auspicio di FIMMG Formazione infatti è che si provveda all'organizzazione di un adeguato numero di sessioni straordinarie per rispondere alle esigenze dei colleghi senza danneggiarli ulteriormente.
Il rinnovo della convenzione nazionale rappresenterà poi certamente l'occasione per una soluzione complessiva della problematica, augurandoci che possa essere riconosciuto anche il punteggio per i colleghi che diplomandosi da Gennaio in poi non potranno attualmente vedere riconosciuti i titoli ottenuti ai fini della graduatoria 2019, come previsto dal comma 5 dell'articolo 5 dell'ACN. Auspichiamo inoltre che quanto ora riconosciuto si possa estendere anche alle colleghe in gravidanza che, per una condizione fisiologica, sono costrette a rinunciare all'iscrizione in graduatoria per lo slittamento delle tempistiche del diploma.

EQUO COMPENSO : il governo Blinda il provvedimento che diventa legge

finanza thumb250 250Bocciato dall'Antitrust perché contrario ai principi concorrenziali ma blindato dal Governo l'equo compenso per i liberi professionisti è Legge. A tutti i professionisti sarà riconosciuto un equo compenso determinato in maniera proporzionale alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione, tenendo conto dei parametri previsti dai regolamenti delle singole professioni . Nulle le clausole vessatorie nei contratti. la novità è stata difesa in maniera trasversale da tutti i partiti, in piena sintonia con la stragrande maggioranza degli ordini professionali e gli organi di rappresentanza dei professionisti. La norma sull'equo compenso rende anche nulle le clausole contrattuali considerate vessatorie per il professionista sia per i clienti privati, sia quando il committente è la Pubblica amministrazione.

IL TESTO DELLA LEGGE