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RICETTA ELETTRONICA: Fimmg, il promemoria cartaceo la sta uccidendo: ecco perché

ricetteSSN thumb250 250(agendadigitale.eu) Da un paio di anni (un po' più in alcune regioni, un po' meno in altre) è in atto la dematerializzazione della ricetta SSN. Attualmente, ad eccezione di qualche piccola zona del Paese, tutti i medici di Medicina Generale (MMG) hanno adottato questa modalità prescrittiva. Anche se la normativa riguarda tutti i medici prescrittori, di fatto solo i MMG sono coinvolti poiché le quote dei medici specialisti ed ospedalieri che "ricettano SSN" sono da sempre irrilevanti.
Il progetto è stato normato e varato sulla base di un DM del novembre 2011 che, come noto, prevede l'invio, in tempo reale, di un pacchetto di dati elettronici al MEF, attraverso SOGEI, relativi all'evento "prescrizione". Il farmacista, avendo davanti il paziente dotato di tessera SSN, è in grado di risalire online alla prescrizione del medico e di provvedere alla consegna del farmaco avendo cura di spuntare elettronicamente l'avvenuta erogazione.
Il progetto, così come viene raccontato, appare lineare e, seppur gravato da alcune sbavature che potranno essere comunque corrette, efficace negli obiettivi che si propone di raggiungere: il "sistema" dispone in tempo reale delle prescrizioni a carico del SSN, lo studio del medico non viene più frequentato da persone che arrivano per ritirare mazzi di ricette approfittando spesso per parlare comunque con il medico, il farmacista è in grado di accedere online alla ricetta, il paziente, soprattutto, può recarsi direttamente nella farmacia di sua scelta a ritirare un farmaco prescritto elettronicamente. Sembrerebbero evidenti i vantaggi per tutti.
Purtroppo non è così!
Su tutto il percorso grava il peso del "promemoria cartaceo". Si tratta di un foglietto di carta semplice (formato "ricetta") dove devono essere stampati tutti i dati relativi alla prescrizione elettronica: in altre parole, insieme all'invio online del dato deve essere stampato anche un corrispettivo cartaceo, che deve essere consegnato dal medico al paziente, che a sua volta, per poter ottenere il farmaco, deve consegnarlo al farmacista. La ricetta, apparentemente uscita dalla porta, rientra quindi dalla finestra.
Nello stesso DM del 2 novembre 2011, la dignità ad esistere del promemoria cartaceo era attribuita alla tutela dell'intero sistema (e del paziente in primis) rispetto a possibili iniziali defaillance informatiche che avrebbero potuto impedire l'erogazione del farmaco. C'era il timore che un processo ancora non rodato potesse andare incontro a qualche intoppo in questa filiera comunicativa: bisognava quindi garantire che il farmacista fosse in grado, sempre, di consegnare il farmaco prescritto. Il pezzo di carta aveva, appunto, questo ruolo. Un pezzo di carta, tra l'altro, che non viene firmato dal medico, che viene stampato su un normale foglio formato A5, il cui intrinseco valore documentale è sostanzialmente nullo: presentato comunque come "ciambella di salvataggio", poteva avere un senso.
La "ricetta dematerializzata" sta andando avanti, come detto, da diversi anni. Il sistema è oramai a regime e il percorso informatico procede in modo sostanzialmente fluido e senza difficoltà. Il promemoria è stato superato solamente nella Provincia autonoma di Trento. Altrove non si riesce a rimuoverlo. Tra l'altro, laddove, per più motivi, vi fosse una impossibilità ad inoltrare la prescrizione dematerializzata (per esempio, durante una visita domiciliare, o in corso di blackout elettrico) è correttamente previsto che il medico proceda alla redazione (e alla firma ...) della solita ricetta "rossa" che, per queste ragioni, non potrà completamente essere superata.
La permanenza del promemoria cartaceo vanifica, sostanzialmente, i possibili vantaggi che si sarebbero dovuti concretizzare per tutti gli utenti. Costringe il paziente a recarsi ancora presso lo studio del medico anche per le prescrizioni dei farmaci assunti cronicamente, con notevoli perdite di tempo, disagi e rischi che derivano da spostamenti di persone spesso anche molto anziane. Il medico continua ad avere un ambulatorio pieno di pazienti affetti da malattie croniche, che con i loro mille disturbi (che non avrebbero motivato altrimenti una visita) approfittano della presenza in studio per sottoporsi a controlli privi di vere necessità, creando ingorghi alla sua attività e a quella del suo personale di studio. La stampa del promemoria cartaceo è onerosa in termini di consumi (milioni di inutili fogli di carta stampati ogni giorno) e di organizzazione. Il settaggio delle stampanti di uno studio complesso come quello di una medicina di gruppo con personale di segreteria, costituisce una vera impresa informatica che i medici, normalmente, hanno dovuto affidare a personale tecnico. Personale che viene spesso richiamato ad intervenire per i frequenti guasti delle stampanti o anomalie dell'intero circolo di stampa. Le variabili previste nel processo di stampa sono molteplici: i farmaci in "distribuzione per conto" vanno stampati ancora su ricetta rossa, gli altri sul promemoria. Molte farmacie ospedaliere non recepiscono ancora promemoria cartacei: su ricetta rossa devono essere stampati anche i farmaci distribuiti dalle farmacie ASL e, spesso, anche quelli destinati a pazienti in assistenza domiciliare integrata. Un confusione infinita ...
Il risultato è che sia i medici che i pazienti non hanno affatto percepito l'evoluzione del sistema; non hanno fruito di alcun evidente vantaggio (per i medici si è trattato di un ulteriore carico burocratico ed economico). Si sta perdendo insomma una grande occasione per fare apprezzare a tutti un cambiamento, per far vedere come la tecnologia possa produrre evidenti vantaggi nella vita reale di tutti i giorni.
Qualche medico ha provato ad utilizzare l'invio del promemoria al paziente, su sua richiesta, per email, considerando che molti software di cartella lo permettono. Anche se questa non rappresenta una via completamente ortodossa ai fini della sicurezza della comunicazione, i medici si orientano a questa scelta poiché lo stesso INPS consente l'invio della copia del certificato di malattia al paziente (con tanto di diagnosi) sempre attraverso l'email. Non è intuitivo comprendere perché, quando una così rilevante istituzione nazionale prevede e permette una certa cosa, un'altra la dovrebbe poi vietare. Di fatto però molte Regioni e Aziende Sanitarie si sono pronunciate precludendo l'inoltro del promemoria cartaceo via WEB al paziente (anche attraverso portali protetti), precisando che deve avvenire la consegna diretta dal medico al paziente di questo documento. Viene sancita, cioè, la permanenza dell'elemento cartaceo nella filiera prescrittiva, alla faccia di una vera dematerializzazione.
Ma perché c'è tutta questa resistenza a superare il promemoria?
In un recente questionario i cui risultati sono stati presentati a maggio al Convegno organizzato dall'Osservatorio sulla Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, i MMG, oltre ad auspicare il superamento del promemoria (in più dell'85% delle risposte), attribuiscono un maggiore interesse a mantenere la copia cartacea del promemoria al farmacista (43% delle risposte), alle istituzioni sanitarie (30%), al paziente (23%) e allo stesso medico (4%). Certamente il mondo delle farmacie è quello che manifesta meno rammarico rispetto alla permanenza del promemoria; sembrerebbe che i farmacisti desiderino che il promemoria rimanga al fine di mantenere un adeguato supporto per l'affissione delle fustelle. C'è difficoltà a credere che questa possa essere considerata una ragione veramente valida, per privare tutti di tanti vantaggi. Se così fosse, speriamo che la logica prevalga e che, prima o poi, venga accettato che le inquietudini di pochi non debbano più condizionare i benefici di molti.
di Paolo Misericordia, Responsabile area ICT della FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale)

CONSIGLIO DI STATO : Allo studio del medico di medicina generale non si applica la normativa in merito all'autorizzazione ne'quella per le barriere architettoniche

mediciepc(Unvadis) Il Consiglio di Stato sezione III° con sentenza n.1382/2017 ha affermato che sulla base della legislazione statale e regionale lo studio medico non attrezzato per l'attività chirurgica non richiede autorizzazione per la sua apertura.
Allo studio del medico di medicina generale non si applica la normativa in merito all'autorizzazione del Sindaco per l'idoneità igienico-sanitaria, né appare essenziale l'eliminazione delle barriere architettoniche in quanto non indispensabile al corretto esercizio dell'attività assistenziale poiché ai sensi dell'art.47 dell'ACN e già dell'art. 33, comma 1, DPR 270/2000 il medico di medicina generale è tenuto a prestare le proprie cure al domicilio dell'assistito su chiamata qualora esso sia non trasportabile o non deambulabile (allegato G e H al DPR n.270/2000). Non è indispensabile l'accesso allo studio anche perché esso non è dotato di attrezzature inamovibili per cui l'assistito debba necessariamente accedere ai suoi locali per ottenere la prestazione sanitaria ugualmente erogabile a domicilio con maggiore facilitazione per il disabile.
Inoltre ai sensi dell'art.50, comma 2, del DPR 270/2000 il medico può anche rinnovare le prescrizioni farmaceutiche in assenza dell'assistito con difficoltà di accesso consegnandole ad un suo delegato, qualora a suo giudizio ritenga non necessario ripetere la visita del paziente.
In conformità, anche la DGR del FVG n.3586 del 30 dicembre 2004 al punto 9.1.5 afferma che gli studi dei medici di medicina generale NON sono soggetti alla procedura autorizzativa prevista per le strutture sanitarie private. La stessa delibera prevede al punto 9.1.1 il requisito dell'accessibilità con obbligo di rimozione delle barriere architettoniche esclusivamente per le strutture sanitarie classificate ad alta o media complessità, mentre invece per le strutture sanitarie classificate semplici l'abbattimento delle barriere architettoniche è previsto solo in caso di ristrutturazione o nuova costruzione secondo la legge n.13/1989 e il suo Decreto Ministeriale attuativo n.236/1989 in materia di eliminazione delle barriere architettoniche.
Uguale interpretazione è contenuta anche nella specifica circolare del Presidente della Regione Abruzzo Chiodi del 24 marzo 2014 indirizzata ai Sindaci e Direttori di ASL in cui afferma che gli studi dei medici di medicina generale sono strutture private non aperte al pubblico in cui il sanitario eroga una prestazione professionale senza intermediazione e pertanto non sono compresi nell'ambito oggettivo di applicazione della normativa in materia di barriere architettoniche.
Tale circolare, in conformità alla sentenza n.1488 del 30/9/95 della Corte di Cassazione e riprendendo i contenuti della circolare del Ministro per l'Ambiente Ronchi del 14 dicembre 1999, stabilisce infatti una distinzione tra ambulatorio medico inteso come struttura aziendale organizzata (artt. 2082 e 2555 del CC) e studio medico inteso come struttura in cui l'esercizio di una attività intellettuale professionale sanitaria (art. 2229 CC) prevale in modo preponderante su quello organizzativo, come nel caso del medico di medicina generale.
Inoltre è utile chiarire che lo studio del MMG convenzionato non è un locale "aperto al pubblico" ma con accesso riservato agli assistiti in carico al medico a seguito di scelta operata ai sensi dell'art.40 dell'ACN (ex art.26 DPR 270/2000) ed è di norma organizzato con accesso programmato attraverso un sistema di prenotazione ai sensi dell'art.36, comma 8, dell'ACN e già dell'art.22, comma 7, DPR 270/2000.
I requisiti dello studio del medico di medicina generale sono definiti dall'art.36 dell'ACN e già dall'art 22 del DPR n.270/2000. Lo studio del medico convenzionato deve essere dotato degli arredi e delle attrezzature indispensabili per l'esercizio della medicina generale, di sala d'attesa adeguatamente arredata, di servizi igienici, di illuminazione e aerazione idonea, ivi compresi idonei strumenti di ricezione delle chiamate.
Ai sensi dell'art.35, comma 9, dell'ACN e già dell'art. 21, comma 4, del DPR 270/2000, l'Azienda Sanitaria procede con proprio personale sanitario alla verifica dell'idoneità dello studio medico in rapporto ai requisiti previsti dall'art.22 del DPR 270/2000.

Poiché l'art 22, comma 1, del DPR 270/2000 afferma che lo studio del medico di medicina generale è uno studio privato destinato in parte allo svolgimento di un pubblico servizio e l'art.36 dell'ACN afferma che lo studio del medico di assistenza primaria è considerato presidio del Sistema Sanitario Nazionale, secondo il parere prot.n.7491 del 08/04/2015 del Servizio Affari Istituzionali e Locali della Regione FVG è comunque legittimo che un'amministrazione comunale conceda in comodato d'uso una porzione di immobile di sua proprietà pubblica con vincolo di destinazione d'uso specifico di poliambulatorio per l'assistenza primaria destinato all'erogazione di un servizio di utilità sociale a favore della comunità amministrata al fine di garantire ai residenti una sede definitiva e centrale più comoda.

A cura di: Mauro Marin - Direttore di Distretto - Pordenone - aas5 Friuli Occidentale

DDL EQUO COMPENSO: lotta contro il tempo per riabilitare le tariffe professionali

medfamigliaDOCTOR 33- «Serve una maratona entro fine legislatura». Maurizio Sacconi, presidente della commissione lavoro al senato, a un convegno di commercialisti ha rilanciato il suo disegno di legge sull'equo compenso, rivolto a tutte le professioni regolamentate e con ordine ed albo. In parallelo alla camera è in itinere un disegno di legge firmato dall'omologo di Sacconi, Cesare Damiano, che guarda alle professioni non regolamentate. Nei giorni scorsi non solo c'è stata un'accelerazione delle audizioni in commissione sulle due bozze, ma nella bozza Sacconi è stata recepita -tra gli emendamenti quello del presidente degli ordini dei farmacisti Andrea Mandelli- la necessità di estendere i parametri per l'equo compenso alle professioni non regolamentate. Insomma c'è una accelerazione, la stessa che sembrava profilarsi quest'estate quando il consiglio dei ministri stralciò le regole sul compenso degli avvocati dando il via a un ulteriore progetto di legge per tutelarli nei loro rapporti con grandi committenti (banche, assicurazioni etc). Allora il ministro della giustizia Andrea Orlando ventilò la possibilità che altre professioni fruissero dei principi contenuti nel testo, ma anziché velocizzarsi i procedimenti sul DDL del senato (S2858) e quello della camera (C4582) rallentarono. Anche l'autostrada costruita dal governo per gli avvocati si arenò in commissione giustizia alla camera con il suo numero di serie C4631. Per il DDL Sacconi, primo in ordine di tempo, lo scorso 13 maggio avevano sfilato insieme i sindacati dei dentisti, l'Ordine dei Medici di Roma e quello degli Avvocati di Napoli, e gli ordini di Ingegneri, Architetti e Avvocati di Roma. La bozza aveva preso le mosse dalla recente sentenza 8/12/16 della Corte di Giustizia Ue (cause C-532/15 e C-538/15) che legittima l'uso di tariffe minime per i professionisti. Pur tutelando in primis la concorrenza, il Trattato Ue, per la Corte, non impedisce che leggi nazionali assoggettino gli onorari - nel caso in questione quelli dei procuratori legali spagnoli - a una tariffa fissa aumentabile o diminuibile di una certa percentuale. Musica per gli ordini che nel 2007 avevano dovuto abrogare le tariffe minime a seguito dell'approvazione della legge "Bersani". Non solo: tra 2011 e 2014 l'autority Antitrust ha intrapreso un contenzioso con la Fnomceo contro il controllo preventivo dei messaggi pubblicitari, indicando in sostanza come concetti quali "decoro" fossero pure discriminatori se volti a non abbassare la tariffa. Oggi però la relatrice del testo, senatrice Anna Maria Parente, ricorda come proprio la Cassazione con ordinanza 24492/16 (avvocati) abbia considerato il decoro della professione principio imprescindibile nel fissare compensi, almeno ove questi siano inferiori a minimi tariffari. Approvato il Jobs Act sui lavoratori autonomi, Sacconi ha chiesto in un ordine del giorno al Governo di valutare l'introduzione sia di parametri per determinare i compensi ai lavoratori indipendenti, sia di un compenso minimo per i dipendenti. All'articolo 36 della legge -ricorda Parente - si sancisce che "il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantitaÌ e qualitaÌ del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a seì e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa". Rispetto al ddl governativo, quello in senato esplicita i parametri cui legare un compenso tanto per gli avvocati quanto per gli appalti e per le professioni regolamentate. Per queste ultime, i parametri sono quelli fissati dalla legge sulla concorrenza (1/2012) che, pur mettendo nero su bianco la definitiva abrogazione delle tariffe minime, all'articolo 9 lega i compensi ai professionisti a determinazioni del Ministero vigilante. Per gli avvocati valgono i tariffari ex legge 247/12 art 13, c 6 rivisti biennalmente in decreti del Ministero della Giustizia. Infine, si parla di appalti, legati alle tabelle di cui al decreto del Ministro della giustizia 17 giugno 2016. L'obiettivo è ora completare i progetti alla camera e senato e renderli integrabili, ma ci sono solo pochi mesi prima della scadenza della legislatura.

ENPAM: pronti da subito a pagare pensioni in cumulo

enpam-sedeL'Enpam esprime soddisfazione per l'emanazione della circolare con la quale ieri Inps ha definito al proprio interno diversi aspetti legati alle pensioni in cumulo.
L'ente di previdenza dei medici e degli odontoiatri per propria parte aveva già emanato una circolare sull'argomento il 16 gennaio 2017 e a partire dal 1° agosto scorso ha già cominciato ad inviare all'Inps per il seguito di competenza tutte le pratiche sulle pensioni in cumulo per quanti hanno presentato domanda.
Resta il problema di quando queste pensioni saranno pagate. Tuttavia la legge, fino a quando non sarà cambiata, per quanto riguarda le prestazioni in cumulo ha trasformato l'Enpam in mero ente esattore di contributi mentre spetta esclusivamente all'Inps inviare materialmente i pagamenti ai pensionati.
L'Enpam ribadisce la propria contrarietà al fatto che l'Inps diventi erogatore di prestazioni proprie delle Casse e chiede un intervento legislativo per correggere questo attacco all'autonomia.
Enpam e le altre Casse dei professionisti attendono a questo punto di essere contattati dall'Inps per stilare la convenzione operativa, come quella già in vigore sulla totalizzazione. In ogni caso l'ente dei medici e degli odontoiatri, una volta ricevute le necessarie informazioni dall'istituto pubblico in relazione alle pratiche già trasmesse, è pronto a mettere a disposizione le somme di propria pertinenza.

INCIDENTI STRADALI: Medici denunciati per aver omesso la denuncia alle autorita' per prognosi sopra 40 giorni

incidentestradaleLo ricorda la FnomCeo in una circolare inviata tutti gli ordini professionali in cui spiega le modalita' e il comportamento per i referti sopra a 40 gioni. "E' notizia di questi giorni che sono stati aperti procedimenti penali a carico di medici in ordine all'omissione di referto (ari. 365 c.p.) e omissione di denuncia (artI. 361-362 c.p) correlati al reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime (ari. 590-bis c.p.) introdotto con legge 23 marzo 2016 n. 41." Ha avvisato l'Ordine precisando che "Si rileva che l''art. 365 c.p. punisce "chiunque, avendo nell'esercizio di una rofessione sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto per il quale si debba rocedere d'ufficio, omette o ritarda di riferirne all'Autorità ...".L'art 361 c.p. punisce il pubblico ufficiale che omette o ritarda di denunciare "un reato di cui ha avuto notizia nell'esercizio o a causa delle sue funzioni". Pertanto di seguito, a scopo puramente informativo, si chiariscono gli aspetti di particolare interesse per la professione medica relativamente al reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime di cui all'ari. 590-bis c.p. Con la legge 23 marzo 2016 n. 41 (Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274) sono stati introdotti i reati di omicidio stradale (ari. 589-bis) e di lesioni personali stradali gravi o gravissime (ari. 590-bis), commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, ai quali rimane affiancato il reato di lesioni personali colpose ex ari. 590 c.p., che continuerà ad applicarsi per tutte le ipotesi di lesioni, in cui vi sia stata guarigione entro quaranta giorni; in tale ultimo caso, quindi, rimarrà ferma la procedibilità a querela della persona offesa e la competenza del Giudice di pace."
Nella circolare che accludiamo viene altresi' spiegato il comportamento da tenere e la modulistica da usare.

IL TESTO DELLA CIRCOLARE

CERTIFICATI: Ecco gli obblighi per i medici per i reati stradali , quando la malattia è da refertare all'autorità giudiziaria.

incidente-stradale-23-novembre-2013 1 lDOCTOR 33- Mauro Miserendino Occhio alla certificazione sui pazienti con esiti di lesioni post-trauma dopo incidente: la legge sull'omicidio stradale crea un problema in più al medico che certifichi il prolungamento della malattia per oltre 40 giorni. Rientrando le lesioni che portano a prognosi "lunga" tra quelle gravi, dallo scorso anno il "medico certificatore" deve avvisare l'autorità giudiziaria. La legge 41/16 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 70 del 24 marzo 2016 modifica l'articolo 590 bis del codice penale. E punisce con la reclusione chiunque violando le norme sulla circolazione provochi per colpa ad altri una lesione personale grave o gravissima. Le sanzioni in caso di ebbrezza o assunzione di sostanze stupefacenti arrivano a 3 anni di reclusione per lesioni gravi e a 7 per lesioni gravissime. La giurisprudenza ancora non avrebbe ancora stabilito se si sia creata una nuova fattispecie di reato o si siano introdotte nell'ordinamento solo delle aggravanti di reati esistenti. Molti giudici penali però potrebbero propendere per il secondo caso che, all'articolo 590 ultimo comma del codice penale, assoggetta il reato a procedibilità d'ufficio: il magistrato deve avere notizia delle lesioni gravi, che aggravano la sanzione.
Per il medico certificatore - che può essere anche il medico di medicina generale - c'è obbligo di referto e l'inadempimento si traduce esso stesso in reato: omissione di referto e/o omissione di denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. In particolare, se in sede di processo civile per il risarcimento al paziente l'assicurazione scoprisse che la malattia è stata prolungata ma la lesione grave non è stata denunciata, il giudice civile dovrebbe allungare il fascicolo al pubblico ministero (ambito penale) perché quest'ultimo persegua il medico come atto dovuto. Il tema è oggetto di dibattiti e corsi di formazione, uno all'Ordine dei Medici di Piacenza a fine primavera con relazioni di procuratori della repubblica ha provato a evocare regole di buona condotta che tutelino il medico. Premessa: accanto all'omicidio stradale, le lesioni che possono portare a pene molto più dure del passato sono quelle gravissime (perdita di un senso, di un organo o di un arto o del suo uso, della capacità di procreare, perdita o grave difficoltà della favella, deformazione o sfregio permanente del viso) e le gravi come una lesione che mette in pericolo la vita, l'indebolimento di un organo o di un senso, una malattia lunga oltre i 40 giorni. «In quest'ultimo caso-spiega Anna Maria Greco vicepresidente dell'Ordine dei Medici di Piacenza e medico legale-può accadere che i pazienti, notando che non sono ancora del tutto scomparsi gli ultimi effetti di un trauma di lieve entità (ad esempio il colpo di frusta) , chiedano al proprio curante in modo del tutto naturale il prolungamento della malattia oltre al giudizio prognostico espresso dal medico di Pronto Soccorso, superando così i 40 giorni.

La legge però è molto "netta" adesso con chi ha provocato l'incidente e il medico, cui è comunque da sempre richiesta la massima diligenza, dovrà eseguire un'accurata anamnesi e un esame obiettivo della massima precisione. Ove fosse incerto nel valutare la persistenza dello stato che impedisce il ritorno al lavoro deve chiedere la consulenza di uno specialista. La soglia di attenzione va tenuta molto alta». Formalmente si redige un referto o un rapporto? «La differenza tra referto e rapporto tende ad attenuarsi nella pratica. Il referto è redatto dal medico in qualità di pubblico ufficiale mentre il rapporto è dell'incaricato di pubblico servizio che denunci un reato perseguibile d'ufficio, entrambi sono forieri di sanzioni (fino a 516 euro ndr) e conseguenze penali se mancano o presentano problemi. Al di là degli aspetti formali, un certificato redatto con attenzione comporta che, al momento in cui il medico fosse chiamato a testimoniare in un processo, molto difficilmente gli si possano contestare mancanze tali da portare conseguenze sul piano giuridico». La prestazione va con Iva o no? «La comunicazione all'autorità giudiziaria è atto dovuto mentre la certificazione, su carta bianca, del prolungamento dello stato di malattia è un atto libero-professionale dunque è naturalmente a pagamento (non lo è quella del Pronto soccorso, ndr) e, in quanto prestazione assicurativa, soggetto ad Iva. Non vanno fatte pagare le richieste di accertamenti specialistici che anzi possono ben essere prescritte sul ricettario del servizio sanitario nazionale».