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MEDICI DIPENDENTI : Solidarieta’ della Fimmg e pronti allo sciopero attese da legge di bilancio risposte per lo sviluppo delle cure primarie

manifestazione roma medici-2Roma,  (AdnKronos Salute) - «Siamo solidali con la protesta indetta dai medici dipendenti che soffrono l'aumento dei carichi assistenziali dovuti al blocco del turnover e al mancato investimento in formazione specialistica». Lo dichiara il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti annunciando che anche i medici di famiglia sono pronti allo sciopero se non ci saranno risposte concrete sul rinnovo della convenzione e sullo sviluppo delle cure primarie. Scotti rileva come si denoti «una mancata programmazione da parte delle forze politiche che, anche in occasione dell'attuale discussione della legge di bilancio, dimostrano scarsa sensibilità alle necessità di tutto il comparto sanitario, anche verso la medicina convenzionata che soffre maggiormente della mancanza del rinnovo convenzionale sia in termini economici, considerato che la rivalutazione dell'inflazione programmata degli ultimi 8 anni già riscossa dai colleghi dipendenti non è mai stata corrisposta ai medici convenzionati, sia in termini di progettazione delle nuove necessità del territorio». «Apprezziamo le dichiarazioni del presidente del Comitato di settore Garavaglia, che conferma la disponibilità economica per il rinnovo dell'Acn della medicina generale e siamo in attesa di ulteriori provvedimenti in questa manovra indispensabili ad avviare una nuova e concreta stagione di sviluppo delle cure primarie che porti reale beneficio e sostegno ai cittadini ed avvii il necessario percorso di allocazione appropriata delle risorse per la sostenibilità del Ssn. Queste sono state le condizioni per cui già da tempo il Consiglio nazionale della Fimmg ha dato mandato al segretario nazionale e all'Esecutivo nazionale di proclamare lo stato di agitazione della categoria e qualora non ci siano risposte concrete potrebbero essere intraprese azioni di protesta e sciopero», conclude Scotti.

EQUO COMPENSO: L'Antitrust lo boccia per i professionisti perché anticoncorrenziale

mediciospedale(Sole 24 Ore ) Bocciatura senza appello da parte dell'Antitrust per le norme sull'equo compenso per tutti i professionisti (non solo gli avvocati), introdotte al Senato nel decreto fiscale, ora all'esame della Camera. In una segnalazione ai presidenti delle Camere ed al premier, il Garante ha sottolineato che l'equo compenso «in quanto idoneo a reintrodurre un sistema di tariffe minime, peraltro esteso all'intero settore dei servizi professionali, non risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale» e si pone «in stridente controtendenza con i processi di liberalizzazione» che hanno riguardato anche «il settore delle professioni regolamentate». Il parere non è vincolante, ma potrebbe indurre il governo, intenzionato a far licenziare il dl fiscale «blindato», ad apportare modifiche al testo nel passaggio a Montecitorio.
Antitrust boccia equo compenso: anticoncorrenziale «La norma, nella misura in cui collega l'equità del compenso ai paramenti tariffari contenuti nei decreti anzidetti, reintroduce di fatto i minimi tariffari, con l'effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali con tali tipologie di clienti», si legge nella segnalazione, in cui si commenta positivamente l'approvazione della legge annuale per la concorrenza, ma si «osserva con preoccupazione» due temi presenti nel dl fiscale che «sembrano segnare un'inversione di tendenza» nel processo pro-concorrenza: l'equo compenso, appunto, e la riforma della raccolta dei diritti d'autore.
Con l'equo compenso, in particolare, secondo l'Antitrust, «viene sottratta alla libera contrattazione tra le parti la determinazione del compenso dei professionisti (ancorché solo con riferimento a determinate categorie di clienti)», mentre «sarebbero i newcomer», gli ultimi arrivati sul mercato delle professioni, «ad essere pregiudicati dalla reintroduzione di tariffe minime» perché «vedrebbero drasticamente compromesse le opportunità di farsi conoscere sul mercato e di competere con i colleghi affermati». Allo stesso tempo, «la reintroduzione di prezzi minimi cui si perverrebbe attraverso la previsione ex lege del principio dell'equo compenso finirebbe per limitare confronti concorrenziali tra gli appartenenti alla medesima categoria, piuttosto che tutelare interessi della collettività», scrive ancora l'Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella. Per l'Antitrust le norme del decreto fiscale in materia di copyright rappresentano «un passo in avanti verso l'apertura alla concorrenza», ma «il processo di liberalizzazione risulta incompleto e solo parzialmente efficace», perché «limita ai soli organismi di gestione collettiva la possibilità di competere con Siae». L'Authority sottolineando che un intervento parziale rischia di mantenere, «di fatto, il monopolio esistente», contrastando una «piena apertura» alla concorrenza.

INCIDENTI STRADALI: Lesioni gravi denunce ai Mmg per omesso referto, i medici legali chiariscono

incidente3-696x465DOCTOR 33 I medici legali fanno un passo avanti per offrire ai colleghi, medici di famiglia in primis, un orientamento lineare sull'obbligo di referto per le lesioni da incidente stradale superiori ai 40 giorni. La Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni Simla guidata da Riccardo Zoia prende posizione dopo che a seguito della legge 41/2016 sull'omicidio stradale alcuni medici sono stati perseguiti penalmente per omissione di referto. Dal 2016 l'adempimento è obbligatorio entro 48 ore ogniqualvolta a seguito di una visita post-sinistro il medico certifichi un prolungamento della patologia oltre i 40 giorni. In quel caso infatti le lesioni riportate si considerano gravi e chi le ha procurate va perseguito d'ufficio dalla Procura della Repubblica, mentre per le lesioni "lievi" la perseguibilità è a querela di parte lesa. La misura nasce per scoraggiare lunghe assenze e mega-risarcimenti a seguito di traumi minimi. L'inadempienza può essere "scoperta", ad esempio quando l'assicurazione chiamata a risarcire si accorgesse che manca il referto. Oggi Zoia ricorda che la segnalazione del reato perseguibile d'ufficio si fonda sulla durata della patologia segnalata dal medico certificatore che a sua volta ha significato di prognosi. Ma tale durata non si può prevedere, e in termini medico legali può essere giudicata solo a posteriori, sulla base dell'andamento clinico del paziente. E qui serve lo specialista in medicina legale.
«La valutazione medico - legale di una condizione di "malattia" intesa come da Codice Penale ai sensi dell'art. 582 può essere eseguita solo alla stabilizzazione del quadro clinico. E qui è bene intendersi che la prognosi non corrisponde affatto alla definizione di "malattia"», afferma Franco Marozzi membro del Consiglio Direttivo Simla. «Ciò dovrebbe valere, in genere, per tutte le patologie traumatiche di non rilevante entità (per esempio i colpi di frusta). Per le condizioni previste dall'art. 583 - le cosiddette aggravanti delle lesioni personali - in linea teorica il referto o la denuncia di reato (più di frequente quest'ultimo perché i MMG sono considerati esercenti un pubblico servizio) andrebbero senza dubbio eseguite. Vi è però da dire che l'omissione di referto o di denuncia di reato, come faceva notare di recente il professor Paolo Cortivo, docente di medicina legale all'Università di Padova, è un reato di pericolo: l'interesse pubblico tutelato dalla norma è che l'autorità sia più rapidamente possibile informata dei fatti che possono rappresentare i caratteri di un delitto procedibile d'ufficio. L'interesse protetto è, quindi, la tempestività della recezione della notitia criminis da parte dell'autorità giudiziaria. Ove mancasse la tempestività temporale, il referto sarebbe una esercitazione astratta, piuttosto di disturbo che di concreta utilità per l'autorità giudiziaria, stante il fatto che un soggetto rimasto vittima di una lesione personale, quasi certamente, è stato soccorso in ambiente ospedaliero. In quella sede la comunicazione diventa essenziale per rispettare gli obblighi del legislatore. Si tratta di una interpretazione dei fatti che quanto meno tiene conto della realtà e che certo aiuterebbe l'Autorità giudiziaria a non essere sommersa da denunce che avrebbero già dovuto essere messe in opera da altri in quanto il medico di famiglia interviene in un momento, quasi sempre, successivo all'erogazione della lesione. Forse, bisognerebbe aprire un tavolo con la Fnomceo perché la stessa che ha correttamente ricordato ai medici i loro obblighi, si possa confrontare con esperti. E chi meglio della Simla -riflette Marozzi -potrebbe rappresentarli, per dare a tutti i medici, un orientamento più lineare verso norme che rischiano di produrre una serie di certificazioni eseguite solo a mero scopo difensivo con possibili gravami sull'attività dell'Autorità Giudiziaria?» SIMLA propone un tavolo con i ministeri di Salute, Giustizia e Interni: «È giunto il momento - afferma il presidente Zoia- di una riforma globale della medicina legale italiana specie per la sua attività in ambito penalistico». Il medico legale -ricorda Simla- è interessato a più ambiti, dai riconoscimenti di paternità alle indagini sulle violenze personali, sessuali, etc, a quelle tossicologiche, al riconoscimento dell'invalidità fino alla valutazione della malpractice dei sanitari. In Francia i ministeri di Giustizia e Salute sono stati autorizzati ad assumere specialisti medico-legali che operano per conto del Pubblico ministero. Per Zoia questa «potrebbe essere un'indicazione importante, ma è certo che solo percorrendo una strada di confronto delle istituzioni si può sperare in un sistema realmente funzionale e stabile, omogeneamente distribuito sul territorio, in termini di prevenzione e non solo di azione improvvisata quando ve ne sia la necessità»

VACCINI: dall autismo alla morte in culla, i segreti del "credo" no vax , ecco chi sono

vaxed(Affari Italiani) Per decenni sono stati considerati, a ragione, una svolta decisiva nella storia dell'umanita', capaci di estirpare rapidamente e a poco prezzo malattie che nei secoli hanno falcidiato l'umanita'. E' grazie ai vaccini che piaghe come il tifo, il vaiolo, la poliomielite, la tubercolosi, sembravano sconfitte per sempre. Oggi la situazione e' molto diversa: scomparsa o sfumata la memoria di quelle terribili malattie, serpeggiano i pregiudizi, le paure, i falsi miti sui vaccini, complice la grancassa incontrollata e martellante del web. E le "leggende nere" sui vaccini sono la base ideologia del variegato e agguerrito mondo "no vax", contro il quale ha puntato il dito oggi il commissario europeo alla Salute. Tutto inizia alla fine degli anni '90: il positivismo scientifico applicato ai vaccini incontra il suo primo nemico mortale, proprio agli albori dell'era di Internet. E' la storia di una delle piu' grandi frodi scientifiche del XX secolo, a firma del gastroenterologo inglese Wakefield che, sulla prestigiosa rivista Lancet, teorizza per primo un nesso tra il vaccino MPR (quello contro morbillo, parotite e rosolia) e l'autismo nei bambini. Il medico sostiene che il vaccino puo' causare infiammazione intestinale, con conseguente aumento della permeabilita' della barriera intestinale e passaggio in circolo di sostanze tossiche per l'encefalo, favorendo, quindi, lo sviluppo di autismo. Nello studio vengono descritti 12 bambini, affetti da disturbi gastrointestinali e autismo dopo vaccinazione con MPR. Due studi successivi di Wakefield indicano l'esistenza di una correlazione causale tra autismo e vaccinazione. Dopo il comprensibile scalpore iniziale, ben presto altri studi, sia in Europa che in Usa, trovano falle nella ricerca di Wakefield, e concludono che non ci sono evidenze scientifiche del nesso vaccini-autismo. Un grande studio dell'Institute Of Medicine of the National Academies americano, valutando l'esistenza di evidenze scientifiche a favore di una possibile correlazione tra 8 differenti vaccini (incluso l'MPR) ed una serie di eventi avversi, respinge definitivamente l'ipotesi di un nesso con l'autismo. Alle stesse conclusioni e' giunta l'Oms. Non solo, uno studio americano del 2011 ha dimostrato come la vaccinazione anti-rosolia (generalmente somministrata nella formulazione trivalente MPR) abbia evitato, nel decennio 2001-2010, numerosissimi casi di disturbi dello spettro autistico associati alla sindrome da rosolia congenita.
Nel 2004, un'inchiesta giornalistica condotta da Brian Deer sul Sunday Times rivela che lo studio di Wakefield non era immune da interessi economici: oltre a difetti epidemiologici (quali mancanza di un gruppo di controllo, esami endoscopici e neuropsicologici non eseguiti in "cieco", comparsa dei sintomi gastroenterici dopo e non prima lo sviluppo di autismo, in 7 dei 12 bambini presi in esame), conteneva alterazioni e falsificazioni della storia anamnestica dei pazienti, allo scopo di supportare le conclusioni del suo studio. Lo scandalo e' mondiale: gli altri co-autori dello studio di Wakefield firmano una dichiarazione con cui ritrattano le conclusioni del lavoro. E l'Ordine dei medici inglese riconosce il gastroenterologo colpevole di una trentina di capi d'accusa, tra cui disonesta' e abuso di bambini con problemi di sviluppo, nella conduzione della ricerca pubblicata, espellendolo dall'Ordine stesso. Nel 2010 Lancet ha ritirato l'articolo in questione. - Ma la paura ormai e' instillata nell'opinione pubblica: quando negli anni 2000 l'Italia dispone l'eliminazione del tiomersale (un composto a base di etilmercurio contenuto nei vaccini fin dal 1930) dai vaccini monodose a scopo precauazionale i complottisti ci leggono una conferma dei loro sospetti sulla tossicita' dei vaccini. Ignorando che l'etilmercurio ha una vita di appena 7 giorni e viene rapidamente eliminato attraverso urine e feci. Come scrive l'Oms nel 2012, "i vaccini contenenti tiomersale sono sicuri, essenziali ed insostituibili per lo svolgimento dei programmi di immunizzazione". In ogni caso, l'incidenza di autismo o anomalie del sistema nervoso centrale in bimbi vaccinati, che gia' era bassissima, e' rimasta invariata anche dopo la rimozione precauzionale del tiomersale. E ancora, negli anni '90 si diffonde la convinzione di una possibile associazione causale tra SIDS (la sindrome della "morte in culla") e precedente vaccinazione. Ancora oggi, il principale vaccino chiamato in causa dagli oppositori alle vaccinazioni e' quello esavalente che, per i numerosi vantaggi che offre, e' ampiamente impiegato in Italia per la vaccinazione dei nuovi nati contro difterite, tetano, pertosse, polio, epatite B e Haemophilus influenzae tipo b, cosi' come in altri Paesi che hanno un calendario vaccinale simile al nostro. In realta', i numerosi studi epidemiologici effettuati per appurare l'esistenza di una correlazione tra vaccinazione e SIDS hanno dimostrato che non vi e' alcuna differenza nell'occorrenza del fenomeno tra bambini vaccinati e non. Come si vede, dunque, le "fake news" sui vaccini sono annose, a volte pluridecennali, ma dure a morire.
E la colpa e' in massima parte del web. Secondo un'indagine Censis del 2014, il 42,8% dei genitori decide se vaccinare o meno i propri figli dopo aver cercato notizie su internet. La meta' va sui social network a questo scopo, dove le notizie, ancor piu' che nella rete in generale, sono di tutti i tipi, assolutamente incontrollate e non filtrate. Un mare magnum apparentemente anarchico, ma in realta' decisamente orientato: l'80% dei genitori "internauti" confessa di aver trovato sui vaccini notizie di taglio negativo, solo il 45,6% si e' imbattuto anche in notizie positive. Chi cerca oggi informazioni sui vaccini in rete nel 46,7% dei casi trovera' allarmismi e avvertenze sui rischi, solo il 26,8% leggera' articoli o pagine web sui vantaggi delle vaccinazioni, e appena uno su 5, il 20,6%, avra' la fortuna o la perizia di imbattersi in fonti scientifiche o istituzionali, che chiariscano composizione e funzionamento dei vaccini stessi. Il risultato e' un impressionante 62,1% di genitori, ossia quasi due su tre, convinti che le vaccinazioni possano causare malattie gravi come l'autismo. Non a caso il 70% degli interpellati si ritiene contrario all'obbligatorieta' dei vaccini. Le tabelle Oms, basate su innumerevoli studi clinici sulle reazioni avverse ai vaccini, parlano chiaro: nel 99% dei casi si rischiano arrossamento e gonfiore nel punto dell'iniezione o tutt'al piu' una rapida febbre. Problemi piu' gravi, come le convulsioni, sono nell'ordine di un caso ogni 200mila vaccinati. Ma i pregiudizi hanno spesso la meglio sui giudizi, e forse, sostengono gli scienziati, si dovrebbe ripartire dalla memoria condivisa. Quanti conoscono la storia della poliomielite in Italia, prima dell'inizio della vaccinazione di massa a partire dal 1964? Solo nel 1958, in Italia, furono notificati oltre ottomila casi; l'ultimo caso e' stato notificato nel 1982. Quanti conoscono gli esiti di quella "paralisi infantile" che ha riguardato migliaia di bambini, deceduti o comunque paralizzati anche in modo gravissimo? Quanti sanno cosa sia un polmone d'acciaio? Ricordare il passato potrebbe aiutare a fare scelte ben ponderate nel presente e a non abbassare mai la soglia di guardia nei confronti delle malattie trasmissibili.

STUPRO TRECASTAGNI, Serafina Strano alla Camera: Nulla è cambiato nei presidi di guardia in Sicilia sono stata stuprata dalle istituzioni

trecastagniSerafina Strano, la dottoressa violentata nello scorso mese di settembre durante un turno di lavoro nella guardia medica di Trecastagni, si è manifestata in pubblico raccontando la sua storia ha rievocato quella notte terribile quando da sola, e nell'impossibilità di chiamare aiuto, dovette subire la violenza sessuale da parte del 26enne Alfio Cardillo, arrestato alcuni giorni dopo. Serafina Strano, con voce ferma, ha anche puntato l'indice contro chi sta continuando ad essere sordo, il chiaro riferimento è stato all'Asp, alle pressanti richieste di sicurezza nei posti di lavoro delle Guardie Mediche in Sicilia. Nulla è cambiato nei presidi di guardia medica in Sicilia «Esigo - ha detto il medico - che gli squallidi ambulatori in cui lavoriamo vengano finalmente messi in sicurezza. Al presidente della Regione Musumeci e a tutti i deputati chiedo leggi e provvedimenti che ci tutelino».

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VACCINI: Fimmg E Sip, sentenza consulta tutela equità accesso in italia

vaccinoter thumb other250 250(AdnKronos Salute) - Un «importante atto di tutela verso l'equità di accesso alla prevenzione per tutti i cittadini italiani», che «riporta il dibattito nei binari descritti dal legislatore». Così la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e la Sip (Società italiana di pediatria) commentano in una nota congiunta il parere espresso ieri dalla Corte Costituzionale che ha dichiarato non fondate tutte le questioni prospettate nei ricorsi della Regione Veneto sull'obbligo vaccinale. «Il decreto ha suscitato le più svariate considerazioni e valutazioni, ma poco spazio è dedicato a un aspetto molto importante ovvero l'importanza di disporre di una legge che sanasse le incredibili e spesso ingiustificabili disparità di offerta vaccinale nelle diverse regioni italiane, non di rado tra Asl della stessa regione. Grazie alla presenza delle vaccinazioni nei Lea (livelli essenziali di assistenza), grazie all'obbligo vaccinale per la frequenza scolastica per 10 vaccinazioni e grazie all'offerta attiva e gratuita dei vaccini antimeningococco B e C, antipneumococco e antirotavirus sembrava ragionevolmente raggiunta l'opportunità di poter garantire a tutti i bambini in Italia le stesse vaccinazioni con un comune calendario vaccinale», affermano. Nei primi mesi di vita del decreto, «alcune regioni hanno usato i margini d'azione loro garantiti per tornare a differenziare le politiche vaccinali in base a criteri e valutazioni non sempre chiari ma capaci di rendere nuovamente possibili significative disparità nell'offerta vaccinale a seconda della residenza. In alcune regioni si sta realizzando, ad esempio, la paradossale situazione che la scelta del vaccino non venga attuata a livello degli organismi scientifici, su criteri da questi validati, bensì da organismi amministrativi che si spingono anche a definire criteri che appaiono quanto meno discutibili», sostengono medici di famiglia e pediatri. «Questo non solo porrà il problema immediato del completamento del calendario vaccinale per quelle famiglie che si sposteranno da una regione all'altra ma, soprattutto, porterà inevitabilmente a ripristinare un'iniqua offerta di salute nelle diverse regioni italiane, dove i cittadini si vedranno proporre interventi di prevenzione sulla base di scelte dettate non dal perseguimento di obiettivi di salute ma da meri criteri economicisti che orienteranno la scelta verso il risparmio del momento (il vaccino che costa meno). Questo atteggiamento porterebbe ben presto le aziende a produrre vaccini più economici anche se meno efficaci. Ben altro criterio sarebbe - concludono - offrire invece il vaccino più moderno, più completo, più efficace (scelta auspicabile). In ogni caso, se i criteri di scelta dei vaccini non verranno condivisi e resi omogenei in tutta Italia, l'equità dell'offerta vaccinale resterà purtroppo un obiettivo impossibile»