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FABBISOGNO NAZIONALE SANITA’: In G.UFF. il DM del MEF sulla rideterminazione - 423 milioni

spending-review thumb medium250 250(Public Policy) - Roma, 14 giu - E' stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dell'Economia (datato 5 giugno) sulla "rideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale". Si prevede che per il 2017 il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato venga ridotto di 423 milioni. A decorrere dal 2018, di 604 milioni. La riduzione viene effettuata, si legge, "sulla base delle quote di accesso regionali" (risultanti dall'intesa sancita in Conferenza Stato-Regioni ad aprile 2016). L'obiettivo è quello di "garantire effetti positivi per la finanza pubblica complessivamente pari a 3.500 milioni di euro" nel 2017 e "5.000 milioni di euro a decorrere" dal 2018.

VACCINI: Parlano Politici e Governatori le dichiarazioni di Zaia, Lorenzin, Maroni, Viale, Bertschy, Emiliano, Ricciardi e Mantoan

vaccinomedico thumb250 250"Non mettiamo assolutamente in discussione i vaccini, ma alcuni aspetti del decreto", spiega il presidente Luca Zaia dopo che la giunta regionale del Veneto ha dato mandato all'Avvocatura di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il provvedimento del Governo che introduce l'obbligo di vaccinare i bambini. "Il Veneto che non ha l'obbligo vaccinale, così come 15 Paesi europei importanti (dalla Germania alla Spagna, dal Regno Unito ai Paesi del nord Europa), ed è l'unica regione ad avere un'anagrafe vaccinale digitale, ha dimostrato, con una performance del 92,6%, che - ha spiegato il presidente - non è l'obbligo a risolvere il problema, quanto il dialogo con le mamme e le famiglie. Le multe, per di più, sono sperequative, dicendo in pratica che chi ha 7500 euro da spendere può rifiutare il vaccino e chi non li ha no. La nostra preoccupazione è che l'effetto della coercizione crei un abbandono più che fisiologico della vaccinazione. E non agiamo certo per soldi, ma per una questione di principio".
Per il presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, Zaia "ha preso una decisione che io condivido". Anche se la Regione Lombardia non farà ricorso: "comunque il ricorso del Veneto gioverà a tutte le Regioni. Non è necessario fare ricorso per ottenere i benefici di un'eventuale decisone favorevole della Consulta". Maroni quindi ribadisce: "noi abbiamo una mozione del Consiglio Regionale che dice altre cose. Il ricorso del Veneto se venisse accolto gioverebbe a tutte le Regioni, perché la Consulta dichiarerebbe incostituzionale quel decreto. Ne ho già parlato con il governatore della Liguria Giovanni Toti e ne parlerò oggi in Giunta".
Anche il vicepresidente della regione Liguria, Sonia Viale, sottolinea come "i vaccini sono una conquista delle società civili per il debellamento di alcune malattie letali, ma l'approccio non può essere la coercizione" e annuncia che "la Liguria porterà la sua posizione in Conferenza delle Regioni" per chiedere al Governo una correzione del decreto. Quindi per Viale "no all'imposizione dei vaccini fino ad arrivare addirittura alla sospensione della potestà genitoriale, sì ad un intervento di educazione, per accompagnare le famiglie a chiarire un momento della loro vita che riguarda la salute dei figli".
Contro le "misure coercitive" si schiera pure il consiglio provinciale di Bolzano chiedendo lo "stralcio delle misure ed una campagna di sensibilizzazione ampia ed equilibrata", e perplessità giungono dall'assessore alla Sanità della Valle d'Aosta Luigi Bertschy: "sui vaccini la posizione è chiara, con l'azienda Usl abbiamo già avuto modo di sottolineare la loro importanza e la Conferenza Stato Regioni ha definito il piano dei vaccini e la sensibilizzazione che va messa in atto per informare la popolazione". Quanto al decreto del Governo, secondo l'assessore Bertschy "esso impone l'obbligo scolastico, che è una condizione politica molto forte sulla quale è necessario confrontarsi: ci sono Regioni che hanno già preso delle posizioni anche noi rispetto a questo faremo le nostre valutazioni". "Ritengo che arrivare a un obbligo con questi tempi e con questo metodo - aggiunge Bertschy - sia una posizione forte, mentre sarebbe stato più opportuno farlo precedere da un'attività di sensibilizzazione per valutare l'eventuale aumento della percentuale dei vaccinati".
La seduta del Consiglio regionale della Puglia è stata sospesa proprio sul tema vaccini, il presidente Michele Emiliano evidenzia che il contenuto del decreto "lo affronterà il Parlamento", fermo restando che "potrebbero restare spazi non normati che verificheremo a tempo debito". Emiliano sottolineato anche la necessità di "non dividere ulteriormente la comunità su questo argomento" e di volere "evitare che qualcuno costringa Consiglio a esprimersi su un provvedimento che non è ancora completato e che discuterà il Parlamento". Nel contempo è intervenuto sulle coperture vaccinali, in particolare quelle della regione Veneto, il presidente dell'Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, sottolineando che questi dati "giustificano l'adozione dell'obbligatorietà dei vaccini" e senza interventi "mirati e omogenei sul territorio nazionale, il rischio di un ulteriore calo delle coperture, e quindi la dispersione di anni di campagne pubbliche di prevenzione, è molto elevato".
A Ricciardi replica il direttore generale dell'Area Sanità della Regione Veneto, Domenico Mantoan, evidenziando tra l'altro che "Il Veneto, già nel 2015, al tavolo Lea, ha chiesto ed ottenuto che venisse inserito nella griglia Lea che tutte le coperture vaccinali presentate dalle Regioni provenissero da anagrafi informatizzate e nel caso queste non fossero disponibili, gli venisse attribuito un valore pari a 0. Coperture calcolate con AVI e verificabili, confrontate con coperture provenienti da sistemi che registrano a "mano", sono infatti poco affidabili. La garanzia di sistemi affidabili di rilevazione della copertura vaccinale è in capo al Ministero della Salute e al suo organo tecnico che si esprime nell'ISS, e che sulle coperture vaccinali basa la valutazione del rischio". Per quanto riguarda il decreto del Governo sull'obbligo vaccinale, secondo Mantoan "non è corretto scaricare soltanto sui genitori un sistema coercitivo ma al contempo non fare minimamente menzione sulle responsabilità di chi – anche operatore del Sistema sanitario nazionale - svolge opera di controinformazione in modo davvero irresponsabile".
"Io spero che Zaia ci ripensi. – afferma il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – Vorrei chiamare alla riflessione la regione Veneto così come le altre, se ci fossero, su questo tema. Innanzitutto perché il decreto è dato dall'urgenza e dalla necessità che abbiamo di riportare in brevissimo tempo i dati di immunizzazione di massa in Italia sopra il 95%. Su quelle che sono le patologie che reputiamo più gravi per la salute collettiva. Tra l'altro la Regione Veneto non sta messa bene, - afferma Lorenzin - ha avuto negli anni un calo di vaccinazioni e immunizzazioni molto forte", e conclude: "vorrei che questo dibattito fosse il più possibile non politico ma di grande informazione, scientifico". Immediata la replica di Zaia alla Lorenzin: "se si è intimamente convinti che il decreto sia perfettamente applicabile, che non lasci margini di ambiguità scientifica, che sia davvero indispensabile e che trovi un consenso corale, tranne che in un Veneto così fuori strada, il Ministro ne faccia tradurre i contenuti in singole leggi regionali. Non è operazione complicata, e forse in meno di 60 giorni molti Consigli regionali sarebbero in grado di deliberare. Non trovi dunque quindi l'alibi nel ricorso dei veneti per coprire un dibattito sull'opportunità di questo provvedimento che ormai serpeggia ovunque. Chi governa è chiamato sempre a scelte impopolari, ma posso garantire al Ministro che questa scelta del Veneto non è demagogica e populista". "Il Veneto – ribadisce Zaia - difende un modello che esiste da dieci anni, concordato e monitorato periodicamente con lo stesso ministero. Pur se indicati come i cattivi del giorno, noi continuiamo a ritenere che questo decreto non informi ma punisca, monetizzi l'obbligo e non rassicuri le famiglie né le metta in grado di formarsi un'opinione positiva, e si trasformerà in un boomerang e quindi incentivo ulteriore per motivare anche gli indecisi ad abbandonare le vaccinazioni. I nostri dati ci confermano come il nostro sistema abbia aumentato considerevolmente le adesioni consensuali e convinte alle vaccinazioni". "Su quali dati vi siete basati per sostenere l'urgenza di un decreto?", afferma ancora Zaia, "sulle anagrafi scritte a mano in tante regioni d'Italia che non hanno, a differenza del Veneto, anagrafi vaccinali informatizzate che arrivano fino all'ultimo medico di base o all'ultimo pediatra di libera scelta? E non sarà che una volta che avremo scoperchiato questo sistema basato su 'carta da formaggio' si scoprirà che magari il Veneto è la regione con il più alto tasso di vaccinazioni e che nelle regioni con anagrafi fatte da amanuensi il tasso è crollato sotto l'85 per cento? Perché, quando lo chiedemmo nel 2015, non avete imposto che tutte le coperture vaccinali presentate dalle Regioni provenissero da anagrafi informatizzate? Non sarà questa la riflessione che terrorizza il Ministro?" (Regioni 3181 - 14/06/2017)

MORBILLO: Sfiorata questa settimana la quota 3000 dall'inizio dell'anno

morbillo2.988 casi dall'inizio dell'anno di cui l'89% non vaccinati e il 6% dei vaccinati con 1 sola dose il 35% hanno avuto almeno una complicanza ed il sono stati 40% ricoverati il 15% sono transitati in pronto soccorso. I casi tra casi tra operatori sanitari sono stati 237. L'eta media di tutti i casi è di 27 anni

IL REPORT DELL'ISS

VACCINI : Il Presidente dei Pediatri: "Dietro i no-vax un giro di soldi vergognoso"

Alberto-Villani"Dietro gli antivaccinisti c'è un giro di soldi vergognoso". Sono le parole di Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e responsabile dell'unità di Pediatria e malattie infettive dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che - in un'intervista rilasciata a Lidia Baratta per Linkiesta, chiarisce che "con il decreto vaccini non tutti i bambini dovranno fare 12 vaccinazioni, e non tutte insieme". E in ogni caso "non ci sarebbe alcun problema per la salute. Si tratta di quattro iniezioni in tutto. Basti pensare che nei vaccini si trovano in totale 150 antigeni, mentre un banale raffreddore produce migliaia e migliaia di anticorpi. I genitori tornino a parlare con i medici, anziché affidarsi alle menzogne dei no-vax".
Il dottor Villani cerca di mettere in fuga i dubbi e le paure sul decreto vaccini del governo che circolano come un virus tra i genitori e nell'ambito delle manifestazioni in nome della libertà vaccinale. «La circolare diffusa dal ministero della Salute dice chi, quando e come dovrà fare le vaccinazioni», spiega. Leggiamo nell'intervista a Linkiesta: "Il documento riporta le prime indicazioni operative, evidenziando in effetti come non per tutti saranno 12 le vaccinazioni obbligatorie, ma solo per i bambini nati nel 2017. Per i nati dal 2001 al 2012 i vaccini obbligatori sono nove, e dal 2012 al 2016 dieci. Il pediatra poi spiega: «Le Asl avranno un ruolo centrale. I medici torneranno a parlare con i pazienti, chiarendo ogni dubbio. I genitori e i pazienti non dovranno più affidarsi a Internet e cadere nelle menzogne degli antivaccinisti, attorno ai quali girano molti molti soldi».
In soldoni, il dottor Villani chiarisce che le vaccinazioni obbligatorie non sono dodici per tutti, ma solo per i nati nel 2017. "Quando il bambino si iscrive a scuola, i genitori devono informare l'istituto sullo stato vaccinale del figlio, dichiarando come e quando intendono fare quelli eventualmente mancanti. In questo verranno aiutati dalla Asl, che avrà un ruolo centrale, facendo colloqui, fornendo indicazioni e controindicazioni". Villani stigmatizza anche la violenza e l'aggressività delle campagne dei no-vax. Secondo il medico, esse "derivano proprio dal fatto che ci sono grandi interessi economici in gioco. Da una parte ci sono i genitori in buona fede, dall'altra questa gente che approfitta di famiglie in difficoltà, magari con un bambino con una malattia neuromuscolare, facendo fare esami inutili e innescando l'illusione di risarcimenti. È un giro di soldi vergognoso".
Villani allude all'analisi delle nanoparticelle nei vaccini. "Ci sono più nanoparticelle in un bicchiere d'acqua che in un intero lotto di vaccini. Tant'è che nessuno di questi no-vax lavora in una struttura controllata" commenta. Quanto alla libertà vaccinale: "È come dare la libertà di guidare a sinistra in Italia. Pensiamo a quanti morti ha prodotto la libertà di guidare senza casco. Certo noi speriamo che l'obbligo vaccinale, che è una misura d'emergenza, venga eliminato nel giro di qualche anno. Nel frattempo si incontrano medici, si guardano negli occhi gli esperti e si fanno domande. Anziché andare su Google a informarsi, bisogna tornare a dare autorevolezza alla figura del medico, che deve spiegare con onestà e correttezza l'utilità dei vaccini. Un lusso che non tutti i Paesi possono permettersi".

"Perché ha prevalso l'informazione sbagliata in questi anni. Cosa è mancato?" domanda Lidia Baratta e il dottor Villani risponde: "Ci sono state sentenze della magistratura che hanno collegato i vaccini all'insorgenza di alcune malattie. In più ha prevalso un clima politicizzato di sfiducia nelle istituzioni, medici inclusi. E una parte di responsabilità ce l'ha anche la Sanità, che deve farsi carico di assistere chi ha un problema. Bisogna tornare a credere a quello che dicono i medici, e i medici devono tornare a parlare con i pazienti, chiarendo tutti i dubbi.
E sulla necessità che i medici illustrino le controindicazioni dei vaccini, Villani è d'accordo ma commenta: "Certo, ma è come dire che passando sotto un tetto c'è il richio che mi caschi una tegola in testa. Non è che smetto di passare sotto i tetti per questo motivo. Il rischio è di uno su dieci milioni. Un banale farmaco contro la febbre o un antibiotico hanno reazioni avverse più frequenti di un vaccino. E se qualcuno ha qualche titubanza sull'utilità dei vaccini, venga pure a visitare il mio reparto, dove ci sono bambini col meningococco o altri in fase di remissione da leucemia che si sono presi il morbillo. Che poi sa quante reazioni avverse abbiamo avuto in Italia? Tre o quattro negli ultimi vent'anni. Tre o quattro".
Le parole del dottor Villani potrebbero anche essere rassicuranti, se non fosse per quell'allusione al "clima politicizzato" riguardo ai vaccini, una propaganda battente e capillare diffusa da certi partiti e movimenti - presenti anche nelle istituzioni - che, sull'ignoranza e sul qualunquista "piove, Governo ladro" hanno fondato la propria fortuna e il proprio seguito. Una propaganda dissennata che, oggi come oggi, è arrivata a incidere direttamente sulla salute degli italiani, giocando perfino sulla pelle dei bambini.

VACCINI: no del Tar alla sospensiva della legge Emilia Romagna peresentata dal Codacons

vaccinos thumb other250 250Roma, (AdnKronos Salute) - Dal Tar nessuna sospensiva della legge regionale dell'Emilia-Romagna sull'obbligo vaccinale. Il Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia-Romagna si è infatti pronunciato oggi sul ricorso presentato da una trentina di famiglie e dal Codacons, contrari all'applicazione della legge regionale sull'obbligo vaccinale: non ha sospeso la normativa regionale, rinviando al prossimo 17 ottobre il pronunciamento dopo aver ricevuto dal ministero della Salute la relazione sulla divisione di competenze tra ministero stesso, Aifa, Istituto superiore di sanità e Regioni in ordine all'assenza in commercio del solo vaccino monodose antidifterico, relazione richiesta nella seduta del 5 aprile scorso.
Ma dopo la decisione del Governo di estendere l'obbligo vaccinale a livello nazionale, i 4 vaccini resi obbligatori dalla legge regionale sono tutti disponibili nella dose unica esavalente, che contiene anche pertosse e haemophilus influenzae di tipo B. "Noi andiamo avanti così come stabilito, con grande determinazione, nell'interesse dell'intera collettività regionale, e in particolare dei più piccoli, soprattutto dei più deboli: tutti loro e ogni singola persona ha diritto a vedere tutelata la propria salute", ha detto l'assessore alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi.
"Siamo soddisfatti per il fatto che, per la seconda volta consecutiva non c'è alcuna sospensiva - prosegue Venturi - perché in ballo c'è la salvaguardia della salute pubblica e in particolare, lo voglio ribadire, quella dei più piccoli e più esposti. Abbiamo avuto un'ulteriore conferma che la strada delle vaccinazioni obbligatorie, che per primi abbiamo imboccato a livello nazionale, è quella giusta. Ne è la riprova anche il decreto con cui il Governo ha esteso il numero di vaccinazioni obbligatorie in maniera uniforme in tutti il territorio nazionale, come avevamo auspicato, decisione che rafforza ulteriormente quanto in Emilia-Romagna, con convinzione, avevamo già stabilito con una specifica legge alla fine dello scorso anno".
La legge regionale varata nel novembre 2016, infatti, introduceva l'obbligo vaccinale (antipolio, antidifterica, antitetanica e antiepatite B) per l'iscrizione agli asili nido e ai servizi educativi e ricreativi, pubblici e privati, per i bambini da 0 a 3 anni a partire dall'anno scolastico 2017/2018. Ora, con l'approvazione del Piano di prevenzione vaccinale nazionale e l'emanazione del decreto legge (7 giugno 2017 n. 73), le vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa fra 0 e 16 anni, necessarie per l'iscrizione a scuola, diventano 12.
"I bambini sono i primi a dover essere protetti, soprattutto se piccoli- aggiunge l'assessore - E, in un momento in cui tutti i dati confermano che le coperture vaccinali sono scese ben al di sotto delle soglie di sicurezza stabilite dall'Organizzazione mondiale della sanità, l'obbligatorietà si fa sempre più necessaria e stringente. La nostra è una battaglia sacrosanta e doverosa, intrapresa non certo contro qualcuno ma a favore delle famiglie, con l'impegno preso della massima disponibilità a informare e spiegare, così come servizi e aziende sanitarie stanno facendo, e siamo orgogliosi di averla portata avanti per primi".

RIFORMA ORDINI : Anelli (Fimmg), sul Ddl serve una profonda revisione

anelli2Roma, (AdnKronos Salute) - Gli emendamenti presentati alla Camera "sono uno stravolgimento del testo del Ddl Lorenzin sul riordino degli Ordini professionali. Mi chiedo come mai non si sia sentita la necessità, anche in fase di presentazione degli emendamenti, di coinvolgere i rappresentanti della professione medica, al fine di ascoltare le proposte e concordare le eventuali soluzioni". E' quanto afferma Filippo Anelli, vicesegretario nazionale Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg).

"Rischiamo di creare ulteriore confusione nei cittadini - prosegue - già disorientati dal proliferare di figure con specifiche competenze dai contorni spesso poco chiari persino a chi opera all'interno del sistema sanitario. Per il bene dei pazienti, invece che questo proliferare confuso di nuovi Ordini, sarebbe opportuno fare maggiore chiarezza ripensando l'organizzazione delle professioni e dei percorsi formativi all'interno di un sistema unitario di cure, in modo da fornire ai cittadini non una costellazione caotica di figure sanitarie ma dei professionisti in grado di dare risposte adeguate ai bisogni di salute".

"Stiamo ricercando con maggior impegno di unificare la professione medica partendo dai temi etici che sono alla base della nostra attività professionale - osserva ancora il vicepresidente Fimmg - Dare a ogni anima della professione la propria casa vuol dire, invece, imboccare la strada della frammentazione. Ogni tentativo di dividere la categoria e di limitare la sua capacità di tutelare la salute dei cittadini va respinto con fermezza".

"Il tema della rappresentatività di genere rappresenta un problema culturale in ogni ambito nel nostro Paese e non si può risolvere semplicisticamente con le quote. Credo che la migliore risposta data dagli Ordini dei medici sia la presenza ai vertici della Fnomceo di una donna di grande valore come Roberta Chersevani, che è un esempio di stimolo alla partecipazione per tutte le donne medico", sottolinea.

Come fa sapere la Federazione medici di medicina generale, saranno questi i temi al centro del confronto sul Ddl di riforma degli Ordini nell'assemblea convocata dal segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti, per il 23 giugno con i presidenti degli Ordini dei medici a Roma. Il documento che uscirà dall'incontro sarà presentato il giorno successivo nel Consiglio nazionale Fnomceo, che ha all'ordine del giorno proprio la discussione del disegno di legge Lorenzin.