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CONGRESSO FIMMG. L'attacco di Rasi (Ema) alle Regioni: "Sono un cancro. Il titolo V va abolito"

rasi (ANSA) -  «Ci sono 23 cancri in questo Paese e sono le regioni», «scendete in piazza per chiedere l'abolizione del titolo V della Costituzione». Dal congresso della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) in corso a Roma ad attaccare le regioni è il direttore esecutivo dell'Ema (European Medicines Agency) Guido Rasi, già presidentedell'Agenzia del Farmaco (Aifa). «le regioni appartengono alla categoria della patologia, non della storia. Sono un cancro».

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FORMAZIONE: Fimmg disomogeneità dell'offerta didattica

congressozonno(ANSA) Tra i temi del congresso anche la formazione dei nuovi medici, messa in discussione dalla disomogeneità dell'offerta didattica regionale. «L'anarchia regionale ; ha dichiarato Giulia Zonno responsabile nazionale della formazione Fimmg - rischia di uccidere sul nascere la nuova figura del medico di famiglia». «Purtroppo le scelte organizzative non sempre sono funzionali alla qualità della didattica», ha aggiunto. «Esistono notevoli difformità nella organizzazione didattica tra Regione e Regione», cosa «che crea disomogeneità; ha concluso - in quello che dovrebbe essere un percorso formativo unico».

COLETTO: intesa su costi standard prova che federalismo funziona

luca coletto-300x193DOCTOR NEWS: L'accordo sui costi standard in conferenza Stato-Regioni spiana la strada alla sigla del Patto per la salute, che supera il titolo V della Costituzione e costituisce un momento di unità, trasparenza e responsabilità». A parlare è Luca Coletto, assessore alla salute veneto e coordinatore della Commissione salute delle regioni. L'intesa raggiunta intanto risolve le questioni sulle assegnazioni del Fondo sanitario per regione. Da quest'anno le aggregazioni di prestazioni costeranno la media di quanto costano alle cinque regioni -parametro (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Umbria e Marche). L'assegnazione percentuale a ciascuna regione però non potrà essere inferiore a quella ottenuta l'anno prima. «La norma nazionale prevedeva che il riparto 2013 avvenisse sulla base dei costi standard – dichiara Coletto – e cambiare in corsa non si poteva. Si è raggiunto un accordo per una prima applicazione nel 2013 e 2014. Dal 2015 saranno modificati parametri e criteri contemperando necessità di erogare ovunque i servizi nei livelli essenziali di assistenza ed esigenze di equilibrio di bilancio: le regioni benchmark non saranno più cinque ma otto e alle regioni in piano di rientro saranno dati gli strumenti per rimettersi in pari ». Per Coletto, sarà ora più facile sbloccare le caselle costituite dagli altri tavoli del patto, tra cui riordino degli ospedali, farmaceutica, ricerca. «Il patto è una norma a tempo, valida tre anni, che supera la riforma federale perché quantifica e ripartisce le dotazioni regionali creando un comune denominatore tra tutte le regioni e premesse per annullare le differenze nell'erogare servizi, con buona pace di chi parla di 21 centri di spreco». Coletto dissente dalle parole dette al congresso Fimmg da Giacomo Milillo. «Noi gestiamo soldi dei contribuenti, chi tocca la sanità ha responsabilità massime, sa che mettere male il bisturi vuol dire destabilizzare. Le regioni che, non certo per colpe di altre regioni, hanno evidenziato squilibri stanno ristrutturando; altre, come il Veneto, stanno onorando gli impegni con i cittadini anche se in tre anni avremo un miliardo di euro in meno. Il federalismo ci permette di essere trasparenti: fa una fotografia di chi è dentro o fuori certi parametri e dà gli strumenti per risanare, in un paese penultimo in Europa per finanziamento della sanità pubblica». Un'ultima parola sull'atto di indirizzo. «Credo e spero che il Comitato di settore lo vari contestualmente all'intesa sul Patto, non dopo, e quindi entro Natale».

FIMMG FORMAZIONE: Anche i medici di famiglia in fuga all'estero, "Discriminati. Siamo di serie B"

giovanimanifestazioneIL FATTO QUOTIDIANO di Loredana Di Cesare  Anche i medici di famiglia  tra i cervelli in fuga. Discriminati economicamente, rispetto ai colleghi di altre specializzazioni, prendono il volo verso altri paesi. Nel solo 2012 sono stati 2.500 i camici bianchi made in Italy che hanno raggiunto il Regno Unito. 

Nel campionato delle borse di studio, la formazione di un medico di famiglia è l'ultima in classifica: viene pagata 840 euro al mese mentre agli altri specializzandi è corrisposto il doppio, circa 1.700 euro mensili. L'Italia rischia in dieci anni una diminuzione di circa 10mila medici di famiglia e si dovranno chiamare professionisti da altri paesi

"Siamo medici di serie B", dice Marco Nardelli, corsista e Coordinatore Regionale Fimmg Formazione Lazio. E in effetti, nel campionato delle borse di studio, la formazione di un medico di famiglia è l'ultima in classifica: viene pagata 840 euro al mese mentre agli altri è corrisposto il doppio: circa 1.700 euro mensili. Coloro che si formano in medicina generale sono tanti: 2.400 in tutta Italia.

La discriminazione nasce nel 2006 con un decreto dell'ex ministro della Salute Francesco Storace: "Al medico in formazione è conferita una borsa di studio annuale di 11.103 euro". Un anno dopo, il ministro Livia Turco arrotonda a 11.600 euro. Da questa cifra, però, si devono detrarre i contributi previdenziali e l'assicurazione professionale.

Entrambi i corsi di formazione, pur dipendendo dal ministero della Ricerca Scientifica e dal ministero della Salute, sono pagati diversamente. "A parità di ricerca, di formazione e di legge di riferimento – spiega Nardelli – non abbiamo lo stesso trattamento economico. Siamo medici di serie B". Il medico di famiglia, durante il corso, che dura tre anni, non può svolgere altre attività professionali e quindi non può avere altre entrate: "Dobbiamo sopravvivere con pochi soldi – dice Nardelli – e, di fatto, siamo vincolati da un rapporto di lavoro subordinato con la struttura sanitaria regionale che ci ospita".

L'Italia non s'è adeguata alla normativa europea: il corso di formazione è solo un titolo abilitante e non di alta specializzazione come accade nel resto d'Europa dove, nel 90 per cento dei Paesi, è stata istituita una scuola di specializzazione ad hoc.

"La misera borsa di studio di 850 euro – commenta il delegato sindacale – e il valore semplificato di un mero diploma regionale del corso di formazione, sta spingendo molti a fuggire all'estero, in paesi dove questa figura sanitaria è pienamente riconosciuta come specialista. Soltanto la Gran Bretagna, per citare un esempio, nel 2012, ha registrato un aumento di 2.500 medici di base provenienti dall'Italia (Fonte General medical council). Aumentano all'estero e si estinguono nella penisola. In Italia entro 10 anni – secondo un'indagine Enpam (Ente nazionale previdenza e assistenza dei medici) – è prevista una diminuzione di circa 10mila medici di famiglia. Per Nardelli, in un futuro non troppo lontano, "Saranno chiamati professionisti da altri paesi per sopperire a questa carenza".

Figura obbligatoria disciplinata dall'ACN (accordo collettivo nazionale), il medico di medicina generale, può avere un massimo di 1.500 pazienti. L'accordo nazionale prevede anche che tutta la popolazione debba essere assistita. "Se questa figura primaria diminuisce drasticamente – dice il coordinatore regionale Fimmg – è probabile che si riveda l'accordo e che si raddoppi il massimale previsto: non avremo neanche più il tempo materiale per visitare una persona".

La strada verso la parificazione con gli altri colleghi specializzandi può nascere dalle decisioni della Provincia autonoma di Trento. L'Ente ha stanziato fondi per raddoppiare le borse di studio a favore dei corsisti in medicina generale. A una condizione: i beneficiari devono impegnarsi, una volta finito il corso, a non lasciare la Provincia autonoma per almeno due anni pena sanzione fino a 25 mila euro. Per ora, però, si tratta di un caso isolato. Ed è forse utile ricordare che, il medico di base, rappresenta un cardine della sanità pubblica: è la prima figura sanitaria cui il cittadino si rivolge, quella in grado di prevenire malattie prima che si trasformino in patologie croniche. Eppure, proprio per questa professionalità, manca una scuola di specializzazione, manca uno stipendio adeguato e – soprattutto – manca l'investimento sul numero di persone formate per anno.

FORMAZIONE: Allo Stato Regioni il core-curriculum del Medico di Medicina Generale

Sole 24 Ore Sanità di Rosanna Magnano. In arrivo «linee guida» nazionali sul core curriculum del medico di medicina generale.  E' all'ordine del giorno della Conferenza Stato Regioni di oggi il testo dell'Accordo sulla definizione degli obiettivi didattici, delle metodologie di insegnamento, apprendimento e dei programmi delle attività del corso di formazione specifica in medicina generale, ai sensi dell'articolo 26 del dlgs 17 agosto 1999, n. 368.

Il provvedimento, che ha già avuto il disco verde dell'Osservatorio nazionale sulla formazione in medicina generale, del Consiglio superiore di sanità e di Fnomceo, potrebbe richiedere ulteriori approfondimenti tecnici da parte delle Regioni. I contenuti formativi così definiti  si applicheranno a partire dal triennio formativo 2014/15 – 2016/17.

La parte prima del documento, che rigurda gli obiettivi didattici e il programma di attività teoriche e pratiche del corso di formazione in medicina generale è di specifica competenza del ministero della Salute e sarà recepita con un successivo decreto dello stesso ministero.

Le finalità del provvedimento. Obiettivo dell'Accordo, a più di 20 anni dall'attivazione in Italia del corso di formazione specifica in medicina generale è di «garantire sul territorio nazionale una formazione omogenea  rispetto ad almeno un set minimo di requisiti formativi qualiquantitativi, ritenuti indispensabili anche al fine di poter garantire livelli uniformi di assistenza». Con l'auotonomia amministrativa regionale si è infatti creata un'ampia variabilità dell'offerta formativa, che pur rappresentando un'obiettiva ricchezza con punte di vera eccellenza, risponde solo in parte ai nuovi scenari sociali e sanitari.

Invecchiamento della popolazione, nuovi bisogni, cronicizzazione delle patologie, disabilità, utilizzo di tecnologie complesse, gestione dei costi sanitari, nuove modalità organizzative, sono alcuni dei nuovi elementi dai  quali la medicina generale non può oggi prescindere.

La griglia dei crediti formativi. Il processo formativo del medico di medicina generale è espresso attraverso l'uso dei crediti formativi (Cf), che corrispondono a circa 25 ore di impegno. Le ore di formazione totali del triennio sono 4.800, pari a 192 Cf. Di queste, 1.300 (52 Cf) sono dedicate alle attività didattiche teoriche e 3.500 (140 Cf) sono destinate ad attività didattiche professionalizzanti, divise in tirocinio e attività presso il Mmg (1.200 ore, pari a 48 Cf), e tirocinio presso ospedali o ambulatori Asl (2.300 ore, pari a 92 Cf di cui 12 decicati ad attività seminariali).

Attività teoriche. Gestione, organizzazione e management (4 Cf); cura centrata sulla persona (27 Cf), attività di comunicazione (8 Cf); approccio globale e biopsicosociale (5 Cf); orientamento alla comunità (4 Cf), audit, ricerca e farmacovigilanza (4 Cf) sono le sei aree di competenza in cui sono suddivise le attività didattiche teoriche. Sui corrispondenti crediti formativi è prevista una flessibilità regionale del 10%, a seconda della particolare programmazione regionale.

Attività didattiche professionalizzanti. La formazione pratica prevede un monte ore complessivo pari a 2.300 ore (92 crediti) da svolgere presso strutture del Ssn e a 1.300 ore (52 crediti) da affettuare presso lo studio di un Mmg. Tra i nuovi obiettivi assistenziali da garantire: la gestione delle patologie croniche, la collaborazione con la rete delle cure palliative, la riduzione degli accessi inappropriati al pronto soccorso, l'utilizzo dell'ecografia direttamente in ambulatorio.

L'acquisizione dei Cf è distribuita tra almeno sei mesi di formazione in medicina clinica e medicina di laboratorio, tre mesi in chirurgia generale, quattro mesi nei dipartimenti materno-infantili, dodici mesi presso un ambulatorio di un Mmg, sei mesi presso strutture di base dell'unità sanitaria locale sul territorio, due mesi in ostetricia e ginecologia, tre mesi presso i dipartimenti di emergenza urgenza. Anche sui 92 Cf attribuiti alle attività professionalizzanti c'è un margine di flessibilità regionale del 10 per cento.

LORENZIN, con patto salute check up su programmazione regionale , serve una classe dirigente capace di assumersi responsabilità

lorenzinfimmg2Roma, 6 nov (Adnkronos Salute) - Il Patto della Salute sarà l'occasione per fare un check sulla programmazione sanitaria regionale e su molte questioni rimaste aperte per quanto riguarda l'assistenza del territorio ma anche sulle chiarezza delle competenze: «Serve sapere chi fa cosa». A dirlo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al congresso nazionale dei medici di famiglia della Fimmg, in corso a Roma. «Siamo di fronte - ha detto il ministro - a un momento di svoltanella storia del Sistema sanitario nazionale e nella programmazione. Le Regioni penso ne abbiamo molta consapevolezza, dopo tredici anni di federalismo sanno che devono cambiare un pò il ruolino di marcia. Quindi bisogna fare un check up al sistema della programmazione regionale. Il contenitore in cui farlo è il Patto della Salute che diventerà il momento in cui si risolveranno molte questioni che sono rimaste aperte sia per quanto riguarda il territorio». Lorenzin ha assicurato ai medici di famiglia che nelle stesura del Patto della Salute gli operatori, come ha esplicitamente chiesto la Fimmg, «saranno ascoltati». Niente Patto, insomma, «senza averlo condiviso e partecipato con gli operatori», assicura il ministro. Se, infatti, «chi deve essere attore del cambiamento se lo trova calato dall'alto, fra tre anni saremo di fronte all'ennesimo fallimento italiano, tutto burocratico». Per quanto riguarda le competenze in sanità Lorenzin ha sottolineato che «la salute è strategia nazionale. Altre cose appartengono ai territori». Ognuno deve fare la sua parte ma soprattutto, ha chiarito «bisogna garantire una linea di decisione veloce. Non è possibile che una legge venga discussa a livello nazionale e poi giaccia per anni in Stato-Regioni».

La sanità ha bisogno di responsabilità e capacità di decisione. «È decadente una classe dirigente che non si assume le responsabilità del suo tempo, che non programma ma ha come orizzonte solo la prossima campagna elettorale». Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha spiegato il suo punto di vista ai medici di famiglia della Fimmg, riuniti per il congresso nazionale a Roma. Per il ministro, riguardo alle competenze sanitarie nazionali e regionali, «è ora che ognuno si assuma le propria responsabilità. Sono più ottimista che in passato sulla capacità reattiva del sistema regionale italiano. Fosse solo perchè non c'è scelta. Dopo 13 anni dalla riforma del titolo V, infatti, i cittadini sanno di chi sono le responsabilità. Questo è un momento di svolta. Se non si fa,bene, questo 'pattò, se non si applicano i costi standard, sarà difficile per tutti presentarsi al dibattito pubblico, sulla realtà territoriale».