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L. BILANCIO: Commissione sanita': aumento risorse e stop progressivo superticket

liste attesa copy thumb medium250 250(Public Policy) - Aumentare le risorse destinate alla spesa sanitaria pubblica relativa al 2018. E' una delle richieste contenute nel parere alla manovra approvato in commissione Igiene e sanità del Senato. Mentre per quanto riguarda il superticket, la commissione chiede di abolirlo progressivamente "sull'intero territorio nazionale con risorse derivanti da una più equa ripartizione delle detrazioni per spesa sanitaria in ragione del reddito".
Il parere, che si compone di sei osservazioni, evidenzia come gli incrementi di risorse per la spesa sanitaria prevista nel 2018 rispetto al 2017 dovrebbero sempre tenere conto di almeno tre ordini di spesa: la riduzione di 604 milioni a carico delle Regioni a statuto ordinario; gli oneri diretti e riflessi; la questione del payback farmaceutico relativo agli anni 2013-2016. Sui farmaci la 12a commissione rileva come ci sia anche "un problema di misurazione della qualità, dell'efficacia e dell'equità della spesa, che peraltro il provvedimento in esame comincia ad affrontare, nonchè‚ un problema ulteriore di tempi di ingresso dei nuovi farmaci, che in Italia è stimato essere di 482 giorni (tra i più alti in Europa)". Infine la commissione si dice preoccupata per i previsti tagli di 300 milioni ai bilanci regionali che potrebbero interessare "capitoli di spesa inerenti alle politiche sociali e alle risorse per la non autosufficienza, essendovi la consapevolezza che riduzioni di prestazioni in tali ambiti ricadrebbero oggettivamente, in ultima analisi, anche sulla spesa sanitaria".

SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE: per i medici, 135 bocciate su 1.433

medicinfermieri3(Repubblica) di Michele Bocci dieci a Foggia e nove a Bari. Non va bene la situazione delle scuole di specializzazione in due Università pugliesi, che hanno il record di quelle "bocciate", cioè non accreditate per formare gli specialisti per quest'anno. Con l'avvicinarsi del concorso, che si svolgerà il 28 novembre in una decina di sedi, arriva anche la lista definitiva delle scuola ammesse. Dopo il lavoro della commissione nominata dal Miur e dal ministero della Salute, meno del 10% non ce l'hanno fatta, e cioè 135 su 1.433.
La Commissione ha lavorato due anni e prima dell'estate aveva già concluso il lavoro ma dal ministero alla Salute è stato chiesto di rifare le valutazioni perché c'erano alcune carenze, ad esempio nelle motivazioni. Allora il numero dei non ammessi era già 135 ma ci sono state dei cambiamentio, nel senso che alcune scuole sono passate da essere escluse ad essere ammesse e viceversa. I posti per gli specializzandi quest'anno sono circa 6.670 e anche se le scuole sono meno a tutti andrà assicurato a tutti un luogo dove studiare.
Nella lista delle scuole che non sono entrate, pubblicata dal sito Quotidiano sanità, ce ne sono di un po' tutte le specialità, dalla medicina del lavoro alla neurochirurgia. Le università coinvolte sono in tutto il Paese. Ecco quante realtà dovranno ritentare l'anno prossimo in ogni ateneo: Aldo Moro di Bari 9 (tra le quali la cardiochirurgia e la neurochirurgia), Brescia 4 (tra le quali genetica medica), Cagliari 3 (tra le quali chirurgia generale), "Luigi Vanvitelli" università della Campania 3, Catanzaro 3, Cattolica del Sacro cuore 3 (tra le quali chirurgia toracica), Chieti-Pescara 5 (tra le quali ematologia), Ferrara 5, Firenze 1, Foggia 10 (tra le quali neurologia e ortopedia), Genova 8 (tra le quali chirurgia toracica e neurochirurgia), Humanitas univesrsity 3 (tra le quali anestesia e rianimazione), Insubria Varese-Como 8 (tra le quali oncologia medica, psichiatria e pediatria), L'Aquila 2, Messina 7 (tra le quali urologia), Milano-Bicocca 4 (tra le quiali genetica e microbiologia e virologia) Modena e Reggio Emilia 2 (tra le quali allergologia), Molise 1 (ginecologia e ostetricia), Napoli Federico II 2 (tra le quali farmacologia e reumatologia), Padova 3 (tra le quali chirurgia maxillo-facciale), Palermo 2 (tra le quali chirurgia pediatrica), Parma 5 (tra le quali dermatologia e anestesia e rianimazione), Pavia 8 (tra le quali chirurgia toracica, urologia, dermatologia, genetica medica), Perugia 1 (oncologia medica), Piemonte orientale 3 (tra le quali geriatria), Pisa 7 (tra le quali malatie infettive, nefrologia, neurochirurgia), Politecnico delle Marche 2 (chirurgia toracica e psichiatria), Roma La Sapienza 2 (medicina del lavoro e chirurgia pediatrica), Roma Tor Vergata 2 (neurochirurgia e nefrologia), Salerno 2 (tra le quali oncologia medica),
Sassari 3 (tra le quali neurologia e neurochirurgia), Siena 5 (tra le quali chirurgia toracica e allergologia), Torino 1 (audiologia), Trieste 1 (malattie dell'apparato respiratorio), Campus bio medico di Roma 3 (oftalmologia, otorino e urologia), Verona 1 (statistica sanitaria e biometria).

BMJ: Le visite dal MMG troppo veloci per metà della popolazione al mondo

medico thumb other250 250(Ansa) ROMA - Le visite dal medico di medicina generale durano meno di 5 minuti per metà della popolazione mondiale e vanno da un minimo di 48 secondi in Bangladesh a oltre 22 minuti in Svezia.
Lo rivela uno studio condotto su dati mondiali (67 paesi, ma l'Italia non è tra questi) e pubblicato sulla rivista BMJ Open. Diretto da Greg Irving della University of Cambridge, lo studio è importante perché la durata delle visite dal medico di base è considerata un indicatore della qualità dell'assistenza sanitaria.
Visite con tempi ridotti sono state associate a esiti di salute peggiori per i pazienti e rischio di esaurimento per i medici. Proprio ora che la richiesta di cure primarie aumenta a livello globale, la lunghezza delle visite sta divenendo un problema pressante.
Per studiare l'impatto potenziale su pazienti e sistema sanitario della lunghezza delle visite dal medico, gli esperti britannici hanno utilizzato dati da 178 studi relativi a 67 paesi e un totale di oltre 28,5 milioni di visite. Sono emerse molte discrepanze tra paesi: per metà della popolazione mondiale (abitanti in 15 paesi) le visite durano meno di 5 minuti; un tempo minimo che di certo non può permettere di fare molto di più che la prescrizione di farmaci e l'indirizzamento del paziente verso cure specialistiche. Ecco il quadro europeo, fornito da Irving all'ANSA: si va da un minimo dell'Austria (5 minuti) a salire - ad esempio Germania 7,6 minuti, Gran Bretagna (9,22), Danimarca (10), Olanda (10,2), Spagna (10,4), Malta (14), Lussemburgo (15), Francia (16), Svizzera (17), Finlandia (17,9), Bulgaria (20), Svezia (22,5).
Lo studio evidenzia anche che nei paesi ricchi il tempo delle visite tende ad aumentare negli anni, non così, invece, nel Sud del mondo. Inoltre dallo studio si vede che visite brevi sono associate a prescrizione di molti farmaci, uso eccessivo di antibiotici, scarsa comunicazione con i pazienti.

INFLUENZA: Bartoletti (Fimmg) La grande fuga degli anziani dai Vaccini

vaccini44LA STAMPA :Di Antonio Galdo L'influenza può uccidere, non tutti gli italiani lo sanno, e molti non si vaccinano. A svelare il controsenso, che la dice lunga sul nostro rapporto ancora controverso con i vaccini, è un'indagine del Censis. Che sembra smentire l'opinione diffusa secondo la quale basterebbe un po' di buona informazione per convincere le persone a fare pace con i vaccini. A prendere sotto gamba l'influenza sarebbe infatti solo il 14,7% degli over 50, mentre il 48,9 crede possa diventare una malattia anche molto grave e il 43% sa che le complicanze possono portare alla morte.
Evento tragico che lo scorso anno si è portato via tra 15 e i 18mila anziani, «contro una media che negli anni precedenti era di 8mila», denuncia il Presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi. Che indica anche la causa di questa strage silente: la fuga dalla vaccinazione contro i virus influenzali. Tra gli ultrasessantacinquenni, che possono vaccinarsi gratuitamente dal proprio medico di famiglia, nel 2006 si era raggiunto un picco di oltre il 68% di immunizzati, poi il progressivo e inesorabile calo, fino ad arrivare appena al 52% di vaccinati lo scorso anno, nonostante medici ed esperti avessero messo in guardia sulla particolare aggressività del virus, che infatti ha fatto il doppio delle vittime che di solito falcia ogni anno, soprattutto tra gli anziani già debilitati da altre malattie.

Non ci vacciniamo pur sapendo che sarebbe bene farlo. O almeno il 93% sa che è consigliabile a chi ha problemi respiratori, più dell'85% lo farebbe fare a chi ha compiuto i 65 e una percentuale analoga a medici e infermieri. Allora come spiegare quel crollo verticale di 16 punti in undici anni? Con la mancanza di fiducia nella bontà dei vaccini da parte di ancora troppi italiani, imbevuti di balle antiscientifiche. E' sempre il Censis a svelare che si, il 32,9% degli ultracinquantenni «si fida molto» dei vaccini, ma oltre il 51% non si spinge oltre un timido «abbastanza» e un pur sempre sostanzioso 15,9% si arrocca sul «poco» o «per nulla».

A volte sono anche le diagnosi fai da te a determinare una crisi di fiducia. «Gli anziani non si vaccinano perché dicono di aver comunque preso l'influenza quando l'hanno fatto, confondendola con forme parainfluenzali , che sono molto meno pericolose e non coperte dal vaccino», spiega Ricciardi.

Quest'anno la variante "Michigan" del virus AH1N1 «dovrebbe portare un'influenza di media intensità, comunque con non meno di 5 milioni di casi», mette in guardia Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano.

«Devono vaccinarsi prima di tutto anziani, immunodepressi, dializzati, donne in gravidanza dal 4° mese in su, diabetici e tutti quelli con malattie debilitanti», ricorda Pierluigi Bartoletti, Vice Segretario vicario della Fimmg, la Federazione di medici di famiglia. «Di solito il 10% di chi prende l'influenza ha delle complicanze. Tra loro un altro 10% finisce in ospedale e uno su cento purtroppo non ce la fa». Chi non vuol rischiare è avvisato

PENSIONI: Chersevani, anche la professione di medico è attività usurante

chersevani"Come si fa a dire che il lavoro del medico non è usurante? Penso all'operazione che pochi giorni fa ha permesso di separare le due gemelline siamesi, durata dieci ore e che ha coinvolto quaranta persone; penso all'ennesima chiamata durante un turno di notte; penso anche, per rimanere alla mia esperienza di radiologo, a quando inietti un mezzo di contrasto e il paziente comincia a star male. Penso ai turni massacranti, al plus orario e al sovraccarico di lavoro, che ci sono costati un richiamo dall'Europa; alle guardie, alle reperibilità, al lavoro notturno e festivo che ci allontanano dalla famiglia e dagli affetti; ai rischi professionali, al contatto con radiazioni, sostanze chimiche, oggetti taglienti potenziali portatori di infezioni. La professione del medico è usurante, dal punto di vista fisico e ancor di più da quello psicologico: se non lo fosse, non avrebbero senso le evidenze cliniche di stress lavorativo e di sindrome da burn out nei medici".

Così Roberta Chersevani, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, si esprime in merito alla revisione, da parte del Governo, delle categorie da esonerare dall'innalzamento dell'età pensionabile, in quanto riconosciute come sottoposte ad attività usuranti e gravose, revisione che ha sinora escluso i medici, includendo invece gli infermieri soggetti a turni o impegnati nelle sale operatorie.

"Porterò all'ordine del giorno del prossimo Comitato Centrale la questione – assicura Chersevani – in modo da unire la nostra voce a quella dell'intersindacale nel chiedere al Governo che la 'deroga' venga estesa anche ai medici insieme a tutte le garanzie e tutele previste per i lavori usuranti . È un'istanza che la Fnomceo porta avanti da anni e, con i continui innalzamenti dell'età pensionabile, a condizioni di lavoro invariate, sta diventando una questione di giustizia, oltre che di sicurezza delle cure e di salute pubblica: siamo certi che un collega di settant'anni possa fare gli stessi turni di un quarantenne, mantenendo la stessa lucidità e ottenendo gli stessi risultati?".

ENPAM: più autonomia, modernizzazione e defiscalizzazione per un sistema previdenziale competitivo

enpam-sedeWelfare, investimenti e riforma del sistema di controllo per le Casse sono stati i temi principali affrontati nel corso del convegno organizzato dall'Enpam in occasione degli 80 anni dalla fondazione dell'Ente previdenziale. Un percorso che ha raccontato le sfide a cui è chiamato il sistema pensionistico dei professionisti nei prossimi anni, con scelte ormai improrogabili che chiamano necessariamente in causa la politica.
Il primo punto analizzato è stato quello dell'impossibilità per le Casse di attingere al patrimonio per migliorare il welfare dei propri iscritti o fare fronte a periodi di criticità, in quanto la legge prevede che contributi raccolti e rendimenti finanziari debbano essere sempre superiori alle prestazioni pensionistiche erogate. "Un errore sostanziale" lo ha definito l'attuaria Micaela Gelera, secondo cui questa scelta ha avuto un effetto negativo per i più giovani. "Si è trattato di una decisione che ha riversato sulle future generazioni oneri previdenziali eccessivi. Il senso di accumulare un patrimonio tramite contributi stratificati è proprio quelli di evitare che vengano attribuiti ai lavoratori del futuro dei costi che non sono a loro imputabili: esattamente quello che accadrà proseguendo su questa strada".

IL VIDEO INTRODUTTIVO




WELFARE

Al contrario, il risparmio messo da parte dai professionisti potrebbe essere usato per facilitare l'ingresso del mondo del lavoro dei giovani, che con i loro contributi pagheranno le pensioni di chi oggi è in attività. "Abbiamo 15mila laureati in medicina che non riescono a entrare nel Ssn perché non hanno la specializzazione - ha spiegato Giampiero Malagnino, vice presidente vicario di Enpam - e senza nuovi ingressi l'età media di chi oggi è nel sistema è molto alta. Perché non posso fare leva sui miei risparmi previdenziali per pagare le borse di studio di questi colleghi, a patto che lo Stato poi li assuma? In questo modo, rilanciando la sanità, contribuirei a rilanciare il Paese".

IL VIDEO SUL WELFARE





INVESTIMENTI

La seconda parte del convegno ha approfondito nel dettaglio come viene investito questo patrimonio, caratterizzato da una forte componente obbligazionaria. "Si tratta di titoli che il mercato percepisce come molto sicuri, grazie all'intervento della Banca centrale europea, ma che al tempo stesso non offrono grandi rendimenti - ha sottolineato Eugenio Occorsio, giornalista economico di Repubblica -. A questo punto vale la pena di porsi la domanda: che senso ha tenere un patrimonio fermo in qualcosa che non rende?". Una provocazione a cui Domenico Pimpinella, direttore generale di Enpam, ha risposto sottolineando la necessità di garantire sicurezza, a partire proprio dalla scelta degli investimenti. "L'obiettivo di questo patrimonio è essere da una parte garanzia del patto generazionale, dall'altro fonte di redditività - ha detto Pimpinella -. Le nostre scelte per questo motivo non tengono conto solo del rendimento: il nostro patrimonio, più che rendimenti stratosferici, deve poter garantire flussi di cassa certi".

IL VIDEO DEGLI INVESTIMENTI



I CONTROLLI

La questione dei controlli ha infine animato la parte conclusiva del dibattito. "Le Casse sono sottoposte a un sistema burocratico ottocentesco, qualcosa che neanche la pubblica amministrazione applica più" ha detto l'avvocato Angelo Piazza, ricordando che le Casse hanno bisogno di un'approvazione preventiva ministeriale prima che le loro decisioni diventino effettive. "Non possiamo pensare che soggetti privati chiamati a scelte economiche e finanziarie delicatissime possano essere vincolati a regole che si sono dimostrate inefficienti anche per le amministrazioni pubbliche".

IL VIDEO SUI CONTROLLI



Lello Di Gioia, presidente della Commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali, ha difeso la politica dall'accusa di essere responsabile della situazione attuale. "Nell'applicazione delle leggi c'è una contraddizione tra i vari ministeri: è la burocrazia che determina delle disfunzioni, quando tende a definire lei stessa rapporti di potere sulle Casse. Da parte nostra abbiamo presentato una proposta di legge che partiva dall'assunto secondo cui le Casse sono private.
Alberto Oliveti, presidente di Enpam, raccogliendo le indicazioni emerse durante il convegno ha quindi concluso i lavori. "Abbiamo un'autonomia limitata, una fiscalità che ci penalizza rispetto agli altri paesi europei e un sistema di vigilanza complesso dovuto a una definizione ibrida delle Casse, che una volta vengono considerate pubbliche e una volta private. Chiediamo autonomia per essere responsabilizzati sugli esiti: ci si misuri, siamo pronti a risponderne. Abbiamo bisogno di modernizzazione e semplificazione, non solo nella struttura dei controlli. Ed è necessaria una defiscalizzazione, perché ogni professionista potrà scegliere un domicilio previdenziale in tutta Europa, e le Casse italiane devono potere competere ad armi pari".

IL VIDEO DELL'INTERO EVENTO