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FNOMCeO: Inviate a Balduzzi delle p proposte sulla riforma degli Ordini

Fnom(ANSA) - MILANO, 8 NOV - Obbligo di iscrizione per i medici dipendenti, possibilita' di sfiduciare il presidente, e quattro anni di durata in carica per ogni esecutivo: sono alcune delle modifiche elaborate dal comitato centrale del consiglio nazionale della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini medici) alla legge istitutiva degli ordini professionali, la cui riforma e' ora all'esame del Senato. Il documento, come anticipa il Sole24ore Sanita', e' stato presentato dalla Fnomceo al ministro della Salute. Tra i punti del provvedimento c'e' la revisione del procedimento disciplinare, dove viene introdotta la separazione della funzione istruttoria da quella giudicante. L'istruttoria viene assegnata a un Collegio esterno, composto da 5-11 iscritti sorteggiati tra i componenti delle commissioni disciplinari, che illustrera' poi all'organo giudicante gli atti e le motivazioni per il proscioglimento o l'attivazione del procedimento disciplinare. Sara' l'Ordine giudicare l'iscritto. E' passata inoltre la possibilita' di sfiduciare il presidente, se lo esprime una maggioranza dei 2/3 dei componenti il Consiglio, e poi per l'iscrizione all'albo non sara' piu' necessario essere cittadino italiano. La Fnom ha ragionato anche sulle conseguenze della riduzione del numero delle province e della costituzione di dieci aree metropolitane. Secondo il presidente della Fnomceo, ''per quanto riguarda l'articolazione degli ordini, la dimensione regionale sarebbe ottimale - spiega - ma alla luce del provvedimento del Governo sulla riduzione del numero e l'accorpamento di alcune province, non si puo' perdere la dimensione provinciale, anche se ridisegnata, altrimenti il rischio potrebbe essere addirittura l'abolizione di 106 Ordini''

TICKET : al via la revisione della compartecipazione

spesa-sanitaria-2Un sistema di compartecipazione più equo., e la riduzione delle persone esenti  che potrebbero permettersi di sostenere un contributo e invece oggi ottengono tutto gratuitamente ovvero 3,5 italiani su dieci.   il ministro della Salute Renato Balduzzi ha accelera il lavoro sulla riforma dei ticket che  potrebbe vedere la luce già a gennaio con un altro decreto d'urgenza. In grandi linee il cittadino pagherà per visite ambulatoriali e esami diagnostici  una franchigia in base al reddito. La spesa rimanente sarà a carico del servizio sanitario pubblico. Un altro vantaggio delle franchigie, a detta di Agenas che per conto del ministero sta trattando la cosa è la dissuasione nel richiedere visite inutili e non appropriate tutelando quelle più costose e frequenti con un un contributo uguale e proporzionalmente minimo che può essere versato da tutti anche dai malati con un certo reddito. Tra le ipotesi allo studio un  contributo massimo che non dovrebbe essere superiore a 30 euro per un pensionato con 10 mila euro di reddito, a 120 euro per un lavoratore con 40 mila e a 300 euro per un professionista con 100 mila di reddito l'anno.  Il cambiamento riguarderà  la specialistica e i codici bianchi al pronto soccorso,. Non riguarda invece i farmaci dove i ticket saranno di competenza delle singole Regioni.

CARDINALE : La nuova sanità? «Sarà elettronica e di quartiere» cambia il rapporto medico paziente

cardinale adelfio--400x300AVVENIRE: Mercoledì il Senato ha convertito in legge il “decreto sanità” voluto dal ministro Renato Balduzzi. Un provvedimento che, per dirla con le parole del sottosegretario alla Salute, Adelfio Elio Cardinale, «cambia il rapporto medico-paziente» perché «la sanità, che per motivi tecnocratici o economico-finanziari, spesso dimentica l’uomo, restituisce centralità al paziente», introducendo la «medicina d’iniziativa».

Sottosegretario, cosa cambia operativamente?
Con l’introduzione delle aggregazioni funzionali territoriali - gli “ospedali di quartiere” - che si avvalgono di medici di diversa specialità 7 giorni su 7, 24 ore su 24, si ricostituisce un rapporto migliore tra medico e malato. E conseguentemente si rallenta l’afflusso indiscriminato al Pronto soccorso, che ogni anno fa registrare 20 milioni di accessi, il 3% dei quali per codici rossi. Finalmente sono costituite le basi della medicina del territorio. Spetta ora alle Regioni rendere operativo questo sforzo.

Come saranno questi “ospedali di quartiere”?
Detto dei medici, questi centri si avvarranno anche di strumenti diagnostici primari, ecografi ed elettrocardiografi, e della possibilità di eseguire esami comuni (sangue, urine, tamponi). Così, oltre al ricorso al Pronto soccorso, la medicina territoriale limiterà anche i ricoveri. Sul fronte strutturale, ci si potrebbe avvalere anche dei piccoli ospedali in dismissione dati in comodato d’uso gratuito ai medici con l’obbligo della manutenzione.

Perché si parla di medicina d’iniziativa?
Vedo che iniziano ad entrare nell’uso comune termini nuovi. Ma io parlerei prima di tutto della necessità di una “medicina narrativa”, che non significa raccontare la propria malattia. Significa che il medico, come depositario della dottrina, e il malato, che è il migliore conoscitore della propria malattia, sono soggetti paritari. Questo curerebbe il senso di estraneità che il malato avverte.

Estraneità?
È stato calcolato che nell’odierno tumultuoso rapporto tra medico e paziente, il tempo medio che un dottore dedica all’ascolto di un suo assistito è di 18 secondi. Ecco perché il malato si sente un estraneo.

Torniamo alle applicazioni della medicina d’iniziativa.
È un passo in avanti decisivo anche nella prevenzione. Parlo di prevenzione perché l’allungamento della vita media e le scarse risorse ci impongono di puntare sulla prevenzione. Ebbene, con la medicina d’iniziativa, i medici che hanno seguito nel tempo i propri malati, e che ne conoscono bisogni e necessità, anticipando eventuali richieste e invece lottando contro dimenticanze e trascuratezze degli stessi pazienti, ordinano loro esami di laboratorio, check up, trattamenti e ne verificano risultati e prospettive. Anche se questo programma necessita di tempo e di un sistema informatico adeguato, si realizzerà. E ne beneficeranno tutti.

Se la medicina d’iniziativa parte adesso, a che punto è la “medicina elettronica”?
La medicina elettronica è, in un certo senso, parte del progetto della medicina d’iniziativa e si basa su alcune aree fondamentali, in parte già realizzate: la cartella clinica elettronica, la dematerializzazione dei documenti sanitari, la gestione e informatizzazione di farmaci per evitare sprechi ed errori, i servizi digitali al cittadino come il Centro unico di prenotazione, il fascicolo sanitario elettronico, la sanità mobile attraverso tablet, braccialetti, smartphone che eliminano la barriera spazio-temporale e cambiano l’impatto nella gestione del governo clinico da parte del medico, per cui si possono assistere i pazienti, anche in remoto, attraverso la telemedicina, la telecardiologia, la teleradiologia. Quando si riuscirà a portare a sistema la sanità elettronica, risparmieremo 9-10 miliardi l’anno.

Su quali altre economie contate?
Sull’appropriatezza delle prestazioni (9-10 miliardi) e sulla lotta alla “medicina difensiva” (gli inutili e continui esami che i medici richiedono ai pazienti per mettersi al sicuro da cause civili e penali). Non a caso, la legge appena approvata depenalizza la colpa medica di lieve entità. Un’altra fonte di risparmio deriverà dalla Centrale unica di acquisto che eliminerà la vergognosa disparità nel costo dei materiali medici che raggiunge differenze fino al 500%.

Vito Salinaro

BALDUZZI: adesso tocca a ticket e patto

balduzzi9(ANSA) - ROMA, 1 NOV - Riformare il sistema di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, ovvero i ticket, in modo da renderlo piu' equo, trasparente e omogeneo. E soprattutto in modo da poter rendere 'digeribili' i due miliardi aggiuntivi che dal primo gennaio 2014 andranno recuperati proprio con i ticket, secondo le disposizioni dell'ultima manovra estiva del precedente governo Berlusconi. Un 'pallino', fin dall'inizio del mandato che il ministro della Salute, Renato Balduzzi rilancia con una intervista al Sole 24 Ore a poche ore dal definitivo via libera al decreto sanita'. Una sfida quella dei ticket che non si puo', o almeno non si dovrebbe, rimandare. Almeno arrivando al punto di caduta politico con le Regioni, magari siglando il Patto per la Salute che al momento e' di fatto in pieno stallo, per poi cercare con piu' calma un veicolo normativo anche nel corso del 2013, ma senza abbandonare la 'patata bollente' completamente nelle mani del prossimo governo. La riforma, come ipotizzato dallo stesso ministro alcune settimane fa, poteva trovare posto gia' nella legge di stabilita' ma, precisa oggi, ''non necessariamente'' perche' ''il veicolo legislativo puo' essere deciso anche nel 2013, visto che la riforma scattera' nel 2014''. Riforma dei ticket e Patto restano pero' una doppia partita tutta in salita, visto che non piu' tardi di qualche settimana fa le Regioni, per bocca del presidente della Conferenza Vasco Errani, si sono dette preoccupate per il contraccolpo della legge di stabilita' ''su sanita', istruzione e servizi sociali'', perche' i nuovi tagli rischiano di compromettere la possibilita' di erogare servizi. Tanto che l'assessore alla Sanita' dell'Emilia Romagna, Carlo Lusenti, ha detto che non sara' possibile arrivare alla firma del Patto della Salute per via di questi interventi, che si sommano tra l'altro alle manovre di tremontiana memoria, ma anche al Salva-Italia e alla Spending review che hanno ripetutamente 'sforbiciato' i fondi per la sanita'. Il ministro pero' sente la responsabilita' di cercare di arrivare a un risultato e ribadisce che ''il Patto e' la cornice che tiene il tutto, senza il Ssn sarebbe piu' debole''. ''Faro' di tutto fino all'ultimo giorno del mio mandato - promette - per superare gli ostacoli che lo bloccano''. Chiaro che non si puo' ''imporre all'interlocutore di firmare''. Ma se il Patto non ci sara', avverte, ''le responsabilita' le avranno sia il livello regionale che quello nazionale''. E non c'e' miglior cornice di quella del Patto per ridefinire anche il sistema di compartecipazione della spesa che si basi su un modello misto ''franchigia-ticket''. Nei mesi scorsi alcuni consulenti dell'Agenas, tra cui Cesare Cislaghi, avevano ipotizzato un modello con una franchigia (cioe' il massimo di contributo a carico del cittadino) fissata al 3 per mille del reddito, oltre la quale i servizi diventerebbero tutti a carico della sanita' pubblica. Che tradotto poteva diventare un copayment di 30 euro per un pensionato con 10.000 euro di reddito, di 120 euro per un lavoratore con 40.000 euro di reddito, di 300 euro in per un professionista con 100.000 euro di reddito. Ma gli studi e le simulazioni, almeno da parte dell'agenzia, si sono fermati prima dell'estate. Il che non esclude che ci stiano continuando a lavorare i tecnici del ministero.

L'OMS: verso la revoca della sospensione dei vaccini novartis in alcuni paesi


 
Anche l'AIFA verso un analogo pronunciamento.

Ufficio Regionale per l'EuropaL'uso di vaccini Novartis ripreso in alcuni paesi
2012/01/11 L'utilizzo di diversi lotti di vaccini contro l'influenza prodotto da Novartis è in fase di ripresa in alcuni paesi che lo avevano temporaneamente sospeso in attesa di ulteriori analisi riguardanti la presenza di aggregati proteici nei vaccini. La temporanea sospensione di AGRIPPAL, Agriflu e Fluad è stata revocata in Canada e in Svizzera, a seguito di esame da parte delle autorità di regolamentazione.
Gli esiti delle revisioni interne e valutazioni dei rischi hanno indicato che gli aggregati non sono dovuti a contaminazioni esterne, ma sono componenti integranti del prodotto. Laformazione di aggregati proteici non è rara durante la produzione del vaccino. L'OMS fornirà ulteriori aggiornamenti .
La vaccinazione è il modo più efficace per prevenire l'influenza e le sue possibili complicanze gravi. Il virus dell'influenza cambia continuamente e richiede frequenti adeguamenti della composizione del vaccino per essere compatibile con i ceppi virali circolanti più dominanti. La vaccinazione contro l'influenza stagionale deve quindi essere somministrato ogni anno.
Raccomandazioni dell'OMS per il vaccino contro l'influenza L'OMS raccomanda che il vaccino venga offerto a: persone che vivono in case di riposo, anziani e / o disabili, o che hanno patologie croniche, alle donne in stato di gravidanza e bambini piccoli. (a partire dall'età di 6 mesi).

Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità,

LEGGE SULL'ALCOOL : commento di Emanuele Scafato presidente della società Italiana Alcoologia

scAFATO Mi occupo da più di vent'anni di alcol e giovani. Nel 1999 ho preparato da Copenaghen, dove lavoravo nel WHO, la Dichiarazione di Stoccolma sui Giovani e l'alcol. Ho vissuto istituzionalmente come rappresentante del settore definibile di Salute Pubblica tutti i tentativi legislativi nazionali ed europei di contrastare una piaga che ancora oggi richiede un elevato contributo in termini di mortalità, disabilità e malattia di lunga durata ad un target tra i più sensibili della popolazione, i minori.

E' l'alcol, sempre l'alcol da vent'anni la prima causa di morte evitabile tra i giovani in Europa e in Italia. Quando nel 2000, nella Conferenza di Genova sulle dipendenze e l'alcol, parlavo di binge drinking tutti ritenevano che il modello non si sarebbe affermato nei nostri contesti mediterranei. I fatti hanno purtroppo smentito tali errate ed erronee opinioni. Allora come oggi il mantra dell'industria e di chi tutelava e tutela gli interessi del mondo della produzione nei colloqui formali ed informali tenuti in sede OMS e in Commissione europea è sempre stato : educazione.

Nella questione specifica non è tanto la scienza che è da discutere ma gli aspetti etici spesso sorvolati oltre alle logiche delle convenienze che hanno fatto prevalere la tutela del prodotto rispettoa alla tutela della salute, discussione ancora vivace in tutti i contesti scientifici e di policy. Una considerazione: nessuno ha vietato nel corso di questi anni di attivare iniziative e programmi educativi sull'alcol che, a leggere le Relazioni del Ministro della Salute al Parlamento, rappresentano un azione ricorrente e costante in tutte le Regioni italiane; leggre per rendersene conto. Ciò nonostante e nonostante l'incessante attività di comunicazione, informazione, sensibilizzazione istituzionali tra cui quelle svolte dall'Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS dell'Istituto Superiore di sanità ma anche, lo voglio ricordare, di settori dell'industria che hanno prodotto migliaia di iniziative riportate nei report europei e nazionali come commitments , impegni encomiabili ma non più efficaci di quelle istituzionali il problema alcol ai giovani ha resistito ed ha , per certi versi, persino cambiato aspetto attraverso modalità rinnovate di risk taking favorito da una scarsa applicazione normativa che non proponeva né sanzioni con forte deterrenza , né controlli rigorosi come avviene in altre Nazioni.

Sono del parere che questa legge, di grande civiltà e di rilevante impatto per gli adulti oltre che per i giovani, riporti l'Italia nell'alveo delle Nazioni che hanno massima attenzione dei minori intesi come soggetti incapaci di metabolizzare l'alcol e quindi sostanzialmente inesperti sia nel gestirlo che nel modularne assunzioni e "smaltimenti". Sottrarre i giovani all'azione definibile criminale (tale è chi infrange la legge) di adulti che non vivono la responsabilità di sottrarre per profitto i minori a rischi e danni alcolcorrelati è un dovere delle istituzioni come sancito da tutte le organizzazioni che si interessano di tutela della salute MA anche di quelle che si occupano di impatto economico, come ad esempio il Forum Economico Internazionale che ha condiviso con il WHO le tre migliori iniziative da introdurre a livello nazionale per contrastare il rischio alcolcorrelato tra cui quella di ridurre la disponibilità fisica e economica delle bevande alcoliche, tutte le bevande alcoliche. Nel bere dei giovani si connotano comportamenti sollecitati dalla promozione delle bevande alcoliche nei luoghi di aggregazione giovanile attraverso happy hours, drink as much as you can e open bar: non è bere.

Il 13 % circa delle intossicazioni alcoliche giunte nei PS sono a carico di ragazze e ragazzi al di sotto dei 14 anni. Il Ministro della Salute, insieme a tutti i colleghi europei, ha condiviso l'approccio di tutela che da più parti sollecitano da anni norme più rigorose in un mercato sempre meno controllato e controllabile, L'educazione è sempre sussidiaria alla norma, alle regole di cui le società si dotano e in sinergia genererà, o meglio contribuirà a generare, il necessario cambiamento culturale capace di sottrarre oltre 350.000 minori di anni 16 al consumo rischio e altrettanti sino ai 18 anni con enormi guadagni in termini sanitari e sociali. L'educazione prende anni per determinare i risultati auspicabili , la norma ha il vantaggio di avviare e supportare l'educazione che comunque tutte le agenzie educative , a partire dalla famiglia hanno il dovere di supportare. Attuare politiche di controllo, come si chiamano in tutte le Nazioni civili le norme di tutela della salute, non è proibire; se lo fosse non dovrebbero imporsi limiti di velocità o tutor sulle strade perdendo vantaggi evidenti per tutti. Bere significa saper interpretare un comportamento alla luce dell'esigenza collettiva di non esporre se stessi o, peggio, i terzi ad un pericolo. Se, come italiani, siamo diversi, "un mistero" , continueremo a d esserlo sempre di più così come è avvenuto per il divieto di fumo nei locali pubblici; ma pensare di poter continuare a sopportare un carico sociale, di mortalità, di disabilità , di malattia evitabili per definizione a fronte di azioni incisive che sottraggano molti adulti nei luoghi pubblici alla possibilità di mettere nella disponibilità dei giovani una sostanza per loro più tossica che per gli adulti sarebbe una grave omissione e un elemento generante forti disuguaglianze tra i giovani in Europa, tutelati in alcune Nazioni da un attenzione opportuna e adeguatamente vigile, in altre da una disapplicazione delle norme pur esistenti che non riescono a fare cultura perché costantemente disattese. Dopo oltre 70 anni il Parlamento italiano ha trovato ragioni e convinzioni per rinnovare l'impegno di tutela sui minori attraverso una norma condivisa da quasi tutte le Nazioni europee mantenendo fede agli impegni presi a livello europeo ed internazionale ; solo misurandone gli effetti si potrà stabilire se la strada imboccata è quella giusta. Personalmente non ho dubbi; la prevenzione, da che mondo è mondo, costa sempre meno della cura e da oggi la prevenzione tra i giovani ha un alleato in più.

Non esiste la norma che tuteli le persone 24 ore al giorno ma sapere ciò che si può e non si può fare attiverà anche quella parte di controllo formale ed informale della società che rappresentava un elemento cardine della cultura mediterranea e del suo modo di vivere che , tutto sommato, ci ha reso tra le popolazioni più longeve del mondo ma con debiti di salute di cui l'alcol rappresenta una tra le prime cause per tutta la popolazione. L'armonizzazione europea porterà a breve altri risultati; prepararsi e partecipare gioverà a tutti.(Emanuele Scafato presidente S.I.A.)