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PRIVACY: i dubbi italiani su Science le nuove regole puntano a 'governare' l'era dei Big data

privacy44(PharmaKronos) Di Lucia Scopelliti Venerdì 25 maggio entrerà in vigore il nuovo re golamento europeo sulla protezione dei dati personali. Un provvedimento che nasce per armonizzare la legislazione sul tema all'interno dell'Unione europea, con il doppio intento di aumentare la tutela e il potere di controllo dei cittadini circa i propri dati personali da un lato, e di massimizzarne la circolazione dall'altro. Una missione ambiziosa e complessa nell'era dei Big data e della digitalizzazione di ogni aspetto della vita quoti diana, salute compresa. Proprio su quest'ultimo punto e sull'impatto del nuovo regolamento Ue sulla ricerca - oggi sempre più interessata al 'tesoro' di conoscenza che si nasconde dentro la cascata di dati che siamo in grado di produrre – si concentra l'analisi di due studiosi italiani in un editoriale pubblicato su 'Science' con richiamo in copertina, a sottolineare l'importanza della rifles sione in corso nella comunità scientifica. Giuseppe Testa e Luca Marelli, del Dipartimento di oncolo gia sperimentale dell'Istituto europeo di oncologia e del Dipartimento di oncologia ed ematoncologia dell'università degli studi di Milano, analizzano "rischi e opportunità", luci e ombre del 'General Data Protection Regulation' (Gdpr), soffermandosi in particolare sulla questione dell'uso e del riu-tilizzo dei dati personali per fini di ricerca scienti fica, che viene affrontata dal nuovo regolamento europeo "in modo ambivalente". E per rendere l'idea delle situazioni problematiche che possono profilarsi oggi nella gestione dei dati personali, i due esperti richiamano un caso finito più volte alla ribalta delle cronache italiane, quello della biobanca genomica Shardna, che ha collezionato migliaia di dati genetici, sanitari e genealogici di cittadini sardi per fare ricerca sulle loro malattie. Il Gdpr, riepiloga Testa, "rappresenta uno strumento duttile per sviluppare la ricerca scientifica, ma potenzialmente pericoloso da maneggiare. Inoltre, il nuovo regolamento ci imporrà un'utile riflessione sulla ricerca scientifica, i cui confini oggi sono fluidi. Molte società dichiarano di fare ricerca, ma che cosa intendiamo per ricerca e dove mettiamo un limite alla sua libertà?". Il lavoro è stato finanziato dal progetto Epigen del Cnr. Gli autori dell'editoriale spiegano che i dati del nostro Dna sono la base per le terapie più innovative e sono il nutrimento della medicina personalizzata e di tutta la ricerca biomedica attuale. Quello che succederà alla ricerca scientifica a seguito della Gdpr, osservano, è una domanda che riguarda tutti da vicino. "Ogni progetto di ricerca genera dati per sonali in formato riutilizzabile – spiega Testa, professore di Biologia molecolare alla Statale e direttore del Laboratorio di epigenetica delle cellule staminali in Ieo - Dati acquisiti per un determinato studio, essendo in formato digitale, possono essere riutilizzati per un altro studio con finalità diverse. Ma se abbiamo giustamente sempre chiesto il consenso informato all'utilizzo delle informazioni personali, nel momento in cui ci si apre alla circolazione in contesti diversi cosa dobbiamo fare?. O aggiunge Testa - richiediamo ogni volta il consenso alla persona, o chiediamo un 'consenso allargato' per l'uso dei dati in ricerca da parte della stessa istituzione. Ma ora si pone un altro problema: che cosa succede se il dato passa di mano, ed entra in possesso di un'altra istituzione, con magari un profilo istituzionale diverso da quella che ha raccolto i dati?". E qui gli esperti citano il caso Shardna. La biobanca è stata rilevata dalla biotech inglese Tiziana Life Sciences, ma il Garante della privacy italiano ha bloccato le operazioni di trattamento dei dati, sostenendo che, se cambia il titolare del trattamento, il nuovo titolare deve ricontattare tutte le persone a cui i dati appartengono, onde richiederne il consenso. Il tribunale di Cagliari, in una sentenza di primo grado per la quale è previsto il ricorso in appello, ha invece ribaltato questa posizione riconoscendo a Tiziana Life Sciences la possibilità di utilizzare il database senza bisogno di acquisire un nuovo consenso. Come affronta il tema del riutilizzo dei dati personali per fini di ricerca il nuovo regolamento Ue? Marelli e Testa spiegano che la Gdpr introduce da un lato tutta una serie di facilitazioni e deroghe per il trattamento di dati perso nali per scopi di ricerca scientifica, fornendo un'interpretazione molto ampia di cosa ostituisca 'ricerca scientifica'.

FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO: la situazione attuale è utile al paziente ? come è la situazione in Italia? Nella rubrica “il ficcanaso” con Mauro Miserendino”

fileasl33Il fascicolo sanitario elettronico è realmente utile al paziente e qual'e la situazione in Italia ce lo spiega Nella rubrica "il ficcanaso" di Mauro Miserendino. Con una diesamina Italiana dove impera la burcrazia telematica.

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NORMATIVA PRIVACY: I Mmg chiedono garanzie. Possibili sanzioni fino a 20 milioni di euro

privacyDOCTOR -33 Di Mauro Miserendino Nuove regole sulla privacy anche negli studi dei medici di famiglia, e lo spettro del data protection officer, figura di "esperto di privacy" al quale doversi appoggiare, a pagamento: tutto ciò sottende per ora l'entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati (General data protection regulation Gdpr) dell'Unione europea, fissata per il 25 maggio. Il Garante non smentisce che da subito potrebbero partire le ispezioni sui professionisti, e dunque i controlli ai sistemi antifurto, ai sistemi di chiusura di armadi e ambulatori, alle password, ai referti da non lasciare sulle scrivanie. Le sanzioni possono arrivare fino a 20 milioni di euro; per addolcire la pillola si spera nel regolamento attuativo allo studio del governo, ma in tal senso il Garante nulla ventila agli italiani, che un codice della privacy lo avevano dal 2003. Il regolamento Ue prevede tra l'altro il DPO, Responsabile della protezione dei dati personali, che aiuterà gli studi a gestire correttamente i dati. L'Ue pare esentare i medici single dall'ingaggiarlo, ma i provider che offrono i gestionali stanno offrendo ai Mmg soluzioni di adeguamento che proprio di un DPO necessitano per essere comprese. Paolo Misericordia, esperto informatico del sindacato Fimmg, conferma: «Il Gruppo ex articolo 29, organo consultivo di Bruxelles per la privacy, è orientato a dispensare i medici singoli dal DPO. I dati di un solo medico non rappresentano il concetto di "larga scala" che farebbe scattare la necessità di questa figura.
Ma non è scritto da nessuna parte che i medici siano dispensati quando sono più d'uno o gestiscono i dati dei pazienti afferenti alla stessa medicina di rete. Le software house che stanno profilando le situazioni di rischio- a titolo oneroso, con spesa di 180-200 euro o poco più- stanno offrendo soluzioni fin troppo dettagliate, mutuate da modelli industriali, e non tutti i colleghi riescono a compilare la propria posizione. Fimmg sta per promuovere un suo prodotto "sartorializzato". Se le Asl ci metteranno a disposizione un DPO per aggregazione? Il DPO va contrattualizzato dal titolare del trattamento che è il medico, ma nulla esclude che le regioni o le Asl possano indicarci i migliori professionisti». Nei prossimi 20 giorni il medico dovrà «controllare di aver messo in atto le nomine dei responsabili del trattamento in studio (sovrapponibili agli incaricati della legge 196 ndr) e le titolarità; per inciso il documento sulla sicurezza-Dps dovrebbe andare in soffitta.
Ma «sarà inevitabile che la categoria apra il problema del consenso al trattamento dati», dice Misericordia. «Quando inviamo online i dati dei nostri pazienti nelle ricette non sappiamo con certezza l'uso che ne sarà fatto, né se possano prendere strade diverse da quelle a noi note. Nessuno garantisce per quel "viaggio", nemmeno le sw house, e noi a nostra volta non possiamo garantire l'assistito. Il Garante pare propenso a esonerarci dall'obbligo di chiedere il consenso scritto al trattamento dei dati, ma ritenere tacito l'ok dei pazienti su tutte le nostre operazioni online, anche ove non finalizzate alla tutela della salute, potrebbe essere un azzardo visto che quei dati possono essere "dirottabili" all'insaputa di tutti. Chiederemo garanzie ai proprietari dei sistemi ma intanto per il medico potrebbe essere tutelante acquisire il consenso scritto dagli assistiti. L'operazione è complicata, a maggior ragione il problema va sollevato con la parte pubblica».
Sui social si commenta che la nuova, onerosa normativa finirà per distruggere la medicina generale come libera professione. Intanto pare creare problemi all'informatizzazione della sanità. Intere parti del fascicolo sanitario elettronico - come il patient summary - sembrano ferme in attesa di lumi dall'Ue. Misericordia precisa: «Il problema del summary non è principalmente di tutela dei dati degli assistiti, ma medico legale: non si può presumere che i dati conferiti, tratti dalla scheda assistito, siano aggiornati dal mmg in tempo reale. Che accade se non scrivo subito la reazione avversa a un antibiotico segnalata da un assistito? Se poi lui va in ospedale prende il principio e sta male, e io ero avvertito, il summary diventa un rischio sistematico. Vanno definiti livelli di responsabilità, va chiarito che a far testo in via principale è l'anamnesi raccolta dal collega che visita nella contingenza. Al summary non va chiesta assoluta esaustività. Ma questo è tema diverso dalla privacy».

FNOMCEO: Una bufala ci seppellirà? Ecco i manifesti della campagna contro la disinformazione sul web

bufalaseppelira250La Federazione nazionale promuove una campagna di sensibilizzazione dei cittadini contro le fake news in rete. Per restituire al medico il ruolo centrale nel rapporto con il paziente rispetto al tema salute.
I manifesti saranno presentati alla stampa il 10 maggio a Roma, nelle vostre città a partire dal 14 maggio.
"Non mi hanno vaccinato per paura dell'autismo", "Avevo acquistato sul web un farmaco miracoloso", "Ho curato il cancro con il bicarbonato di sodio". Sono alcuni degli epitaffi che, sovrastati da una croce, campeggiano su altrettante lapidi nella campagna shock 'Una bufala ci seppellirà?' lanciata dalla Fnomceo per combattere le bufale in tema di salute, soprattutto quelle che si diffondono tramite la rete.
"Diffidate delle bufale sul web. Chiedete sempre al medico" è l'invito che campeggia sui poster 6 metri x3 e sugli annunci stampa che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ha ideato e messo a disposizione degli Ordini provinciali per la pianificazione in affissione sul territorio e sulla stampa locale. Sono già più di trenta gli Ordini che hanno aderito.

La campagna – che sarà presentata il 10 maggio a Roma – intende sensibilizzare l'opinione pubblica e combattere il fenomeno della diffusione delle fake news sulla salute tramite la rete. Un fenomeno preoccupante e in crescita, che mette a repentaglio la salute dei cittadini.

"Una Spoon River della salute, una campagna che in modo secco ed efficace, potremmo dire 'lapidario', mette in guardia dai pericoli delle false cure pubblicizzate in maniera allettante anche sul web – commenta il responsabile dell'Area Strategica della Comunicazione Fnomceo, Cosimo Nume. Secondo la Ricerca Censis Assosalute 2017 sono infatti 15 milioni gli italiani che, in caso di piccoli disturbi, cercano informazioni sul web. Un atteggiamento pericoloso che è sempre più diffuso tra i giovani: il 36,9% dei millennials usa autonomamente il web per trovare informazioni su come curare i piccoli disturbi. Sarà proprio il direttore del Censis, Massimiliano Valerii, ad aprire la conferenza stampa con i dati più aggiornati sugli italiani, internet e la salute.

"Il web non è però solo foriero di cattiva informazione – continua Nume -. È un nuovo strumento che può diventare fonte di empowerment per il paziente e leva di dialogo con il suo medico. Per questo la Fnomceo ha fortemente voluto il sito dottoremaeveroche, per mettere a disposizione dei cittadini informazioni di salute fondate sulle migliori evidenze scientifiche".

"Abbiamo scelto una campagna shock perché vogliamo far comprendere i pericoli spesso sottovalutati cui il cittadino va incontro nel momento in cui si affida a fonti non autorevoli per decidere della propria salute. Gli Ordini dei medici sono garanti della Salute pubblica come bene per tutta la società ed hanno quindi il dovere di intervenire per informare e sensibilizzare i cittadini rispetto ad atteggiamenti che ne minano il
benessere. – spiega Filippo Anelli, Presidente Fnomceo – Il medico deve tornare al centro della relazione che il paziente ha con la propria salute. Occorre ricostruire quel rapporto di fiducia medico-paziente che è stato fortemente indebolito dall'aziendalizzazione della Sanità. Serve una sterzata decisa per riportare il diritto alla salute dei cittadini nelle mani di chi può tutelarlo al meglio, nelle mani dei medici".

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SIS 118 : Le Centrali operative non sono call center

118 soccorso spiaggia thumb250 250Roma, (AdnKronos Salute) - Emerge in questi anni, in modo sempre più evidente, la "clamorosa inefficacia di visione da parte delle precedenti gestioni ministeriali riguardo la concezione del Sistema di emergenza territoriale 118 nazionale". Lo afferma Mario Balzanelli, presidente nazionale del Sis 118, sottolineando in una nota che le centrali operative non sono una sorta di call center. "Si è ritenuto, a più riprese, di smantellare, nel nome di innovazioni inesistenti, la concezione di Sistema salvavita, tempo dipendente, a disposizione h24, 365 giorni/anno, di 60 milioni di italiani", evidenzia Balzanelli. A parlare sono i fatti: "Si impegnano risorse risibili rispetto al volume complessivo della spesa sanitaria nazionale, chiudendo centri di responsabilità quali le centrali operative di questi sistemi ipercomplessi, scambiandole per meri ''call center'', per veri e propri rispondifici telefonici. Si è completamente e volutamente imenticata l''opportuna e strategica dimensione provinciale dei Sistemi 118, sancita dal Dpr del 27/3/1992 peraltro tutt''ora in vigore, tarata sulla reale complessità di gestione capillare e più qualitativa possibile dei soccorsi a livello dei territori, delle centinaia di unità di personale assegnato, tra medico, infermiere e autista-soccorritore, delle risorse tecnologiche e di parco mezzi da governare". Non solo. "Sono state decapitate, a numerosi livelli, le dirigenze mediche dei Sistemi - insiste Balzanelli – spostando innaturalmente le stesse su vertici amministrativi, a volte completamente ignari del settore e provenienti da altri mondi, mera espressione di controllo verticistico politico che si è dimostrato attentissimo agli appalti delle grandi tecnologie e molto meno alla qualità reale della governance sanitaria e alla onseguente qualità dell''assistenza reale prestata ai cittadini in imminente evidente pericolo di vita". "Si sono - ad arte- scambiate la centrali operative, veri e propri centri direzionali che hanno assicurato e assicurano in tempo reale" fra l''altro la formazione, l''addestramento, del personale e della società civile, il rapporto puntuale e continuo con prefettura, questura, carabinieri, vigili del fuoco, "per gusci vuoti che possono tranquillamente essere trasferiti sulla luna. Un horror gestionale - incalza Balzanelli - paragonabile ad un Evo Antico che ha flagellato impietosamente dai governi di Roma il 118 nazionale". Il risultato, accusa il Sis 118, è sotto gli occhi di tutti: lo smantellamento, in quasi tutte le regioni, degli organici medici ed infermieristici in grado di assicurare al paziente in evidente imminente pericolo di vita diagnosi e terapia potenzialmente salvavita, contratti precari pesantemente inadeguati rispetto alle complessità reali di gestione ed ai rischi sul campo; sedi di lavoro che verrebbero chiuse nel 90% da qualsiasi ispezione delle autorità competenti. "Chiederemo come Sis 118 al nuovo ministro un incontro urgente - afferma Balzanelli - e chiediamo alle forze rappresentative del nuovo governo di varare, con una assoluta urgenza, una riforma legislativa condivisa del Sistema 118 che vada nella direzione netta di un suo potenziamento e di una inversione di tendenza. Chiederemo, sul Sistema 118 salva vita, un confronto aperto e la più netta discontinuità di politica sanitaria", conclude.

118: SIS, ambulanze senza medici e infermieri "in 8 anni smantellato il soccorso salva-vita"

ambulanza francia  thumb other250 250(Ansa) "Chiamare il 118 è un terno al lotto". L'allarme è del presidente nazionale del Sis 118 Mario Balzanelli che denuncia: "Negli ultimi 7-8 anni il sistema di soccorso salva-vita è stato smantellato". A bordo delle ambulanze di rado ci sono medico e un infermiere in grado di intervenire con diagnosi e terapia immediata, spiega Balzanelli. La situazione e' peggiore al Nord. "Al Sud - precisa - invece i mezzi di soccorso hanno il personale sanitario, ma troppo spesso arrivano in ritardo perchè le ambulanze sono poche". Balzanelli sottolinea che per il 118 si spende l'1,7% di tutta la spesa sanitaria nazionale, e che negli ultimi anni è stato chiuso il 50% delle Centrali operative. E ricorda che il DM del 2015 prevede che per ogni 60 mila persone, va garantito sui mezzi di soccorso "un team di prestazione avanzata", in grado di fare una diagnosi immediata e di fornire una terapia urgente". "Ogni regione - spiega - fa a modo suo. E così succede che a Milano su centinaia di ambulanze, quelle medicalizzate, cioè con medico e infermiere a bordo, sono solo cinque. Nel Lazio ce ne sono 16, poche in tutto il Friuli. A Taranto invece chi chiama il 118 sta tranquillo perchè il medico arriva sempre, come in Calabria e Sicilia, dove però c'è carenza di ambulanze e quindi sono sempre in ritardo mettendo a rischio la vita dei cittadini". Non solo: "Troppo spesso sulle ambulanze ci sono solo soccorritori, volontari o persone che hanno seguito corsi certificati di rianimazione e che non possono intubare, dare farmaci, insomma salvare la vita alla gente".