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FNOMCeO: dal Consiglio Nazionale una forte presa di posizione sul DDL Lorenzin

mediciospedale2 thumb250 250All'unanimità, il Consiglio nazionale della FNOMCeO, riunito a Roma sabato 24 giugno, ha approvato una mozione relativa al cosiddetto Ddl Lorenzin sulla riforma dell'istituzione ordinistica. Presentata da Filippo Anelli, Presidente OMCeO di Bari, la mozione è stata oggetto di un articolato dibattito al termine del quale i Presidenti di Ordine hanno espresso all'unanimità il proprio voto a favore della mozione. (In allegato).
In questo report però, richiamiamo il dispositivo finale: "Il Consiglio Nazionale della FNOMCeO invita il Governo ed il Parlamento a riprendere il confronto con la Professione Medica in tutte le sedi istituzionali, ripartendo dal testo approvato in Senato; a non cedere alla tentazione di sacrificare sull'altare di interessi di parte i livelli di tutela di salute dei cittadini, oggi assicurati dalla professione medica che da sempre interpreta, a volte anche con sacrificio, il proprio ruolo quale garante di un fondamentale diritto costituzionalmente protetto".
Il Consiglio nazionale si è aperto con la relazione della Presidente Roberta Chersevani, che ha spaziato su tutti i problemi aperti con i quali si trova a misurarsi la Federazione. A partire dal sostegno alle zone dell'Italia centrale colpite dai terremoti. È avvenuta la consegna di tre FIAT Panda in provincia di Macerata, mentre presto sarà consegnata un'ambulanza nel Reatino. La Presidente ha quindi parlato dell'azione di contrasto contro due truffe quali il cosiddetto Registro Italiano dei Medici e l'European Medical Directory, nonché della gestione IMI-Alert e dell'Alert System e della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS). Ha richiamato i due tavoli AIFA e il tavolo tecnico MMG con Ministero della Salute, MIUR e Regioni ed ha parlato dell'Osservatorio sui decreti attuativi della legge 24/2017 sulla responsabilità professionale e dell'indagine conoscitiva ENPAM-FNOMCeO sulle difficoltà di medici e odontoiatri. Altri temi le sperimentazioni cliniche con richiamo alla Carta di Napoli sulla tutela della persona. La Presidente ha ricordato i prossimi appuntamenti del CN: 14 e 15 luglio a Siena; 29 e 30 settembre a Messina; dicembre a Roma, con il bilancio. Ha riferito sulle audizioni in Parlamento sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento ed ha accennato alle disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale e della legge annuale per il mercato e la concorrenza. Ha infine trattato i vari aspetti dell'Atto della Camera 3868, anche noto come ddl Lorenzin, ma su questo tema e sulle posizioni che ha assunto la FNOMCeO rimandiamo alla mozione approvata all'unanimità.

Il dibattito si è articolato su 25 interventi.

Giuseppe Renzo, Presidente nazionale CAO: "Non siamo soddisfatti del ddl sulla concorrenza, che contrasta sia con la legge istitutiva degli Ordini sia con la legge 490/85 per gli odontoiatri, che esprimono contrarietà anche rispetto al 3868".

Maurizio Scassola, Vice Presidente FNOMCeO ha svolto un dettagliato intervento sul ddl 3868, toccando alcuni punti-chiave: "Il testo è stato profondamente modificato: così non riconosce il ruolo istituzionale degli Ordini, mentre la legge 24/2017 attende ancora i decreti attuativi. Per noi – ha aggiunto Scassola – sono inaccettabili nuovi profili professionali e diciamo no a revisori dei conti scelti al di fuori degli Ordini. La proposta poi di decentrare l'elezione degli Ordini con seggi fuori sede dimostra che la politica è lontana dalle problematiche degli Ordini stessi".

Per Emilio Pozzi, Presidente OMCeO di Bergamo "in Parlamento non si è tenuto conto dei suggerimenti degli Ordini, mentre prosegue il fenomeno per cui alcune Regioni, con proprie leggi, stravolgono le caratteristiche della Medicina".

Filippo Anelli ha illustrato la mozione sopra richiamata, sottolineando alcuni punti: "Tutto parte dal Trattato di Lisbona, da lì è disceso il disconoscimento delle professioni. Il sapere sembra scomparso. La conseguenza potrebbe essere la scomparsa degli Ordini. Nel ddl Lorenzin veniamo visti come tecnici, ma noi dobbiamo riaffermare il valore della libertà che significa la possibilità di autogoverno della professione. Siamo noi che facciamo le diagnosi, il che implica assunzione di responsabilità e qui sta la differenza con la tecnica. Il ddl Lorenzin va bocciato. Gli Ordini devono governare la professione e interloquire con il Governo nazionale e con i Governi regionali".

Amerigo Sbriccoli, Presidente OMCeO di Macerata, ha detto: "La professione medica non esiste più per la politica, è considerata al pari di altre professioni. I medici sono percepiti come nemici, non vengono presi in considerazione".

Secondo Guido Lucchini, Presidente OMCeO di Pordenone, "con il ddl Lorenzin, tutto il Governo ci è contro. Eppure, anche da parte dei giovani medici che si avvicinano all'Ordine c'è entusiasmo, ma c'è rabbia nei confronti della politica".

Giovanni Leoni, Presidente OMCeO di Venezia: "Il ddl Lorenzin dimostra ignoranza e aggressività nei confronti dei medici. Dopo alcune vicende come la riforma costituzionale, bocciata dagli italiani, o come la legge elettorale che non vede la luce, la classe politica non può venire a dire a noi come fare la professione".

Per Eugenio Corcioni, Presidente OMCeO di Cosenza, "il ddl Lorenzin è un'offesa per tutti noi. Pensare di decentrare le elezioni degli Ordini è profondamente sbagliato, è un'idea che intacca la nostra autonomia, che invece noi dobbiamo difendere, specialmente in realtà come la mia dove il rischio è da un lato la prepotenza di certa politica, e, dall'altro, il rischio di infiltrazione della 'ndrangheta".

Giovanni D'Angelo, Presidente OMCeO di Salerno, ha sostenuto che "da tempo c'è una progressiva svalutazione della professione medica, che parte dall'Università. La diagnosi può appartenere a chi ha la conoscenza".

Giuseppe Lavra, Presidente OMCeO di Roma, ha detto: "Nei tavoli tecnici occorre inserire anche specialisti e ospedalieri. Sul piano generale, occorre rivendicare il ruolo degli Ordini, perché sia il comma 566 sia il ddl Lorenzin sminuiscono il ruolo del medico. L'organizzazione della classe medica non è potere, ma responsabilità".

Cesare Ferrari, Presidente OMCeO di Trapani ha posto l'accento su due aspetti: "Siamo fermi sul ddl Lorenzin, sulla legge 24 e sul comma 566, mentre invece dovremmo far sentire di più la nostra voce. Sul territorio poi, è un vulnus la vicenda delle nomine dei direttori generali delle Asl da parte delle Regioni".

Augusto Pagani, Presidente OMCeO di Piacenza, oltre che del ddl Lorenzin, ha sottolineato "la possibilità che possano nascere conflitti di interesse tra Ordine e sindacato o tra Ordine e politica. Noi dobbiamo evitare simili situazioni, riaffermando il ruolo degli Ordini".

Per Silvestro Scotti, Presidente OMCeO di Napoli, "il ddl Lorenzin è offensivo per tutti i medici e questo CN non è considerato come rappresentante della categoria. Mai come in questo momento, gli Ordini devono difendere la professione medica".

Secondo Pierantonio Muzzetto, Presidente OMCeO di Parma, "il ddl Lorenzin mina alla base il senso della professione medica, che la si vuole ridurre alla mera applicazione di procedure e linee guida. Invece noi siamo Istituzioni democratiche e dobbiamo difendere il valore etico della nostra professione".

Maria Erminia Bottiglieri, Presidente OMCeO di Caserta, ha posto l'accento sugli articoli 1 e 1 bis relativi alle sperimentazioni. Ma ha anche lanciato un ammonimento: "Donne e giovani devono essere valorizzati per le loro capacità".

Carlo Manfredi, Presidente OMCeO di Massa Carrara ha operato una distinzione: "Il medico burocrate ha come obiettivo difendere la comunità, il medico clinico ha invece la mission di avere in cura la persona. Circa le sperimentazioni, si tende a ridurre i tempi per immettere più velocemente i farmaci sul mercato. Sull'obbligatorietà dei vaccini, occorre fare riferimento a linee guida basate sull'evidenza".

Salvatore Amato, Presidente OMCeO di Palermo, ha sostenuto che "alcune scelte devono essere inquadrate oramai in una dimensione europea capace però di prendersi carico dei problemi e di fornire le soluzioni. Certo, il quadro è problematico, se si pensa che prima si è fatto l'euro come moneta unica e poi si è cominciato a pensare all'Europa, un paradigma che va ribaltato, come anche occorre passare dalla patologia della salute alla salutogenesi, esaltando il ruolo della prevenzione".

Roberto Monaco, Presidente OMCeO di Siena, nel ricordare l'appuntamento del 14-15 luglio nella sua città, ha detto: "L'Ordine ha la funzione principale di tutelare la qualità della professione".

Antonio Panti, Presidente OMCeO di Firenze, ha sostenuto che "occorre portare avanti le posizioni della Federazione a livello politico sia nazionale sia locale. Noi, sui vaccini, dobbiamo dare risposte alle domande dei cittadini".

Francesco Noce, Presidente OMCeO di Rovigo, ha detto che "gli attacchi alla professione medica partono da molto lontano, mentre gli Ordini di confermano essere a tutela della professione e dei cittadini. Rischiamo però di perdere il decoro della professione, oltre che scienza e coscienza". Noce ha auspicato "un'azione dirompente da parte della Federazione con le dimissioni collettive dei Presidenti senza escludere una manifestazione davanti al Parlamento".

Ugo Trucco, Presidente OMCeO di Savona, ha sollecitato "iniziative da parte della Federazione, per affermare i nostri valori, anche perché i politici continueranno sulla loro strada, senza ascoltare le istanze che noi rappresentiamo".

Per Roberto Rossi, Presidente OMCeO di Milano, "questo è il momento di mostrare la massima compattezza della Federazione sul ddl Lorenzin".

Fulvio Borromei, Presidente OMCeO di Ancona, "la politica ha mostrato incompetenza e volontà di attaccare la professione, di attaccare l'Ordine vero per poter istituire nuovi Ordini".

Ottavio Di Stefano, Presidente OMCeO di Brescia, ha invitato tutti "a un'autocritica: ci dobbiamo chiedere quanto contiamo davvero al nostro interno e nel rapporto con le Istituzioni".

Secondo Giovanni Maria Righetti, Presidente OMCeO di Latina, "il Consiglio nazionale deve dare un mandato pieno al Comitato centrale e alla Presidente per portare avanti temi e problemi emersi nel dibattito che si è sviluppato anche in questa nostra Assemblea".

Come si può osservare, forte è stata la partecipazione e altrettanto forte è stata la passione con cui i Presidenti di Ordine hanno affrontato le questioni cruciali di questo momento particolare che la professione medica sta vivendo.

LA MOZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE

PRESCRIZIONE INNOVATIVI : Simg e Fimmg «imbarazzante situazione »

2419 thumb large300 300MILANO (ITALPRESS) - «Sul tema della prescrizione dei farmaci innovativi l'onorevole Federico Gelli ha sollevato un problema che ormai provoca solo imbarazzo nel nostro servizio sanitario nazionale». Lo affermano in una nota congiunta Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) e Silvestro Scotti segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (FIMMG). «Da molti anni per una decisione cervellotica e priva di alcun senso logico, clinico ed economico, la prescrizione dei farmaci innovativi è stata inibita ai medici di medicina generale sulla base di considerazioni prive di sostanza clinica e sanitaria - proseguono Cricelli e Scotti -. Questa decisione perdura tuttora e ha portato danni incalcolabili alla salute dei cittadini, a cui è stato di fatto impedito l'accesso alle cure di patologie importanti come il diabete e le malattie cardiovascolari». «Ha ragione Gelli quando afferma che questa situazione è solo italiana. Aggiungiamo - aggiungono Cricelli e Scotti - che a causa di questa assurdità i medici di medicina generale non hanno più accesso all'informazione scientifica e alla conoscenza sui nuovi farmaci cosiddetti innovativi, molti dei quali sono stagionati e già invecchiati. Addirittura si paventa oggi l'inibizione a prescrivere classi di farmaci per le patologie respiratorie croniche rispetto alle quali la medicina generale è l'unico comparto medico in grado di reggere l'impatto della cronicità crescente».

MORBILLO: Muore bambino leucemico di 6 anni a Monza contagiato dai fratelli non vaccinati

ospedalemorbilloANSA- E' morto oggi, "per complicanze polmonari e cerebrali da morbillo", un bambino di 6 anni che si trovava presso il reparto di rianimazione dell'Ospedale San Gerardo di Monza. Ne dà notizia l'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera. Il bimbo era affetto da leucemia e per questo era ricoverato in ospedale dal 15 marzo.
Secondo Gallera, "solo l'immunità di gregge avrebbe salvato il piccolo". Il bimbo sarebbe stato contagiato dai suoi fratelli maggiori che non erano stati vaccinati. A confermarlo sono fonti ospedaliere. Secondo le fonti, la famiglia avrebbe preferito non far vaccinare i due figli più grandi, nonostante il più piccolo - proprio a causa della leucemia - avesse un sistema immunitario compromesso, e quindi non potesse né essere vaccinato né difendersi contro eventuali infezioni.
"La storia di questo piccolo affetto da leucemia - ha spiegato Gallera - è l'esempio di come la cosiddetta 'immunità di gregge' sia fondamentale per la protezione di coloro che, per la loro malattia o per lo stato di trattamento in cui si trovano, non sono protetti, anche quando fossero vaccinati dal morbillo così come da altre malattie infettive".
"Il piccolo - ha continuato l'assessore - era affetto da una Leucemia Linfoblastica Acuta (LLA), malattia che oggi ha una probabilità di guarigione in oltre 85% dei casi con forme simili. In data 15 marzo, per il sospetto di infezione da morbillo (diagnosi confermata il 16 marzo), è stato trasferito in terapia intensiva per il peggioramento progressivo del quadro polmonare con necessità di assistenza respiratoria. È stato intubato e successivamente è iniziata l'assistenza mediante ECMO per insufficienza cardiaca o respiratoria, proseguita fino alla data di oggi".
"Ci tengo a sottolineare - ha concluso l'assessore - come solo l'immunità di gregge, cioè la vaccinazione di oltre il 95% dei bambini, sia l'unica strada per tutelare soggetti immunodepressi o che hanno contratto malattie come nel caso del piccolo del San Gerardo, che per queste ragioni non possono vaccinarsi".
"È dolorosissimo commentare la morte del bimbo di 6 anni a Monza che si sarebbe probabilmente salvato dalla leucemia ma che il morbillo ha ucciso perché essendo malato non poteva essere vaccinato. Succede, come dice la scienza, quando manca l' immunità di gregge''. A scriverlo e' il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. ''Non serve aggiungere parole, bisogna rispettare la medicina e le verità scientifiche per fare il bene dei nostri figli. Sono vicina ai genitori e al loro immenso dolore".
"Innanzitutto da padre, da nonno, desidero esprimere la mia personale vicinanza a chi oggi ha perso un figlio. Ma in questo momento, in cui nel dibattito sui vaccini trova terreno chi nega la verità della scienza, da medico e da direttore generale dell'Agenzia del farmaco, vorrei dire che quella del bambino morto oggi di morbillo deve rappresentare un momento di riflessione comune. Anche per rispetto a lui, che a sei anni ha smesso di vivere perché combattendo contro la leucemia non poteva vaccinarsi ed è rimasto vittima, evidentemente, della mancanza della cosiddetta immunità di gregge''. A dirlo e' Mario Melazzini, direttore generale dell'Aifa. ''Il dramma di questa famiglia e quanto dice la scienza sui vaccini sono le uniche cose con le quali la nostra coscienza deve fare i conti".

VACCINI: Ricciardi (ISS), OMS chiarissima, c'è evidenza scientifica

oms(DIRE) Roma, 21 giu. - "L'Organizzazione mondiale della Sanita' era stata invitata dalla Commissione Sanita' del Senato ad esprimersi ed e' stata chiarissima: innanzitutto ha detto che l'Italia in questo momento ha il 43% dei casi di morbillo di tutti e 53 i Paesi della regione europea. Se questa non puo' essere definita un'evidenza scientifica o un'emergenza, allora non so quando". Cosi' il presidente dell'Istituto superiore di sanita', Walter Ricciardi, interpellato dai giornalisti a margine del 39esimo Congresso nazionale della Societa' italiana di Endocrinologia, in corso a Roma. "L'altra cosa che l'Oms ha detto- ha proseguito Ricciardi- e' che e' molto importante prendere misure urgenti, rapide e basate sull'evidenza scientifica. Stupisce che ci siano delle persone che, anche di fronte a quello che abbiamo fornito noi come Istituto superiore di Sanita', a quello che ha fornito il Consiglio superiore di sanita' e a quello che hanno fornito le societa' scientifiche, ancora si ostinino a dire che c'e' qualcuno che conosce ma non pratica l'evidenza scientifica. Questa invece e' l'evidenza scientifica, che va praticata". Addirittura, ha aggiunto il presidente dell'Iss, l'Oms plaude "al governo italiano e all'iniziativa del ministro Lorenzin, che sta affrontando la questione in maniera cosi' forte, coraggiosa ed energica. Tant'e' vero che questo esempio in Europa e' contagioso, perche' anche la Francia sta iniziando a fare esattamente lo stesso. In realta' per loro i vaccini saranno 11 e non 12, ma siamo li'". Quanto alla possibilita' di introdurre tra i vaccini obbligatorio anche quello contro lo pneumococco, Ricciardi ha infine concluso: "Per la condizione epidemiologica italiana le vaccinazioni giuste obbligatorie da fare per l'accesso a scuola dovrebbero essere 13, lo abbiamo anche detto nel documento che abbiamo inviato al Senato".

VACCINI : in commissione Sanita' ammorbidito il decreto ecco le modifiche

Vaccino-antinfluenzale(Secolo XIX) Roberto Giovannini Non verrà "smontato", il decreto vaccini del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ma alla Commissione Sanità del Senato - dove a breve verranno presentati e poi votati gli emendamenti al provvedimento - stanno maturando significative modifiche. Novità che, anche se non toccano l'essenza del provvedimento, cioè l'obbligatorietà delle vaccinazioni, rappresentano una correzione di rotta.
Si tratta di tre modifiche: una riduzione molto significativa della multa per gli inadempienti, la sostanziale eliminazione (a parte casi eccezionali) della sanzione della perdita della patria potestà, e l'introduzione di un meccanismo di verifica periodica per dire quali sono le vaccinazioni da effettuare obbligatoriamente, e quali invece possono essere evitate.
Si tratta di modifiche - da definire ancora nei dettagli - sostanzialmente concordate dal ministro Lorenzin e dal Partito democratico, che comunque vanno incontro ad alcune richieste espresse dalle opposizioni e dalle associazioni ostili al decreto. Come detto, sarà cancellata dal decreto la norma che consente ai Tribunali dei minori il ritiro della patria potestà per i genitori che si rifiutino di vaccinare i propri figli. Sicuramente verrà ridotta in modo drastico la sanzione per i genitori inadempienti dei minori di 16 anni, attualmente variabile dai 500 ai 7.500 euro. In tutti e due i casi ci sarebbe ampio consenso sulla correzione tra governo e forze politiche. Proprio ieri su questi due aspetti (ma non solo, per la verità) ha preso posizione critica la senatrice di Mdp Nerina Dirindin.
Più complessa la terza novità, che interverrà (in prospettiva, e sempre sulla base di indicazioni stabilite dagli scienziati) sul numero di vaccini obbligatori. La soluzione tecnica ancora non è stata definita, ma l'idea è quella di partire con le attuali 12 vaccinazioni obbligate. Poi, periodicamente, ogni due o tre anni, sulla base delle risultanze e dei dati epidemiologici, il ministero potrà stabilire se per una o più patologie si sia raggiunta la copertura vaccinale desiderata, e che dunque si possa definire quella vaccinazione non più obbligatoria. «Correzioni sono possibili, e noi siamo disponibili - spiega Federico Gelli, medico, deputato e responsabile sanità del Pd - l'importante è che non sia la politica, ma la scienza a decidere quali vaccini servono e quali no».
Sulla stessa linea c'è Beatrice Lorenzin, secondo cui «sull'obbligatorietà non c'è proprio nessuno spazio» di modifica «perché questo è un decreto che si basa sull'obbligatorietà». La ministra ricorda anche che l'elenco dei vaccini «è stato stilato dalle autorità scientifiche, sulla base di motivazioni scientifiche e quindi può essere modificato solo con valutazioni di tipo scientifico e non politico». Diverso è il discorso per altri aspetti: «su tribunali e patria potestà si possono rivedere alcune cose», dice.
Contrarissimi alla riduzione del numero delle vaccinazioni obbligatorie sono tra l'altro i medici pediatri della Società Italiana di Pediatria. I 12 previsti «sono essenziali per tutelare la salute dei bambini e di tutti i cittadini, ed anzi le Società Scientifiche chiedono di inserire anche lo pneumococco, portando a 13 i vaccini obbligatori», dice il presidente Alberto Villani. «Ci giungono notizie che durante la discussione in Senato si starebbe ipotizzando di eliminare alcuni vaccini dal decreto. Sarebbe uno sbaglio enorme», accusa infine Silvestro Scotti, segretario nazionale della Fimmg, l'associazione nazionale dei medici di medicina generale.

VACCINI: Scotti (Fimmg), eliminarne alcuni da obbligo sarebbe uno sbaglio enorme

vaccinazioneee thumb medium250 250Roma, (AdnKronos Salute) - «Ci giungono notizie che durante la discussione in Senato si starebbe ipotizzando di eliminare alcuni vaccini dal decreto. Sarebbe uno sbaglio enorme». Così in una nota il segretario nazionale della Fimmg - Federazione italiana medici di famiglia, Silvestro Scotti. «Va mantenuta l'obbligatorietà per i 12 vaccini in quanto il decreto si basa su una solida documentazione scientifica - sottolinea Scotti - anzi, va introdotta anche la vaccinazione antipneumococcica. Per i medici va ricordato al legislatore che, di fatto, scienza e coscienza renderebbero già obbligatorie tutte le vaccinazioni quale obbligo legato ad evidenze scientifiche e dovere professionale verso i nostri assistiti. Arretrare in questo momento sarebbe dannosissimo perché darebbe un'informazione confusa ai cittadini. Va compreso che l'obbligo introdotto ha effetto soprattutto verso il maggiore nemico ovvero la post-verità sui vaccini diffusa sul web, dare spazi a revisioni in cui appaia prevalente l'interesse politico a quello di assistenza non farà altro che avvalorare le tesi antiscientifiche diffuse».«Piuttosto in sede di conversione del decreto - aggiunge Scotti - si affianchi all'obbligo vaccinale un evidente ruolo nella informazione e presa in carico pre e post vaccinale della medicina basata sul rapporto di fiducia dei pediatri e dei medici di famiglia, creando così il giusto equilibrio tra gli interessi collettivi dell'obbligo con quelli individuali di informazione e presa in carico. Facciamo appello a tutti i medici che siedono in Parlamento affinché agiscano in scienza e coscienza anche nella loro azione politica. Non sarebbe etico sottomettere a logiche di un apparente consenso mediatico, su social e web, la salute dei cittadini», conclude il segretario Fimmg.