Mer25112020

Ultime notizie:
Messaggio
  • EU e-Privacy Direttive

    Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

    Leggi la documentazione e direttive e-Privacy

Back Sei qui: Home NEWS News Fimmg News Lazio CORONAVIRUS: Lazio Bartoletti (Fimmg) valanga di richieste di tampone, sui medici di famiglia continuando così finisce male

News Lazio

CORONAVIRUS: Lazio Bartoletti (Fimmg) valanga di richieste di tampone, sui medici di famiglia continuando così finisce male

 corona1rif"Siamo subissati. Fare il nostro mestiere in questi giorni è difficilissimo, una via di mezzo tra pronto soccorso, centralino e smistamento richieste – spiega Pier Luigi Bartoletti, segretario romano della Federazione Italiana Medici Medicina Generale (Fimmg) e coordinatore delle Usca in un intervista rilasciata al quotidiano Huffington post " E siamo solo all'inizio: se continua così, finirà male". I medici di base ricevono centinaia di telefonate e messaggi: ho il raffreddore cosa devo fare? Mio figlio ha 37,2 può fare il tampone? Mi hanno detto che nel mio bar è entrato un positivo, come mi comporto? Persino gli interventi domiciliari delle Usca, effettuati su richiesta delle Asl, nel 70% dei casi si rivelano infondati. "Moltissime richieste sono inutili. Cosa è cambiato in un anno? - si chiede Bartoletti – Il Covid ci ha affumicato le meningi. Prima ci si accontentava della tachipirina, adesso nessuno vuole aspettare". Il medico invita a fidarsi di loro perché i sintomi di coronavirus sono inequivocabili. Nell'ordine: febbre, perdita dell'olfatto, spossatezza, diarrea, familiare a cui si è appena contagiato il raffreddore. Discorso che non fa una grinza, ma non tiene conto dell'allarme sociale. E soprattutto scolastico: nonostante la normativa laziale non impedisca ai fratelli di un bambino positivo l'ingresso a scuola – come non lo impedisce a chi abbia meno di 37,5 di temperatura - molti presidi lo "sconsigliano fortemente" e molte mamme danno la "caccia all''untore" ben al di là dei protocolli. I quali prevedono per i "contatti stretti con positivo" - ossia almeno 15 minuti di contatto, in ambiente chiuso, senza mascherine o protezioni – un tampone, salvo che siano già trascorsi 10 giorni dall'incontro. "Ed è meglio farlo 5-6 giorni dopo il contatto – spiega ancora Bartoletti – Per fugare dubbi di falsi negativi". In caso invece di "contatti con contratti stretti di un positivo" - del tipo, ho salutato uno che ha giocato a calcetto con un positivo – invece non bisogna fare nulla. E chi lo decide? Il singolo medico o pediatra di base.

LEGGI L'INTERVISTA COMPLETA