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NEWS LAZIO

ZINGARETTI: si dimette il subcommissario del Lazio Bissoni

zingaretti new(AGI) - Roma, "Il Sub Commissario Giovanni Bissoni, per motivi personali, ha rassegnato le proprie dimissioni al Governo che lo aveva nominato nel dicembre 2014. Insieme a Giovanni Bissoni abbiamo lavorato per anni in modo intenso e proficuo. Gli obiettivi raggiunti sono stati eccezionali, ed
ora il Lazio, dopo un decennio, sta per uscire dal commissariamento sulla sanita'. E' per questo che auspico che l'ultimo pezzetto di strada, il piu' gratificante, lo si possa fare insieme. Tagliare il traguardo con la stessa squadra sarebbe il giusto coronamento di una stagione difficile, ma piena di risultati inimmaginabili. Poiche' Giovanni e' tra i piu' influenti protagonisti della sanita' italiana, sarebbe importante continuare un lavoro che dimostra come il servizio sanitario italiano possa migliorare nei servizi e, allo stesso tempo, mantenere i conti in ordine. Ringrazio Giovanni per la dedizione dimostrata fino ad ora e, per questo, spero che possa
riconsiderare le sue dimissioni legate a motivi personali. Sono convinto che anche il Governo, da cui dipende la nomina del sub commissario e a cui Bissoni ha inoltrato la sua lettera di dimissioni, sosterra' con forza nei confronti di Giovanni, questo nostro auspicio". Lo comunica in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

REGIONE LAZIO: Entro l'estate l'hospice oncologico a civitavecchia

HOSPICE 11I lavori saranno terminati a breve i cittadini avranno a disposizione una struttura nuova e dotata delle migliori tecnologie per aiutare i pazienti oncologici, e le loro famiglie. Dopo l'estate la nuova struttura sarà in grado di aprire sotto la gestione della Asl di Civitavecchia, colmando di fatto un gap per l'assistenza ai malati oncologici terminali
Il presidente, Nicola Zingaretti, ha visitato il cantiere dell'Hospice Oncologico di Civitavecchia. La struttura, finanziata dalla Provincia di Roma nel 2009, è stata realizzata grazie alla concessione a titolo gratuito e in comodato d'uso, sempre da parte dell'amministrazione provinciale, di una ex casa cantoniera.
I lavori saranno terminati a breve i cittadini avranno a disposizione una struttura nuova e dotata delle migliori tecnologie per aiutare i pazienti oncologici, e le loro famiglie. Dopo l'estate la nuova struttura sarà in grado di aprire sotto la gestione della Asl di Civitavecchia, colmando di fatto un gap per l'assistenza ai malati oncologici terminali.
L'hospice disporrà di 9 posti letto con la possibilità di erogare 36 terapie domiciliari. La Regione Lazio interverrà anche sul personale provvedendo alla selezione di circa 20 professionisti sanitari cui si aggiungeranno i medici per le terapie domiciliari.
"Il sopralluogo di oggi al cantiere è un atto dovuto. Parliamo di una realtà molto legata al territorio, di una storia di collaborazione tra la provincia e la Regione Lazio che nacque quando, pensare ad un hospice totalmente pubblico era un sogno in una Regione commissariata. Oggi può diventare realtà"- così il presidente, Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: l'esempio della sanità del futuro non più indefinito, ma molto presente. Questo hospice diventerà un luogo dell'assistenza e dell'umanità. Non esistono, tra l'altro, hospice pubblici, ma solo accreditati. E, in particolare, a Civitavecchia si farà una sperimentazione di accoglienza per malati oncologici".

LATINA : Cure primarie, boom degli ambulatori festivi e prefestivi 4000 utenti a un anno dall'avvio del servizio

ambufestlatinaLatina OGGI- Di MARCO BATTISTINI Sono oltre 4.000 gli utenti di Latina e dintorni che hanno usufruito delle prestazioni dell ' Ambufest di piazza Celli. Una cifra importante che testimonia come il processo di de ospedalizzazione intrapreso da tempo dalla sanità pontina può funzionare. L ' ambufest, attivato dal 2 aprile 2016 garantisce l ' accesso diretto dei cittadini alle attività di assistenza primaria,assicurata da medici di base ed infermieri, nei giorni di sabato, domenica e festivi. La quasi totalità degli utenti, dopo le prestazioni effettuate, sono stati inviati a domicilio; soltanto 79 casi (0,02%) sono stati affidati alle cure del Pronto Soccorso, e solo 4pazienti (0,001%) per le caratteristiche di urgenza, è stato richiesto l ' intervento del 118. Il servizio si conferma un punto di riferimento peri cittadini che necessitano nei giorni festivi di una consulenza medica. Gli accessi all ' Ambufest sono del tutto appropriati per il livello di assistenza erogato, in quanto solo una percentuale del tutto irrisoria ha dovuto fare ricorso a cure più complesse. L ' attività dell'ambulatorio ha contribuito ad avviare quel cambiamento culturale che lo porta ad indirizzarsi, per piccoli problemi di salute, alle strutture territoriali anche nei giorni festivi. In particolare vengono garantite prestazioni di Medicina Generale: patologie osteo-muscolari, oculistiche, dermatologiche, da raffreddamento, urologiche, medicazioni e somministrazione farmaci. Oltre alle visite è possibile ottenere prescrizione di farmaci e di prestazioni, rilascio certificati e altre urgenze differibili che altrimenti graverebbero, come di consueto sul pronto soccorso, per evitare accessi impropri. L ' ambulatorio si integra con il Pronto Soccorso dell ' ospedale Goretti e con il Servizio di continuità assistenziale mediante specifici percorsi di accesso, previsti da protocolli condivisi. I medici di medicina generale incaricati assicurano almeno 10 turni nell ' anno solare dalle ore 8 alle ore 20 nei giorni di sabato, domenica e nei giorni festivi. Le visite mediche e le prescrizioni di farmaci rappresentano le prestazioni più numerose; a seguire ci sono le prestazioni infermieristiche. Non va infine dimenticato che dalla scorsa estate è partita la campagna informativa ideata dall'amministrazione comunale e dall ' Asl di Latina con il supporto della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e dell ' Ordine dei Medici per promuovere le strutture ambulatoriali esistenti nel capoluogo pontino. A Latina, è bene ricordarlo, sono presenti 13 Ucp (Unità di Cure Primarie), ambulatori di medicina generale, che offrono assistenza a tutti gli assistiti dei medici associati, facilitano l ' accesso dei cittadini ai servizi sanitari e contribuiscono a ridurre gli accessi impropri al Pronto Soccorso

INTRAMOENIA, APPROPRIATEZZA E LISTE D'ATTESA: Canitano (FASSID) Cortocircuito o occasione per fare un po' di chiarezza?

medicinfermieri3 thumb other250 250(Lettera a Quotidiano Sanita')
- Gentile Direttore,
Ognuno può pensarla come crede sull'attività libero professionale intramuraria, anche all'interno del mondo dei medici le opinioni sono variegate, e il dibattito intellettuale fortunatamente non manca, spesso è costruttivo e deve generare riflessioni e progressi più che ritorni al passato o fughe in avanti. Come sempre, però, sui temi caldi dell'assistenza sanitaria prevalgono, al posto della sostanza, le semplificazioni più appiattite di realtà complesse e le vulgate più comprensibili dal grande pubblico, che finiscono sempre col produrre ingiustificate levate di scudi oppure altrettanto ingiustificate edificazioni di ghigliottine.

Ma bisogna guardare alla realtà e ai dati di fatto prima di fare affermazioni ardite.

Sull'incidenza minimale nazionale del fenomeno rispetto all'assistenza pubblica ha già detto tutto il collega Palermo dell'ANAAO e quindi non torno sull'argomento specifico.
Sulla gestione opportunistica delle liste di attesa nella realtà del Paese, che attirerebbe pazienti e cittadini verso la libera professione, e non dubito che qua e là il fenomeno sia realisticamente da considerare, dovrebbe essere prima dimostrato caso per caso e poi perseguito con severità dalla legge, giacché è un reato.

L'accesso dei NAS o della Finanza a sanzionare tali eventuali comportamenti indegni dell'onore della professione medica non potrebbe che avere l'applauso di qualsiasi sindacato e di qualsiasi professionista serio ed eticamente orientato alla difesa della professione.

Si preferisce invece, secondo la moda corrente, ingenerare dei sospetti indiscriminati e gettare fango su un'intera categoria.

Non si comprende però perché il ricorso alla libera professione, determinato in questi casi non da una libera scelta come prescrive la norma, ma da un ricatto, cioè da una percezione realistica delle attese come difficoltà di accesso al servizio pubblico, finanziato con le tasse da ciascuno, dovrebbe produrre un flusso rivolto solo a chi ha un rapporto esclusivo con il SSN ed esercita la libera professione intramuraria con profitti normalmente del tutto residuali.

E non anche verso chi, uscito dal sistema volontariamente pur restandone dipendente, con quel che ne consegue in termini di prestigio determinato dalla appartenenza anche a strutture pubbliche di eccellenza, esercita legittimamente la libera professione extramuraria, con meritato successo, in case di cura e istituti privati.

Né vale a granché argomentare che i "migliori" uscirebbero da sistema, è ormai cognizione comune che la cultura dei "migliori" sia solo un retaggio culturale del passato, utile sostanzialmente al mercato della professione piuttosto che alla qualità delle cure.

È infatti ormai assodato che sono le migliori organizzazioni a garantire la migliore qualità delle cure, la migliore preparazione e la specializzazione di qualità dei professionisti e i migliori esiti misurabili, piuttosto che le prestazioni mirabolanti dei "solisti".

Peraltro, da quando la legge nuovamente lo consente, molti di quelli che sono ritenuti i "migliori", preposti spesso alla direzione di reparti, e quindi alla organizzazione della erogazione dei servizi e alla gestione delle liste di attesa, sono già "andati via", hanno già scelto di mettersi sul mercato libero, ritenendo inadeguato alla loro posizione lo stipendio pubblico e insufficiente l'integrazione dell'attività intramuraria, lasciando il rapporto esclusivo e abbandonando l'idea di "sistema" che sostiene la costruzione di percorsi protetti (PDTA) che davvero proteggano il cammino dei pazienti attraverso le cure. E il fervore con il quale talvolta lottano strenuamente per rimanere al "comando" fino al raggiungimento dei 70 anni non sembra foriero di grandi volontà di abbandonare il Sistema.

È il percorso clinico protetto e organizzato che in qualche modo è il concorrente principale della cultura luminaristica, alla quale il costume italiano è ancora legato e che è quella che determina i maggiori profitti finanziari a singoli e holding sanitario-finanziarie.

Ben 12 mozioni in parlamento bipartisan (Tripartisan? Quadripartisan?), mettendo in relazione le liste di attesa con la libera professione intramuraria producono una criminalizzazione di un'intera categoria che ha scelto il servizio pubblico, dipingendola come un'accolita di malviventi dediti alla truffa legalizzata. Bel successo, complimenti.

Solo qualche tempo fa un efficace provvedimento che davvero colpiva al cuore la formazione di liste di attesa per esami diagnostici, il cosiddetto "decreto appropriatezza", che molti ricorderanno perché metteva un freno al vero problema della diagnostica, ovvero la pletora di esami del tutto inutili, veniva affondato da eguali e contrarie bordate populiste (qui ci vuole davvero) che attraversavano l'intero arco dell'opinionismo più militante e caciarone.

All'elaborazione di quel decreto avevano collaborato Società Scientifiche, per la Radiologia la Società Italiana di Radiologia Medica, e l'Accademia, ma sul fuoco che lo ha messo al rogo soffiavano tutti, gridando ai "tagli", anche perché avrebbe messo in pericolo miliardi di profitti.

L'attuale provvedimento alla ribalta è quello del Lazio. Spiega bene il segretario regionale FIMMG Pierluigi Bartoletti, nel suo intervento sul giornale, che la chiave di volta del progetto sta nella creazione dei percorsi (PDTA) lungo i quali si posizionano le prestazioni.

Questo dovrebbe, si evince, nelle intenzioni dell'estensore del progetto, cancellare o perlomeno modificare la visione della medicina come esamificio, cioè come una serie di prestazioni da erogare invece che un percorso di cura da garantire.

Quindi, in verità, nonostante quello che contraddittoriamente è descritto e richiesto negli allegati in termini di incrementi dei numeri di prestazioni, non ci dovrebbe essere bisogno di più esami o più visite "ordinate" indiscriminatamente, di aperture notturne e di altri provvedimenti tesi ad incrementare una massa di prestazioni già esuberante le necessità cliniche reali, per non parlare dell'incremento di irradiazione alla popolazione, ma di razionalizzarne al massimo l'erogazione, limitandola al solo necessario, in particolare solo a quanto programmato nell'alveo di un percorso governato dalla filiera clinica e dalle evidenze scientifiche.

Non si trova però nel provvedimento la parola "appropriatezza", è stabilito un piano d'incremento del "cosa" e del "quanto" senza intervenire, apparentemente, sul "come" e sul "perché", se non, lodevolmente, come ricorda Bartoletti, nella maggiore proattività dei medici di famiglia, ma senza una reale integrazione con gli specialisti erogatori ma solo con gli specialisti prescrittori.

Viene da chiedersi se questi milioni stanziati, invece che per un intervento "one shot", destinato in parte anche a finire fuori dal Sistema, non potrebbero essere usati invece per finanziare ulteriormente la politica, già in atto in quella regione, di revisione e ricostruzione delle asfittiche dotazioni organiche delle strutture ospedaliere e del territorio.

Questo potrebbe, oltre che incrementare, quanto serve e non indiscriminatamente, il numero di prestazioni, incrementare stabilmente la possibilità dei professionisti di interagire fra loro e con i pazienti, per decidere insieme il meglio per le cure e aumentare la qualità tecnico-professionale multidisciplinare dell'assistenza, invece di costringerli a testa bassa a produrre prestazioni in gran parte non necessarie, stanchi e stressati da turni massacranti e da sedute piene fino all'inverosimile, come dei novelli Charlie Chaplin di "Tempi Moderni", come accade ora.

È in atto presso il Ministero un importante processo di determinazione degli standard del fabbisogno per le dotazioni organiche delle strutture pubbliche, elemento che, se elaborato con saggezza e condotto in porto, è destinato a rimanere storico e a produrre un radicale cambiamento nella cultura dell'assistenza pubblica.

La sfida attuale è ripristinare la competitività del Sistema Sanitario Nazionale rispetto alle forti spinte verso la cosiddetta integrativa, il cui effetto finale non può essere che la disgregazione della rete di protezione necessaria per garantire la difesa della Salute.

Stefano Canitano
Vicesegretario nazionale FASSID area SNR

FIMMG LAZIO: Liste di attesa, le polemiche e le contrapposizioni aiutano solo chi non vuole risolvere il problema

liste attesaRimaniamo sorpresi e dispiaciuti per i toni ed i contenuti di un comunicato stampa relativo al piano per le liste di attesa del Lazio, espresse da un importante sindacato dei medici ospedalieri (Leggi QUI). Pensiamo che questo tema, le liste di attesa debba essere un terreno di incontro e di proposta e non terreno di scontro di fazioni, visto che è noto a tutti i cittadini del Lazio che usano il sistema sanitario pubblico, come non sia "agevole" destreggiarsi tra i mille ostacoli che si frappongono tra la necessità di un cittadino di essere curato e quella di un medico di poterlo fare.
Già ora nella nostra regione moltissimi operatori, Ospedalieri, Medici di Famiglia, Pediatri, Universitari, adottano modelli organizzativi evoluti che evitano file, attese, andirivieni per prescrivere ricette, ma queste eccellenze, in un sistema caratterizzato da una forte disomogeneità organizzativa, sono soffocate da inefficienze, disorganizzazione.
Certo il decreto sulle liste di attesa contiene alcuni aspetti innovativi, altri meno, alcune cose francamente inutili, ma è ingeneroso e temerario francobollare il provvedimento in modo pregiudiziale e prima di aver verificato cio' che si viene a determinare. Oscuro poi è il passaggio sui medici di medicina generale, non abbiamo notizia di iniziative inefficienti ed in corso sulle liste di attesa, abbiamo notizia di circa 90.000 prenotazioni l'anno con il dottor Cup (dal 2004), che evitano a chi ha patologie urgenti di attendere, e delle gravi disfunzioni determinate dall'introduzione dei RAO nel Giugno di quest'anno, che pero' non hanno sollevato, a parte la nostra, alcuna alzata di scudi, se non quella di quei cittadini costretti al "last minute" della prenotazione e di quei colleghi costretti a tempistiche di visita come in "tempi moderni" di Charlie Chaplin. Ma anche su questo nessuna alzata di scudi.
Capiamo come sia importantissimo colloquiare con tutti per proporre a problemi di sistema soluzioni di sistema, magari si colloquia meglio se oltre alle proteste, con i giusti toni, si fanno anche le proposte.

IL COMUNICATO DEI MEDICI OSPEDALIERII

LORENZIN: Lazio presto fuori dal commissariamento

lorenzim nuevaRoma, (askanews) - ""Credo che il Lazio stia uscendo dal commissariamento manca pochissimo e per me sarà una grandissima soddisfazione"". Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in occasione della presentazione nella sede della giunta regionale del Lazio del nuovo piano per le liste di attesa.

ABBATTIMENTO LISTE D'ATTESA: la Regione Lazio presenta il nuovo piano

IMG-20170411-WA0003Roma . (AdnKronos) - Ridurre i tempi delle liste di attesa fino a ricondurli a livelli di normalità raggiungendo, per le prescrizioni di primo accesso prioritarizzate, gli standard di risposta entro i tempi massimi indicati a livello nazionale (90%), con riferimento agli ambiti territoriali di garanzia. È l'obiettivo del Nuovo Piano regionale per il governo delle liste d'attesa 2016-2018, approvato con Decreto del Commissario ad Acta e presentato oggi dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Il Piano prevede un sostanziale aggiornamento del vecchio piano per le prestazioni di specialistica ambulatoriale, con alcune novità riguardanti i criteri per l'individuazione degli Ambiti di garanzia e i Progetti straordinari per l'abbattimento delle liste di attesa. Il decreto è il frutto di un ampio accordo e di un lavoro di condivisione e studio della Regione Lazio con le organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) e quelle della Medicina Generale. Il Decreto assegna inoltre alle Direzioni aziendali delle ASL 60 giorni, dalla data di notificazione del provvedimento, per adottare e trasmettere alla Direzione Regionale l'aggiornamento del piano attuativo aziendale. Fra le novità, cambia il sistema delle priorità per le prestazioni sanitarie: con il nuovo piano regionale per le liste d'attesa è prevista l'indicazione da parte del medico prescrittore del grado di urgenza della prestazione richiesta sulla base di criteri clinici condivisi. Il medico, sottoscrivendo la ricetta, potrà assegnare 4 priorità: U - Urgente da eseguire entro 72 ore; B - Breve da eseguire entro 10 giorni; D - Differibile da eseguire entro 30 giorni per le visite e 60 per le prestazioni strumentali; P - Programmata da eseguire entro 180 giorni. Per rispettare le classi di priorità, il decreto mette a punto un governo delle Liste d'attesa con la netta distinzione in due flussi: Primo accesso (ovvero le prime visite e le prime prestazioni diagnostiche e terapeutiche, con il primo contatto con il paziente che pone la questione al medico); Presa in carico (il paziente viene preso in carico dal medico e seguito nel suo percorso di diagnosi e cura, con le prenotazioni delle prestazioni di controllo effettuate direttamente dal medico o dalla struttura). In poche parole sarà dunque il medico di base o il medico al quale ci si è rivolti a prenotare la prestazione necessaria e ad assegnare al paziente luogo e data del controllo mediante un software che comunica con il Recup regionale. L'abbattimento delle liste d'attesa (che ha un tempo stimato di realizzazione di dodici settimane) riguarda principalmente 8 esami ecografici e 3 visite specialistiche, quelli dove le attese sono più lunghe, con un finanziamento di 10 milioni di euro stanziati per realizzare questo progetto.Il nuovo piano prevede una 'riformulazione delle Asl' al loro interno, ovvero ogni Asl dovrà programmare la propria rete di offerta per le diverse tipologie di prestazioni, valutando la quota di attività che è in grado di produrre attraverso le proprie risorse e quella che può essere acquistata dalle Aziende Ospedaliere e dalle strutture private accreditate. Le Aziende sanitarie dovranno infine prevedere il recupero dell'efficienza attraverso l'ottimizzazione dei turni del personale e dell'uso dei macchinari. In ogni azienda del Servizio sanitario regionale sarà aumentata la produzione attraverso prestazioni aggiuntive e l'apertura dei servizi (fino alle ore 22 e nei giorni di sabato e domenica). Per le tre visite specialistiche sarà inoltre avviata una sperimentazione grazie alla quale il cittadino può eseguire un esame in giornata senza avere la prenotazione. Gli «Ambulatori aperti» devono essere attivati in ogni distretto (almeno 2 nelle ASL del Comune di Roma) a partire dalle Case della Salute. Tutto questo per smaltire al più presto le richieste arretrate ed entrare in regime con le nuove regole approvate dal DCA. Nuove regole anche per l'interamoenia. Il decreto prevede uno 'stretto monitoraggio di inadempienze, irregolarità o situazioni in contrasto con le norme vigentì, e se riscontrate, le ASL provvederanno ad una riduzione o sospensione delle attività di Libera professione (intramoenia), nei casi in cui i tempi di attesa dell'attività istituzionale superino, in modo sistematico e rilevante, quelli massimi indicati dalla programmazione regionale (ovvero 30/60 giorni per le priorità «D» e 180 giorni per le priorità «P»). La riduzione e/o sospensione cesserà dal momento in cui saranno ripristinati i tempi di attesa per l'attività istituzionale inferiori ai valori massimi previsti. Ovviamente senza alcuna discriminazione per chi ha già fatto la prenotazione tramite Recup regionale: le persone già in lista di attesa saranno richiamate dal mese di maggio, per anticipare gli appuntamenti già prenotati, a partire dalle attese più lunghe. Il trattamento è previsto per queste le visite specialistiche (cardiologica +Ecg , dermatologica e oculistica) e per vari tipi di ecografie. I primi accessi delle 8 prestazioni ecografiche e delle 3 visite specialistiche dovranno avvenire entro il tempo massimo di attesa per classi di priorità. Per il primo accesso il medico di medicina generale deve rilasciare al paziente un promemoria contenente: la prescrizione e il luogo e la data della prestazione. Il decreto stabilisce inoltre la cosiddetta 'trasparenza delle agende di prenotazione visibili al ReCUP', al fine di consentire la razionale attività di registrazione di tutti gli appuntamenti. La regola di base è che ad ogni prestazione erogata deve corrispondere una prenotazione.

LE SLIDES DELLA PRESENTAZIONE

IL VIDEO DEL CONGRESSO CON LA PRESENTAZIONE DEL DR. GIORGIO CERQUETANI