Ven24052019

Ultime notizie:
Messaggio
  • EU e-Privacy Direttive

    Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

    Leggi la documentazione e direttive e-Privacy

Back Sei qui: Home NEWS News Fimmg Rassegna Stampa RADIOCOR-IL SOLE 24 ORE: Cassazione: diagnosi fuori tempo, va risarcita l'impossibilità di fare le "ultime scelte"

RADIOCOR-IL SOLE 24 ORE: Cassazione: diagnosi fuori tempo, va risarcita l'impossibilità di fare le "ultime scelte"

 diagnosi15 APR- Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Roma, 15 apr - 'L'ordinamento giuridico non e' affatto indifferente all'esigenza dell'essere umano di "entrare nella morte ad occhi aperti"'. Con una citazione dalle "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar ('una delle voci piu' alte della letteratura del '900'), la Terza Sezione civile della Cassazione, sentenza n. 10424 di oggi, ha affermato che la mancata diagnosi in tempo di una malattia mortale priva il paziente del diritto ad operare le sue "scelte ultime", col conseguente diritto di ottenere il risarcimento del danno consistente nella 'perdita di un ventaglio di opzioni, con le quali affrontare la prospettiva della fine ormai prossima'. Non si tratta, spiega la decisione, soltanto della scelta se procedere o meno con un piano terapeutico, oppure se optare per cure palliative, ma proprio del fatto di 'vivere le ultime fasi della propria vita nella cosciente e consapevole accettazione della sofferenza e del dolore fisico in attesa della fine'. In tal modo la Corte distingue nettamente questo caso rispetto alla "perdita di chance" legata a malpractice sanitaria. Il caso era quella di una donna operata per un tumore di cui per errore era stata accertata la natura benigna, si trattava invece di un sarcoma del tessuto muscolare che di li' a pochi mesi aveva condotto la paziente al decesso. Sia in primo che in secondo grado pero' la domanda di ristoro presentata dal marito e dai quattro figli venne rigettata in quanto, secondo la Ctu, non vi era alcuna prova che la ritardata diagnosi del carcinoma avesse compromesso le chance di guarigione della paziente o, quantomeno, di maggiore (e migliore) sopravvivenza (la parte lesionata infatti era stata comunque rimossa). Fmg