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RASSEGNA STAMPA

IL SOLE 24 ORE: Spending review: tagli da 3,2 miliardi sui beni non sanitari

Il SOLE 24 ORE 20 luglio-Mense e carburanti, luce e telefoni, trasporti e consulenze, lavanderie e smaltimento rifiuti, corteriscaldamento e manutenzioni. La forbici del supercommissario Enrico Bondi potrebbero tagliare nel medio-breve termine ad asl e ospedali la bella cifra di 3,237 miliardi. Risparmi da "costi standard" per l'acquisto di beni e servizi non sanitari - non le famose siringhe a mille velocità di spesa, insomma - che potrebbero abbattersi soprattutto sul Centro-Nord e sulle Regioni considerate più "virtuose". Tagli contro i quali i governatori, alla lettura del librone di Bondi finora tenuto segretissimo, sono letteralmente trasaliti. Sia per l'entità della posta in gioco. Sia perché il metodo seguito dai tecnici governativi a loro dire farebbe acqua da tutte le parti.
La richiesta secca fatta ufficialmente dalle Regioni, insomma, è di ricominciare daccapo nell'analisi e di andare anche rapidamente a caccia di risparmi ma sulla base di ben altri criteri. Valutando caso per caso, Regione per Regione. Con tutte le tare del caso. Come invece il Governo non avrebbe intenzione di fare, a dispetto di qualsiasi valutazione scientifica, forse fiutando il rischio che alla fine tutti i risparmi possano finire in cavalleria.
Nel mirino - come anticipato in un ampio servizio del prossimo numero del settimanale «Il Sole-24 Ore Sanità» - sono finite le spese 2011 per beni e servizi non sanitari sostenute da ogni asl, ospedale gestito dalle asl e ospedale-azienda. Per le asl s'è calcolato il costo rispetto al bacino di popolazione, per gli ospedali rispetto al numero di dimissioni. E già questo metodo viene contestato in toto. I risultati poi parlano da sé.
Per gli acquisti delle asl il risparmio teorico è stimato in 1,1 miliardi, il 31% dei costi attuali: dal top per valore assoluto del Lazio con 202 milioni ai 6 milioni della Basilicata, ma con picchi percentuali che vanno (escluse le "speciali") dal 47% dell'Umbria e dal 44% della Liguria fino al 6% della Lombardia, all'8,4% della Campania e al 16% della Sicilia. Altri 831 milioni (media del taglio del 23%) dovrebbero risparmiare gli ospedali gestiti dalle asl: il Veneto dovrebbe tagliare 202,7 milioni (36,58% dei suoi costi) e il Lazio 120 milioni (40,3%), solo le briciole il Sud tra Sicilia (1%), Puglia (5%), Molise (11%) ma anche al Nord la Liguria (9,3%). Infine ospedali-azienda e Irccs (istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) che potrebbero risparmiare 1,3 miliardi: 477 milioni dalla Lombardia (27% di taglio) ma il Lazio lascerebbe sul campo il 45% delle spese attuali e il Veneto ne perderebbe il 40%, mentre la Sicilia avrebbe un taglio del 3,7% e la Puglia del 6,3% su una media nazionale del 24,4 per cento.
Il risultato finale sarebbero appunto risparmi teorici totali per 3,237 miliardi. Con la fetta più grande attesa dal Lazio (580 milioni), ma con il Centro-Nord che dovrebbe avere meno spese per oltre 2,2 miliardi, dai 496 milioni della Lombardia ai 445 del Veneto, ai 227 dell'Emilia fino ai 191 della Toscana. Al Sud perderebbe di più la Campania (196 milioni), le altre Regioni molto meno con l'eccezione dei 140 milioni indicati per la Sardegna.
Risparmi tutti da verificare, naturalmente. Anche perché i governatori contestano il percorso seguito da Bondi. Che non considera i modelli organizzativi locali - in Lombardia ad esempio gli ospedali sono tutti scorporati dalla asl - né le scelte di esternalizzare o meno le attività o di raggrupparle a carico di una sola asl. Ma anche non considera la mobilità o calcola in maniera sbagliata il bacino di utenza delle asl. Fino ad arrivare a premiare chi dimette di più, con molti ricoveri e spesso impropri se non inutili. Altro che premiare la virtù, accusano i governatori. Quelli del Centro-Nord naturalmente.

ANSA 18 luglio Consulta, Stato non puo' fissare ticket da solo

rassegna-stampa1MILANO- Lo Stato non potrà fissare norme aggiuntive sui ticket sanitari con regolamenti autonomi, e senza quindi passare per il confronto con le regioni in un materia di competenza concorrente. E' quanto stabilisce la sentenza della Corte costituzionale del 4 luglio, depositata ieri che, accogliendo la questione di legittimità sollevata dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dichiara illegittimo un articolo della legge 111/2011 ('Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria).
Lo Stato quindi, secondo la Consulta, può esercitare la potestà regolamentare solo nelle materie in cui ha competenza esclusiva, e non in un caso caratterizzato da una "concorrenza di competenze". I ministeri di Salute ed Economia quindi non potranno emanare una disciplina aggiuntiva per i ticket con un proprio atto regolamentare autonomo. La Corte Costituzionale, nella sentenza, scrive che è "incostituzionale l'articolo 17, comma 1, lettera d) della legge 111/2011, nella parte in cui prevede che le misure di compartecipazione siano introdotte con regolamento da emanare ai sensi della 400/88, su proposta del ministro della Salute e dell'Economia.
Le misure di compartecipazione devono essere aggiuntive rispetto a quelle eventualmente già disposte dalle regioni e sono finalizzate ad assicurare, nel rispetto del principio di equilibrio finanziario, l'appropriatezza, l'efficacia e l'economicità delle prestazioni". Inoltre, continua la Corte, la norma in questione "lascia la possibilità alle Regioni di adottare provvedimenti di riduzione delle misure di compartecipazione, purché assicurino comunque, con misure alternative, l'equilibrio economico finanziario".

SOLE 24 ORE Sanità bozza del decreto Balduzzi

DSC 4910quadDecreto Balduzzi

LATINA OGGI : Rete ospedaliera, prestazioni scadenti - Sanità, promesse mancate

rassegna-stampa1Rete ospedaliera, prestazioni scadenti
A PAGINA 7
Prestazioni in tilt, poche risorse finanziarie e umane. La denuncia delsindacato Spi-Cgil Sanità, promesse mancate La riorganiwzione della rete ospedaliera non ha rispettato gli standardqualitativi IL processo di riorganizzazione della rete ospedaliera pontina ha persoqualche pezzo per strada. Non tornano i conti per i sindacati. In particolare èil segretario provinciale Spi Cgil, Francesco Meschino, che interviene sullaquestione della sanità con un dossier nel quale l'organizzazione analizza icambiamenti intercorsi, le occasioni perse e la qualità scadente dei servizisanitari. Perché la decisione di chiusura e riconversione degli ospedali dellaprovincia doveva corrispondere al rilancio dell'offerta «in termini dieccellenza negli ospedali operativi di Latina, Fondi, Terracina, Formia e nelcontempo venivano individuate nei territori inte- Francesco ressati pròMeschino poste chiare e concrete che permettessero ai cittadini di avere risposte alle loro esigenzedi salute» scrive Meschino nella relazione che ripercorre gli ultimicambiamenti. Si parte all'ospedale «Luigi Di Liegro» di Gaeta. Dal mese diagosto del 2011 si è dato inizio ad un processo di riconversione, in gran parteconcluso, in ospedale distrettuale con un risparmio di 280 mila euro. Ma adoggi risultano assenti: Ã 'unità di degenza infermieristica e l'attivazionedella Rsa. Per quanto riguarda l'ex ospedale di Mintumo: non vi sono più ricoveri per pazienti acuti che vengono trasferitidirettamente a Formia, rimangono le attività ambulatoriali che non rispondono atutte le esigenze in considerazione dell'estensione territoriale. Solo Fondi non è stato interessato al processo di riconversione,ma passa il tempo e la struttura sanitaria viene depauperata di risorse eprestazioni. «La stessa unità di Ostetricia - fa sapere il segretarioprovinciale- ha presentato negli ultimi mesi difficoltà poiché non è incondizione di intervenire durante il parto». Con la delibera del 19 luglio del2011 è stato il turno di Sezze trasformato in ospedale distrettuale di secondolivello: questo passaggio ha comportato il trasferimento del personale pressol'ospedale di Latina «creando evidente difficoltà nel governo dellespecialistiche presena e ancora peggio l'impossibilità di apertura delladegenza infermieristica. Quello di Privemo, invece, è stato chiuso prima delpiano di rientro con la previsione di un ottimale pro getto di riconversione presso la località Madonna delle Grazie, ma i lavorisono stati più volte interrotti a causa di un'assenza di finanziamenti e laAsi, dopo ripetute proteste da parte dei partiti di centro sinistra e dellacittadinanza, ha preso l'impegno di ritrovare i fondi. Per fare il punto.«Questi progetti stanno incontrando notevoli difficoltàconclude il sindaacato-la Asl pur confermano la volontà di renderli operativi, non ha però risorse umane e finanziarie». Questa ladenuncia dello Spi che chiama in causa la giunta regionale. L'inevitabileripercussione: impossibilità di mantenere gli standard di qualità garantiti perle prestazioni sanitarie.