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DALLE REGIONI

VICENZA: minacce "no-vax" contro l'Ordine medici

novax44 thumb other250 250Intimidazioni di NO vax inun mail piena di intimidazioni e minacce giunta al presidente dell'Ordine dei medici di Vicenza, Michele Valente. La denuncia di Franco Pepe sul Giornale di Vicenza a pagina 13, il mittente si firma "Alfabetopiramidale" per contestare la recente campagna anti-bufale lanciata dall'ordine contro la disinformazione in campo scientifico.
«Il signor Michele Valente e tanti medici dovrebbero smetterla di fare i pagliacci altrimenti finiranno in prigione o anche peggio. Lo sanno tutti ormai che il problema della sanità non sono le bufale ma i crimini che si consumano negli ospedali, nei policlinici, nelle Ulss, e che gli ordini professionali sono gestiti da nord a sud da soggetti che fanno estorsioni, truffe, falsificazioni. Attenti a ciò che fate». Il presidente dell'ordine vicentino ha dichiarato che sta valutando se portare la lettera in procura: «la nostra missione è di difendere la salute delle persone. Non ci tireremo indietro». L'ordiendi Vicenza sta
da un anno sta monitorando quattro pediatri, due di Vicenza e due di Bassano, i cui assistiti mostrano una copertura vaccinale al 63-64%. I quattro sono stati convocati e hanno dichiarato che i loro pazienti hanno genitori no-vax che sono stati respinti da altri colleghi: «Ma non è vero —assicura Valente— abbiamo concesso loro un anno per mettersi in regola e in questi giorni ne verificheremo nuovamente la posizione». Altri cinque pediatri sono invece sotto inchiesta interna per un comportamento ancora più grave, se confermato: hanno vaccinato un gruppo di bambini nei loro studi, ottenendo dall'Usl di riferimento deroghe all'obbligo di immunizzare i piccoli nei Centri vaccinali, rilasciando poi ai genitori i relativi certificati. Che l'Ordine sta esaminando. «Controlliamo la corrispondenza con i lotti di vaccini che dicono di aver utilizzato — spiega Valente— abbiamo il sospetto che qualche certificato possa non essere autentico. Sugli stessi pediatri pende pure un altro sospetto: tra i loro pazienti è emersa un'anomala concentrazione di certificati di esonero dalle vaccinazioni. Se verrà fuori che si tratta di certificati compiacenti, prenderemo gli opportuni provvedimenti».

PIEMONTE : Prescrizioni SSN anche agli specialisti accreditati che potranno prescrivere esami e farmaci

medicoscrive thumb large300 300Il nuovo servizio sarà attivo dal 1° settembre 2018 per alcuni presidi accreditati sul territorio gli Irccs e i Presidi ex articoli 42 e 43 e dal 1° gennaio 2019 entrerà a regime in tutte le strutture sanitarie private accreditate e riguarderà tutti gli assistiti residenti in Piemonte. Il provvedimento che permetterà anche ai medici specialisti delle strutture private accreditate di prescrivere visite, esami e farmaci ai pazienti del servizio sanitario piemontese, attraverso la ricetta dematerializzato, è previsto da una delibera dell'assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta approvata dalla Giunta regionale . L' della ricetta dematerializzata, che permettera' di monitorare le prescrizioni e tenere sotto controllo i tetti di spesa.. L'estensione della prescrizione a tutti gli specialisti consentirà ai pazienti piemontesi di evitare il ritorno dal proprio medico di famiglia per ottenere una prescrizione con il SSR , nel caso siano necessari ulteriori visite o approfondimenti diagnostici.

CATANIA: CasaPound: presidi nelle guardie mediche contro la violenza a Gravina di Catania e Trecastagni

guardia medica2 4 thumb250 250(Repubblica ) di NATALE BRUNO Li hanno chiamati "presidi notturni" a tutela degli operatori sanitari di Catania e provincia. Ma anche se i militanti neo-fascisti di CasaPound fanno mostra di non volere usare la parola "ronde", che aveva provocato polemiche a Palermo qualche mese fa, proprio di ronde si tratta: da lunedì, gli attivisti dell'organizzazione di estrema destra hanno iniziato a presidiare di notte le guardie mediche, cominciando da quelle di Gravina di Catania e Trecastagni. Quest'ultima, nei mesi scorsi, è stata teatro dello stupro di una dottoressa. E lì - guidati dal leader provinciale ed ex candidato (poi escluso) alla presidenza della Regione Pierluigi Reale - hanno iniziato il loro presidio a "tutela dei medici che da soli spesso affrontano il loro servizio nelle guardie mediche senza alcuna sicurezza". Ma, appunto, non vogliono che siano chiamate ronde: "Abbiamo iniziato dalle guardie mediche, strutture sanitarie indispensabili per il territorio – afferma Reale – perché maggiormente isolate. I nostri sono presidi di osservazione e sostegno silenzioso a supporto e a tutela degli operatori. Nelle prossime settimane proseguiranno in altre guardie mediche e anche nei pronto soccorso cittadini del Vittorio Emanuele e Garibaldi vecchio". Nelle ultime settimane sono state diverse le aggressioni ai medici e al personale di ospedali e guardie mediche: l'ultimo caso risale a ieri mattina, quando una guardia giurata è stata picchiata a Partinico, in provincia di Palermo. "La nostra iniziativa - dice Reale - vuole rappresentare un segno di presenza e sostegno tangibili per contrastare l'inciviltà e la violenza che trovano terreno fertile nell'assenza delle istituzioni. Non ci lasceremo condizionare o fermare dalle accuse dei benpensanti che anziché trovare soluzioni per garantire condizioni di sicurezza a cittadini e operatori, puntano il dito contro chi è concretamente al fianco di chi lavora in assoluta solitudine e a rischio della propria incolumità fisica". Lunedì notte gli attivisti di CasaPound sono stati identificati dai carabinieri. Intanto il giornalista Riccardo Orioles ha presentato un esposto alla Procura di Catania nei confronti di Reale. Secondo Orioles l'iniziativa è illegale e nell'esposto depositato dal suo legale, l'avvocato Goffredo D'Antona, chiede alla magistratura se è stata commesso il reato di 'vigilanza abusiva' perché attuata da personale senza alcuna licenza concessa dalla prefettura, da personale non specializzato e senza altri requisiti di legge. Orioles nell'esposto-querela si riserva di costituirsi parte civile nell'eventuale procedimento penale e chiede la punizione del responsabile e di essere avvisato in caso di eventuale richiesta di archiviazione da parte della Procura di Catania.

SAVONA: censura dell’Ordine al medico di famiglia anti vaccini

novax2 thumb large300 300Atto di censura da parre dell'ordine professionale per il medico di famiglia savonese anti vaccini, Fabio Vaccaio. Il procedimento aperto poco più di due anni fa per le dichiarazioni e atti palesemente anti vax . il caso arrivato dopo varie segnalazioni alla Commissione disciplinare dell'Ordine presieduto da Luca Corti La censura è una dichiarazione di biasimo per i fatti contestati, con un avviso scritto da parte dell'Ordine e non impedisce l'esercizio della professione sanitaria, ma rimane segnalata sul curriculum del medico nel caso, ad esempio, della partecipazione ad un concorso pubblico.

NAPOLI: Allarme fimmg, ospedali rischiano di svuotarsi di medici = a causa dei piani ferie che sguarniranno ancor più organici delle strutture del centro partenopeo

ospedale thumb medium250 250Roma, (AdnKronos Salute) - «Siamo molto preoccupati per le condizioni di tutti gli ospedali del centro storico di Napoli, per l'abbandono che si prospetta nel corso dell'estate a causa dei piani ferie che sguarniranno ancor più organici già molto risicati». È un vero e 'proprio allarme vacanzè quello lanciato dai medici di medicina generale della Fimmg Napoli, preoccupati per l'assistenza ai cittadini nel mese di agosto. «Le notizie che ci arrivano dal territorio non lasciano dubbi, già oggi molti nostri pazienti si trovano spaesati - avvertono Luigi Sparano e Corrado Calamaro, rispettivamente segretario provinciale e segretario amministrativo della sezione partenopea della Fimmg - per l'assenza di servizi ambulatoriali e per il blocco di molte attività chirurgiche di elezione». Secondo i medici di famiglia, la città rischia di trasformarsi in «un deserto sanitario, nel quale l'incidente potrebbe essere dietro l'angolo. Soprattutto ora che Napoli vede un tale afflusso turistico». Dal canto loro, i due esponenti della Fimmg rilanciano e rivendicano il ruolo della medicina generale quale elemento di raccordo del territorio. «I nostri studi - sottolineano i medici - sono sempre più dei punti di riferimento e di assistenza, ed è giusto che sia così. Ma non si può accettare che i pazienti non sappiano a chi rivolgersi una volta indirizzati verso una struttura ospedaliera, o che debbano aspettare mesi per fare semplici esami. Ci auguriamo - concludono - che l'Asl metta in campo ogni possibile rimedio atto ad evitare che d'estate gli ospedali cittadini diventino cattedrali (vuote) nel deserto».

MONZA: Ancora aggressioni in Pronto soccorso: nel mirino medici e infermieri

prontosocc1(Il Giorno) Monza, 22 giugno 2018 - Marco Galvani «Quando quell'uomo ha manifestato le sue intenzioni, immediatamente sono state chiamate le forze dell'ordine e i vigili del fuoco mentre noi abbiamo iniziato a sfollare i pazienti all'interno del pronto soccorso». Troppo rischioso restare dentro con quell'odore pungente di benzina con cui un cinquantenne della provincia con problemi psichiatrici si era appena inzuppato i vestiti. Minacciando di darsi fuoco con un accendino. Ore 19 circa di un mercoledì qualunque in ospedale. Quell'uomo è arrivato senza destare alcun sospetto. Ma una volta superate le porte a vetro scorrevoli si è lasciato sopraffare dalla follia. Ha preteso di parlare con la sua ex, che lavora all'interno dell'ospedale per una ditta esterna. Al rifiuto, ha aperto due piccole taniche di benzina cospargendosi il corpo. Immediatamente è scattato l'allarme.

Subito è partita l'evacuazione. «Sono stati utilizzati gli accessi sul retro dell'ospedale – spiega Ernesto Contro, responsabile del pronto soccorso del San Gerardo -. Lo stesso abbiamo fatto per i pazienti che arrivavano sul piazzale con i propri mezzi». Appena è esplosa l'emergenza che ha costretto a bloccare e sgomberare il reparto, è stata allertata anche la centrale operativa regionale per dirottare le ambulanze su altri ospedali della zona, ma i cittadini che raggiungono il pronto soccorso da soli, quelli non potevano essere avvisati: «Grazie ai rinforzi del 118 siamo riusciti a gestire quei pazienti sul piazzale esterno, all'interno delle ambulanze e in caso di necessità, abbiamo portato all'interno le persone utilizzando porte secondarie - ricostruisce Contro -. Sono stati momenti di tensione, anche perché tutto è avvenuto in un punto nevralgico, proprio all'ingresso, nel box del triage, ma fortunatamente si è risolto per il meglio e in tempi brevi».

Alle 20.30 pericolo passato. Il cinquantenne è stato bloccato dopo una tesa trattativa di polizia, carabinieri e vigili del fuoco. Ammanettato l'uomo, a quel punto l'impresa di pulizia ha potuto iniziare la bonifica dei locali dalla benzina e dall'acqua «sparata» dai vigili del fuoco per «disarmare» l'uomo che teneva in ostaggio l'intero pronto soccorso. Candeggina, saponi profumati, ventilatori per buttar fuori l'odore di benzina.

Alle 23 circa tutto è tornato alla normalità. Pronto soccorso riaperto e rientrato nel circuito del 118. In prima linea. Come lo sono sempre, medici e infermieri. Pronti ad affrontare le emergenze sanitarie e, ormai troppo spesso, i colpi di testa di pazienti o loro familiari. Di giorno ma soprattutto la sera e di notte. Insultati, minacciati, aggrediti fisicamente. «Sberle, pugni, occhiali rotti, c'è anche chi ha addirittura usato spray al peperoncino contro la guardia», racconta il primario. Già, una guardia giurata non armata c'è. Giorno e notte. In orari di ufficio è anche operativo un presidio della polizia, proprio all'ingresso del pronto soccorso.

Ma «come si fa a prevenire? Certe situazioni non si possono evitare - riconosce Contro -. Il pronto soccorso è un servizio pubblico, dev'essere sempre accessibile non puoi barricarti dentro o prevedere l'accesso con un badge». E succede che dall'inizio dell'anno sono già quasi una decina le aggressioni subite da medici e infermieri in un reparto che in meno di sei mesi ha già registrato oltre 51mila accessi. Circa il 23% sono codici bianchi. casi che potrebbero essere gestiti da guardia medica o medico di base. Casi che, inevitabilmente, hanno lunghe attese. Che non tutti sopportano. Per questo «il nostro obiettivo è di creare due percorsi completamente separati per le alte intensità (codici gialli e rossi) e per i pazienti che arrivano in verde o bianco - anticipa Contro -. In questo modo evitiamo che la gente assolutamente non grave si veda passare davanti tanti pazienti che, invece, pur arrivando dopo hanno necessità di cure immediate». Una soluzione. Perché «la nostra missione è continuare a curare la gente». Anche nonostante botte e minacce.