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DALLE REGIONI

RAGUSA: Caccamo(FIMMG): "Quando l'apertura del nuovo Pronto Soccorso di Modica?"

primosoccrso thumb other250 250(Radio RTM) Denuncia alle autorità competenti sulla situazione del Pronto Soccorso di Modica da parte di Giuseppe Caccamo, presidente della F.I.M.M.G. di Ragusa e membro della Commissione Sanità del Comune di Modica. Caccamo, in sostanza, ha avuto necessità di recarsi al pronto soccorso per via di una frattura della testa del femore di un familiare ed ha constatato con preoccupazione come , per mancanza di personale medico e paramedico, si lavora in condizioni d'emergenza continua. "La struttura – denuncia il medico – serve un'utenza di circa 180 mila cittadini dei comuni di Modica, Scicli, Ispica, Pozzallo, Pachino, Rosolini e Portopalo, e per giunta viene preso d'assalto soprattutto nei giorni prefestivi , di sabato e di domenica, venendosi a creare un intasamento al limite del burnout. Questo non per colpa dei medici di famiglia che in quei giorni hanno il sacrosanto diritto di riposarsi".
Caccamo suggerisce l'istituzione di una figura professionale nuova , uno psicologo e chiede, visto che il nuovo pronto soccorso risulta essere pronto da qualche mese , come mai non viene inaugurato e reso funzionante, prevedendo un aumento dell'organico medico e paramedico e possibilmente con la figura di uno psicologo?
"Teniamo presente che negli anni passati, abbiamo lavorato in un' ottica di integrazione territorio –ospedale, in un clima di collaborazione tra medici di famiglia e medici ospedalieri , prendendoci cura del paziente stesso nella sua globalità in quanto costituito da un corpo, da una mente, da uno spirito, e non curando la malattia a se stante( medicina olistica). il futuro della medicina è questo e su questa strada dobbiamo proseguire.

BARI: Fimmg le postazioni 118 insicure e non a norma

ambulanza francia  thumb large300 300BARI - «Le postazioni del 118 non sono soltanto poco sicure, ma sono anche carenti di idoneità strutturale». È la denuncia di Nicola Gaballo, segretario provinciale Fimmg Emergenza sanitaria Bari, in una intervista alla GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO , all'indomani dell'episodio che ha riguardato la postazione di piazza Chiurlia, nella città vecchia, a pochi passi dal luogo dove nella notte tra martedì e mercoledì sono stati esplosi alcuni colpi di pistola. Parliamo delle sedi in cui operano soccorritori (volontari) ma anche medici e infermieri: si tratta di strutture di proprietà della Asl o, in alcuni casi, prese in fitto o concesse in comodato dai Comuni. «Su 39 postazioni esistenti nella Asl Bari - spiega Gaballo - pochissime sono in regola con i requisiti minimi previsti dalla legge. Abbiamo postazioni in cui è assente il bagno, come quella del San Paolo, quelle dove è assente il riscaldamento, come al Di Venere, o postazioni in cui gli operatori convivono con scarafaggi e scorpioni come ad esempio il Cto dove l'igiene è talmente scadente che il personale medico è costretto a provvedere personalmente alle pulizie. È da un anno che chiediamo alla Asl Bari di intervenire. Il silenzio contro cui ci siamo scontrati non può più essere tollerato. Ci chiediamo addirittura se il servizio di emergenza, con i suoi medici, sia ritenuto non meritevole di attenzione». Il sindacato lancia dunque un ultimatum: «È ora di trovare una soluzione. Abbiamo fiducia nel direttore generale e ci rendiamo disponibili, come al solito, a cercare una soluzione condivisa per restituire decoro al settore». Il dg Vito Montanaro proprio ieri si è occupato del problema. «Le 39 postazioni del 118 - spiega - sono state oggetto di verifica da parte di tecnici incaricati dalla Asl. Su ciascuna è stata elaborato un programma di interventi, che è stato poi trasformato in una scheda Fesr presentata alla Regione per ottenere il finanziamento. Abbiamo ottenuto l'autorizzazione. Siamo in attesa di firmare il disciplinare, propedeutico ad avviare la gara, ma entro pochissimo saranno attivate le procedure per la ristrutturazione a cominciare da quelle più urgenti». Per completare il programma di interventi servono circa 1,8 milioni di euro. Ieri, in una riunione con il dg, il direttore del servizio 118, il responsabile dell'area tecnica e il direttore sanitario, la Asl è corsa ai ripari: sono state individuate sia nuove postazioni che alcune sedi transitorie, in particolare a Bari città. «La postazione di piazza Chiurlia - aggiunge Montanaro - è già stata svuotata da ieri (mercoledì, ndr): l'ambulanza medicalizzata è stata momentaneamente spostata al Giovanni XXIII e nel giro di un paio di giorni traslocherà in via Villari, vicino la guardia medica, l'automedica è andata a Triggiano, l'ambulanza "india" (senza medico, ndr) in questo momento è in via Napoli nella sede della Croce Rossa e potrebbe rimanere lì. La postazione del Cto, invece, sarà spostata definitivamente in un'altra ala dell'edificio, nei pressi della guardia medica, in locali più protetti e dotati di bagni».

BARI: Allarme rosso mancano i medici di medicina generale, la Regione garantisca la salute ai cittadini.

medicofamiglia thumb medium250 250Nei prossimi 10 anni in Puglia andranno in pensione circa 2500 colleghi fra Medici di Famiglia e Medici di Continuità Assistenziale (Guardia Medica). Si tratta di circa il 66% dei medici di Medicina Generale in servizio. Se estendiamo l'analisi ai prossimi 13 anni, si arriva ad una percentuale dell' 81%. Questo lo scenario prospettato da uno studio effettuato dal settore Continuità Assistenziale FIMMG Bari. La situazione si fa più drammatica se si analizza esclusivamente l' Assistenza Primaria (medicina di Famiglia): il 70% dei medici andrà in pensione nei prossimi 10 anni. A questi dati andrebbero poi aggiunti, aggravando il quadro generale, quelli relativi ai medici del servizio di Emergenza Urgenza Territoriale, che in Puglia fanno parte dell'Area delle Medicina Generale. "E' in discussione la tenuta di tutto il modello organizzativo territoriale della Medicina Generale" ha dichiarato il dott. Pietro Drago, Segretario Provinciale FIMMG Continuità Assistenziale Bari. "Tra non più di 3 anni non ci saranno più medici in questa Regione a garantire livelli essenziali di assistenza quali la Continuità Assistenziale (Guardia medica) e il servizio di Emergenza Urgenza 118. Le nostre stime evidenziano infatti una riserva di medici in attesa di convenzione che è gravemente insufficiente a coprire le cessazioni dal servizio previste per i prossimi anni". "Occorre quindi - prosegue Drago - agire in fretta su questa ed altre criticità che mettono a rischio il sistema delle cure sul territorio". Analizzando infatti la situazione della medicina generale, ad andare per primi in crisi saranno innanzitutto il servizio di Continuità Assistenziale (Guardia Medica) ed il servizio 118. Una situazione, quella della carenza dei medici che non ha precedenti nella sanità italiana.
Un fenomeno già iniziato nelle regioni settentrionali (Trentino Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) a cui man mano si vanno aggiungendo le altre regioni perchè ogni anno, a fronte di un'uscita dal servizio di circa 3 mila medici, sono solo 900 le borse di studio disponibili a livello nazionale per la Formazione Specifica in Medicina Generale.
Questo è il motivo per cui nelle regioni settentrionali vanno deserte le assegnazioni di incarichi per il servizio di Guardia Medica e per quello del Servizio 118 e alcune aree risulta scoperta l'assistenza ai cittadini.
"La carenza dei medici di famiglia lascerà non coperte ampie aree di territorio della nostra Regione" - ha dichiarato il dott. Nicola Calabrese, Segretario Provinciale Generale FIMMG Bari- "e le prime ad essere a rischio sono le aree più disagiate. Un dato già evidente viste la difficoltà che stiamo registrando a coprire ambiti carenti di medicina di famiglia in piccoli comuni della nostra Regione".
Esiste la necessità di dare risposte in tempi brevi. Due le soluzioni che diventa fondamentale attuare. Da una parte le regioni tutte devono prendere atto dell'emergenza ed adottare provvedimenti urgenti che portino ad incrementare in maniera significativa il numero delle borse. Alla nostra Regione chiediamo di aumentare il numero delle borse di formazione dei medici di medicina generale. Dall'altra, agire sui meccanismi dei rapporti ottimali e dei massimali di tutta la Medicina Generale per ridurre in modo razionale il fabbisogno dei medici. Anche per questo aspetto chiediamo alla nostra Regione di aumentare il rapporto ottimale passando da un medico ogni 1000 assistiti ad un medico ogni 1300 assistiti.
"Sono in discussione i valori fondanti della medicina di famiglia", ha concluso il dott. Calabrese. "Il rapporto fiduciario che lega il cittadino al proprio medico di famiglia e la capillarità della presenza degli stessi sul territorio in un momento in cui la fragilità e la cronicità diventano le vere emergenze assistenziali nel nostro Paese".

PIEMONTE: la Regione garantira' la copertura nelle zone montane con medici di famiglia e pediatri

medico thumb250 250La Regione Piemonte sta lavorando per garantire e migliorare la copertura delle zone montane da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri. Lo ha annunciato l'assessore regionale alla Sanità nel corso dell'incontro avuto in assessorato con i rappresentanti dell'Uncem Piemonte proprio sul tema della presenza dei medici di famiglia nei comuni e nelle vallate montane. In occasione della prossima discussione del nuovo accordo regionale, ha sottolineato l'assessore alla Sanità, sarà introdotta una forma di premialità per i medici di medicina generale che opereranno nelle zone montane. Allo stesso tempo la Giunta regionale e le Asl si occuperanno di potenziare il servizio di infermiere di comunità, estendendo le positive sperimentazioni compiute fino ad ora sul territorio. Inoltre verrà valutata la possibilità di rivedere gli ambiti territoriali di scelta all'interno dei distretti, proprio per superare le carenze di medici nelle aree montane e periferiche. L'intera organizzazione dell'assistenza territoriale sarà poi rivista con il nuovo Piano della cronicità che la Giunta regionale presenterà lunedì 12 marzo. Con l'applicazione del piano è prevista la messa a sistema della rete delle Case della Salute, al cui interno, oltre ad ambulatori specialistici e servizi assistenziali, saranno presenti per alcune ore settimanali proprio i medici di famiglia.

TOSCANA: Vaccinazioni in aumento, la legge sull'obbligo ha avuto effetto

vaccini44FIRENZE - In Toscana la legge nazionale sull'obbligo delle vaccinazioni ha prodotto il suo effetto. Dal 7 giugno al 31 dicembre 2017, sono 30.586 i bambini e ragazzi "recuperati" in tutte le classi di età (0-16 anni), oltre la metà dei quali, 17.050, nella fascia di età 0-6 anni. Un dato destinato a salire fino alla scadenza del 10 marzo, data entro la quale (in base alla legge 119 del 31 luglio 2017) le famiglie che hanno presentato l'autocertificazione dovranno presentare la documentazione che attesta le avvenute vaccinazioni. Nel 2017 rispetto al 2016 la copertura vaccinale a 24 mesi di età è salita di oltre un punto percentuale per l'esavalente (polio, difterite, tetano, pertosse, epatite B, haemophilus influenzae B), e di ben 4 punti per il morbillo. Ancora tanti, però, gli inadempienti per almeno una vaccinazione: nella fascia di età 0-6, sono 15.877, su una popolazione totale di 140.546 bambini. I dati sulle vaccinazioni, sui bambini recuperati (che cioè non si erano vaccinati e da giugno a dicembre 2017 si sono invece messi in regola), e sugli inadempienti provengono dal nuovo sistema informativo regionale, che consente di avere una serie di dati in tempo reale, e dal 1° gennaio 2018 può essere utilizzato anche da tutti i pediatri. I dati sono in corso di accurata verifica da parte delle Asl, e quindi non sono ancora consolidati e potranno essere ufficializzati solo dal Ministero. Nel 2016 (quindi per i bambini nati nel 2014), la copertura era stata del 94,37% per la polio, che viene somministrata con difterite, tetano, pertosse, epatite B, haemophilus influenzae B (vaccino esavalente), e dell'89,38% per il morbillo. Nel 2017 (quindi per i bambini nati nel 2015), la copertura è salita al 95,78% per la polio e al 93,5% per il morbillo. Dal 7 giugno al 31 dicembre 2017 sono stati 30.586 i bambini e ragazzi in tutte le fasce di età (0-16 anni) che si sono messi in regola con le vaccinazioni obbligatorie; di questi, 17.050 nella fascia di età 0-6. Al 31 dicembre 2017, il numero di bambini e ragazzi inadempienti (che cioè non hanno fatto almeno una delle vaccinazioni obbligatorie) in tutte le fasce di età (0-16) era di 127.968, di cui 15.877 nella fascia di età 0-6 (su una popolazione di 140.546). Una precisazione necessaria: tra i ragazzi più grandi, circa un terzo risultano inadempienti perché non hanno fatto la quinta dose di vaccino antipolio, che è stata introdotta solo di recente, dall'ultimo Piano vaccinale nazionale, e si può fare fino a 18 anni, però rientra tra quelle dell'obbligo. In questo caso, non si tratta quindi di ragazzi che rifiutano la vaccinazione, ma che semplicemente non hanno avuto il tempo di effettuare l'ultima dose di antipolio.

BELLUNO: Siglato il patto-contratto con i medici di famiglia chiamati a incentivare gli screening e la vaccinazione antinfluenzale

medicofamiglia21(Corriere Delle Alpi) BELLUNO Stretta sulle prescrizioni dei farmaci e sull'uso delle prestazioni specialistiche. Sono questi alcuni dei punti del nuovo patto-contratto siglato tra i sindacati dei medici di famiglia (Fimmg, Snami, Smi) e l'Usl 1 Dolomiti.Il contratto, valido per il solo 2018, prevede alcune razionalizzazioni dettate anche dalla Regione e dal ministero della Salute. In poche parole, con questo contratto i medici di famiglia si impegnano a prescrivere in maniera appropriata visite specialistiche e farmaci e a incentivare l'adesione dei pazienti agli screening e alla vaccinazione antinfluenzale. Se tutti questi obiettivi saranno raggiunti nel corso dell'anno, ai medici arriverà un premio di 4,45 euro per assistito.«Si tratta del primo patto-contratto dell'Usl 1 Dolomiti, che tiene conto degli obiettivi fissati dalla Regione e dal Ministero», precisa Gianluca Romano, dirigente dell'ufficio Convenzioni dell'Usl. «Il documento intende coinvolgere i medici di assistenza primaria, che, su alcune voci, sono una leva importante». Se il patto si basa su norme e delibere nazionale e venete, il contratto dettaglia in maniera precisa i macroobiettivi da raggiungere. Ogni singolo professionista è libero di aderire o meno al documento; se lo fa, dovrà rispettare i termini dell'accordo e impegnarsi a raggiungere gli obiettivi, dietro la corresponsione di un compenso.Tra i punti principali del contratto rientra l'appropriatezza delle prescrizioni farmaceutiche e il mantenimento della spesa farmaceutica pro capite entro gli obiettivi regionali, oltre all'incentivazione dell'uso di medicinali equivalenti. Si tratta, quindi, di scelte che mirano a un risparmio dei costi farmaceutici in generale. A chi osserverà questi criteri, andranno 0,30 euro per assistito. «Abbiamo anche deciso di coinvolgere i medici di famiglia nella campagna di incentivazione delle vaccinazioni antinfluenzali (per queste il medico riceverà 0.35 euro per assistito) e degli screening del colon-retto, della mammografia e citologico (0,75 euro per paziente complessivi)», dicono dall'azienda sanitaria.Per quanto riguarda la specialistica, il contratto precisa che «i professionisti, sempre in un'ottica di percorso diagnostico, devono procedere con la prioritarizzazione e la motivazione clinica di tutte le prestazioni specialistiche coerentemente con i protocolli attivati, collaborando alla stesura di linee guida diagnostiche nelle attività ambulatoriali problematiche». Insomma, le prescrizioni di visite o indagini cliniche dovranno rispondere a effettive necessità, con un occhio sempre attento alle liste di attesa. Per implementare questi comportamenti virtuosi da parte dei medici, l'Usl si impegna anche a organizzare corsi di formazione.Salutano positivamente questo accordo i sindacati di categoria che lo hanno sottoscritto. «Quest'anno abbiamo dovuto attenerci alle regole stringenti imposteci dalla Regione, per cui non avevamo largo margine di azione. Nonostante queste razionalizzazioni, di fronte a un paziente sempre più anziano, multiproblematico e complesso, il nostro compito resta quello di curarlo in maniera appropriata», commenta Fabio Bortot della Fimmg