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EMILIA-ROMAGNA: obbligo di vaccini per i medici e infermieri,chi rifiuta sarà trasferito

 mediciospital(Repubblica) di ROSARIO DI RAIMONDO Non sarà un obbligo, come sottolineano i dirigenti di viale Aldo Moro. Ma nemmeno un consiglio spassionato, come borbottano invece i sindacati. La Regione ha messo nero su bianco la sua proposta per dire ai medici e agli infermieri degli ospedali: o vi vaccinate contro il morbillo, la rosolia e la varicella oppure in certi reparti – quelli definiti "ad alto rischio", dal pronto soccorso all'oncologia – non potete lavorare.
Non verrebbero certo licenziati, i ribelli della puntura, ma "spostati a mansioni equivalenti o inferiori". Va bene, anche se avvenisse il secondo caso (che tutti si augurano sia una rarità), lo stipendio sarebbe uguale a prima. Però è proprio sugli effetti di questa proposta che si corre il rischio di accapigliarsi. Cruciali saranno gli incontri già fissati dopo le feste, verso metà gennaio.
A un anno dai vaccini obbligatori per i bimbi che frequentano i nidi, l'assessore alla Sanità Sergio Venturi mantiene la promessa e punta lo sguardo sui medici e gli infermieri. La proposta che gira sulle caselle mail dei sindacati s'intitola "Accordo in merito alla prevenzione del rischio biologico in ambiente sanitario". Spiegata un po' meglio: la proposta individua "delle aree sanitarie ad alto rischio" sia per gli operatori sanitari sia per i pazienti. Si tratta dei reparti di oncologia, ematologia, trapianti, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, pronto soccorso e rianimazione. Bisogna "prevedere che in queste aree possano svolgere la loro attività solo gli operatori che risultano portatori di immunità diretta o indiretta nei confronti di morbillo, parotite, rosolia e varicella, in quanto malattie prevenibili da vaccino".
Gli ospedali dovranno individuare le persone "da non adibire ad assistenza diretta" in questi reparti a rischio. Chi non è vaccinato potrà essere spostato temporaneamente (finché non lo fa) oppure del tutto trasferito: "È prevista la possibilità di adibire il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori, garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza".
Ora, dalla Regione spiegano che un caso simile – puramente teorico – potrebbe essere quello di un primario che pur di non vaccinarsi si fa retrocedere a medico semplice. Chi ha scritto la proposta conta insomma su una condivisione della proposta di viale Aldo Moro da parte dei sindacati di medici e infermieri. A spanne sarebbero 10mila gli operatori sanitari coinvolti, ma non vuol dire che tutti dovrebbero correre a vaccinarsi: tra questa folla c'è chi ha già avuto le malattie di cui si parla oppure ha già fatto la profilassi senza bisogno di obblighi.
Accanto all'accordo l'assessorato alla Sanità ha mandato uno studio di novanta pagine redatto da quattordici studiosi di altrettante aziende sanitarie della Regione. "Le vaccinazioni
negli operatori sanitari hanno una triplice valenza – si legge –. Proteggono l'utente del servizio sanitario; l'operatore sanitario che per motivi professionali è maggiormente esposto al contagio; tutelano il servizio sanitario che, in situazioni epidemiche, potrebbe fronteggiare una carenza acuta di personale". Secondo Fausto Francia, ex capo del Dipartimento di sanità pubblica dell'Ausl, solo il 20% dei medici in regione si vaccina.