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LOMBARDIA: Gallera ai medici di Famiglia : «Intasate gli ospedali». La replica: «Falso Aumentando le visite domiciliari non si riducono gli accessi ai pronto soccorso »

 medicofamiglia thumb other250 250Di Fabio Di Todaro L'appello è giunto dall'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera: «I medici di base devono fare più visite domiciliari», messaggio inviato agli oltre seimila specialisti attivi sul territorio regionale, vergato nel tentativo di gestire l'afflusso nei pronto soccorso, presi d'assalto in prossimità dell'epidemia influenzale. In contemporanea, alle aziende sanitarie è stato chiesto di bloccare i ricoveri e gli interventi non urgenti, per gestire i casi più complessi e non mettere a repentaglio la vita dei pazienti.
Ma le visite domiciliari sono dovute oppure no? E davvero farne di più ridurrebbe la corsa ai pronto soccorso? Dichiara Fiorenzo Corti, segretario nazionale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg) ed ex segretario generale della Lombardia: «Aumentando le visite domiciliari da parte dei medici di famiglia non si riducono gli accessi al pronto soccorso. Questo perché, soprattutto nelle grandi città, dove le domiciliari sono più difficili anche per le distanze, c'è la tendenza a bypassare il medico di base per rivolgersi subito a una struttura ospedaliera».
Quanto alla possibilità di ottenere una visita a casa, che può essere a pagamento se effettuata fuori dall'orario di servizio, e dunque pure nei giorni festivi, «si parla di una facoltà del medico, che viene esercitata in ragione del rapporto di fiducia che c'è col paziente». Tradotto: se chi sta male è impossibilitato a muoversi, la convenzione con la Asl e la carta dei servizi impongono allo specialista di ritagliarsi uno spazio per visitare l'assistito a domicilio. Ma quasi mai questi casi sono determinati dall'influenza, che è l'emergenza di questi giorni: oltre due milioni di italiani già colpiti, con il picco previsto per la prossima settimana. Nelle ultime ore le urgenze, secondo Corti, non sono comunque più spesso rappresentate dagli anziani, a cui Gallera ha pensato compilando la missiva. «L'influenza sta colpendo per lo più giovani e adulti - ragiona Corti -. Negli over 65 abbiamo registrato una buona risposta alla campagna vaccinale».
L'attualità dell'influenza chiama in causa anche i pediatri, che rispetto ai medici di base sono comunque meno portati alle visite domiciliari. «Queste vengono esercitate quando si riscontra l'impossibilità di trasportare il piccolo paziente o quando le condizioni sociali di una famiglia non concedono alternative - afferma Rinaldo Missaglia, presidente del sindacato dei pediatri di famiglia (Simpef) -. Programmando le visite in studio, abbiamo la possibilità di sottoporre i bambini ad alcuni test diagnostici come il tampone faringeo, l'esame delle urine e il dosaggio della proteina C reattiva che rendono il consulto più appropriato. Anche le famiglie, per quello che notiamo, ci risultano più sicure e soddisfatte».