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CATANIA: Bufera all'Ordine dei Medici, si dimettono 6 consiglieri

 buscema3Catania TODAY Mattia S. Gangi Una vera e propria bufera, in queste settimane, sta turbando la serenità dell'ordine dei medici di Catania. Prima le dimissioni del vice-presidente Antonio Biondi, arrivate ieri mattina sul tavolo del presidente e, ora, dopo un direttivo serale, il passo in dietro di altri 6 importanti consiglieri. Il chirurgo catanese ha spiegato la scelta come un atto necessario dovuto ai "troppi impegni con il Rettorato". Il medico è infatti anche portavoce del magnifico rettore Francesco Basile. "Ringrazio il presidente, ma gli impegni sempre più pressanti, non mi consentono di assolvere in maniera piena il ruolo a cui sono stato designato", scriveva Biondi.
A rimettere il proprio mandato, inoltre, sono il medico legale Lucio Di Mauro, Nino Rizzo, Rosalia Lo Gelfo, Alfio Pennisi, Emanuele Cosentino e l'otorino-laringoiatra Gianluca Albanese. Lucio Di Mauro ha condiviso inizialmente il progetto di Massimo Buscema, "quando era nell'interesse dell'istituzione", spiega a CataniaToday. Il professionista si sarebbe però discostato dal presidente a causa "delle decisioni sempre in bilico tra regolarità e irregolarità, soprattutto dopo che l'Ordine è stato riconosciuto come ente pubblico dalla legge 3 del 11 gennaio 2018" aggiunge. Nino Rizzo, invece, è da sempre stato vicino al presidente, tanto da aver fatto campagna elettorale per la moglie Ersilia Saverino ed essere stato anche candidato. Quest'ultimo, tuttavia, avrebbe avuto discussioni con Buscema a causa della posizione presa dall'Ordine sulla costituzione di parte civile della dottoressa Serafina Strano. Biondi e Albanese sono invece vicini al rettore Basile. Proprio Albanese, il più giovane del direttivo, ha motivato il suo gesto con una lunga lettera dai toni molto forti. E si potrebbe dire anche inusuali.
"Nel contesto ordinistico siciliano - scrive Albanese - ho assistito: al proliferare di sistemi a scatole chiuse (Fondazioni, consorzi esterni con finalità commerciali, registri, ecc.), gemmati utilizzando il nome dell'istituzione ordinistica, preludendo alla possibilità di accedere a finanziamenti pubblici e disegnati attorno a persone fisiche, forti della 'vicinanza' alla politica; allo schieramento dell'istituzione ordinistica a fianco della politica di parte, mettendo a rischio l'autonomia, e talora la stessa identità ordinistica; all'assenza di spirito critico nei confronti della politica, a fronte dei gravi errori che hanno portato alla mancata implementazione delle reti ospedaliere, dell'emergenza-urgenza, e dell'assistenza del territorio, tali da ingenerare il blocco delle assunzioni ed il precariato storico in sanità, nonché di uno stato di sovraffollamento dei pronti soccorsi che è, troppo spesso, concausa degli episodi di intolleranza e, talora, di ingiustificabile violenza da parte degli utenti". "Ho registrato infine - continua l'otorino - la totale indifferenza del mio Ordine, e con esso tutti gli OMCeO siciliani, di fronte alla contestazione dei giovani medici siciliani sull'adozione di una tassa di iniqua, unico caso in Italia, per partecipare alle selezioni per l'accesso ai corsi di formazione di Medicina Generale. Tutto questo mentre, a latere, l'istituzione ordinistica siglava con la politica protocolli di intesa per la gestione di servizi e corsi, con le annesse ingenti risorse".
La notizia arriva oggi in seguito a due vicende - rese note dal quotidiano on-line MeridioNews - che hanno coinvolto in prima persona l'endocrinologo Massimo Buscema. In primo luogo una presunta aggressione dai contorni poco chiari che ha portato a due denunce: la prima, in cui la vittima sarebbe un commercialista di 35 anni, aggredito dal presidente dell'ordine dei medici dopo un alterco avvenuto per strada, in largo Sarajevo. La seconda, in cui invece ad essere stato aggredito sarebbe proprio Buscema mentre l'aggressore sarebbe il giovane commercialista.
Ma oltre a questo fatto, del tutto personale, un secondo caso ha inziato a creare malcontento tra i camici bianchi etnei: una denuncia a carico di Massimo Buscema per calunnia. Nel 2016 il capo dell'ordine etneo viene infatti querelato dal direttore generale e da quello sanitario dell'Asp 3 di Catania, rispettivamente Ida Grassi e Franco Luca, prima per diffamazione - indagine archiviata dal pm Fabio Regolo - e poi per calunnia. Per questa seconda ipotesi di reato si è arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio.