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DALLE REGIONI

TOSCANA: sanità d'iniziativa, ecco il modello rinnovato e potenziato

medico8FIRENZE (ITALPRESS) - «La sanità d'iniziativa, avviata dalla Regione nel 2010 quale nuovo approccio per la gestione dei malati cronici, ha conseguito nei primi sei anni ottimi risultati in termini di salute, di diminuzione di mortalità, di soddisfazione di pazienti e medici. Questi risultati hanno consentito a Regione Toscana di diventare Reference Site per l'invecchiamento attivo».Lo rende noto la Regione, che «rilancia, aggiornando e potenziando il modello varato sei anni fa». L'accordo con la medicina generale toscana per il nuovo modello di sanità d'iniziativa è stato presentato stamani in Palazzo Strozzi Sacrati dall'assessore al Diritto alla salute e al welfare Stefania Saccardi, assieme ai rappresentanti dei sindacati medici regionali: Alessio Nastruzzi, presidente Fimmg, Gianluca Maccioni, segretario Snami. Presenti anche i direttori dei dipartimenti di medicina generale, infermieristici e cure primarie, i direttori della programmazione e i direttori generali delle aziende sanitarie. «Il modello della sanità d'iniziativa che in Toscana applichiamo da sei anni - dice l'assessore Saccardi - ha dimostrato di funzionare molto bene. Abbiamo ottenuto ottimi risultati: riduzione della mortalità, miglioramento delle condizioni di salute delle persone coinvolte nel progetto. Per questo, in stretta collaborazione con i medici di famiglia, abbiamo deciso di proseguire il progetto, rinnovandolo e potenziandolo, con l'obiettivo di ottenere risultati ancora migliori».

LOMBARDIA: Corti (Fimmg): un'opportunità la presa in carico dei malati cronici

medicofamiglia55 thumb medium250 250(DOTT.net) "I medici di famiglia che hanno deciso di accettare la sfida proposta dalla Regione aderendo al progetto di presa in carico dei pazienti cronici sono quasi 2400: è un risultato eccezionale". A sottolinearlo è il vice segretario nazionale della FIMMG Fiorenzo Corti. "Per comprendere meglio il risultato è necessario partire dai numeri che si riferiscono al livello di organizzazione di ogni singolo medico come previsto dalla convenzione (il contratto nazionale che regola i rapporti tra i medici di famiglia) e il Servizio Sanitario regionale" aggiunge Corti che poi spiega:

"A tutt'oggi in Lombardia solo 1200 medici di famiglia dispongono di collaboratore di studio e infermiere, circa 1000 hanno a disposizione il solo collaboratore di studio e circa 200 il solo infermiere. Per dovere di cronaca ricordiamo che il medico di famiglia è il datore di lavoro di queste figure professionali, percependo dalla Regione un contributo inferiore a coprire i costi di questo personale. Quindi i restanti oltre 3000 medici di famiglia sono costretti ad arrangiarsi da soli sia per le prenotazioni di visite, sia per rispondere alle richieste dei cittadini (ripetizione di ricette, consulenze specialistiche, richieste di certificazioni, invio dati alle ATS ecc,)senza nessun filtro: questo va a discapito dell'assistenza. Il tempo da dedicare all'ascolto e alle visite diventa sempre più scarso dovendo questi colleghi far fronte ad attività che hanno poco a che fare con la professione medica. Esiste un tetto per il personale di studio, previsto dal contratto nazionale, che in Lombardia è stato ampiamente superato grazie a un finanziamento regionale, ma ancora per molti colleghi, soprattutto giovani da poco operativi sul territorio, poter disporre di un collaboratore di studio o di un infermiere è un miraggio".

"L'occasione del percorso di gestione della conicità rappresenta un'opportunità per questi colleghi che, grazie alla cooperativa di cui sono soci, avranno a disposizione personale di supporto e potranno offrire un servizio di maggior qualità ai propri assistiti – prosegue Corti -. E veniamo ad altri numeri: questo progetto regionale non è altro che il prosieguo della sperimentazione CReG iniziata nel 2012 che ha visto il coinvolgimento dapprima di circa 500 medici fino ad arrivare a circa 800 nel 2017 con la presa in carico di circa 200.000 pazienti cronici. Un segmento di questi pazienti, circa 60.000, sono stati seguiti da due cooperative (IML, Iniziativa Medica Lombarda e CMMC, Cooperativa Medici Milano centro) operanti nelle aree di Milano e Bergamo e il progetto denominato "Buongiono CReG" ha ricevuto un riconoscimento ufficiale dalla Commissione Europea, diventando sito di riferimento anche per  altri paesi dell'Unione".

"Secondo i dati pubblicati da Regione, inoltre, i pazienti che hanno accettato di essere curati nella  sperimentazione CReG, meglio seguiti nei loro percorsi assistenziali hanno subito un numero inferiore, statisticamente significativo, di ricoveri ospedalieri e di accessi al Pronto Soccorso rispetto ai pazienti curati tradizionalmente: questo ci sembra un risultato assolutamente importante che va sottolineato – continua -. Ora i colleghi che hanno deciso di accettare la sfida proposta dalla Regione sono quasi 2400: come si fa sostenere che non sia un risultato eccezionale. E' da sottolineare come nel nostro paese, non solo in sanità, la disponibilità al cambiamento non si possa annoverare tra le qualità distintive nella pubblica amministrazione, è più facile un ricorso al Tar o citare l'ormai nota litania "non se ne può più', si stava meglio quando si stava peggio,ho cominciato a lavorare così e voglio andare in pensione lavorando ancora così'", senza citare la scomparsa delle mezze stagioni (il global warming c'è veramente) e via di seguito. E passiamo ora ai cittadini affetti da una o più patologie croniche, è la cosa che ci interessa di più. Cosa cambierà per loro se saranno seguiti da un medico di famiglia che ha accettato di raccogliere la sfida proposta dalla regione in continuità con la sperimentazione CreG?: prenderanno un appuntamento e loro medico proporrà loro un PAI (piano assistenziale individuale) che consisterà nella prescrizione di farmaci, di esami di laboratorio, visite specialistiche o prestazioni di diagnostica strumentale. Cosa cambierà rispetto ad ora nel caso di un medico associato a una cooperativa?:il paziente potrà sempre rivolgersi a lui, mantenendo stretto il rapporto di fiducia, proprio medico come sempre, per tutti i suoi problemi di salute, ma sarà supportato, per quanto riguarda la sua patologia cronica, dal centro servizi della cooperativa, che provvederà a prenotare visite specialistiche ed esami previsti dal Piano Assistenziale Individuale, a controllare che questi siano stati i fatti. Gli sarà anche chiesto se sarà stato soddisfatto del servizio ricevuto".

"Nel corso del programma di presa in carico, peraltro come per i CreG, molti studi medici continueranno, altri ne nasceranno, ad offrire prestazioni di telemedicina (elettrocardiogramma, spirometria, retinografia (fondo dell'occhio ecc.) per evitare spostamenti inutili a poliambulatori e a ospedali – spiega ancora - Se questo sembra poco lo lasciamo commentare, con un briciolo di serenità e obiettività, sia ai sostenitori che ai detrattori di questa proposta di presa in carico della cronicità: passiamo da 800 a 2400 medici e da 200.000 a un milione di pazienti trattati. Va sottolineato inoltre che quest'esperienza sia osservata con interesse da molte altre realtà territoriali, dentro e fuori i confini nazionali e che l'Atto di indirizzo appena licenziato dal Comitato di settore Regioni Sanità (sono sostanzialmente linee guida che devono essere seguite per portare a termine la contrattazione per il rinnovo dell'accordo collettivo nazionale)  insiste molto nell'indicare la gestione delle patologie croniche come uno dei punti più qualificanti del nostro contratto.

LOMBARDIA : Gallera, definito il crono programma per la presa in carico dei pazienti cronici, 330 strutture pubbliche e private pronte a gestire cure

medicitirocinio(Lnews - Milano, 03 ago) "Entro il 30 settembre le Ats valuteranno l'idoneita' dei candidati al ruolo di gestore, co-gestore e degli erogatori alla presa in carico dei 3 milioni e mezzo di pazienti cronici lombardi, il cui esito sara' reso pubblico entro il mese di ottobre. Successivamente i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, in forma aggregata, saranno chiamati a indicare, tra questi, la filiera erogativa scelta, che entro il 30 novembre dovra' ottenere la validazione da parte delle Ats. Quindi dai primi di dicembre partiranno le lettere ai nostri pazienti cronici dove saranno specificati i nomi dei soggetti risultati idonei, tra cui potranno scegliere, per sottoscrivere il patto di cura e il piano assistenziale individualizzato (Pai)".

E' questo il cronoprogramma, illustrato nella conferenza stampa dopo Giunta, dall'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, contenuto in una delibera, approvata questa mattina, che fornisce le indicazioni operative per la valutazione degli idonei al ruolo di gestore, co-gestore e erogatore per la presa in carico dei pazienti cronici, in attuazione della legge 23 di evoluzione del sistema sanitario regionale.

ADESIONI AL DI SOPRA PREVENZIONI E NONOSTANTE - "Le candidature per il ruolo di gestore, co-gestore e erogatore arrivate al 31 luglio - ha sottolineato l'assessore - sono al di sopra di ogni previsione, soprattutto le forti critiche manifestate da alcune sigle sindacali. I numeri sono importanti: 2420 medici di medicina generale, (2.160 riuniti in 39 cooperative nel ruolo di gestore); 1.167 pediatri di libera scelta, (224 riuniti in 4 in cooperative); 118 ospedali pubblici (di Asst e Irccs pubblici); 116 ospedali privati e 115 strutture socio sanitarie. Le candidature fuori Ats (per strutture che si sono candidate in piu' territori) sono state 68; l'85% dei 286 ambulatori privati aderiscono alle filiere erogative".

MODELLO INNOVATIVO, NESSUNA STANDARDIZZAZIONE - "Tutti gli attori del sistema sanitario regionale - ha aggiunto - hanno deciso di vincere con noi la sfida per rendere migliore la qualita' della vita dei pazienti cronici lombardi, oggi in molti casi abbandonati a se stessi. Abbiamo creato un modello innovativo che crea un collegamento tra ospedale e medicina del territorio, che mira a cure personalizzate e individualizzate, ognuno avra' un proprio 'gestore' che e' un medico, non un'entita' astratta come molti vorrebbero far credere. Per questo ogni riferimento a un obiettivo di standardizzazione e' assolutamente falso e pretestuoso".

COINVOLGIMENTO DI TUTTI - "Come falso e' chi sostiene che il lavoro svolto non sia stato frutto di coinvolgimento complessivo dei soggetti della filiera sanitaria - ha concluso Gallera -. Abbiamo fatto riunioni su riunioni, ascoltando tutti e soprattutto cercando di capire e rispondere alle esigenze di tutti. Sicuramente il modello potra' essere ancora affinato e migliorato, ma il dato di oggi e' la vittoria di un meccanismo in cui tanti stanno credendo, che ha l'unico e fondamentale obiettivo di prendere in carico e offrire una migliore prospettiva di vita a chi si trova gia' in una condizione di fragilita'".

I NUMERI DELLE ADESIONI

LOMBARDIA: presa in carico, Gallera: i dati sono corretti, esclusi dai calcoli i medici in eta' pensionabile

mediciospedale2 thumb medium250 250(Lnews - Milano, 02 ago) "Prima i consiglieri regionali Valmaggi e Borghetti hanno tentato di attaccare la riforma sanitaria dicendo che favoriva i privati, poi hanno detto che escludeva i medici di medicina generale, ora che questi hanno manifestato il loro interesse alla presa in carico dei pazienti cronici, dicono che i dati non sono corretti. I dati sono quelli trasmessi dalle nostre Ats e sono giusti, i consiglieri dell'opposizione dovrebbero smettere di fare strumentalizzazione politica su una questione delicata come la salute dei cittadini lombardi".

Lo ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera rispondendo ai consiglieri regionali di opposizione Sara Valmaggi e Carlo Borghetti che in una nota stampa hanno indicato come non veritieri i dati diffusi dalle Ats sulle manifestazioni di interesse dei medici di medicina generale alla presa in carico dei pazienti cronici lombardi.

NOI NON GIOCHIAMO SU TEMI DELICATI - "Noi non giochiamo su temi delicati come migliorare la qualita' di vita di pazienti cronici e fragili - ha sottolineato l'assessore -, il dato che non torna a Valmaggi e Borghetti ha una spiegazione assolutamente priva di mala fede: semplicemente dal totale di 6264 medici di medicina generale presenti sul territorio lombardo (non 6.630 come indicano nella loro nota), non sono stati contemplati i 900 che avendo compiuto i 65 anni presumibilmente andranno in pensione nel giro di 1 o 2 anni".

RISULTATO STRAORDINARIO - "Il risultato delle candidature dei Mmg - ha aggiunto - e' straordinario perche' non si puo' non tener conto degli attacchi senza esclusione di colpi e della capillare campagna d'informazione contraria compiuta da alcune sigle sindacali. Che, comunque, hanno attecchito, anche se non completamente, solo in 2 Ats su 8. Voglio, infatti, ricordare che nelle altre 6 le adesioni sono state eccezionali con punte dal 70 al 78% nelle Ats, Brianza, Valpadana e Montagna e dal 45 al 47% in quelle di Bergamo, Brescia e dell'Insubria.

NESSUN CRONICO SARA' LASCIATO SOLO - "Nessun paziente cronico sara' lasciato solo come dicono Valmaggi e Borghetti in riferimento alla citta' di Milano - ha proseguito il titolare regionale della sanita' - perche' per tutti loro ci sara' task force sanitaria dedicata e personalizzata. Noi ci auguriamo che a guidarla sia il medico di medicina generale di ognuno di loro, ma se cosi' non fosse, le cure saranno ugualmente all'altezza degli standard della eccellente sanita' lombarda".

RIFORMA RISPONDE A NUOVI BISOGNI DI SALUTE - "La riforma sanitaria e il nuovo modello che abbiamo messo in campo - ha concluso Gallera - nasce per rispondere a nuovi bisogni di salute di una popolazione che ha un tasso di invecchiamento sempre maggiore e per venire incontro anche alle stesse richieste di aiuto dei medici di medicina generale che di fronte a un costante aumento di pazienti cronici, ci hanno manifestato difficolta' sempre maggiori nella loro gestione. Una situazione che anche i due consiglieri regionali dell'opposizione conoscono bene e che dovrebbero tener presente prima di lanciarsi in attacchi che evidenziano una dedizione alle sterili polemiche, piuttosto che al bene dei cittadini".

LOMBARDIA : Malati cronici , il Pd va all'attacco. "Le adesioni dei medici al 36%"

medicoscrive copy thumb250 250(Il Giorno) Milano,  - Guerra di cifre sul progetto di gestione della cronicità. E i consiglieri del Pd Sara Valmaggi e Carlo Borghetti contestano i dati della Regione Lombardia sull'adesione dei medici di famiglia al bando per diventare gestori della cronicità, come previsto dalla recente riforma voluta dalla giunta Maroni.
«In Lombardia i medici di medicina generale, come tecnicamente si chiamano - spiegano - secondo i dati ufficiali presenti sui portali delle otto Ats lombarde sono 6.630, e non 5.364 come detto dalla Regione in una nota ufficiale dell'assessore alla sanità Giulio Gallera. Ne discende che i 2.392 medici che hanno aderito entro lunedì 31 luglio, alla scadenza del bando, non sono il 45% ma il 36%. La prova che anche la Regione ritenga fallimentare l'adesione è che la scadenza del bando è stata posticipata di due mesi». Insomma per i consiglieri i dati «certificano che la riforma di Gallera è un fallimento e lo è ancora di più in realtà come Milano, dove è più alta la presenza di anziani soli e minore l'adesione dei medici».
Secondo i consiglieri «finché la Regione non metterà a disposizione degli spazi fisici dove i medici possano lavorare in aggregazione e dove i cittadini possano trovare, vicino a casa, chi si prenda cura di loro, il problema della presa in carico dei pazienti cronici non sarà risolto». L'assessore Gallera replica: «Noi non giochiamo su temi delicati...il dato che non torna a Valmaggi e Borghetti ha una spiegazione assolutamente priva di mala fede: semplicemente dal totale di 6264 medici di medicina generale presenti sul territorio lombardo (non 6.630 come dicono), non sono stati contemplati i 900 che avendo compiuto i 65 anni presumibilmente andranno in pensione nel giro di 1 o 2 anni».

UMBRIA: Rivoluzione nel sistema di medicina generale e Continuta' assistenziale al via le AFT e le centrali operative

mediciepcPerugia, - Si chiama "Riorganizzazione della Medicina generale e Continuità assistenziale": in realtà è una piccola rivoluzione del sistema di assistenza sanitaria sul territorio che mette insieme ed in sinergia le componenti principali che vanno dai medici di famiglia alla Guardia Medica fino alla farmaceutica, la diagnostica, la specialistica, il trasporto e gli ausili sanitari. Il tutto collegato al nuovo Piano regionale delle cronicità che da questo nuovo sistema ottiene benefici importanti in termini di assistenza continua e calibrata al tipo di malattia in esame. Sono questi i due provvedimenti presentati questa mattina, nella Sala Giunta di Palazzo Donini, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, l'assessore regionale alla salute, Luca Barberini, il direttore regionale Walter Orlandi ed i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali che hanno sottoscritto l'Accordo Integrativo regionale 2017 sulla riorganizzazione della Medicina generale e Continuità assistenziale.

"Quello che presentiamo – ha detto la presidente Marini – vuole essere un modo diverso per dare risposte a cittadini e pazienti. Riaffermiamo l'importanza di tutte le componenti che sono chiamate a garantire la salute dei cittadini. Non soltanto attraverso le strutture ospedaliere, ma, ovviamente nei limiti delle proprie competenze, anche la prevenzione e l'assistenza sul territorio. Per questo ampliamo i servizi, mettiamo insieme le diverse preziose competenze dei medici di famiglia, della guardia medica, del servizio farmaceutico con una doverosa consapevolezza del cittadino che deve sempre di più essere 'conosciuto' e seguito dal sistema sanitario territoriale, ricorrendo soltanto in caso di effettiva necessità al sistema ospedaliero".

"Lo possiamo fare – ha aggiunto la presidente Marini - anche perché in Umbria siamo in presenza di una rete diffusa di medici, sia quelli di medicina generale che quelli della continuità assistenziale, che ha funzionato molto bene e che adesso ci aiuterà a mettere in pratica questi nuovi indirizzi ed a mettere in condizione ogni cittadino di conoscere, essere informato e dunque avere sempre fiducia nei servizi che ha a disposizione sul proprio territorio".

L'assessore regionale alle politiche della salute, Luca Barberini, ha definito "pilastri della nuova idea di sanità che vogliamo per l'Umbria" i due atti approvati. "Vogliamo – ha sottolineato – un potenziamento vero dei servizi sul territorio e dunque delle risposte che possiamo dare. Per giungere a questi risultati sarà necessario proseguire il lavoro di squadra che ha molto ben funzionato fin qui. Stiamo parlando di settori molto importanti del nostro sistema sanitario che assorbono ed hanno bisogno di notevoli risorse economiche, visto ad esempio che la prevenzione e la cura delle malattie croniche assorbono oltre il 70 per cento delle risorse della sanità. Ora dovremo continuare ad investire, soprattutto nella parte informatica del programma, perchè il nostro obiettivo è giungere ad un fascicolo elettronico che consenta ad ogni medico di avere tutte le conoscenze necessarie sulla salute del paziente. Tutto ciò – ha concluso l'assessore - costituirà una parte fondamentale del nuovo Piano sanitario regionale che ci apprestiamo a redigere".

Nel nuovo assetto organizzativo della medicina territoriale, che è stato illustrato dal direttore generale Walter Orlandi, è prevista l'istituzione, da parte delle Aziende UU.SS.LL., di nuove forme organizzative della medicina generale che si chiameranno Aggregazione Funzionale Territoriale (AFT) e che garantiranno nel territorio la continuità dell'assistenza, estesa all'intero arco della giornata e per sette giorni alla settimana, per garantire una effettiva presa in carico della persona, in particolare i pazienti fragili ed in dimissione protetta, anche in collegamento con le Centrali Operative Territoriali (COT) e successivamente con la istituenda rete del Numero Unico Europeo 116117. In ogni ambito sarà assicurata l'apertura di un ambulatorio nei giorni feriali h 12 con orario 8,00-20.00 e nel sabato e prefestivi l'attività ambulatoriale per almeno 6 ore, dalle ore 8.00 alle ore 14.00.

La AFT sarà composta da un numero di medici, di norma, non inferiore a 20, inclusi i medici di assistenza primaria e di Continuità Assistenziale i titolari di convenzione a quota oraria e la popolazione assistita non dovrà essere, per ogni AFT, superiore a 30.000 persone.

Lo scopo di questo nuovo servizio è quello di assicurare, a tutta la popolazione in carico ai Medici di Medicina generale (che fanno parte dell'AFT), i livelli essenziali ed uniformi di assistenza, inclusa l'assistenza ai turisti con il pagamento della relativa quota prevista per la visita.

E' prevista la partecipazione all'implementazione di attività di prevenzione sulla popolazione, ivi comprese le campagne vaccinali secondo le direttive del Piano Nazionale Vaccini, coordinandosi con i Dipartimenti di prevenzione, i Distretti e altri servizi previsti a livello regionale, favorendo la presa in carico della persona con cronicità e la promozione di corretti stili di vita che coinvolgano tutta la popolazione.

Le AFT potranno aderire ai programmi organizzati a livello di Distretto, Azienda USL e Regione; realizzare e attuare azioni di governance clinica nel settore della farmaceutica, della diagnostica, della specialistica, dei trasporti e degli ausili; garantire la continuità dell'assistenza anche mediante l'utilizzo della ricetta elettronica dematerializzata ed il continuo aggiornamento della scheda sanitaria individuale informatizzata e del fascicolo sanitario elettronico; promuovere l'equità nell'accesso ai servizi sanitari, socio-sanitari e sociali nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza e della medicina di genere; contribuire alla diffusione e all'applicazione delle buone pratiche cliniche sulla base dei principi della evidence based e slow medicine, nell'ottica più ampia della clinical governance; promuovere e diffondere l'appropriatezza clinica e organizzativa nell'uso dei servizi sanitari, anche attraverso procedure sistematiche ed autogestite di peer review e Audit; promuovere modelli di comportamento nelle funzioni di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione ed assistenza orientati a valorizzare la qualità degli interventi e al miglior uso possibile delle risorse alla luce dei principi di efficienza e di efficacia; garantire, al fine della continuità delle cure, l'integrazione con le strutture ospedaliere e di raccordo con il sistema di emergenza urgenza; offrire, ove possibile, diagnostica di primo livello, utilizzando le professionalità dei medici che fanno parte dell'AFT e aderire ai programmi regionali di telemedicina (teleassistenza, tele-monitoraggio). Si dovrà arrivare dunque ad una 'Fidelizzazione' dei cittadini da parte dei medici che compongono l'AFT (Medici di Assistenza Primaria e Medici di continuità assistenziale) grazie anche all'implementazione dei sistemi informativi e questo anche per ridurre il ricorso improprio ai Pronto Soccorso ospedalieri.

L'attuazione del modello previsto comporterà la necessità di riorganizzare la rete della Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica).

E' prevista la istituzione di Centrali Operative Territoriali (COT), di norma non più di due per Azienda Sanitaria, collocate presso le sedi della Continuità Assistenziale che, durante l'orario notturno, diurno festivo e prefestivo, anche infrasettimanale, garantirà la continuità assistenziale. Le Centrali operative saranno fornite della dotazione tecnologica analoga a quella della Centrale Operativa 118 e saranno collegate ai numeri 116117, quando attivati.

Entro 90 giorni dalla sottoscrizione dell'Accordo, le Aziende Sanitarie dovranno approvare il programma di realizzazione delle AFT a livello aziendale e questo nuovo modello dovrà essere operativo a partire dai primi mesi del 2018.

Il secondo provvedimento presentato dalla Giunta Regionale è la delibera riguardante il Piano regionale delle cronicità. Si è partiti dalla rilevazione dei dati epidemiologici secondo cui in Umbria (fonte: dati ISTAT 2016) la percentuale di persone in buono stato di salute è inferiore rispetto al dato nazionale (66,9% contro 70,1%), mentre la percentuale è superiore per le persone affette da almeno una patologia cronica (43,6% contro 39,1%) e da almeno due patologie croniche (25,3% contro 20,7%).

Anche l'analisi differenziata per patologia evidenzia dati che, per le malattie croniche a maggiore prevalenza, in Umbria risultano superiori a quelli nazionali.

E' emersa la necessità di gestire la cronicità, definendo un sistema di assistenza continua, multidimensionale, multidisciplinare, multilivello, che preveda la valorizzazione della rete assistenziale, la flessibilità dei modelli organizzativi, un approccio integrato, la stadiazione della popolazione, la diversità di genere e lo sviluppo dell'empowerment e del patient engagement, anche in relazione alla riorganizzazione del sistema delle cure primarie. E per questo saranno individuati esperti clinici, Medici di medicina generale, psicologici e dirigenti infermieristici.

Le patologie interessate sono le malattie renali croniche e insufficienza renale; malattie reumatiche croniche; malattie intestinali croniche: rettocolite ulcerosa e malattia di Chron; malattie cardiovascolari croniche: insufficienza cardiaca; malattia di Parkinson e parkinsonismi; Demenze; malattie tiroidee croniche; Artrite Reumatoide e Artriti Croniche in Età Evolutiva; Insufficienza respiratoria cronica in Età Evolutiva; Asma in Età Evolutiva; malattie Endocrine in Età Evolutiva e le malattie Renali Croniche in Età Evolutiva.

Anche in questo caso la Giunta regionale ha disposto che le Direzioni Generali delle Aziende sanitarie regionali adeguino progressivamente gli assetti organizzativi e percorsi clinico assistenziali in modo coerente con la riorganizzazione delle cure primarie. Ciò avverrà per step successivi, prevedendo entro luglio 2018, il monitoraggio di quanto realizzato.