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DALLE REGIONI

VIAREGGIO: Medici e infermieri aggrediti record all'ospedale della Versilia

prontosoccorsoIl Tirreno - Matteo Tuccini VIAREGGIO. È un record che l'ospedale Versilia non avrebbe mai voluto avere. Perché si parla delle aggressioni a medici, infermieri e in generale operatori sanitari da parte di utenti, ma anche pazienti, che hanno perso il controllo e sono diventati violenti. Usando parole di fuoco, minacciando e in qualche caso anche alzando le mani. Ventitré gli episodi denunciati tra il 2017 e i primi sei mesi del 2018. E sono in aumento: soltanto nella prima metà di quest'anno le denunce sono state 13. Il che significa due episodi al mese.
È l'Asl a fornire i numeri e a rendere evidente il record del Versilia rispetto agli altri ospedali. Un paragone? Nel 2017, a fronte dei 10 episodi avvenuti tra le mura dell'ospedale di Lido, a Lucca ci sono stati 4 casi, a Massa 3, a Livorno 7 e a Pisa 2. «È un dato che può essere letto in due modi – afferma Tommaso Bellandi, direttore della struttura Sicurezza del paziente dell'Asl – sicuramente al Versilia il fenomeno è più evidente, ma c'è anche una consapevolezza maggiore sull'importanza di denunciare l'accaduto. In modo che l'Asl possa ricostruire e capire come intervenire. Anche quando abbiamo sbagliato noi: non è nostra intenzione fare muro contro muro e dire che la colpa è sempre dei pazienti». Ma le aggressioni sarebbero di più di quelle segnalate. Ne è convinta l'Asl: «Il fenomeno è sicuramente sottostimato rispetto alla realtà», spiega Emilio Giovannini, direttore del servizio Prevenzione e protezione dell'azienda sanitaria. Molti operatori, infatti, non denunciano. Così l'Asl Nordovest ha deciso, per la prima volta, di prendere di petto una questione che sta diventando sempre più spinosa.
L'Asl ha costituito un gruppo di lavoro per l'analisi e la prevenzione del rischio di aggressioni a danno degli operatori sanitari. Verranno fatti dei corsi di formazione per i dipendenti, in modo da spiegare loro come comportarsi in caso di comportamenti violenti o a rischio. Ma ci saranno anche contromisure tecniche. La prima riguarderà la psichiatria e potrebbe essere estesa presto anche a reparti dove i rischi sono maggiori, come il pronto soccorso. Si tratta di un sistema di allarme personalizzato, con ricetrasmittente in dotazione a ogni operatore sanitario, per mandare un Sos immediato in caso di bisogno al poliziotto del posto fisso o alla guardia giurata.
Lo dicono le cronache, non è un mistero: sono il pronto soccorso e la psichiatria i reparti dove medici e infermieri sono più esposti. «Un sondaggio recente – spiega l'Asl – dice che l'80% delle persone che lavorano in pronto soccorso ha subito un'aggressione nella propria carriera». Percentuale che, stando a quanto racconta la prima linea dell'ospedale di Lido, è verosimile. Mentre in psichiatria è avvenuto il caso più grave degli ultimi anni: medici e infermieri sequestrati e minacciati da un paziente che aveva perso la testa. Però può succedere anche altrove, in momenti che sembrerebbero insospettabili. Come in ostetricia, dove un padre è diventato una furia con ginecologi e ostetriche in sala parto. Mentre nasceva il figlio.

CATANIA: Bufera all'Ordine dei Medici, si dimettono 6 consiglieri

buscema3Catania TODAY Mattia S. Gangi Una vera e propria bufera, in queste settimane, sta turbando la serenità dell'ordine dei medici di Catania. Prima le dimissioni del vice-presidente Antonio Biondi, arrivate ieri mattina sul tavolo del presidente e, ora, dopo un direttivo serale, il passo in dietro di altri 6 importanti consiglieri. Il chirurgo catanese ha spiegato la scelta come un atto necessario dovuto ai "troppi impegni con il Rettorato". Il medico è infatti anche portavoce del magnifico rettore Francesco Basile. "Ringrazio il presidente, ma gli impegni sempre più pressanti, non mi consentono di assolvere in maniera piena il ruolo a cui sono stato designato", scriveva Biondi.
A rimettere il proprio mandato, inoltre, sono il medico legale Lucio Di Mauro, Nino Rizzo, Rosalia Lo Gelfo, Alfio Pennisi, Emanuele Cosentino e l'otorino-laringoiatra Gianluca Albanese. Lucio Di Mauro ha condiviso inizialmente il progetto di Massimo Buscema, "quando era nell'interesse dell'istituzione", spiega a CataniaToday. Il professionista si sarebbe però discostato dal presidente a causa "delle decisioni sempre in bilico tra regolarità e irregolarità, soprattutto dopo che l'Ordine è stato riconosciuto come ente pubblico dalla legge 3 del 11 gennaio 2018" aggiunge. Nino Rizzo, invece, è da sempre stato vicino al presidente, tanto da aver fatto campagna elettorale per la moglie Ersilia Saverino ed essere stato anche candidato. Quest'ultimo, tuttavia, avrebbe avuto discussioni con Buscema a causa della posizione presa dall'Ordine sulla costituzione di parte civile della dottoressa Serafina Strano. Biondi e Albanese sono invece vicini al rettore Basile. Proprio Albanese, il più giovane del direttivo, ha motivato il suo gesto con una lunga lettera dai toni molto forti. E si potrebbe dire anche inusuali.
"Nel contesto ordinistico siciliano - scrive Albanese - ho assistito: al proliferare di sistemi a scatole chiuse (Fondazioni, consorzi esterni con finalità commerciali, registri, ecc.), gemmati utilizzando il nome dell'istituzione ordinistica, preludendo alla possibilità di accedere a finanziamenti pubblici e disegnati attorno a persone fisiche, forti della 'vicinanza' alla politica; allo schieramento dell'istituzione ordinistica a fianco della politica di parte, mettendo a rischio l'autonomia, e talora la stessa identità ordinistica; all'assenza di spirito critico nei confronti della politica, a fronte dei gravi errori che hanno portato alla mancata implementazione delle reti ospedaliere, dell'emergenza-urgenza, e dell'assistenza del territorio, tali da ingenerare il blocco delle assunzioni ed il precariato storico in sanità, nonché di uno stato di sovraffollamento dei pronti soccorsi che è, troppo spesso, concausa degli episodi di intolleranza e, talora, di ingiustificabile violenza da parte degli utenti". "Ho registrato infine - continua l'otorino - la totale indifferenza del mio Ordine, e con esso tutti gli OMCeO siciliani, di fronte alla contestazione dei giovani medici siciliani sull'adozione di una tassa di iniqua, unico caso in Italia, per partecipare alle selezioni per l'accesso ai corsi di formazione di Medicina Generale. Tutto questo mentre, a latere, l'istituzione ordinistica siglava con la politica protocolli di intesa per la gestione di servizi e corsi, con le annesse ingenti risorse".
La notizia arriva oggi in seguito a due vicende - rese note dal quotidiano on-line MeridioNews - che hanno coinvolto in prima persona l'endocrinologo Massimo Buscema. In primo luogo una presunta aggressione dai contorni poco chiari che ha portato a due denunce: la prima, in cui la vittima sarebbe un commercialista di 35 anni, aggredito dal presidente dell'ordine dei medici dopo un alterco avvenuto per strada, in largo Sarajevo. La seconda, in cui invece ad essere stato aggredito sarebbe proprio Buscema mentre l'aggressore sarebbe il giovane commercialista.
Ma oltre a questo fatto, del tutto personale, un secondo caso ha inziato a creare malcontento tra i camici bianchi etnei: una denuncia a carico di Massimo Buscema per calunnia. Nel 2016 il capo dell'ordine etneo viene infatti querelato dal direttore generale e da quello sanitario dell'Asp 3 di Catania, rispettivamente Ida Grassi e Franco Luca, prima per diffamazione - indagine archiviata dal pm Fabio Regolo - e poi per calunnia. Per questa seconda ipotesi di reato si è arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio.

BOLZANO: sanzione di 35 euro per la mancata disdetta delle visite

filaaslPer ridurre le liste d'attesa e di sensibilizzare e responsabilizzare maggiormente i pazienti sull'utilizzo delle risorse pubbliche, la Giunta provinciale ha approvato oggi una nuova regolamentazione della mancata disdetta delle prenotazioni specialistiche ambulatoriali. "Questa regolamentazione ha lo scopo di contribuire alla riduzione dei tempi d'attesa per accedere alle visite specialistiche, favorendo coloro che hanno effettiva urgenza e nel contempo vogliamo porre l'accento sul fatto che si tratta di un servizio che ha un costo elevato per la collettività e va quindi utilizzato con attenzione e disdetto laddove la persona non è in grado di utilizzare la prenotazione", afferma l'assessora Martha Stocker promotrice dell'iniziativa. Per chi non disdice in tempo le prestazioni di specialistica ambulatoriale prenotate si applica una sanzione di 35 euro, anche se l'utente gode di un'esenzione dal ticket.
Non devono pagare la sanzione coloro che, trovandosi in determinate situazioni, possono giustificare la mancata disdetta, ad esempio persone ricoverate presso strutture sanitarie o che hanno parenti ricoverati nelle 24 ore precedenti alla prenotazione, malattia ed altri motivi di salute dell'interessato o di un parente fino al secondo grado nelle 24 ore che precedono l'appuntamento, nascita di un figlio nei 4 giorni precedenti, lutto familiare, incidente stradale nelle 24 ore precedenti, altre cause documentabili.
L'Azienda sanitaria definirà un termine di preavviso, entro il quale va comunicata la disdetta compreso tra un minimo di due ed un massimo di cinque giorni lavorativi antecedenti il giorno dell'appuntamento.

FIMMG BARI: Ai PPI chiusi vanno sostituiti altri presidi e un sistema di rete di medicina territoriale

medico"Non siamo contrari in linea di principio alla chiusura dei Punti di Primo Intervento, ma crediamo che ai pazienti vadano poi offerte strutture alternative cui far riferimento. La chiusura deve andare di pari passo con l'implementazione di un sistema di medicina territoriale capace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini - commenta così Nicola Calabrese, segretario Fimmg Bari, la polemica sulla chiusura del PPI di Locorotondo - "Non è dignitoso che medici ed operatori sanitari finiscano col visitare i cittadini per strada, a bordo delle ambulanze. Il 118 dovrebbe intervenire solo in caso di emergenza, su codici gialli o rossi".
Il Decreto 70 ha imposto la chiusura dei Punti di Primo Intervento che non raggiungono i 6mila accessi all'anno (38 in Puglia). La loro chiusura dovrebbe prevedere un potenziamento della rete di medicina territoriale, che al momento invece rimane sulla carta.

RHO : Sperimentazione sulla dematerializzazione delle ricette

mediciepcDa luglio, sperimentazione sulla dematerializzazione delle ricette nell'ASST di Rho. I cittadini potranno ritirare i farmaci senza recarsi dal medico di famiglia o dallo specialista ospedaliero per ritirare il promemoria. Così è stata presentata l'iniziativa in Lombardia dall'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera " La regione ha gia' messo a disposizione degli utenti 'SALUTILE Ricette', l'applicazione che permette di prendere visione delle proprie ricette attraverso il dispositivo mobile, sia farmaceutiche sia specialistiche. Con la nuova sperimentazione il medico registrera' tutte le ricette dematerializzate per i farmaci e il paziente potra' recarsi direttamente in farmacia per acquistare i farmaci".
Nulla di nuovo pero' sotto il sole, difatti se si va a leggere la spiegazione del servizio sul sito dell'app della Regione Lombardia (Leggi Qui)

ci si accorgera' che la vera dematerializzazione della ricetta è molto lontana da venire difatti : "Per ogni prescrizione è necessario stampare il promemoria cartaceo, così da portarlo con sé prima di recarsi in farmacia oppure presso le strutture sanitarie per effettuare una visita o un esame."
Quindi se è pur vero che l'assistito potra' consultare le proprie prescrizioni dal'altra sempre stampare le dovra'pre recarsi in farmacia.
Con l'introduzione del Fascicolo Sanitario Questa è una funzione Base che è anche implementata gia' da anni nei gestionali della medicina generale con applicativi che da molto tempo  permettono ai cittadini di avere a disposizione le prescrizioni. L'ideale sarebbe la scomparsa completa del promemoria cosa lontana da venire nelle menti governative .....

UDINE : Medici aggrediti, la Questura interviene per tutelare i professionisti

poliziadistato thumb250 250UDINE TODAY : La Questura di Udine scende in campo accanto agli operatori sanitari sempre più vittima di aggressioni sia verbali sia fisiche, con un escalation che preoccupa e richiede in Friuli l'attivazione di misure di sicurezza organizzative ed ambientali. «Stiamo eseguendo una mappatura con l'Azienda Sanitaria 4 Medio Friuli per poter installare degli allarmi in modo da intervenire tempestivamente grazie a questi alert speciali», rende noto il vicequestore di Udine Luca Carocci intervenuto al primo evento formativo organizzato dall'Ordine dei medici di Udine nella sede ordinistica.
Fra le proposte oggetto di analisi, appunto, spuntano gli allarmi anti-aggressione. In pratica, appena l'operatore sanitario intuisce che la situazione con un paziente o un caregiver rischia di degenerare, aziona l'allarme che arriva direttamente alla pattuglia o alla squadra d'intervento più vicina. «È evidente che se in città – aggiunge il vicequestore – le forze dell'ordine intervengono anche di notte, visto che il servizio di pattuglia è h24, lo stesso non si può dire per le periferie dove il servizio termina alle 20, ad esempio». In questi casi, a detta del vicequestore, «si potrebbe valutare il coinvolgimento della sicurezza privata che garantisce i servizi notturni ed è sempre reperibile con le ronde notturne anche in aree periferiche». In questi casi si tratterà di creare un network operativo fra Aziende Sanitarie, Strutture ospedaliere periferiche, servizi territoriali, numero di emergenza e gli Istituti di sicurezza privata.
Una proposta a cui plaude il Presidente dell'Ordine dei medici di Udine, Maurizio Rocco: «Di fronte ad un fenomeno di inaudita gravità è necessario predisporre contromisure urgenti e non rinviabili; certo, la possibilità di allarmi anti-aggressione è molto valida, al pari dell'ipotesi di garantire una protezione anche tramite la sicurezza privata,con guardie armate e preparate». Sulla base di recenti sondaggi somministrati ai medici emerge che 2 medici su 3 sono vittima di aggressioni; il 70 per cento delle vittime sono donne. Stando alla media dell'Inail si registrano 3 casi di aggressione quotidiana (sia verbale sia fisica) contro gli operatori sanitari. «Molte volte i medici o gli operatori sanitari non denunciano e non segnalano perché si vergognano, quindi il fenomeno è sottostimato», dichiara il medico Vito Cortese, specialista in Anestesia e Rianimazione, oltre che esperto in Scienze e Tecniche psicologiche all'Università di Trieste, che ha insegnato ai medici le tecniche di comunicazione efficace nell'ottica di de-escalation dei conflitti con tanto di simulazioni pratiche.
Durante l'evento i medici hanno portato alla luce recenti esperienze personali di aggressione: una dottoressa dell'Odontostomatolgia aggredita e sequestrata da un paziente drogato («ero rimasta paralizzata – racconta -, mi continuava a spingere e non lasciava uscire né me né la mia infermiera, ho denunciato alla Direzione e ho segnalato alla Questura»); un medico ha raccontato di essere stato minacciato con un coltello, altri medici che lavorano in Pronto soccorso hanno elencato aggressioni all'ordine del giorno e più volte al giorno: «Se dovessimo denunciare tutto, staremmo più tempo a segnalare che ad assolvere al nostro compito", ha dichiarato una dottoressa del pronto soccorso che ha aggiunto: "Siamo costretti ad intervenire perché pazienti e familairi danno in escandescenza, e non soltanto in caso di pazienti ubriachi...», per non parlare di chi esercita la professione nella medicina di continuità assistenziale, si pensi all'infermiera picchiata da un pakistano, costretta a 3 mesi di cure.
TERAMO: Si spegne all'età di 62 anni Franca Vitelli, moglie del segretario della Fimmg di Teramo
Teramo. Si e' spenta, all'ospedale di Padova dove era ricoverata per l'aggravarsi delle sue condizioni, Franca Vitelli, 62 anni, moglie del medico Glauco Appicciafuoco, segretario della Fimmg di Teramo, la federazione dei medici di base, e vice presidente dell'Ordine dei medici della provincia di Teramo.
Nata a Montorio al Vomano, Franca si era trasferita con la famiglia a Teramo e si era laureata in Scienze Sociali fino a diventare assistente sociale, ruolo che aveva ricoperto negli ospedali di Atri e Teramo e, successivamente, insegnante nella scuola primaria di Castellalto, dove ha lavorato coinvolgendo gli alunni anche in numerose attivita' extrascolastiche. Lascia anche due figli, Ilenia e Carlo Maria. I funerali si terranno nella chiesa di San Francesco, a San Nicolò a Tordino, lunedì 2 luglio alle ore 10. Si stringono attorno al dolore di Glauco Appicciafuoco, esprimendo vicinanza alla sua famiglia, i colleghi, gli operatori sanitari e i rappresentanti di Fimmg Teramo, Ordine dei medici della provincia di Teramo, Asl di Teramo e Anaao Abruzzo.
ESTATE: ospedali in affanno. Medici di famiglia chiamati a fare argine
Doctor 33- Estate complicata, come sempre, per chi resta in città o chi vi fa turismo. Gli ospedali e i pronti soccorso si spopolano. Ma quest'anno i medici di famiglia, tra chi va in vacanza e chi resta, sono in prima fila nel fare le prove generali degli accordi nazionali, con l'ultimo che chiede loro di fare filtro agli accessi in ospedale. Almeno nelle grandi città. A Napoli il segretario Fimmg Luigi Sparano lancia l'allarme: «La città rischia di trasformarsi in un deserto sanitario, nel quale l'incidente potrebbe essere dietro l'angolo. Soprattutto ora che Napoli vede un tale afflusso turistico». La medicina generale chiamata a fare da argine si rivolge all'Asl, mentre gli ospedali sono in affanno, al Cto i primari hanno chiesto di chiudere il Ps oltre un certo orario, al Pellegrini oculistico i temi sono simili, restano il Cardarelli e il Loreto Mare ad arginare le richieste. E Roma? La Regione Lazio sta disponendo affinché una ventina di ambulatori aprano sabato e domenica, anche nei luoghi di villeggiatura, in particolare ai circa 350mila anziani che si rivolgono ad essi piuttosto che ai Ps. Ed è stato previsto il raddoppio dei turni dei medici che vi operano per dimezzare le attese. Seicento chilometri a Nord, l'Ats Città di Milano si appresta a varare un numero verde pubblico mirato agli over 65. «Il medico di Continuità Assistenziale che si recasse in casa di un anziano a seguito di una richiesta, a propria discrezione ne valuterà e segnalerà la fragilità al numero verde. In particolare il paziente che comunque non sia da ospedalizzare sarà indirizzato dall'Ats ai servizi sociosanitari del Comune», spiega Giovanni Campolongo presidente Snami CA lombardo. Sempre da Snami a Milano Ugo Tamborini sottolinea per i medici di famiglia che «malgrado il peso di un'ottantina di zone carenti da riempire, la medicina del territorio ha un tessuto in grado di far fronte alle esigenze della popolazione: i pazienti si distribuiscono tra i medici restanti e quanto cresce è il carico medio, l'ottimale, da 1 medico per 1300 residenti a 1 per 1500-1700. Il lavoro magari aumenta ma nessuno è lasciato solo. Andrebbe peraltro sensibilizzata la pazientela: una volta che il medico, in vacanza, metta il sostituto, nessuno dovrebbe "disertare" recandosi in Pronto soccorso. Come purtroppo succede. È una questione di educazione». E torniamo a Napoli, dove il territorio fa suo l'allarme partito dagli ospedali. «In Campania ci siamo predisposti ad arginare la domanda dei residenti cronici attrezzandoci con le aggregazioni funzionali, ma quanto è ancora su carta, previsto dal decreto regionale 53 di quest'anno, va fatto partire da Regione ed Asl», dice Luigi Sparano. «Il progetto riguarda per ora gli affetti da insufficienza respiratoria per i quali i nostri studi andrebbero dotati di spirometro ed andrebbe avviata una formazione. E riguarda un collegamento informatizzato tra studi e ospedali, in prospettiva per censire e prendere in carico la popolazione fragile, effettuando presso di noi ecg ed ecografie. Se vogliamo essere all'altezza dei tempi e delle stagioni dovremmo partire. Tanto più che i pazienti vanno in Ps spesso non per condizioni di oggettiva gravità ma per avere una diagnosi rispetto a un sintomo che li preoccupa». C'è poi il tema dell'afflusso crescente di turisti, per il quale la stessa Regione si chiede se attivare un servizio di guardia turistica, come nella penisola sorrentina, e ha convocato un incontro con i sindacati. «Qui il servizio non c'è ancora ma la questione è all'ordine del giorno. I sindacati sono convocati, l'idea è di ampliare la recettività di alcuni studi mmg verso i turisti, costituendo postazioni di riferimento per i cittadini non residenti».

FARMACI: Amazon entra nel settore della distribuzione dei medicinali e getta nel panico le grandi catene americane di farmacie.
(Business insider) E' bastato ieri l'annuncio dell'acquisizione di una piccola e sconosciuta società di Boston, PillPack, che opera come farmacia digitale, a fare cadere a Wall Street i colossi del settore Cvs Health e Walgreen Boot Alliance. Le azioni delle due società hanno chiuso in ribasso rispettivamente del 6,1% e del 9,9% mandando in fumo circa 10 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il tutto perché Amazon ha comprato una startup nata nel 2013 per una cifra che dovrebbe aggirarsi attorno a 1 miliardo di dollari.
Il fatto è che PillPack ha messo a punto un metodo di distribuzione che semplifica alla grande la vita di chi deve assumere ogni giorno cinque o più farmaci. Infatti, semplicemente usando l'app, il cliente ottiene ogni mese la consegna a domicilio di un quantitativo di medicine pre-dosate, impacchettate ed etichettate. Senza PillPack queste persone in genere devono andare in farmacia tre o quattro volte al mese. Con l'app i clienti hanno un promemoria dei farmaci che stanno prendendo e sulla chat possono ottenere consigli da un farmacista in qualsiasi momento. Inoltre PillPack ha sviluppato un software che ha automatizzato tutta una serie di procedure e controlli che in genere portano via molto tempo ai farmacisti, comprese le verifiche riguardanti le assicurazioni e i pagamenti dei clienti.
E' evidente che un sistema del genere, rielaborato dagli ingegneri di Jeff Bezos per portarlo su grande scala, è in grado di portare forti sconvolgimenti nel settore dei farmaci venduti con ricetta, un mercato che negli Usa nel 2016 è stato di 328 miliardi di dollari.
E' un mercato dominato da due grandi attori. L'anno scorso Cvs Health ha realizzato un fatturato di 59,5 miliardi di dollari con i farmaci da ricette su un fatturato complessivo di 184 miliardi. La rivale Walgreen Boot Alliance ha incassato 57,8 miliardi con vendite da ricette su ricavi totali pari a 118 miliardi. Per quanto si tratti di due colossi dell'economia americana, la sensazione è che per loro le cose sono destinate a cambiare radicalmente dopo l'ingresso di Amazon nel loro settore
Oggi Cvs capitalizza 71 miliardi e impiega 246mila dipendenti, Walgreen Boot Alliance, controllata e gestita dall'italiano Stefano Pessina (Ceo del gruppo), conta 345mila dipendenti e a Wall Street capitalizza 66 miliardi di dollari.
Ieri Pessina ha gettato acqua sul fuoco e in un incontro con gli analisti finanziari ha detto che l'attività delle farmacie è molto più complessa della semplice distribuzione dei farmaci e che le persone avranno sempre bisogno delle farmacie tradizionali dove possono ottenere un servizio completo.
Ma proprio qui sta il cuore della novità. Amazon ha scelto di comprare una società che, per quanto piccola, nasce da uno studio accurato di come funziona il business delle farmacie. TJ Parker, uno dei due fondatori di PillPack, è figlio di un farmacista e ha lavorato per tutta la sua vita in farmacia. Partecipando a un hackathon al Mit di Boston ha conosciuto l'esperto di informatica Elliot Cohen e insieme hanno dato vita nel 2013 a PillPack, una startup che ha convinto molti investitori, tanto che in cinque anni ha raccolto 118 milioni di dollari in diversi round di finanziamento. L'anno scorso PillPack era stata valutata 360 milioni.
TJ Parker resterà a lavorare con Bezos, con il quale condivide l'idea che nel sistema sanitario americano ci siano sprechi e malfunzionamenti enormi. Su questo tema il capo di Amazon ha già avviato un'altra importante iniziativa, in cui ha trovato come alleati il finanziere Warren Buffett e il banchiere Jamie Dimon, Ceo di JP Morgan. Insieme hanno fondato una nuova società che sta studiando come intervenire sul sistema dei servizi sanitario che le aziende offrono ai dipendenti, convinti che ci siano grandi sprechi e di conseguenza grandi possibilità di ottenere miglioramenti dei servizi, con benefici per tutti: aziende sanitarie e lavoratori.

LOMBARDIA : Stop al promemoria nella dema direttamente in farmacia il ritiro dei Farmaci.
Farmaci: è in fase di sperimentazione nella zona di Rho un sistema rivoluzionario che faciliterebbe non poco la vita. Se l'esperimento avrà esito positivo, il sistema verrà ampliato a tutti i territori lombardi, fra cui i comuni della Brianza.
Da luglio, grazie ad una sperimentazione per la dematerializzazione delle ricette dell'ASST Rhodense i cittadini potranno ritirare i farmaci senza recarsi dal medico di famiglia o dallo specialista ospedaliero per la ricetta.
"E' un progetto che fara' risparmiare tempo prezioso e che va ad aggiungere un altro tassello alla piena attuazione della presa in carico del malato cronico"
"Regione Lombardia – ha spiegato l'Assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera – ha gia' messo a disposizione degli utenti 'SALUTILE Ricette', l'applicazione che permette di prendere visione delle proprie ricette attraverso il dispositivo mobile, sia farmaceutiche sia specialistiche. Con la nuova sperimentazione il medico registrera' tutte le ricette dematerializzate per i farmaci e il paziente potra' recarsi direttamente in farmacia per acquistare i farmaci".
"Il progetto – ha detto Ida Ramponi, direttore generale dell'ASST Rhodense – ha potuto essere realizzato grazie alla sinergia che da subito si e' creata tra la direzione ed i medici sul tema della presa in carico, grazie anche alla disponibilita' di Federfarma a collaborare."
"La presa in carico della cronicita' e' la sfida che le farmacie hanno oggi di fronte. – ha ricordato la presidente di Federfarma Milano e Lombardia, Annarosa Racca – Questo progetto dimostra come le farmacie possano essere protagoniste di questa grande riforma di Regione Lombardia con il ruolo di facilitatori per le necessita' dei cittadini".

IL MESSAGGERO: Bambina di 6 anni morta di meningite in 4 ore: non era vaccinata
di Alessia Strinati Uccisa dalla meningite in 4 ore a Rozzano, comune del Milanese. La piccola Giulia è morta a 6 anni, dopo aver contratto la meningite di tipo C. La bambina non era stata vaccinata e probabilmente quella punturina invece avrebbe potuto salvarle la vita. A raccontare la sua storia è il papà che parla ai microfoni di Stasera Italia.
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https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/bambina_morta_meningite_vaccini_25_giugno_2018-3817548.html
REPUBBLICA: Il verde aiuta i pazienti, il primo giardino pensile sul tetto di un ospedale
inaugurato al Policlinico Gemelli di Roma, il nuovo Centro di farmacologia clinica dedicato alle donne. In uno spazio più confortevole e green, dove si potrà camminare a piedi nudi sull'erba. Con yoga, agopuntura, musicoterapia,
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http://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/06/19/news/al_gemelli_la_sperimentazione_clinica_si_tinge_di_rosa-199406640/?ref=fbp5

ANSA.IT: Vecchio vaccino per la tubercolosi efficace per il diabete giovanile
Un vaccino usato da un secolo per prevenire la tubercolosi, il bacillo Calmette-Guérin (BCG), funziona anche come vaccino terapeutico per il diabete giovanile, quello insulino-dipendente. Lo dimostrano i risultati a distanza di 8 anni di un trial clinico condotto su pazienti con diabete di tipo 1 presso il Massachusetts General Hospital (MGH) di Boston e riportati sulla rivista npj Vaccines.
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http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/diabete/2018/06/21/vecchio-vaccino-per-la-tubercolosi-efficace-per-il-diabete-giovanile_7c7aaa98-f28c-40d9-840e-8f69c5e025f6.html

ESPRESSO: «Io, 16 anni, sono sieropositiva. Ma non sapevo neppure cosa fosse il virus dell'Hiv»
di Elena Testi l racconto di una ragazza che, facendo esami di routine prima di un intervento, ha scoperto di aver contratto il virus. E che ora racconta: «Molti della mia generazione pensano che questo problema non esista più»Al suo fianco una psicologa. La porta sigillata, niente deve fuoriuscire all'esterno. È una storia che vuole raccontare protetta da quattro mura bianche e una scrivania, dove a volte si appoggia, guardando il suo interlocutore negli occhi. Ci vuole un filo di voce per tornare indietro e togliere dalla mente l'attimo in cui all'ospedale le dissero: «Hai il virus dell'Hiv». Ci pensa e poi ci pensa di nuovo, fino a rompere l'imbarazzo con un: «Io non sapevo neanche cosa fosse questo virus dell'Hiv, mi è piombato tutto addosso».
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http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2018/06/25/news/io-16-anni-sono-sieropositiva-ma-non-sapevo-neppure-cosa-fosse-il-virus-dell-hiv-1.323959?ncid=fcbklnkithpmg00000001

HUFFINGTON POST: Il Canada legalizza la marijuana per uso ricreativo cannabis Act approvato con 52 voti a favore
Il Parlamento canadese ha approvato la legge che legalizza la marijuana per uso ricreativo a livello nazionale: il Cannabis Act, riporta la Bbc online, è passato al Senato con 52 voti a favore e 29 contrari. I canadesi potranno acquistare e consumare legalmente la marijuana già da settembre.
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https://www.huffingtonpost.it/2018/06/20/il-canada-legalizza-la-marijuana-per-uso-ricreativo_a_23463403/?ncid=fcbklnkithpmg00000001
Fimmg Bari: Ai PPI chiusi vanno sostituiti altri presidi e un sistema di rete di medicina territoriale
E' necessario avviare l'implementazione di una rete di medicina del territorio capace di far fronte ai bisogni di salute dei cittadini.

venerdì 29 giugno 2018
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La chiusura dei Punti di Primo Intervento dovrebbe andare di pari passo con l'implementazione di una rete di medicina del territorio capace di far fronte ai bisogni di salute dei cittadini.

Bari, 29 giugno 2018. "Non siamo contrari in linea di principio alla chiusura dei Punti di Primo Intervento, ma crediamo che ai pazienti vadano poi offerte strutture alternative cui far riferimento. La chiusura deve andare di pari passo con l'implementazione di un sistema di medicina territoriale capace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini - commenta così Nicola Calabrese, segretario Fimmg Bari, la polemica sulla chiusura del PPI di Locorotondo - "Non è dignitoso che medici ed operatori sanitari finiscano col visitare i cittadini per strada, a bordo delle ambulanze. Il 118 dovrebbe intervenire solo in caso di emergenza, su codici gialli o rossi".
Il Decreto 70 ha imposto la chiusura dei Punti di Primo Intervento che non raggiungono i 6mila accessi all'anno (38 in Puglia). La loro chiusura dovrebbe prevedere un potenziamento della rete di medicina territoriale, che al momento invece rimane sulla carta.