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DALLE REGIONI

MILANO: solo un medico su tre accetta di fare da "gestore" per i malati cronici boom di privati

medicoscriveRepubblica di ALESSANDRA CORICA Doveva essere la grande rimonta. Eppure la situazione da luglio a oggi sembra cambiata ben poco. E la riforma delle cure ai cronici, cuore della nuova sanità targata Maroni, sembra ancora arrancare. Visto che, a livello lombardo, appena un camice bianco su due ha detto di sì, e a livello milanese uno su tre. Sono i dati sull'adesione dei medici al nuovo modello per assistere i cronici. "È un successo straordinario, una rivoluzione copernicana", esulta l'assessore Giulio Gallera. "I dubbi e le perplessità è normale che ci siano quando si fa una riforma. Ma il sistema che abbiamo disegnato funziona, guarda all'evoluzione dei bisogni nei prossimi 10-15 anni", aggiunge il governatore Roberto Maroni. Eppure. Il bando per diventare "gestore" - ossia, responsabile del malato cronico, pagato a forfait - si è chiuso una prima volta a luglio, con il 45 per cento dei medici lombardi, e il 30 per cento dei milanesi, che aveva aderito. Dati non entusiasmanti, che hanno fatto prorogare l'avviso, scaduto così lo scorso weekend. Vi potevano partecipare medici di base (soprattutto riuniti in cooperativa), rsa, cliniche private e ospedali pubblici. Il risultato? A Milano su 1.882 medici, hanno sposato il nuovo sistema in 598, appena il 32 per cento. Va meglio a livello lombardo: il 48 per cento ha aderito. "Ma è comunque un flop", attacca il Pd Carlo Borghetti. Certo, soprattutto a Milano ha pesato il giudizio negativo dell'Ordine dei medici, che sin dall'inizio ha bocciato la manovra, come raccontato da Repubblica. "Ma un conto sono le critiche costruttive, un conto il no a prescindere e gli allarmismi infondati - ribatte Maroni - Se qualcuno dice no perché il suo orticello in qualche modo viene ridotto, per noi non è una ragione sufficiente per fermare la riforma". Gli fa eco Gallera: "I dati a Milano sono buoni se si considerano le contrarietà ideologiche al di là del merito. E le elezioni imminenti del consiglio dell'Ordine". Non è un segreto, infatti, che l'ente, che a novembre rinnoverà i suoi vertici, è attraversato da una spaccatura. Nata, tra le altre cose, proprio sulla riforma: la maggioranza guidata dal presidente Roberto Carlo Rossi, è contraria. La minoranza, con leader il vicepresidente Giuseppe Bonfiglio, è invece a favore. Tra le strutture che hanno deciso di sposare il nuovo metodo - e alle quali da dicembre i malati cronici potranno rivolgersi - i privati fanno la parte del leone: sulle 84 strutture milanesi, due terzi sono convenzionate. "Nella nostra associazione, l'adesione è stata pressoché completa, vista la convinzione che possa essere utile ai pazienti - conferma Dario Beretta, numero uno di Aiop Lombardia, l'associazione degli ospedali privati - Il punto critico sarà capire quanti assistiti aderiranno davvero all'iniziativa, e come si comporteranno i medici di famiglia. Se li indirizzeranno all'adesione oppure no". Tradotto: bisognerà vedere se il gioco vale la candela, e se abbastanza cronici decideranno di sposare il nuovo metodo. Permettendo quindi alle cliniche private di affrontare i costi necessari per mettere in piedi il nuovo sistema, che prevede la creazione di un centro servizi per gestire i pazienti e i loro appuntamenti. "Il discorso vale soprattutto per le strutture più piccole: se i numeri delle adesioni non saranno alti, avranno problemi organizzativi", dice Beretta. E in Regione? Sull'adesione dei pazienti, Maroni sembra non avere dubbi: se i cronici in Lombardia sono 3,5 milioni e mezzo, il governatore si dice certo "che aderiranno in due milioni e 999mila". Le lettere con le quali i pazienti saranno reclutati partiranno da dicembre: solo tra gennaio e febbraio, quindi, si vedrà se queste (rosee) previsioni si avvereranno oppure no.

TARANTO: quattro casi di malaria malattia e' stata contratta in Italia, in corso accertamenti

zanzaratigre2 thumb other250 250La Asl annuncia quattro casi di malaria a Taranto. Si tratta di quattro braccianti extracomunitari, di cui due sono in Italia da nove anni e un altro da due mesi. Ancora sarebbero in corso delle verifiche sul quarto. Attualmente, i braccianti sono ricoverati per malaria nel reparto Infettivi dell'ospedale Moscati di Taranto. L'Asl ha precisato che il tempo di incubazione è tra i 12 e i 18 giorni. La malattia, dunque, i quattro braccianti l'avrebbero contratta nel nostro Paese. Due dei quattro vivono nella stessa abitazione. Da alcune fonti sappiamo che i quattro extracomunitari lavoravano presso le campagne di Ginosa, precisamente nella località di Pantano. Attualmente sarebbero anche in corso delle verifiche su un loro possibile impiego nel Salernitano. A tutti e quattro è stata diagnosticata la malaria da Plasmodium falciparum. Tre dei quattro braccianti che hanno contratto la malaria a Taranto sarebbero magrebini, mentre l'altro sarebbe invece un sudanese. I quattro extracomunitari hanno un'età compresa tra i 21 e i 37 anni. Sappiamo che Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha annunciato che non vi è alcun allarme malaria nella città di Taranto. Il Ministro ha parlato di questo problema a margine della celebrazione del 25esimo anniversario del riconoscimento Irccs alla Fondazione S.Lucia. Per quanto riguarda le zanzare che avrebbero provocato la malattia, la Lorenzin ha annunciato che si trattano di insetti autoctoni. Al momento sono attesi i risultati degli ultimi accertamenti. Per ora sappiamo che la zanzare in questione sarebbero potute essere trasportate attraverso i bagagli delle persone "provenienti dalle aree a rischio". Queste sono state le parole dichiarate dall'Asl. La malaria si contrae attraverso le zanzare, ma l'Asl ci tiene a precisare che quelle originarie di questa zona della regione Puglia "non sono in grado di maturare il ciclo e trasmettere la malattia". Il Servizio Veterinario dell'Azienda sanitaria avrebbe installato le trappole con l'obbiettivo di catturare e poi anche analizzare le zanzare del genere Anopheles nella zona interessata. Tutti e quattro braccianti hanno accusato gli stessi sintomi tipici della malaria. Sappiamo che le loro condizioni di salute starebbero migliorando. I sintomi di questa patologia sono febbre, vomito, dolori addominali, diarrea e in qualche caso cefalea. L'Asl ha poi precisato: "Tutti presentavano piastrinopenia e splenomegalia". Non si tratta di una novità. Infatti, ricordiamo la piccola Sofia, deceduta a Brescia lo scorso mese di settembre.

VENETO: Coletto alla Fimmg 'basta con toni da curva sud'

coletto2(ANSA) - VENEZIA, - «A tutto c'è un limite, anche alla polemica più aspra. Chiedo ai vertici regionali e nazionali della Fimmg se condividono le dichiarazioni apparse sulla stampa di oggi da parte del loro segretario provinciale di Treviso Brunello Gorini. In caso affermativo, si tratta purtroppo di posizioni preclusive a qualsiasi ipotesi di confronto ragionevole, al quale sono e resto disponibile, non per lo sciopero di questo periodo, ma da sempre. Se si vuole buttarla in rissa, però, si sappia che i toni da curva sud non porteranno a nulla di serio». Con queste parole, l'Assessore alla Sanità della Regione del Veneto Luca Coletto commenta le dichiarazioni rilasciate alla stampa trevigiana dal segretario provinciale di Treviso della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. «Se il pensiero della Fimmg - aggiunge l'Assessore - è, come dichiara Gorini, che 'il governo di questa Regione ha ereditato la sanità ,migliore e ora la sta distruggendò viene da chiedersi cosa possano volere i Medici di Medicina Generale se non lo scontro fine a sé stesso, testimoniato da una posizione che non sta né in cielo né in terra. Chiedono di interloquire con un interlocutore che disprezzano a tal punto? Allora lascino perdere e la Regione andrà dritta per la sua strada nell'attuare una programmazione che guarda esclusivamente al bene dei pazienti». «Checchè ne dica Gorini - dice l'Assessore regionale tornando nel merito della programmazione - il Piano Sociosanitario del Veneto è tutt'altro che disatteso. Per buona parte è già applicato, per il resto è cantierato, come nel caso degli ospedali di comunità, per i quali attiveremo 880 nuovi posti letto nel prossimo biennio e altri 380 appena dopo, andando così a coprire la totalità dei letti di questa tipologia previsti nel piano, pari all'1,2 per mille abitanti». «Invece che comportamenti da tifoso allo stadio - aggiunge - è necessaria la massima onestà intellettuale, a cominciare dalla presa d'atto che negli ultimi anni i tagli del Fondo Sanitario Nazionale, subiti inopinatamente dal Veneto, sono stati pesanti e hanno messo in crisi il programmatore sul territorio, che si è trovato a non avere la benzina sufficiente per completare il percorso che era stabilito. Ogni singola previsione del Pssr trova e troverà attuazione, ma la navigazione è stata e sarà controvento». «I letti degli ospedali di comunità - aggiunge - saranno di classificazione esclusivamente sanitaria a media e bassa intensità, e non più sociosanitaria, nel rispetto delle norme nazionali (DM 70) sulla classificazione dei posti letto ospedalieri». «Anche la programmazione per la medicina territoriale - conclude l'Assessore - è in piena evoluzione. Come Regione abbiamo stanziato 25 milioni di euro l'anno per tre anni, ma anche in questo caso abbiamo scontato la contemporaneità dei tagli nazionali, che diminuivano le risorse proprio mentre noi investivamo. Ciò nonostante - ha detto citando alcuni numeri - ad agosto 2017 risultavano autorizzate 86 Medicine di Gruppo Integrate delle quali 68 già attivate, che coinvolgono 574 medici di medicina generale sul totale veneto di 3.144 e riguardano 814 mila 268 assistiti».

PALERMO: Ordine dei Medici sulla riforma degli ordini colpo di mano del governo

mediciepcPalermo (AdnKronos) - «Serve un'immediata mobilitazione prima che lo scempio diventi realtà. La politica sta perdendo il 'farò delle sue competenze. A pochi mesi dalle elezioni politiche nazionali, entra a gamba tesa anche sui principi di scienza e coscienza dei medici, sulla cui applicazione è l'istituzione ordinistica a vigilare. L'indecoroso disegno di legge Lorenzin, che dovrebbe riformare gli Ordini territoriali, sembra essere già stato calendarizzato per essere discusso alla Camera tra pochi giorni. Obiettivo: gestire gli Ordini, indebolendo, delegittimando e umiliando l'autogoverno di una categoria professionale da cui dipende la salute delle persone e la serenità dei medici di tutto il Paese». A lanciare l'allarme è il presidente dell'Ordine dei medici della provincia di Palermo, Toti Amato. «Con un colpo di mano - prosegue - e nonostante la bocciatura della Federazione nazionale dei medici (Fnomceo), per interessi politici, il governo tira dritto sul testo che disciplina le professioni sanitarie approvato in Senato, cercando di imporre al Paese il pasticcio di un Ordine omnibus che metta nello stesso pentolone tutte le professioni sanitarie, vecchie e nuove, anche quelle più fantasiose che, non avendo competenze primarie, non hanno mai avuto neppure la necessità di essere rappresentate da un Ordine professionale. Uno stravolgimento che non riconosce le differenze delle professioni sanitarie e sconfessa il grande valore etico nella società di un'intera storia medica».

PORDENONE: Ordine dei medici: occhio alle polemiche contro la profilassi lanciate su internet

vaccini-pertosse thumb250 250Il Gazzettino LA RETE PORDENONE Alla vigilia dell'avvio della campagna anti-influenzale di quest'anno - la data in regione potrebbe essere quella del 26 ottobre - arriva anche l'appello dell'Ordine provinciale dei medici di medicina generale. Ormai da anni i medici di famiglia collaborano fattivamente con l'Azienda sanitaria 5 al fine di costituire una rete di supporto nel corso della campagna antiinfluenzale. «Una collaborazione - sottolinea il presidente Guido Lucchini - che ha consentito di incrementare negli anni la copertura sul territorio fino a portarla, dopo anni in cui era drasticamente scesa, a livelli attorno al 60 per cento della popolazione del territorio». L'obiettivo dei medici di famiglia, stavolta più di altre, è fare in modo che la campagna anti-vaccini che negli ultimi mesi si è sviluppata sul fronte della profilassi obbligatoria per i bambini non influenzi in qualche modo anche il vaccino volto a sconfiggere l'influenza stagionale e rivolto, in particolare, alla popolazione anziana. «In questo caso - spiega il presidente - si tratta di un vaccino volontario che è gratuito proprio per le fasce di pazienti considerati più a rischio: oltre agli ultrasessantacinquenni ci sono le categoria di persone che soffrono di particolari patologie croniche». L'appello e la raccomandazione dell'Ordine sono gli stessi che erano stati lanciati nelle settimane scorse nel pieno della bufera sul decreto vaccini del ministro Beatrice Lorenzin. «I vaccini - sottolinea Lucchini - sono i farmaci più sicuri in assoluto poiché prima del loro utilizzo vi è una ricerca scientifica molto scrupolosa e assai rigorosa. E per avere un'idea dei loro benefici basta ricordarsi di quanto erano diffuse nel passato alcune malattie anche molto gravi». Ed è anche sull'informazione che i medici puntano per mantenere alto il livello di vaccinazione antiinfluenzale raggiunto non senza fatica negli anni. Ecco che dunque, proprio nel momento in cui si sovrappongono le campagna dei vaccini obbligatori per gli alunni fino a sedici anni e quella della vaccinazione volontaria anti-influenzale per gli over-65 che i medici tornano a mettere in guardia rispetto ai rischi delle bufale sanitarie online. «Curarsi - non si stanca di sottolineare il presidente dell'ordine dei camici bianchi - cercando informazioni in rete è un rischio: sul web non c'è alcun controllo. Bisogna fare attenzione alle fonti che spesso sono incontrollate».

FERRARA: Uomo colpito da infarto,salvato da giovani medici

ambulanza-ortigia-(La Nuova Ferrrara) FERRARA. Stava andando all'appuntamento fissato nella cittadella San Rocco per una visita medica negli ambulatori dell'ex ospedale Sant'Anna di Corso Giovecca. A un tratto, poco dopo le 8 di ieri (lunedì 2 ottobre), ha accusato un forte malore mentre era in bicicletta e si è accasciato a terra colto da infarto. Le condizioni dell'uomo, 83 anni, con in passato problemi di cardiopatia, sono apparse subito disperate.
Ma proprio in quel momento, quando si dice il destino, transitava in quel punto un gruppo di giovani medici impegnati in un corso. Sono stati loro i primi a prestare soccorso all'uomo, gli hanno tolto la camicia, hanno iniziato una serie di massaggi cardiaci, usando anche un defibrillatore che si trovava all'interno del vecchio nosocomio e qualcuno ha avvertito subito il personale dell'ambulanza, che in pochi minuti è giunto all'interno dei vialetti del vecchio ospedale.
Nel frattempo è arrivata sul posto anche un'automedica con un più accessoriato defibrillare. Dopo tre minuti di intervento si è riusciti a ripristinare il battito cardiaco al paziente e l'anziano è stato trasportato d'urgenza all'ospedale Sant'Anna di Cona. Qui i medici lo hanno sottoposto alla procedura prevista per le persone colpite da infarto e l'hanno successivamente ricoverato nel reparto di rianimazione dove è monitorato costantemente.
Si tratta di un caso di salvataggio molto rapido che ha emotivamente commosso anche la moglie dell'anziano colpito da infarto.

«Sono state persone davvero eccezionali - ha detto la donna ieri pomeriggio - vorrei stringere loro la mano per il loro intervento e la grande professionalità dimostrata nell'operazione di soccorso, con procedure che hanno consentito di rianimare mio marito».
Il pronto intervento dei medici che sapevano come muoversi in caso di persona colpita da infarto, la presenza sul posto di un primo defibrillatore all'interno della cittadella della salute e il successivo intervento di ambulanza e automedica che si trovavano nelle vicinanze è stata una felice combinazione che ha consentito il buon esito del soccorso.
Ancora una volta si conferma come il tempestivo e rapido intervento in caso di infarto sia fondamentale per salvare la vita. E anche importante avere nelle strutture e nei luoghi pubblici un apparecchio in grado di defibrillare e del personale, anche se non ha competenze mediche, ma che è in grado di usare questo prezioso strumento salvavita in caso di infarto.
Nel pomeriggio di ieri le condizioni dell'anziano erano stazionarie, ma i medici si sono riservati di sciogliere la prognosi, aspettando le prossime ore per un trasferimento nel reparto di cardiologia dell'ospedale di Cona