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DALLE REGIONI

MESSINA: Medici di famiglia sosta gratuita di un'ora nelle ZTL

sosta divietoI consiglieri comunali Pergolizzi (Fli) e Calabrò (Pd) chiedono la revoca del provvedimento approvato dalla giunta: pongono un problema di «disparità di trattamento»
Tempostretto.it :: Danila La Torre
I medici di base potranno usufruire del permesso di sosta gratuita per un massimo di un'ora negli stalli che ricadono all'interno della ZTL. Così stabilisce  la delibera della Giunta Municipale n. 608  approvata nella seduta del 2 luglio scorso . Ai professionisti basterà esporre nelle  proprie  autovetture  il disco orario ed apposito contrassegno,  che – come specificato nell'atto approvato dall'esecutivo di palazzo Zanca  - ha  durata annuale e viene rilasciato gratuitamente dal Dipartimento Mobilità Urbana e Viabilità,  dietro presentazione di apposita istanza, soltanto a quei medici di base convenzionati Ausl il cui ambulatorio è situato all'interno della ZTl o  che assistono pazienti residenti all'interno della Ztl. «Il contrassegno- si legge ancora nella delibera – sarà utilizzato esclusivamente per le visite mediche domiciliari» e sarà compito dei vigili urbani «verificare il corretto utilizzo del contrassegno».

Nonostante le "restrizioni" , il provvedimento non convince per nulla i consiglieri comunali  Nello Pergolizzi (Fli), Felice Calabrò (Pd), secondo i quali «la delibera in questione appare se non illegittima quantomeno inopportuna».  I due esponenti politici pongono un problema di «disparità di trattamento» e ritengono che «in conseguenza di tali scelte, ogni categoria di lavoratori non beneficiaria del suddetto privilegio potrebbe avanzare legittime esigenze tali da giustificare una deroga alla sosta a pagamento all'interno della  ZTL»;

Pergolizzi e Calabrò ,invitano il sindaco Giuseppe Buzzanca a  provvedere «all'immediata revoca della delibera in oggetto» ;e contemporaneamente  a disporre l'istituzione di 2 stalli per la sosta, da individuare per singola area, da riservare ai medici di base per le particolari emergenze prospettate dal detto provvedimento amministrativo; e l'istituzione di n. 2 stalli davanti agli studi medici, scelta molto giusta e di grande sensibilità, al fine di permettere ai cittadini di avere uno spazio auto non a pagamento per servirsi del consulto del proprio medico». (Danila La Torre)

Farmaci, 274 milioni all'anno per curare i bresciani

farmaci1Farmaci, a Brescia si spende meno - Farmaci, 274 milioni l'anno per curare i bresciani A tanto ammonta la spesa a carico del Servizio sanitario, equivalente, in media, a 191 euro per ogni cittadino Farmacia a Brescia si spende meno 191 euro a testa l'anno, a fronte della media nazionale di 204 euro BRESCIA I bresciani consumano mediamente ogni anno farmaci per una spesa equivalente di 191 euro a testa. In totale, nel 2011 la spesa farmaceutica dell'Asl di Brescia è stata pari a 274 milioni di euro, con una diminuzione del 6% rispetto all'anno precedente. Riduzione legata a due ragioni: da un lato, per il ricorso a farmaci generici, che ha raggiunto una percentuale del 38.8% del totale; dall'altro, per la maggiore appropriatezza nelle prescrizioni. «Vero è che la spesa farmaceutica è diminuita grazie all'aumento del consumo di generici» ha spiegato Sergio Pecorelli, rettore dell'Università degli Studi, nonché presidente dell'Alfa, l'Agenzia italiana del farmaco, in occasione della presentazione del Rapporto sull'uso dei farmaci in Italia realizzato dall'Osservatorio sull'impiego dei medicinali dell'agenzia. «Ma è altrettanto vero che, se i tagli impongono di rimanere entro un tetto di spesa, si rischia di non poter più utilizzare quelli innovativi che costano molto». Della Moretta a pagina 9 Farmaci, 274 milioni Ãàïïî per curare i bresciani A tanto ammonta la spesa a carico del Servizio sanitario, equivalente, in media, a 191 euro per ogni cittadino • I bresciani consumano mediamente ogni anno farmaci per una spesa equivalente di 191 euro a testa. In totale, nel 2011 la spesa farmaceutica dell'Asl di Brescia è stata pari a 274 milioni di euro, con una diminuzione del 6% rispetto all'anno precedente. Riduzione legata a due ragioni: da un lato, per il ricorso a farmaci generici, che ha raggiunto una percentuale del 38.8% del totale; dall'altro, per la maggiore appropriatezza nelle prescrizioni. «Vero è che la spesa farmaceutica è diminuita grazie all'aumento del consumo di generici» ha spiegato Sergio Pecorelli, rettore dell'Università desii Studi, nonché nresidente dell'Aita, l'Agenzia italiana del farmaco, in occasione della presentazione del Rapporto sull'uso dei farmaci in Italia realizzato dall'Osservatorio sull'impiego dei medicinali dell'agenzia. «Ma è altrettanto vero che, se i tagli impongono di rimanere entro un tetto di spesa, si rischia di non poter più utilizzare quelli innovativi che costano molto - ha aggiunto -. L'innovazione è il motore assoluto in tutti i campi, in particolare in quello della ricerca e le cure migliorano proprio grazie alle terapie che, per fortuna, sono sempre più innovative. E se è vero che i generici servono a contenere la spesa, è altrettanto vero che sempre meno farmaci escono dai brevet- ti e, dunque, a rischio è la sostenibilità del sistema. Cosa facciamo? Per i primi sei mesi garantiamo i farmaci dispensati dal servizio sanitario poi, a causa della contrattazione sul prezzo troppo bassa con le aziende farmaceutiche, rischiamo di non avere più il prodotto? Come si può puntare sull'innovazione e sul miglioramento delle cure, se si procede di pari passo con una potatura devastante delle risorse che servono proprio a garantire l'innovazione?». Dall'analisi, tuttavia, non sfugge il ricorso al «rigore» nell'appropriatezza delle prescrizioni. Necessario, sia per dare risposte corrette al bisogno di cura delle persone, sia per evitare sprechi. E, nella giornata dei provvedimenti sui «tagli alla spesa» da parte del governo, un'attenzione in tal senso ha un suo peso. «Nel nostro territorio le farmacie hanno un comportamento virtuoso, così come i medici di medicina generale. E le Asl sono in possesso delle informazioni della Banca dati dell'assistito da cui si desume la spesa prò capite per ogni tipo di patologia continua Pecorelli -. Tutto questo ci permette di avere una rete efficiente di tracciatura del farmaco. Ovvero, siamo in grado di sapere, per i farmaci dispensati dal servizio sanitario, se una persona aderisce alla terapia prescritta dal medico oppure no. Facendo ricorso a questi dati, abbiamo visto che il 38,5% di coloro ai quali il medico ha prescritto una ricetta ripetibile per curare una patologia, si reca in farmacia solo la prima volta. Poi, interrompe la cura. Questa «non aderenza» comporta, oltre alle difficoltà legate all'aggravarsi di una malattia cronica (come ipertensione o diabete, ndr), anche un aumento della spesa sanitaria, perché si deve far ricorso a più ricoveri ospedalieri a causa delle complicanze. Credo, dunque, che la strada sulla quale dobbiamo proseguire sia quella di un sempre maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale per correggere i comportamenti scorretti. Gli strumenti che abbiamo a disposizione ce lo consentono. Basta volerli usare». Anna Della Moretta

Polverini: Paese non è più in grado di assicurare diritto alla salute

file/ELEMENTO_NEWSLETTER/10000/Polverini_Renata_04.gif (regioni.it) Il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, al termine dell’incontro del 4 luglio con il ministro della Salute Renato Balduzzi sulla manovra del Governo in sanità, ha sostenuto che ''la situazione e' assolutamente preoccupantissima, perche' il ministro ci ha confermato purtroppo quelle che erano indiscrezioni. La sua unica presa di posizione forte riguarda i piccoli ospedali, ma non c'e' ancora una decisione dell'intero governo''.
''Nel Lazio - ha spiegato Polverini - sarebbe drammatico perche' entro quei parametri rischierebbero altri 15 ospedali del Lazio oltre a quelli gia' nel piano di riconversione. Intervenire poi in modo lineare sui privati - ha sottolineato Polverini - significherebbe non solo penalizzare il servizio ma anche creare nuovi disoccupati; intervenire in maniera forte sulla farmaceutica metterebbe anche a rischio un settore trainante, mentre farlo sui tetti mette in discussione i Lea, e dunque anche la professionalita' dei medici. Se abbiamo ribadito il nostro no, non e' per capriccio ma e' perche' significherebbe minare alla radice il sistema sanitario. Questo non e' il recupero delle risorse che servono a non aumentare l'Iva, e' una vera e propria manovra. Ci sono due rischi: quelli per le regioni in equilibrio che rischiano di andare in dissesto, e quelli per le regioni che negli ultimi due anni hanno fatto un gran lavoro come noi, che abbiamo dimezzato il disavanzo, e che devono ancora assorbire le manovre precedenti. In queste condizioni questo Paese deve avere il coraggio di dire che non e' piu' in grado di assicurare il diritto alla salute cosi' come fino a oggi lo abbiamo interpretato. Polverini aggiunge: attendiamo una risposta da Balduzzi e sulla base di questo decideremo cosa fare''.

Lombardia : la scure della spendig review la protesta del governatore Tagli per 300 milioni su sanità e trasporti

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 Avvenire Milano  DI DANIELA FASSINI

 Un incontro per procedere a oltranza. Il governatore lombardo Roberto Formigoni vuoi vederci chiaro sulla spendig review di Monti. La revisione della spesa pubblica, che colpirà le Regioni e che dovrà essere approvata venerdì,
 in allarme il Pirellone.
Nel mirino i tagli alla sanità e ai trasporti: quasi 300 milioni di euro in meno per la regione Lombardia. Dopo un primo incontro rimandato, ieri mattina, con il ministro della Salute, Renato Bal duzzi, ieri sera il vertice conclusivo aRoma con tutte le Regioni: sulla bilancia della sanità lombarda potrebbero esserci 174 milioni di euro in meno già nel 2012 e il doppio nel 2013. E per gli anni successivi potrebbe andar peggio. Si parla infatti di 3 miliardi di tagli, per tutte le Regioni, di cui solo il primo nell'anno in corso e i

restanti nel 2013.

 «La spending review è una iniziativa giusta, doverosa, da condurre con

coraggio - ha dichiarato ieri il governatore lombardo

 - Il Governo ci aveva garantito un percorso fatto di confronto che poi è

saltato». Formigoni ribadisce il suo no ai tagli lineari uguali per tutti,

soprattutto per quanto riguarda il fondo sanitario nazionale, «per di più a

metà anno

 - ha aggiunto - che comporterebbe un taglio dei servizi ai cittadini e

soprattutto ai meno abbienti». Il governatore chiede al governo Monti di

prendersi una responsabilità, che è quella di dire ai cittadini quali saranno i servizi

gratuiti che dovranno essere tagliati. «Se ci tagliate i fondi non dovete

nascondervi dietro un dito - ha aggiunto - ma dovete dire voi e non noi quali

sono i servizi gratuiti che non dobbiamo più dare».

 Ma non c'è solo la sanità a preoccupare. La revisione dei conti, infatti,

rischia di colpire anche il trasporto pubblico locale. Ieri l'assessore

Cattaneo ha lanciato l'allarme: «Se venissero confermate le cifre - ha detto -

significherebbe una diminuzione di

 100-120 milioni nell'anno in corso e di 120-170 per il prossimo anno». Che,

tradotto in termini di servizio al pubblico, porterebbe ad aumenti di biglietti

e taglio delle corse. «Colpisce che, a fronte dei tagli previsti a livello

nazionale che graveranno in maniera in

 discriminata su tutte le Regioni polemizza Cattaneo - scopriamo che vengono

attivati finanziamenti ad hoc per il risanamento delle aziende ferroviarie di

Calabria, Campania e Puglia per un totale di 240 milioni».

 Il Pirellone coglie l'occasione per snocciolare le virtuosità già applicate:

diminuzione del personale, anche di quello dirigenziale, accorpamento degli

enti e ferie non monetizzate per i dipendenti. La spending review, per rendere

snelle ed efficienti le amministrazioni pubbliche, Formigoni ricorda che

«Regione Lombardia la ha già attuata, da tempo e ben in anticipo sul governo».

Bolzano, parte la distribuzione diretta per i farmaci. E' polemica con le farmacie

img  farmaciQUOTIDIANO SANITA' I pazienti potranno acquistare in determinati casi i farmaci direttamente negli ospedali. La decisione ha fatto parlare ai farmacisti di concorrenza sleale. L'assessore alla Sanità, Richard Theiner, respingendo l'accusa, ha ricordato che "la distribuzione diretta è prevista dalla legge statale".  Dallo scorso lunedì, 2 luglio, in determinati casi i pazienti della Provincia possono acquistare i farmaci direttamente negli ospedali, dove sono disponibili appositi punti di distribuzione. L'Associazione provinciale dei farmacisti proprietari e titolari di farmacia ha preso posizione parlando di una presunta forma di concorrenza sleale e deducendo che con questa regolamentazione in futuro il Sevizio pubblico beneficerà di gran parte del volume d'affari derivante dalla vendita di farmaci. L'assessore provinciale alla Sanità, Richard Theiner, respingendo questa interpretazione, ha ricordato che la cosiddetta distribuzione diretta dei farmaci è prevista dalla legge statale 405/2001.

"La distribuzione diretta dei farmaci è prevista dalla legge statale - ha detto - il suo aggiornamento permette un monitoraggio dettagliato della qualità e dei costi dell'erogazione farmacologica nonché dell'appropriatezza della prescrizione medica." In Alto Adige era stata introdotta parecchi anni fa con delibera della Giunta provinciale, "ma - ha spiegato Theiner - era limitata solo a quelle persone che, per il loro quadro clinico, dovevano recarsi frequentemente e ripetutamente all'ospedale". La consegna è avvenuta finora attraverso i singoli reparti, "però questa modalità impedisce un monitoraggio dettagliato della qualità e dei costi dell'erogazione farmacologica nonché dell'appropriatezza della prescrizione medica, come richiesto dallo Stato", ha osservato ancora l'assessore.

"Ora la lista dei trattamenti per i quali potrà essere effettuata la distribuzione diretta negli ospedali è stata ampliata – ha precisato Theiner - e in tal modo i farmaci potranno essere consegnati per il primo ciclo di trattamento dopo la dimissione ospedaliera. Quindi i pazienti non si dovranno preoccupare di reperire i farmaci nelle farmacie sul territorio". Tutto ciò, secondo quanto previsto dall'assessorato, non dovrebbe comportare grosse perdite per le farmacie presenti sul territorio, se si confronta il volume complessivo delle vendite dei farmaci effettuate tramite la distribuzione diretta e quello tramite le farmacie di tutti i farmaci.

Per l'assistenza farmaceutica dei suoi assistiti il Servizio sanitario provinciale si fa carico di una spesa annuale complessiva di 123 milioni di euro, di cui circa 81 milioni passano attraverso le farmacie private. Poiché, specialmente negli ospedali, vengono distribuiti farmaci molto costosi, il servizio sanitario potrebbe risparmiare, con questa modalità, almeno 3 milioni di euro all'anno.

Pescara: in ginocchio il pronto soccorso chiusi gli ambulatori dei mmg presso il nosocomio pescarese.

8 75 20080723163355Pescara, pronto soccorso in tilt: file di 8 ore per le visite  Convenzione coi medici di famiglia scaduta e organici ridotti all'osso. La protesta di un paziente: "É inconcepibile"
IL CENTRO: di Laura Venuti

PESCARA. «Sono arrivato questa mattina alle 12.15 e sono uscito dal Pronto soccorso alle 20. Non ho potuto mangiare, non ho potuto bere. Sono un paziente molto paziente, ma non si può arrivare a questo punto». Claudio Santurbano, tecnico informatico della Provincia, è uno dei tantissimi cittadini che ieri si sono trovati a fare i conti con la fila chilometrica che si è creata al Pronto soccorso dell'ospedale civile. Un intasamento che fortunatamente non ha creato problemi per la gestione dei casi gravi, ma che ha messo in croce decine di cittadini che si sono presentati in ospedale per problemi non gravi e sono rimasti intrappolati per ore dentro il pronto soccorso.

Colpa del caldo, che ha moltiplicato gli accessi, ma colpa anche di un organico ridotto all'osso dalla burocrazia e dai vincoli di bilancio. Colpa soprattutto della scomparsa dei medici di base, che da due anni assicuravano lo smaltimento dei pazienti meno gravi in pronto soccorso grazie a un progetto scaduto il primo giugno e non rinnovato. «Il pronto soccorso piomberà nel caos», aveva pronosticato il presidente del sindacato medici Silvio Basile quando la convenzione non era stata rinnovata. E così è stato.

Alle 18 di ieri c'erano da visitare circa 40 persone. Molte erano arrivate in tarda mattinata e avevano sulle spalle già 6 o 7 ore di attesa.Tra loro anche tanti anziani, finiti in ospedale per per malori legati al caldo. «Qui ci sono tantissimi pazienti tutti nella stessa situazione», racconta Santurbano mentre è ancora in fila e aspetta di essere visitato, «nessuno ha detto niente, nessuno ha ancora fatto una scenata, anzi, ho visto una grande civiltà nei pazienti. Ma questa non è una situazione da terzo mondo e neppure da quarto, è una situazione da quinto mondo. Il problema non è il personale, che è molto gentile e fa tutto quello che può. É proprio la sanità che non va», lamenta.

Che ieri sia stata una giornata dura lo ammette senza difficoltà anche il primario Alberto Albani. «Abbiamo avuto tantissimi incidenti e traumi maggiori», spiega Albani, «e ovviamente quelli hanno precedenza assoluta. Anche i codici gialli sono stati visitati al massimo in mezz'ora. Il personale, però, è quello che è, quindi in giornate come oggi i tempi di attesa per i codici verdi e bianchi si allungano. Abbiamo un organico che è come quello di Lanciano», denuncia Albani, «i concorsi per riempire i vuoti vanno a rilento a causa della burocrazia, ho dieci infermieri in aspettativa che non sono stati sostituiti perché c'è il vincolo di bilancio. In più dal primo giugno i medici di famiglia che garantivano lo smaltimento dei codici bianchi e verdi dalle 8 alle 23 non ci sono più. E poi c'è il problema degli accessi impropri: spesso la gente viene da noi per problemi che potrebbe curare il medico di base. Per questo invito tutti a rivolgersi ai medici di base il più possibile. Adesso, poi, ci sono anche le reti di reperibilità composte da più medici che garantiscono la copertura dalle 8 alle 20».