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DALLE REGIONI

MOLISE :Tagli del 30% degli emolumenti ai Medici di Famiglia e ai Pediatri

certificato-medicoAmmontano al 30% circa i tagli operati sugli accordi regionali della medicina di famiglia e della pediatria di libera scelta operati dal governatore Iorio attraverso il decreto del Commissario ad acta n. 29 del 3 luglio 2012 a firma della  Direzione Generale per la Salute - Commissario ad acta sono stati rimodulati gli accordi  decentrati Regionali.

In allegato i due decreti che rendono l'idea di come i tagli operati dal governo stanno interessando anche l'attività della medicina territoriale regionale.

IL DECRETO PER LA MEDICINA GENERALE
IL DECRETO DELLA PEDIATRIA

VENETO Camici bianchi sul piede di guerra per i ritardi nella stampa. Il sindacato: «Avanti ancora per pochi giorni»

 RICETTA4Corriere.it ; PADOVA — «Ci sono gravi problemi, è innegabile. Nel momento in cui non riusciremo a prescrivere una sola medicina o un accertamento per la mancanza di ricette partiranno gli esposti alla procura e alle prefettura per interruzione di pubblico servizio». E in effetti il rischio di finire le ricette c'è ed è concreto. Lo conferma Domenico Crisarà, vicesegretario regionale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di famiglia, pronto a ricorrere alle vie legali nel caso il tutto dovesse sfociare in reali disservizi per i pazienti. Il problema è legato al Poligrafico dello Stato dove, per risparmiare qualche soldo, si è deciso di internalizzare il servizio di stampa e di distribuzione delle ricette. Purtroppo la cosa non si è rivelata così facile e sembra che le macchine acquistate nel frattempo si stiano proprio rifiutando di stampare le ricette.

Da qui i ritardi e le difficoltà nel rifornimento. Da qui anche i disagi che regione come il Lazio, la Campania e la Sicilia (dove già da tempo sono finite) stanno sperimentando sulla loro pelle. Il tutto in un periodo pre-vacanziero in cui normalmente il numero delle ricette effettuate aumenta. Si pensi per esempio ai diabetici, gli ipertesi e a tutte quelle persone che soffrono di patologie croniche. Persone per le quali è normale prima di intraprendere un viaggio o una vacanza recarsi dal proprio medico di famiglia per fare «scorta» dei medicinali necessari. «Quanta autonomia abbiamo? Poca - ha poi continuato Crisarà - a me per esempio sono rimasti altri tre ricettari, il che vuol dire trecento ricette e solitamente un centinaio vengono fatte in un normale giorno di ambulatorio». Da Roma (si trova lì infatti il Poligrafico) garantiscono che il disguido si risolverà a breve ma per molti medici di famiglia padovani ci sono ricette sufficienti ad altri tre-quattro giorni di ambulatorio al massimo. Il rischio è ora che i disagi si accavallino e si protraggano per diverso tempo. Gli ordinativi dei ricettari vengono fatti dalle varie Regioni quindi si rischia una sovrapposizione di ordini sempre più difficili da evadere da parte del Poligrafico. «Si rischia infine che i ricettari vengano stampati con il contagocce - ha poi concluso Crisarà - e che quindi i medici siano costretti a continui viavai all'Usl per ritirare pochi ricettari alla volta. Insomma un bel caos».

Riccardo Bastianello

PUGLIA: 3.300 medici di famiglia e 600 pediatri di dovranno rinunciare agli assegni ad personam

arton332-0c334Gazzetta del mezzogiono.it : di NICOLA PEPE 
Il parere del Ministero sullo "stop all'aumento" erano pronti a stracciarlo nelle aule di tribunale, il Governo lo ha blindato con il decreto sulla spending review. I 3.300 medici di famiglia pugliesi e i 600 pediatri di base dovranno rinunciare agli assegni ad personam dei loro colleghi andati in pensione. La dieta forzata imposta ai dipendenti pubblici (cui è stato bloccato un anno fa con il dl 98/2011 ogni tipo di aumento) è da intendersi estesa anche ai medici di medicina generale. 

A chiarirlo è il decreto legge n. 95 del 2012, pubblicato il 6 luglio scorso, dove al comma 25 dell'articolo 15 (quello sulla "sanità") evidenzia come le disposizioni di un anno fa sul divieto di crescita dei trattamenti economici al personale delle pubbliche amministrazione "si applicano, in quanto compatibili, anche al personale convenzionato con il servizio sanitario nazionale fin dalla loro entrata in vigore". 

La notizia è doppia: da un lato chiarisce la portata estensiva del blocco anche ai medici e ai pediatri di base, dall'altro spiega che la disposizione vale da agosto dell'anno scorso: insomma, se qualche Regione ha pagato sarà costretta a chiedere i soldi indietro. La Puglia, per volontà dei vertici dell'Ares, aveva deciso di non riconoscere l'"assegno" dei pensionati, meccanismo introdotto tempo fa nell'ambito della contrattazione con la medicina generale. Lo spirito di tale indennità (definita in sede contrattuale), in realtà, era quello di evitare gli aumenti automatici e riconoscere un assegno al medico fino all'accompagnamento alla pensione. Una volta andato in quiescenza, quei soldi dell'assegno – secondo la versione dei medici di medicina generale – doveva confluire nel fondo di categoria, dunque ripartito fra tutti i medici, trattandosi di una spesa "a saldi invariati". 

Il problema si è posto un anno fa quando il dl 98 del 2011 ha disposto la sospensione di ogni tipo di aumento di salario (anche accessorio) dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Le Regioni (tra cui anche la Puglia) ha chiesto un parere alla "Sisac" che è la struttura di riferimento per la contrattualistica dei Medici di medicina generale: a sua volta, il quesito è finito sul tavolo del Ministro dell'Economia che ha fornito un parere restrittivo. Morale: il blocco valeva anche per l'assegno ad personam dei medici di famiglia in quanto considerato un "aumento". 

Non solo: la stessa Sisac aveva inviato una segnalazione alle Regioni chiedendo la sospensione delle erogazioni a favore del fondo. Le rappresentanze sindacali gridarono allo "scippo" e si dichiararono pronte a fare ricorso: per loro non si trattava di una "variazione in aumento" ma una "variazione in equilibrio" stante il fatto che il cosiddetto "assegno ad personam" venica (e viene) normalmente erogato al personale in attività. Insomma, non c'era e non c'è alcuna spesa in più per lo Stato in quanto le singole Regioni avrebbero pagato gli stessi soldi. Ma quel presunto "abbaglio" del Ministero (fu la versione dei sindacati) ora si è tradotta in legge perché,, al di là di come voglia chiamarsi, rappresenta un aumento degli emolumenti. 

La questione, a questo punto, non è più nella disponibilità della Regione che dovrà attenersi alle disposizioni normative (in vigore già da sabato 7 luglio in attesa della conversione). Non più tardi di un mese fa i Medicina di medicina generale avevano contestato il mancato utilizzo delle risorse del loro Fondo (destinato a progetti), segnalando come lo stesso fosse finito nel pentolone dei conti del Piano di rientro. Tesi smentita dai tecnici regionali che addebitavano il mancato utilizzo delle risorse alla mancata presentazione dei progetti. Giustificazione rispedita al mittente dagli interessati. Adesso ci ha messo lo zampino il Governo (forte di una sentenza della Corte costituzionale di un mese fa che ha respinto un ricorso di due regioni su quella disposizione del dl 98 del 2011 che congela gli aumenti ai dipendenti pubblici/"convenzionati") eliminando anche quello che i tecnici ministeriali definiscono un aumento e gli interessati ritengono un "obbligo contrattuale". Per ora comanda la legge: quei soldi non vanno dati. Punto e basta.

Campania:Stretta su convenzioni e finanziamenti. Imprese in rivolta: «Così saltano 270milioni di investimenti»

27820082044 copyIl Mattino di Napoli di Gerardo Ausiello
La mannaia della spending review si abbatte anche sulla salute. Scatta, così, la battaglia tra i privati per l'accreditamento con il servizio sanitario regionale. Nel decreto varato dal Consiglio dei ministri, che dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, vengono fissati itetti per i posti letto accreditati e pubblici: il limite massimo è 3,7 ogni mille abitanti. La Campania è al momento a 3,6 ma, con la piena attuazione del piano ospedaliero, scenderà a 3,4. Il problema sta nei posti per riabilitazione e lungo degenza: oggi sono 1950 (0,3), dovranno diventare 2903 (0,5). E potrebbe comunque non bastare, dal momento che la soglia prevista dal go verno è di 0,7 letti ogni mille abitanti. In queste cifre sta il destino delle migliaia di cliniche e case di cura presenti sul territorio. I prossimi mesi saranno decisivi: la Campania, dopo Lombardia e Lazio, è la regione con il maggior numero di centri privati accreditati (ancora provvisoriamente), che sono però concentrati soprattutto sulla rete delle emergenze; molte di queste strutture dovranno allora riconvertirsi per ottenere à accreditamento definitivo altrimenti correranno il rischio direstare fuori. E quindi, probabilmente, di non riuscire a sopravvivere.

 L'altra rivoluzione prevista dall'esecutivo riguarda le tariffe, che saranno tagliate sia per le degenze che per le prestazioni ambulatoriali: nel testo si legge che «il ministro della Salute, di concerto con il ministro dell'Economia, con proprio decreto determina entro 30 giorni le tariffe massi me da corrispondere alle strutture accreditate, tenuto conto dell' esigenza di recuperare margini di inappropriatezza ancora esistenti a livello locale e nazionale». In sostanza, ci saranno meno

soldi per i privati. Che oggi in Campania attendono anni prima di incassare i crediti dovuti dalle pubbliche amministrazioni e fanno fatica a chiudere i bilanci. Una miscela esplosiva che preoccupa molto la Regione: «Con queste misure non si ottiene un risparmio significativo - spiega il senatore del Pdl Raffaele Catabro, consigliere del governatore Stefano Caldoro per la salute - ma si mettono in seria difficoltà centinaia di cliniche e case di cura che già soffrono per i ritardi nei pagamenti. Rispetto a questi interventi è necessario avviare un' attenta riflessione a livello nazionale».

 Gli imprenditori non ci stanno e insorgono : «Negli ultimi sei mesi le nostre aziende hanno investito 270 milioni di euro per La Regione  «Case di cura già colpite Adesso rischiano la chiusura»adeguarsi alle nuove nonne di edilizia sanitaria - tuona il presidente regionale dell'Aiop Sergio Crispino - Ora pretendiamo l'accreditamento definitivo in tempi rapidi. Le strutture private garantiscono elevati livelli di qualità certificati mentre non si può dire sempre lo stesso per gli ospedali pubblici. E allora occorre seguire unalinea programmatica precisa. L'obiettivo dev'essere fermare l'emorragia di pazienti che ogni anno decidono di farsi curare in altre regioni o ali' estero arrecando alla Campania un danno economico di 500 milioni». Immediata la replica del presidente di Soresa, Salvatore Varriale: «II lavoro di ricezione delle istanze per gli accreditamenti è stato completato e consegnato alla Regione - sottolinea – A questo punto ogni Asi, con la propria commissione di esperti, dovrà verificare i requisiti delle strutture private che hanno presentato le domande. Solo allora la giunta Caldoro potrà rilasciare i decreti di accreditamento definitivo. L'iter sarà completato entro dicembre». Non si placano, invece, le polemiche sull' emendamento ad hoc approvato dal centrodestra in Consiglio regionale:per i consiglieri Corrado Gabriele e Antonio Marciano «la norma consente a chi subentra nel titolo di proprietà di una struttura privata in regime di accreditamento provvisorio ma posta in liquidazione, di ottenere, in deroga alla legge, l'accreditamento definitivo. Un regalo ai poteri economici».

PADOVA Medici di famiglia in rivolta: Il direttore generale dell'Usl 17 vuole chiudere le Unità di assistenza primaria

doctor(il Mattino di Padova) MONSELICE. Sono sul piede di guerra. I medici di famiglia sono neri di rabbia «perchè non si fanno lotte di potere sulla pelle dei cittadini». La goccia che ha fatto traboccare il vaso? La decisione unilaterale del manager dell'Usl 17 Giovanni Pavesi di chiudere le Utap (unità territoriali di assistenza primaria) della Bassa padovana, i centri per le cure primarie di Conselve ed Este che fino a ieri erano considerati il fiore all'occhiello della sanità veneta. Per il presidente dei medici di famiglia Domenico Crisarà, il direttore generale si sta esibendo nel gioco delle tre carte: «Con la scusa di un finanziamento regionale extra alle Utap, attacca Crisarà «Pavesi ha avviato l'eliminazione di un servizio che solo nella Bassa eroga prestazioni per 40 mila utenti". Crisarà non vuol vedere smantellate le Utap ConselviamoInSalute e Salute In Rete: stasera alle 21, all'hotel Ceffri, ha dato appuntamento a tutti i colleghi del bacino per dare avvio alla battaglia: "Se queste sono le premesse, non avremo problemi a rompere la partnership con l'Usl» attacca Crisarà «non è possibile chiudere un servizio che si è dimostrato utile per i pazienti ed efficiente per gli operatori. Pavesi ha già comunicato di voler chiudere tutto per rifondare un servizio di medicina integrata a basso standard assistenziale».

Ed il risultato per Crisarà sarà un autogol per la sanità della Bassa: «Tutto ciò che noi facciamo in Utap, domani dovrà essere erogato in ospedale, facendo aumentare costi e liste d'attesa. L'iniziativa di Pavesi nasce da un input politico, che si affianca ad una campagna denigratoria sui medici di famiglia svolta da parte di alcuni consiglieri regionali. Molto di ciò che la sanità veneta ha guadagnato in termini di appropriatezza terapeutica e abbassamento della spesa farmaceutica lo deve a noi medici di famiglia, che abbiamo scommesso su di un nuovo modello: il finanziamento regionale extra nasce proprio per incentivare la nascita di nuove Utap, in una sorta di miglioramento continuo del servizio erogato, fino a giungere a strutture dove poter trovare più medici di famiglia, quasi 24 ore su 24. Pavesi con la sua decisione di azzerarle, comprime il progetto Utap verso il basso e affonda la qualità dei servizi territoriale e ospedaliero. Vuole chiudere il mandato con un bilancio positivo? Ma non lo faccia sulla pelle dei cittadini, che non avranno più un medico a disposizione dalle 8 alle 20, alla prevenzione e a terapie che ora dovranno essere svolte solo in ospedale».

Fabiana Pesci

CESENA: Pagamento ticket trovate 2mila iregolarità autocertificazioni sbagliate

 certificato-medicoCESENA. (la voce di Romagna) Sono oltre duemila i cesenati che a breve riceveranno dall'Ausi di Cesena una comunicazione con l'invito a regolarizzare la propria posizione inmerito al pagamento dei ticket sanitari per prestazioni fatte nel 2011. E' un adempimento inottemperanza a quanto previsto dalla normativa in materia di verifica delleautocertiflcazioni. Il tutto ai fini della corretta applicazione della fascia di reddito o deldiritto all'esenzione. L'operazione fa seguito, infatti, alla verifica condotta dall'Ausi da cui è emerso che alcune autocertificazioni (applicazione della fascia di reddito o diritto all'esenzione), per un probabile errore materiale o per intervenuta modifica della fascia direddito autocertificata, non sono congrue rispetto alle condizioni redditualidichiarate in sede di dichiarazione dei redditi. L'Azienda Usi di Cesena ricorda a tutti i cittadini di comunicare tem pestivamente il venire meno delle condizioni già autocertificate perbeneficiare dell'esenzione ticket o l'intervenuta modifica della fascia direddito autocertificata, rivolgendosi agli sportelli dove è stata presentata laprima autocertificazione.