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DALLE REGIONI

LOMBARDIA: Mario Melazzini, un medico-paziente assessore alla sanità

Melazzini-1Milano, 22 ott. - (Adnkronos Salute) - Un medico-paziente nuovo assessore alla Sanità lombarda. L'oncologo Mario Melazzini, 54 anni, malato di Sla da circa 10, è uno dei tre nomi della nuova giunta regionale annunciati dal governatore Roberto Formigoni, all'alba di questa mattina via Twitter. Dall'estate scorsa era già ai vertici dell'assessorato alla Sanità, dopo la nomina a responsabile della programmazione sanitaria. Nato a Pavia il 10 agosto 1958, Mario Melazzini è presidente nazionale di Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) dal 2006 e presidente di Arisla (Agenzia di ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica) dal 2008. Dal 2007 è direttore scientifico del Centro clinico Nemo, struttura dedicata alla ricerca e alla cura delle malattie neuromuscolari, con sede all'ospedale Niguarda di Milano. Autore di diversi libri, Melazzini ha raccontato il suo rapporto con la malattia che lo ha colpito nel testo del 2007 'Un medico, un malato, un uomo. Come la malattia che mi uccide mi ha insegnato a viverè. «Un medico di successo, una bella famiglia, una forma fisica da far invidia. Nel febbraio del 2002 Mario Melazzini pensa di essere un uomo realizzato - si legge nella scheda di presentazione del libro - Ma quando sale in bicicletta per il suo allenamento quotidiano capisce che qualcosa non va. Il piede sinistro non risponde, il corpo gli disubbidisce. Comincia così il calvario della malattia. Ci vuole un anno per avere la diagnosi: è Sla, sclerosi laterale amiotrofica, una patologia degenerativa con la quale, mediamente, non si vive più di tre anni». Melazzini ci convive da 10, impegnato a favore della vita e della ricerca scientifica. Sul suo profilo Facebook si presenta così: «Sono un malato di Sla alla ricerca della verità».

TOSCANA : Dietrofront chiudono le Società della Salute

toscanaconsiglioL'assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Carrara Massimiliano Bernardi salute con soddisfazione la notizia della prossima chiusura delle Società della Salute in Toscana. «Finalmente anche in Regione Toscana si sono resi conto che le Società della Salute altro non sono che carrozzoni inutili, anzi utili solo a sprecare denaro pubblico", dichiara Bernardi.Una contrarietà che Bernardi non ha mai nascosto neanche ai tempi del suo assessorato al sociale:«Dal momento dell'introduzione di questo strumento – scrive Bernardi –  in linea con il mio partito la Federazione della Sinistra avevo sempre espresso perplessità sull'efficacia e l'utilità di questi consorzi, che non hanno mai mostrato di saper rispondere agli scopi per cui erano stati creati, in prima istanza la realizzazione dell'integrazione delle attività sanitarie e socio-sanitarie con le attività assistenziali di competenza degli enti locali». Per l'esponente della Federazione della Sinistra è bene tenere divisi i compiti tra comuni e Asl:«Ritengo che il sociale sia una materia che deve restare in carico alle Amministrazioni comunali, mentre le tematiche sanitarie devono essere di competenza delle ASL. I due soggetti devono certamente collaborare e ragionare insieme di percorsi comuni, ma con una ben distinta autonomia decisionale».

PIEMONTE: Per l'Assessore Sanita', tecnicamente la Regione e' fallita

TorinoTorino, 18 ott. - (Adnkronos) - "La Regione Piemonte e' tecnicamente fallita" l'affermazione shock, non smentita per ora, e' attribuita all'assessore alla Sanita' piemontese Paolo Monferino durante la Commissione Sanita' in consiglio regionale. Subito si e' innescata la catena di reazioni: Aldo Reschigna, capogruppo Pd, ha chiesto le dimissioni del governatore Roberto Cota. "Questa Giunta non e' all'altezza dei conti drammatici della Regione - ha sottolineato Reschigna - e la problematicita' dei conti sanitari resi noti da Monferino lo dimostra in tutta la sua evidenza: 60 milioni del deficit 2012 vengono spostati sul 2013; il disallineamento tra i conti regionali e quelli delle aziende sanitarie segna un altro rosso di 900 milioni, anche se questo e' il frutto di molti anni. Ora i nodi stanno venendo al pettine".
A chiedere le dimissioni immediate di Cota ed elezioni anticipate c'e' anche Roberto Placido, consigliere regionale del Pd, secondo il quale "evidentemente Monferino non e' piu' nelle condizioni di nascondere la realta' dei fatti ovvero la gravita' del debito regionale. Il Piemonte da oggi e' una Regione fallita non solo tecnicamente (per gli oltre dieci miliardi di euro di debito) - ha evidenziato Placido - ma anche politicamente. Sono naufragati tutti gli annunci che si sono susseguiti in questi due anni. Ora e' giunto il momento per il presidente Cota di mantenere la parola data e di presentare le dimissioni, consentendo al Piemonte di andare ad elezioni anticipate e voltare finalmente pagina". Spiegazioni e repliche rinviate, dati alla mano, a una conferenza stampa convocata per domani dal presidente Cota insieme all'assessore Monferino

VERONA: Problemi di subentro nelle asssociazioni e gruppi

verona(L'ARENA) ULSS 22. Associazioni e gruppi di professionisti che perdono un collega non riescono ad ottenere i subentri necessari a proseguire l'attività. Per l'orario esteso in ambulatorio e a domicilio servono minimo tre camici bianchi oppure si torna al vecchio sistema. Interessati diecimila assistiti Nell'Ulss 22 i medici di medicina generale faticano ad entrare nella medicina di gruppo o nelle associazioni, come invece favoriscono le leggi nazionale e regionale. Quando si tratta infatti di sostituire i colleghi andati in pensione non tutto fila liscio, anzi. Una decina di medici subentrati a colleghi che hanno cessato di esercitare per limiti d'età o perché hanno cambiato attività, infatti, inseriti come da graduatoria regionale nelle zone rimaste scoperte, si sono visti negare dalla direzione generale dell'azienda sociosanitaria di Bussolengo la possibilità di unirsi alle associazioni o medicine di gruppo che già operano da anni sul territorio. O meglio, trascorsi mesi e mesi da quando hanno presentato domanda, ancora non hanno ricevuto risposta e sono rimasti di fatto in una sorta di limbo che potrebbe pregiudicarne l'attività e avere ripercussioni su almeno 10mila cittadini e potenziali pazienti. Nell'Ulss 22 funzionano 22 medicine di gruppo, per un totale di 77 medici, e 18 associazioni, formate da circa 70 medici. Servono a migliorare il servizio e a garantire almeno sette ore al giorno gli ambulatori aperti. Nell'associazione gli studi sono decentrati, ma i medici sono in contatto tra loro e gestiscono insieme le visite domiciliari in base a necessità. Nella medicina di gruppo il legame si fa più stretto: l'ambulatorio è in comune, come il personale di segreteria o infermieristico, e le schede sanitarie sono in rete. Ora, in una decina di casi, alcune associazioni o medicine di gruppo rischiano di saltare se non vengono integrate con i nuovi medici. Verrebbe a mancare, infatti, il numero minimo di aderenti, che per entrambe le soluzioni di lavoro devono essere tre. I pazienti che si sono abituati ad usufruire di ambulatori con orari e servizi più ampi e comodi ci dovranno rinunciare. Un rischio che i medici di famiglia intendono scongiurare a tutti i costi, anche alla luce del decreto Balduzzi, che punta invece a sviluppare una rete di ambulatori aperti 24 ore su 24. Il dottor Claudio Zamperini è il responsabile di un'associazione di tre medici che opera a Villafranca, Caluri e Dossobuono dal 2002, servendo circa 4.500 persone. Dopo il pensionamento di uno dei tre professionisti, ancora prima dell'estate chiede l'ingresso del nuovo medico. L'azienda sociosanitaria nega l'ingresso. Zamperini, che non comprende il perché della decisione, chiede agli inizi di settembre una risposta scritta e ufficiale, con le motivazioni. Ad oggi non l'ha ancora ricevuta. «Il collega è andato in pensione dal 29 giugno e due mesi prima», spiega Zamperini, «ci siamo mossi per le pratiche con l'ufficio di medicina generale dell'Ulss 22, a Valeggio, seguendo le istruzioni che ci erano state date. Abbiamo rispettato le procedure. Ora sapere in modo ufficiale perché la nostra richiesta di subentro non è stata accolta ci sembra il minimo». Stando alle leggi, se rimangono solo due medici l'associazione deve chiudere. Sarebbe un triste decennale per i medici fondatori, ma soprattutto un passo indietro per i pazienti. «Finora abbiamo sempre garantito oltre sette ore giornaliere di ambulatorio, solo io ne copro cinque», continua il coordinatore, «lo facciamo per agevolare i pazienti, tutelando in particolare la fascia serale, che è molto richiesta da lavoratori dipendenti e impiegati». Ma d'ora in avanti? Altro caso. Il dottor Marco Righi doveva subentrare a un medico di famiglia che ha cessato l'attività in una medicina di gruppo con tre medici a Bussolengo e Pastrengo. Anche qui richiesta di subentro negata e circa 4.500 pazienti interessati al disservizio. Anche in questo caso il servizio aggregato dovrà chiudere se l'Ulss 22 non sblocca la situazione dando il via libera all'arrivo del terzo professionista. E i medici di famiglia dovranno dire ai loro assistiti che gli orari di ambulatorio saranno ridotti e i servizi a domicilio più limitati. «Le domande per il subentro sono state presentate a giugno», ricorda Righi, «risposte non ne ho avute, rimango però in attesa di sapere. Andare avanti così non si può». Il suo timore? «Creare un disservizio ai pazienti», risponde, «se si dovesse tornare all'ambulatorio gestito singolarmente ogni medico sarà costretto a riorganizzare l'attività, riducendo orari e prestazioni per forza di cose». La Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg) sottolinea che analoghe situazioni si stanno verificando per altre associazioni a La Rizza, Custoza, Sommacampagna, dove altre migliaia di cittadini, se non arriva l'ok dell'Ulss 22, subiranno una riduzione dei servizi di medicina di base. La Fimmg ha chiesto chiarimenti all'azienda per arrivare alla risoluzione dell'inghippo, diciamo così, a vantaggio degli assistiti e mai a loro discapito, ma per ora il silenzio permane.

BELLUNO : Al vaglio dei magistrati i premi ai medici che prescrivono di meno al vaglio accordi tra MMG e Ausl

Belluno(Corriere delle Alpi) di Marco Filippi BELLUNO. Sono i contratti aziendali che riguardano i premi sulle prescrizioni di farmaci ed esami ad essere finiti nel mirino della procura della Repubblica di Belluno, che ha avviato un'indagine, al momento, conoscitiva per capire il meccanismo che li regola.
Pochi giorni fa, i militari della Guardia di Finanza si sono presentati negli uffici della sede dell'Usl 1 ed hanno acquisito la documentazione, ora al vaglio del sostituto procuratore Antonio Bianco.
Poche, per la verità, le indiscrezioni che riguardano l'indagine della procura. Pare, però, che il pubblico ministero bellunese voglia capire il meccanismo che regola quei contratti (stipulati tra i sindacati dei medici di base, l'ordine dei medici e l'Usl 1) in base ai quali viene premiato il medico che dispone meno prescrizioni per i propri pazienti. In altre parole, l'Usl, nell'ottica di risparmio della spesa pubblica, ha stipulato un contratto coi medici condotti in base al quale si premia chi prescrive di meno (farmaci o esami).

Il medico di base che prescrive di meno viene premiato dall'Usl 1 con denaro prelevato dal "capitolato" alla voce "beni e servizi". Un "ricco" capitolato da 600.000 euro l'anno. Anche i dirigenti delle aziende sanitarie, in caso di obiettivi raggiunti e risparmi di spesa nelle prescrizioni dei medici di base, avrebbero un congruo premio. Dunque, premi in denaro per tutti se si riesce a risparmiare nelle spese delle prescrizioni. A tal proposito, pare che esista un vero e proprio tariffario per chi risparmia di più.

Sia chiaro, si tratta di contratti stipulati alla luce del sole. Ma la procura ha, in ogni caso, deciso di vederci chiaro anche per capire quale sia il principio per accedere a tali premi. Va premiato chi prescrive meno o chi prescrive il giusto?

FIMMG TREVISO: sciopero bianco ai primi di novembre

treviso(doctor mews) Cronaca di uno sciopero annunciato, legittimato "dall'atteggiamento di prevaricazione" dell'Asl 9 di Treviso e dal mancato rispetto degli accordi con i medici di Medicina generale: Brunello Gorini, segretario Fimmg della città veneta, non ha mezze misure nel denunciare una situazione di estrema tensione, andatasi deteriorando nel corso dei mesi.
La decisione dello sciopero, presa giovedì nel corso dell'assemblea della Fimmg trevigiana, è la più netta conferma di questa rottura. Nello specifico, «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», secondo le parole di Gorini è , da un lato, il permanere di un'emergenza sicurezza per le guardie mediche sul territorio, dall'altro la questione spinosa dell'adeguamento tecnologico.
Per quello che concerne la sicurezza, dopo ben sette aggressioni, «ad agosto abbiamo avuto dall'Asl 9 una rassicurazione sulla tempestiva messa in sicurezza degli ambulatori», spiega Gorini, «ma ad oggi nulla è stato fatto». E continua: «Dopo il caso di aggressione a una dottoressa,  è stata adeguata agli standard di sicurezza una sola postazione. E soltanto per merito del Comune, non certo dell'Asl».  Anche la digitalizzazione è un tema particolarmente dibattuto: i medici di famiglia, che accusano l'Asl di continuare a non erogare i rimborsi per l'adeguamento tecnologico, sono sul piede di guerra da tempo, contestando anche le decine di milioni spesi per il sistema di informatizzazione Doge e il "ricatto" delle ricette elettroniche.  Considerato questo scena rio, la protesta sembra quindi inevitabile. Prevista per i primi di novembre, consisterà molto probabilmente «nell'attenersi in maniera rigida e burocratica alla leggi, senza fare nulla più di quanto è nei nostri obblighi, in termini di prestazioni a pagamento, di orario di lavoro e di prescrizioni.  Una forma di "sciopero bianco", conclude Gorini, «potenzialmente infettiva e contagiosa», forse anche più dell'astensione dal lavoro.