Mer28062017

Ultime notizie:
Messaggio
  • EU e-Privacy Direttive

    Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

    Leggi la documentazione e direttive e-Privacy

Back Sei qui: Home NEWS News Fimmg Dalle Regioni

DALLE REGIONI

ALTO ADIGE: medici di famiglia: 8,9 milioni per il patto di qualità

medicina generale
Dopo lunghe trattative e 54 sedute è stato firmato il patto per la qualità dell’assistenza primaria della medicina generale: oggi (29 maggio) l’assessora provinciale alla sanità ed alle politiche sociali, Martha Stocker, ne ha illustrato gli aspetti più qualificanti unitamente al direttore di Dipartimento, Michael Mayr, che ha guidato la delegazione provinciale nel corso della trattative, nonchè ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali Domenico Bossio (FIMMG), Gianni Pontarelli (SMI) e Nicola Paoli (Intesa sindacale). Assente per ragioni di salute Susanna Hofmann dello SNAMI). La Giunta provinciale mette a disposizione del patto per la qualità 8,9 milioni di euro l’anno, in linea con le indicazioni del Piano sanitario provinciale che identifica uno dei propri pilastri nei medici di medicina generale e nel sostegno del rapporto tra medico e paziente. Al patto per la qualità si aggiungerà nei prossimi mesi uno specifico sostegno rivolto ai giovani medici per il quale è prevista un un’apposita misura legislativa.

“Con il patto per la qualità - ha sottolineato l'assessora Martha Stocker - abbiamo realizzato i presupposti per un’assistenza sanitaria di base unificata e di alto livello per tutta la popolazione. Al centro delle nostre trattative vi era il benessere dei pazienti e la qualità della loro assistenza sul territorio”. Il patto prevede varie misure: il rafforzamento dell‘assistenza primaria, soprattutto per le persone affette da malattie croniche, tramite l’introduzione di percorsi diagnostici, terapeutici, assistenziali e obiettivi assistenziali e gestionali condivisi; una maggiore integrazione e collaborazione dei medici di base tramite una rete di assistenza territoriale che ha per protagonisti proprio i medici di famiglia, i quali dovranno assicurare, tra l’altro, una maggiore reperibilità; un'assistenza più appropriata della popolazione tramite un rapporto equilibrato tra assistenza ospedaliera e territoriale.

La maggior parte dei fondi previsti dal patto è rappresentata dai 3,8 milioni destinati alla creazione di una rete tra i medici di medicina generale. Grazie alla creazione di un rapporto più equilibrato tra l’assistenza ospedaliera e quella sul territorio sarà inoltre possibile, secondo l’assessora Stocker, "alleggerire i reparti di pronto soccorso di parte del loro carico di lavoro". Il patto prevede anche il sostegno ai giovani medici per quanto riguarda il pagamento dell’affitto dell’ambulatorio: in particolare per coloro che hanno meno di 500 assistiti è previsto un contributo di 1.200 euro al mese per un periodo massimo di tre anni, per chi ha tra 500 e 1000 assistiti  tale importo sarà di 800 euro, sempre per un massimo di tre anni. Sono previsti infine contributi per il pagamento dei collaboratori e del personale infermieristico che opera presso l’ambulatorio.

  anni.
Sono previsti infine contributi per il pagamento dei collaboratori e del personale infermieristico che opera presso l'ambulatorio.

LIGURIA: Nuova esenzione ticket per la diagnosi precoce al tumore alla mammella o all'ovaio

mammografiaGENOVA. Una nuova esenzione ticket, individuata con il codice D99, per garantire la diagnosi precoce del tumore della mammella e dell'ovaio nelle donne portatrici sane di una mutazione genetica (Brca1 o 2 oppure mutazione del gene P53) oppure con un elevato rischio genetico equivalente, in quanto appartenenti a famiglie con una storia oncologica fortemente sospetta. È quanto prevede la delibera approvata dalla Giunta regionale, su proposta della vicepresidente della Regione e assessore alla Sanità Sonia Viale. L'accertamento della presenza della mutazione genetica o dell'alto rischio equivalente è affidata al Centro Tumori ereditari dell'Ospedale Policlinico San Martino – Irccs per l'oncologia – quale hub di riferimento regionale per l'oncogenetica. In caso di test genetico positivo oppure di rischio equivalente accertato, le donne potranno seguire un programma di sorveglianza completamente gratuito con prestazioni aggiuntive e mirate rispetto a quelle di routine (ad esempio, nei casi di mutazioni Brca1 e 2, con una mammografia annuale dopo i 40 anni, una risonanza magnetica mammaria annuale dai 30 ai 49 anni, una visita ginecologica e altri esami specifici). "La Liguria – spiega l'assessore alla Sanità Sonia Viale - è la terza regione in Italia dopo Emilia Romagna e Lombardia ad aver introdotto questo tipo di esenzione. Si tratta, quindi, di una conquista importante che garantisce non solo la gratuità delle prestazioni specialistiche ma anche la presa in carico delle donne che non vengono lasciate sole ma accompagnate in un percorso di sorveglianza gratuito. In questo modo il sistema sanitario garantisce le risposte più efficaci ai bisogni di salute dei cittadini". In Liguria, le donne sane portatrici di mutazioni genetiche accertate Brca1 e 2 sono circa 150. Ogni anno si stimano 30 nuovi casi: di queste, circa 1-2% sviluppa il tumore della mammella o dell'ovaio. Tutte le informazioni sulla nuova esenzione sono disponibili sul sito http://www.liguriainformasalute.it/ nella sezione Tumori ereditari e prevenzione oncologica.

TREVISO : Usl e Comune nel mirino degli hacker

sanità-digitale-1(La tribuna) TREVISO. Siamo infetti senza saperlo. Anche qui, a Treviso: il Comune, l'ente Provincia, l'Usl. Lo sterminato archivio di password rubate, creato da un gruppo anonimo di "cracker" e pubblicato sul deep web meno di un mese fa, comprende anche dati trevigiani. Dati sensibili, pesanti: chiavi di accesso per violare pc e reti aziendali di imprese, enti pubblici, strutture sanitarie. I numeri. Ecco alcuni numeri, punta di un iceberg ancora impossibile da scansionare: tra le persone finite nel mirino dei pirati digitali e "spogliate" a loro insaputa di tutte le proprie barriere d'accesso ci sono 25 dipendenti dell'ente Provincia, dieci del Comune capoluogo e ben 183 dell'Usl. Si tratta di personale in senso lato: si va dai dipendenti ai manager e dirigenti. La mole, come detto, è sterminata e al momento è impensabile poter capire quanto davvero la nostra provincia ci sia dentro: è infatti impossibile - nel database da circa 17 gigabyte di dati rubati - effettuare ricerche per chiave geografica. Bisogna farle per dominio, come - appunto - quello di Comune, Provincia, Usl. E i numeri di questa infezione digitale sono da epidemia.
Cosa è successo. Un passo indietro. Quello scoperto il 5 maggio è uno sterminato archivio con quasi 458 milioni di indirizzi e-mail e relative password "in chiaro". Il più grande data leak, furto di credenziali, della storia. Dal Veneto alla Casa Bianca passando per il parlamento europeo. A scoprirlo nel "deep web", la faccia scura della rete, quella non accessibile ai comuni browser, è stata l'azienda montebellunese Yarix, che si occupa di sicurezza informatica. Questo archivio di dati rubati "pesa" circa 17 gigabyte ed è suddiviso in dieci file di testo (.txt). È caricato su una "cloud", nuvola digitale, che porta in Russia. Pare che questo archivio sia stato creato a dicembre del 2016. In pratica, quei 458 milioni di indirizzi mail in tutto il mondo sono stati "nudi" per circa sei mesi, a completa disposizione dei pirati informatici. I rischi. Sono tanti, i rischi, e di vario tipo. Economico, innanzitutto: pensiamo alle imprese che vedono i propri muri diventare di cristallo, gli archivi scoperchiati, i cataloghi e gli studi sui brevetti svelati. Non si possono fare i nomi, ma ci sono dentro molte "big", tra le imprese della Marca, dall'abbigliamento alle calzature. E i rischi esistono anche per la sicurezza nazionale, tanto che la Yarix si è messa subito in contatto con il ministero dell'Interno - con il quale collabora da tempo - perché tra le mail violate ci sono anche quelle di personale delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco. Più difficile capire dove possa portare la violazione della rete informatica di un'azienda sanitaria: è solo il gusto della sfida a muovere gli hacker o anche in quel caso c'è un potenziale ritorno di qualche tipo? Zero day. Il vero rischio di tutto ciò - come ha spiegato Mirko Gatto, amministratore delegato di Yarix - è che siamo stati (o lo siamo ancora) in balìa dei pirati informatici senza saperlo. Non sappiamo cosa abbiano fatto con l'accesso libero alle mail, che spesso rappresentano la prima breccia per abbattere ogni muro. Quasi tutti gli utenti di servizi online (e chi non lo è, oggi?), infatti, usano password simili o identiche per la propria casella di posta elettronica e per il proprio accesso al pc dell'ufficio o dell'azienda, e poi magari per i social network e l'home banking. C'è la possibilità di infiltrare virus che restano sottotraccia, nuovi, invisibili agli antivirus perché non sai nemmeno che esistano. Quando lo scopri, nel cosiddetto "zero-day", è già troppo tardi. L'home banking. È forse la paura più grande dell'utente medio comune, che magari non ha una rete aziendale propria o altri dati economicamente rilevanti e potenzialmente "rubabili": se hanno le mie password mi prosciugano il conto corrente? In realtà questo è difficile perché generalmente i sistemi di home banking hanno password a due fattori: quella d'accesso e poi quella variabile generata per ciascuna operazione e inviata via sms all'utente. Su questo, almeno, dovremmo poter stare tranquilli.

BERGAMO: Vaccinazioni, primo accordo per farle negli ambulatori privati

vaccinazioneee thumb medium250 250(OMNIMILANO) Milano, 26 MAG - «Grazie ad un accordo siglato dall'Ats con le organizzazioni sindacali Fimmg e Snami dei medici di Medicina generale, entro la fine del mese di giugno, nel territorio provinciale di Bergamo le vaccinazioni antimeningococciche in co-pagamento, offerte da Regione Lombardia, potranno effettuarsi presso gli ambulatori dei medici di medicina generale». Lo annuncia l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera. «In occasione dell'accordo chiuso a livello regionale con i pediatri di libera scelta - spiega - , in considerazione di quello mancato con i mmg, avevamo lasciato aperta la possibilità che questi ultimi potessero stringere intese, con le singole Ats. Questo di Bergamo è il primo, sono molto lieto che abbiano aderito tutte le sigle, comprese quelle che si erano opposte a livello regionale, e sono certo che ne saranno siglati altri. Le modalità organizzative saranno uguali a quelle previste per i pediatri di libera scelta. Quindi, entro il 31 maggio l'Ats raccoglierà le adesioni dei singoli medici. Le somministrazioni, però, a differenza di quanto programmato per i pediatri, che le effettueranno a partire dal 15 giugno, potrebbero iniziare qualche giorno dopo, comunque non più tardi della fine del mese di giugno. L'intesa con loro, infatti, è stata siglata ieri e i mmg a differenza dei pediatri che sono 120, sono circa 700, per cui la raccolta delle adesioni richiederà un pò più di tempo».

TRENTINO : i 14 distretti riuniti in 7 maxi aree

presidimedici thumb250 250(TRENTINO) TRENTO. La riorganizzazione dell'Azienda sanitaria arriva alla stretta finale: oggi il direttore generale Paolo Bordon si confronterà (nuovamente) con i sindacati di medici e amministrativi, con l'obiettivo di raccogliere le osservazioni del personale e arrivare entro il 31 luglio a varare il nuovo assetto.
Si tratta di una riforma chiesta dalla Provincia che proprio sulla nuova organizzazione ha indicato la priorità numero uno del mandato a Bordon. Per i cittadini (e i pazienti) non sarà né facile, né immediato capire le trasformazioni in atto all'interno della sanità trentina, cambiamenti che i medici definiscono "profondi": via i quattro distretti territoriali in cui era divisa la Provincia di Trento (sostituiti da un unico ambito), snellimento radicale dei 14 dipartimenti che vengono ricondotti a 7 grandi aree. I cambiamenti in realtà sono già stati attuati progressivamente e il concetto di base è questo: tutta la sanità trentina non sarà più organizzata in modo territoriale (con i distretti e gli ospedali che godevano di una certa autonomia) ma secondo una divisione per settori, in modo che sia possibile (anzi auspicabile) un utilizzo più efficiente delle risorse economiche ma anche di personale.
Ma che reazioni ci sono all'interno dell'azienda sanitaria? In attesa delle osservazioni che il personale potrà presentare oggi («E' quella la sede opportuna » spiega Romano Nardelli, primario di pneumologia ad Arco e rappresentante di Anaao) il presidente dei primari trentini, Giuliano Brunori, la vede così: «Ogni cambiamento importante può essere vissuto con timori e preoccupazioni, ma in questo caso c'è anche la consapevolezza che il nuovo disegno vede i clinici al centro (e non i manager gestionali) e questa per noi è una sfida importante che ci vede impegnati con atteggiamento positivo. Non mi risultano grosse contrarietà alla riorganizzazione, certo sarebbe spiacevole se sul fronte politico qualcuno volesse ricreare la stessa situazione di un anno e mezzo fa quando l'ex direttore Flor lasciò la sanità trentina».
Può darsi che la riduzione di 14 dipartimenti in 7 grandi aree (che ora fanno riferimento ai primari Brunori, Caciagli, Tirone, Ramponi, Di Palma, Spagnolli e De Pretis) abbia provocato qualche malumore: in azienda di fatto ci sono (alcuni) dirigenti apicali che ora, con il nuovo organigramma aziendale, si trovano a rispondere a un altro capo area. Sul tema è intervenuto ieri il Movimento 5 Stelle con una dura presa di posizione nei confronti del direttore Bordon: «Non sente la nostalgia del Friuli?» si chiede il consigliere provinciale Filippo Degasperi, invitandolo quindi indirettamente a dimettersi. Ma Degasperi aggiunge: «Sono sicuro che i trentini , eccetto Zeni, picconatore della sanità trentina, non farebbero nulla per trattenerlo».

POTENZA: Pace: tenere nel debito conto il lavoro per il territorio

guardia-medica-web(La Nuova Del Sud) POTENZA - Il consigliere regionale del gruppo misto Aurelio Pace interviene in merito alla questione concernente la continuità assistenziale. "Considerando la qualità del lavoro svolto da questa categoria di medici in condizioni di estrema difficoltà, in virtù della vastità del territorio e della situazione orografica della Regione che vede, spesso, Comuni difficili da raggiungere, senza contare i pericoli legati al lavoro svolto in orari notturni, in isolamento e in tutta precarietà, è doveroso prendere atto dell'abnegazione di chi continua ad operare a favore di una popolazione anziana e di intere categorie sociali che non vivono in condizioni agevoli e che vedono sempre più allontanarsi la realtà pronta a recepire le loro esigenze di quotidiana esistenza. Per dare continuità ad un servizio di qualità che, nel corso degli anni è divenuto indispensabile con la figura del medico punto di riferimento per le nostre popolazioni - aggiunge Pace - occorre, nel pieno rispetto della normativa, tutelare le istanze dei medici, soprattutto senza penalizzare i cittadini di un'intera regione. Alla luce dei risultati sin qui ottenuti è bene sottolineare - conclude Pace - che laddove si agisce in modo giusto e professionalmente valido con i benefici che ne conseguono per la popolazione, è bene salvaguardare la strutturazione di prestazioni degni di un paese civile, tutelando la giusta qualità della vita".