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DALLE REGIONI

PUGLIA: "Abbiamo paura" - Le donne medico si mobilitano per la scarsa sicurezza nei presidi ospedalieri

donnepuglia"Abbiamo paura". E' l'appello delle donne medico di guardia che lamentano scarsa sicurezza dei presidi in cui operano. Secondo un rapporto shock dell'Ordine la quasi totalità dei medici che prestano servizio di notte nelle sedi della provincia di Bari ha subito uno o più episodi di violenza. Il 10 novembre la mobilitazione della categoria. Nel nostro Focus abbiamo raccolto alcune testimonianze. In una video intervista tutto il disagio nella professione.

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CROTONE: On. Pacenza, , il piano di rientro una violenza democratica

medicinfermieri3(Il crotonese) CROTONE – "La nostra regione vive da troppi anni il piano di rientro e la gestione commissariale che sicuramente non hanno aiutato la celerità dei processi. Il piano di rientro è una direttiva ministeriale per le regioni che producono deficit, ma si è dimostrato fallimentare perché non può cancellare quella che è l'organizzazione ed il bisogno di salute. Non ci può essere di questo una visione ragionieristica, ed in questi anni, purtroppo, la salute calabrese è stata gestita dal ministero dell'Economia e non da quello della Salute. Questo è stato devastante". Lo ha detto l'onorevole Franco Pacenza al convegno regionale di medicina primaria della Fimmg che si è svolto venerdì e sabato mattina al Lido degli Scogli di Crotone. Il delegato del governatore della Calabria, Mario Oliverio, per la sanità è intervenuto nella conferenza stampa per la presentazione del bilancio del primo anno dello screening oncologico al colon retto dell'Azienda sanitaria pitagorica, a fianco del direttore generale Sergio Arena.
"La responsabilità – ha aggiunto Pacenza – è stata dei governi politici regionali che hanno sgovernato le attività sanitarie, ma non è compatibile che un piano di rientro dal debito possa durare dieci anni. Siamo al terzo triennio e non è possibile che questo sistema venga affidato a strutture esterne, perché questa è una violenza sul piano democratico". A suo giudizio, il commissario che sovrintende al piano di rientro sanitario, Massimo Scura, non avrebbe fatto il suo dovere, come dimostrerebbero i dati relativi alla crescita della sanità calabrese. Secondo i dati elaborati dall'Osservatorio Cergas della Bocconi sui movimenti dei flussi sanitari dal 2010 al 2015, la Calabria è la regione italiana con meno posti letto; secondo i dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, l'emigrazione sanitaria passiva ha superato la soglia dei 301 milioni di euro.
"In questi anni le regioni sottoposte a piano di rientro sono state strozzate anziché aiutate a superare il disavanzo. I piani di rientro si rispettano: se la legge prevede una durata di tre anni, allo scoccare del triennio a chiuso", ha tuonato Pacenza. Invece "il terzo triennio scade nel 2018 e ancora qualcuno dice che poi si vedrà". Ma "se ne devono andare perché non sono stati capaci di risanare il sistema in nove anni", ha rincarato la dose il delegato di Oliverio alla sanità. "Noi ci batteremo perché questa faccenda del commissariamento si chiuda prima possibile, perché il piano di rientro venga affidato al presidente, come avviene in tutte le regioni italiane, e io non ci sto che nella mia regione non possa essere cosi, con l'ambizione di uscirne e fare in modo che il nostro sistema sanitario possa competere con quello delle altre regioni".

FRIULI VENEZIA GIULIA : Telesca, presto centrali territoriali per codici bianchi

118Palmanova, 27 ott - "A sei mesi dall'entrata in funzione della centrale unica regionale dell'emergenza sanitaria - afferma l'assessore alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Maria Sandra Telesca - sono ancora troppe le chiamate al 118 per casi lievi classificati come codici bianchi. Per questo vogliamo accelerare la realizzazione delle centrali territoriali per i problemi urgenti che non richiedono l'intervento dell'ambulanza, collocando questo correttivo ai primi posti tra quelli da apportare al piano regionale dell'emergenza urgenza". Il bilancio dei primi mesi di attività del numero unico dell'emergenza (nue) e della sala operativa regionale dell'emergenza sanitaria (sores) è stato al centro dell'odierno incontro pubblico a Palmanova, promosso da Federsanità Anci e Ordine regionale dei giornalisti, in collaborazione con lo stesso Sores. Uno dei dati emersi nel monitoraggio del servizio dal 1 maggio al 31 agosto, illustrato da Vittorio Antonaglia, direttore della centrale unica dell'emergenza, è che su 32.315 chiamate di soccorso classificate nei diversi codici, 5.559 sono codici bianchi, 12.795 sono codici verdi, mentre tra i codici prioritari, 13.149 sono i codici gialli e 812 quelli rossi. Complessivamente, considerando anche le chiamate non comprese tra le richieste di soccorso, sono state gestite mediamente dal nue 34,4 chiamate all'ora. In questo contesto, Telesca ha evidenziato come "vi sono delle richieste che non sono delle vere emergenze ma sono un'urgenza per la persona che chiama che ha la percezione di avere un problema a cui dobbiamo dare la risposta adeguata, senza gravare sulle reali emergenze". Per questo tipo di risposte è previsto un soccorso dell'Azienda per l'assistenza sanitaria attraverso le centrali delle emergenze territoriali. "Per raggiungere questo obiettivo - ha evidenziato Telesca - sarà determinante dare una corretta informazione ai cittadini su chi chiamare e come comportarsi". "Ulteriori interventi correttivi - ha aggiunto - verranno messi in campo, come previsto, con la collaborazione del comitato regionale dell'emergenza, alcuni dei quali sono già in fase di predisposizione, come la modifica parziale alla dislocazione dei siti delle ambulanze per garantire una miglior copertura territoriale". "Da oltre 10 anni si parlava dell'istituzione della centrale unica dell'emergenza - ha rilevato ancora l'assessore - e se da un lato molte critiche non sono fondate, dall'altro molti aspetti vanno migliorati. Se oggi siamo qui a parlarne è proprio per favorire le conoscenze su come opera questo sistema e comprendere l'importanza del principio di solidarietà che favorisce l'efficacia della rete territoriale dell'emergenza". Un rafforzamento a questa rete giunge dal progetto della Croce Rossa udinese, illustrato oggi da Fabio Di Lenardo, direttore generale della Cri di Udine, che prevede l'acquisto di 110 defibrillatori che verranno dislocati sul territorio provinciale sulla base delle indicazioni del Sores, delle Aziende per l'assistenza sanitaria e dei Comuni. Per Telesca "è un progetto importante, sostenuto da fondi statali, che la Croce Rossa non gestirà autonomamente ma in accordo con la centrale unica, proprio per dare un'impronta sinergica alla rete dell'emergenza che si fonda sulla collaborazione istituzionale, con l'unico obiettivo di salvare vite umane". Verranno così garantiti centri storici, punti sensibili e aree scoperte su tutto il territorio udinese, con apparecchiature collegate via web al Sores. La manutenzione dei defibrillatori sarà a carico della Croce Rossa così come la formazione per il corretto utilizzo del personale laico cui si è resa disponibile anche Federsanità Anci tramite la collaborazione offerta nelle parole del presidente Giuseppe Napoli. Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, anche Renata Bagatin, vicepresidente della III Commissione consiliare, Luciano Pletti, presidente Card Fvg, e il sindaco di Palmanova, Francesco Martines, tutti concordi sulla necessità che i cambiamenti in atto vadano comunicati coinvolgendo la cittadinanza e le amministrazioni locali proprio in quanto riguardano il bene primario della salute. Sul tema della corretta informazione e dei principi deontologici che governano la professione si è soffermato Cristiano Degano, presidente dell'ordine regionale dei giornalisti. Dopo gli interventi tecnici di Fulvio Kette e Luigi Blarasin dell'Aas 5 Friuli Occidentale e quelli di Carlo Pagani del Sores, la giornata si è conclusa con la tavola rotonda sui soccorsi sanitari e le sinergie tra istituzioni, cittadini e associazioni a cui hanno preso parte, tra gli altri, Romano Paduano, Roberto Ferri, Elena Debetto, Gianluigi Savino e Giorgio Brandolin.

TORINO: Giovani medici "Stufi di essere sfruttati e sottopagati"

medfamigliaLA STAMPA: Domenico la tagliata Ci so no i bandi pubblici, nei quali viene chiesto ai giovani medici di offrire, nei pronto soccorso, prestazioni uguali a quelle dei colleghi con anni di esperienza ma a compensi nettamente inferiori. Poi ci sono gli ambulatori dei medici di base che, quando devono chiedere una sostituzione, reclutano i giovani dottori e li pagano con una discrezionalità che non tiene conto delle tabelle che fanno riferimento ai contratti nazionali. Lamentarsi apertamente, però, non è consigliabile: il rischio è di non essere più chiamati e di farsi una "cattiva nomea". È per discutere di tutti questi problemi che i giovani medici si sono ritrovati ieri, ospitati dal loro Ordine. Una platea, quella dei laureati in medicina, che non ti aspetteresti, afflitta da problemi di precariato e sfruttamento sul lavoro e per questo accomunata ai loro coetanei che hanno fatto studi diversi. «Siamo qui per presentare una ricerca sulle condizioni di lavoro dei giovani che fanno questa professione ma anche per proporre soluzioni - spiega Alessandro Dabbene, uno degli organizzatori dell'evento -. Chiediamo di inserire tra i documenti che l'Ordine dà ai nuovi dottori un decalogo che li metta in guardia quando entrano nel mondo del lavoro e proponiamo di aprire uno sportello contro lo sfruttamento». La ricerca, condotta tramite un questionario a cui hanno risposto 312 giovani medici piemontesi, parla chiaro: alla domanda 'Ti sei mai sentito sfruttato nel mondo del lavoro?', l'85% degli intervistati risponde di sì. Tante le cause e le modalità con cui si declina questa percezione: il 44,50% di loro spiega di essersi trovato a svolgere mansioni che con la medicina non hanno nulla a che fare, il 39% di aver dovuto svolgere compiti mal pagati in relazione alla responsabilità che era richiesta loro, il 34% di aver ricevuto un compenso orario molto basso, il 24% di aver dovuto affrontare condizioni lavorative scadenti. Per questi giovani medici, poi, non ci sono grandi differenze tra luoghi di "sfruttamento": pubblico e privato ricevono lo stesso voto. «Ho lavorato in una colonia per due settimane, erano presenti 130 bambini, dovevo garantire una reperibilità di 24 ore al giorno e non potevo allontanarmi dalla mia infermeria - racconta un medico -. Tutto questo per 600 euro in totale». «Se qualcuno iscritto all'Ordine applica delle tariffe indegne, è necessario che venga richiamato - afferma l'assessore alla Sanità Antonio Saitta -. Il periodo di difficoltà della aziende sanitarie, terminato con la conclusione del piano di rientro, aveva portato all'esternalizzazione di alcune assunzioni ma questa dinamica è finita e da ora diciamo basta agli interinali e siamo partiti con le assunzioni». C'è anche un altro aspetto che i giovani medici decidono di toccare, ed è quello lungimirante di calcolare il numero di medici che rischieranno di trovarsi senza lavoro in futuro se aumentano i laureati e il fabbisogno di dottori rimane lo stesso: secondo i loro dati, di questo passo, entro il 2020, la domanda di lavoro sarà tre volte maggiore rispetto all'offerta.

TOSCANA: Vaccini, mai trasmessi dati sensibili alle scuole

scuolaFIRENZE - Le Asl toscane non hanno mai trasmesso alle scuole dati sullo stato di vaccinazione dei singoli e neppure segnalato casi di "non regolarità". Hanno invece segnalato casi "da meglio verificare", una casistica composita che, oltre ai bambini non vaccinati, comprende anche soggetti non registrati o registrati erroneamente all'anagrafe vaccinale. La Regione chiarisce ulteriormente il proprio operato rispetto al parere del Garante per la protezione dei dati personali: parere peraltro non ancora comunicato alla Regione, ma appreso attraverso gli organi di stampa.

La Regione Toscana, il 5 settembre scorso, aveva chiesto un ulteriore parere al Garante in merito all'accordo siglato il 24 agosto dalle tre Asl toscane, dall'Uffico scolastico regionale e dall'Anci Toscana, per semplificare alle famiglie e alle istituzioni l'applicazione della legge sull'obbligo vaccinale, già a partire dall'anno scolastico 2017/2018. In particolare, l'ulteriore parere riguardava la comunicazione da parte delle Asl alle scuole e agli uffici com unali dei nominativi degli iscritti non in regola con gli obblighi vaccinali. Nell'ulteriore parere richiesto, il Garante ritiene che anche la sola indicazione dei nominativi "non in regola" possa essere classificata come "sensibile". In realtà appunto, come spiegato sopra, le Asl non hanno trasmesso casi di "non regolarità", ma "da meglio verificare".

L'incrocio degli alunni ricompresi negli elenchi scolastici con i dati presenti nell'anagrafe vaccinale ha consentito alla maggioranza delle famiglie (circa l'85%) di evitare la produzione della documentazione. Gli altri, indicati come casi da meglio verificare, hanno invece dovuto provvedere nell'ambito del percorso ordinario previsto dalla legge.

Il meccanismo pare sin qui aver funzionato, consentendo di alleggerire notevolmente il peso della gestione burocratica di una partita così ampia (più di 500.000 famiglie) e complessa, anche alla luce dei tempi ristrettissimi in cui è stata compressa.

Ed è soprattutto confortante il dato riguardante l'incremento della domanda, + 90% a settembre 2017 rispetto a settembre 2016.

La prossima scadenza del 31 ottobre per gli studenti dell'obbligo (maggiori di 6 anni e minori di 17) non ripropone il problema fin qui esaminato, in quanto per questa fascia anagrafica la legge non prevede l'esclusione dalla frequenza scolastica per i non adempienti all'obbligo vaccinale, e quindi non rende necessario comunicare gli esiti della verifiche Asl alle scuole.

VENETO: FIMMG la Relazione dell' incontro con assessore Coletto del 24.10.2017

crisaraIl segretario Regionale della Fimmg Veneto in una lettera agli iscritti ha relazionato sull'incontro del 24 Ottobre con l'assessore Coletto che si è svolta a Venezia ecco il testo:
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Gentili Colleghi,
oggi si è svolto l'incontro con l'Assessore Coletto, alla riunione era presente il Dott. Mantoan. Sono stati discussi i nostri punti irrinunciabili che sostanzialmente sono quelli che già abbiamo condiviso nella Nota del 13 ottobre, e cioè
1) Integrazione e modifica delle due Delibere;
2) Calendarizzazione della CRITE;
3) Pubblicazione della delibera sull'informatica con data retroattiva del contributo;
4) Istituzione di un Tavolo di trattativa per la residenzialità territoriale:
L'Assessore ha dimostrato volontà politica nella risoluzione delle questioni sul tavolo ma necessitando alcune di loro di approfondimenti tecnici, la risposta complessiva sarà data martedì 31 ottobre, riunione già convocata.
Resta fermo che procederemo comunque con l'impugnazione delle delibere e che qualunque decisione, in base alla risposta fornita dalla Regione, se confermare o sospendere lo sciopero, sarà presa nell'Assemblea Regionale Intersindacale del 4 novembre, è ovviamente sottinteso che il tutto sarà ampiamento discusso nella Segreteria Regionale del 27 ottobre.
Cordiali saluti.
Il Segretario Generale Regionale FIMMG Veneto
Dott. Domenico Crisarà