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DALLE REGIONI

PAVIA: Medici, allarme aggressioni l'Ordine chiama il prefetto

guardia2jpg thumb250 250(La provincia Pavese) PAVIA. È allarme aggressioni ai medici: non più solo in pronto soccorso o alla guardia medica, . In questi mesi infatti stanno crescendo le aggressioni - fisiche e verbali - ai danni anche di medici di famiglia e pediatri. E l'Ordine dei medici lancia l'allarme: «Stiamo raccogliendo i dati delle ultime aggressioni in provincia - spiega il presidente Giovanni Belloni - poi li porteremo al prefetto. Non pretendiamo sia lui a risolvere il problema, ma serve l'attenzione delle istituzioni su questo tema».
L'altro ieri Carlo Meoli, medico condotto di Stradella, è stato preso a pugni da un paziente che pretendeva la prescrizione di un medicinale. Meno di un mese fa una dottoressa in servizio come guardia medica a Vigevano, vent'anni di esperienza alle spalle, è stata aggredita. E mercoledì si terrà all'Ordine dei medici di Pavia una commissione proprio sul tema delle aggressioni e delle minacce: l'obiettivo è raccogliere i dati per poi portarli dal prefetto Attilio Visconti. «Le aggressioni ai danni dei medici sono in crescita - spiega Belloni - sono prevalentemente aggressioni verbali, ma abbiamo registrato anche casi di percosse o minacce fisiche». I più esposti, spiega Belloni, «sono i medici della continuità assistenziale e del pronto soccorso», soprattutto nelle ore notturne. Protetti dall'anonimato, dal fatto che non c'è alcun legame costruito nel tempo con il medico, i pazienti alzano la voce e a volte le mani, pretendono ricette per medicinali che i loro medici curanti non hanno prescritto. Pretendono ricete per esami che la guardia medica non può prescrivere. Ma non solo. «In particolare in questi giorni ci sono arrivate diverse segnalazioni relativamente alle aggressioni ai pediatri - spiega Belloni - in relazione all'obbligo vaccinale istituito dalla legge Lorenzin che stabilisce che per accedere a scuola è necessario avere i 10 vaccini obbligatori. Ci sono pediatri che sono stati minacciati da genitori che chiedevano per il figlio sano l'esenzione dal vaccino». Esenzione che può invece essere data solo ai bambini che abbiano determinati problemi di salute, siano immunodepressi o trapiantati, e quindi non possano essere sottoposti al vaccino in prima persona e necessitino, invece, della protezione del "gregge", ovvero che chi li circonda sia vaccinato o, comunque, immunizzato da malattie che per loro sono più letali che per un bimbo sano. I no scatenano la violenza o la minaccia, fisica o "legale". «Il pediatra non può certificare una malattia che non c'è - spiega Belloni - ma ci sono genitori che chiedono esenzioni dai vaccini anche se non ci sono le condizioni. Mercoledì abbiamo convocato una commissione su queste problematiche: siamo preoccupati di questa recrudescenza di violenza nei confronti dei medici».
Ma perché c'è questa aggressività?
Risponde Belloni: «È evidente dalle cronache, ma anche dalle conversazioni della gente per strada, al bar, che il germe della violenza stia mettendo radici nella società. Non c'è rispetto per le persone, nemmeno per la professione o per la scienza, che viene continuamente messa in dubbio».

VENETO: Parte lo sciopero informatico. Crisarà (Fimmg): massima condivisione dei Mmg

padovaprotestaDOCTOR -33- «Non è la Fimmg a non parlare la lingua della regione Veneto ma siamo noi tutti medici di famiglia veneti. Lo sciopero che iniziamo oggi, informatico per non dare problemi ai cittadini, non dipende dai tagli di Roma ma da scelte della Giunta». Il segretario Fimmg Domenico Crisarà conferma: oggi e domani i medici di famiglia veneti non scriveranno le ricette al pc né le invieranno online, per il primo di due giorni di sciopero che si ripeteranno il 26 e 27 settembre e ancora dal 10 al 12 ottobre, per poi continuare con gli studi chiusi da novembre a maggio, da 2 a 4 giorni ogni mese. Aderiscono tutti i sindacati di categoria: Snami, Smi, Fimmg, Simet. E aderisce la guardia medica la cui astensione dal lavoro scatta alle 20 di ciascuno dei due giorni. Mmg e medici di Ca garantiranno le prestazioni non differibili (articolo 65 Accn). All'indomani dell'incontro "oceanico" - 800 presenti - all'Hotel Crowne Plaza a Padova, dove il segretario nazionale Fimmg Silvestro Scotti ha ribadito che se la Regione punisse i medici per il mancato invio di ricette si aprirebbe un braccio di ferro nazionale con la categoria, l'assessore alla Salute Luca Coletto ha ribattuto ai media che la contesa è su 160 milioni che Roma non dà più al Veneto per via dei tagli e, anziché scioperare, i medici dovrebbero far pressione sul governo Gentiloni. Pronta la replica dell'intersindacale. «Noi non chiediamo una lira in più di quanto l'integrativo regionale ci concesse 12 anni fa», dice Crisarà. «Già lavoriamo quasi 50 ore a settimana secondo i dati Cgia Mestre (e a proposito, chi in Giunta ci vuole dipendenti sappia che ci si dovrebbe pagare 13 ore di straordinario settimanali, non so se convenga mantenere questa linea). Eppure siamo disposti ad aprire studio 12 ore al giorno e fare medicina di iniziativa sui pazienti con diabete, Bpco, ictus e scompenso. Il ristoro dei fattori produttivi che ci servono per far fronte agli impegni è una cifra già stanziata su un fondo ad hoc nella delibera 751/2015: 150 milioni da in tre anni, 50 annui, che, ci riferiscono i funzionari, la regione stessa riferì al governo di aver trovato. Con quei soldi si dovrebbero coprire pure i costi delle eventuali nuove sedi e del collaboratore di studio e infermiere professionale, rispettivamente 20 e 22 euro l'ora, e tra l'altro 14 milioni l'anno li facciamo già risparmiare alla Regione di spesa farmaceutica. Dopodiché però la Regione ha preso altre gravi misure contro la medicina generale con le quali Roma non c'entra». Ad esempio, «la delibera ferragostana sulle case di riposo con la quale ci estromettono dall'assistenza agli anziani affidando l'accesso a medici con caratteristiche dettate dall'Asl. In merito, l'assessore al sociale Manuela Lanzarin parla con i direttori generali di accordi che non ci sono, perché non sono stati presi con noi medici di famiglia. E ventila persino che tocchi al direttore della casa di riposo chiamare il medico. L'altra delibera di agosto sulla guardia medica pone il medico di continuità assistenziale agli ordini del responsabile della centrale OPT, tenuta da un infermiere, in modo da farlo intervenire (ma con quali mezzi?) quando l'ospedale dimette il paziente sabato e domenica. Sullo sviluppo del fascicolo sanitario siamo bloccati da novembre e non per colpa nostra. Ci siamo candidati a titolo sperimentale per raccogliere i dati dei pazienti ma a norma di regolamento UE la regione ci deve nominare esecutori del processo per avere titolo a trattare quei dati senza che corriamo il rischio di sanzioni penali e civili. Non lo ha fatto. E a sua volta l'impasse blocca il progetto "Ecofarmacie" che ci consentirebbe, raccolti i dati del paziente cronico, di girare direttamente al farmacista la ripetizione della ricetta al momento in cui sta per scadere la riserva in casa dell'assistito, in modo che quest'ultimo si approvvigioni direttamente evitando il passaggio dal medico di famiglia. È tutto fermo. Da Venezia».

CATANIA: violentata dottoressa di turno alla guardia medica

violenza-donne-300x300(ANSA) Un dottoressa di turno alla guardia medica di Trecastagni, nel Catanese, è stata aggredita e violentata da un 26enne. Il giovane, un italiano di 26 anni residente nello stesso paese etneo, è stato arrestato da carabinieri della compagnia di Acireale. Secondo una prima ricostruzione, il giovane sarebbe entrato nella guardia medica di Trecastagni con la scusa di farsi curare. Sarebbe invece andato in escandescenze, danneggiando arredi della stanza, e poi sequestrato e violentato la dottoressa che era in servizio. Un passante sentendo urla di donna provenire dalla guardia medica ha avvisato i carabinieri che sono subiti intervenuti. La dottoressa, che sarebbe riuscita a fuggire, è stata soccorsa da militari dell'Arma che hanno fatto irruzione nella guardia medica e arrestato il 26enne. Sull'accaduto ha aperto un'inchiesta la Procura di Catania.

ROVEGNO: IL medico del paese va in pensione Il Sindaco, casa gratis al medico di famiglia che viene a vivere qui»

rovegno(Secolo XIX) Rovegno - Un medico di famiglia che va in pensione e un sindaco che offre una casa gratis a chi lo sostituisce: succede a Rovegno, paese di confine dell'alta Val Trebbia. Domenico Cella, classe di ferro 1947, è simbolo di una generazione di medici di campagna che sta scomparendo. «Alla fine me le sono fatte tutte le riforme sanitarie italiane, ma da quarant'anni sono sempre rimasto a esercitare da megö in alta Val Trebbia, vivendoci, girando gli ambulatori di tutta la vallata in auto, anche 25mila chilometri all'anno, sino a rimanere l'unico medico in servizio, ho resistito a tutti i cambiamenti, conosco tutti, ho curato i miei assistiti rimanendo ad abitare a Fontanigorda. Ma Whatsapp, no, mi rifiuto. Il mio telefonino è semplicissimo, niente Internet o foto».
Da medico condotto gli è toccato anche togliere in emergenza qualche dente. «Ci hanno chiamato con tanti nomi, da condotti a quelli della mutua, di famiglia, di base, ma ultimamente siamo sempre di più alle prese con le scartoffie e le sfilze di mail da archiviare elettronicamente». Quella di Cella è una storia d'altri tempi. Fa emergere però un problema attualissimo: non c'è più un mutualista residente in tutta l'Alta Val Trebbia. In attesa del suo sostituto è previsto un supplente e comunque sarà un pendolare a garantire il servizio a metà giornata nei giorni feriali. Sabato e domenica la copertura è della guardia medica. Ma con Cella in pensione, la vallata lancia l'Sos.
«Casa gratis al medico che si stabilirà in Val Trebbia, rimasta orfana del nostro ultimo medico "condotto"»: l'offerta-appello arriva da Pinuccio Isola, sindaco di Rovegno. «Pagheremo l'affitto dell'appartamento al dottore che sceglierà di vivere stabilmente nella nostra vallata, ne abbiamo assolutamente bisogno dopo che u megu (il medico) Cella ha lasciato la Asl 3 - annuncia Isola - Qui siamo quasi 1500 utenti, in un territorio vastissimo, con tanti anziani, l'assistenza sanitaria è una priorità e nonostante gli sforzi degli enti pubblici, come la Regione e la Asl 3, la situazione è sempre più difficile».
I continui tagli, la logistica e la burocrazia sono ostacoli non da poco per i piccoli Comuni dell'entroterra che spesso si sentono abbandonati. Così o megö Cella non abbandona la sua gente, i suoi 950 assistiti sparsi tra Rovegno, Fontanigorda, Montebruno, Gorreto, Fascia e Rondanina. «Ora che sono in pensione non mi metto certo a fare il libero professionista, non bisogna arrivare alla mercificazione della medicina, vorrà dire che ai miei assistiti che vorranno consigli chiederò semmai un bicchierino di Erba luisa, ma di quella buona... E continuerò ad aiutare contadini e cacciatori, anche quelli che mi portano da cucire i loro cani quando un cinghiale li "buca" con le zanne».
Originario della frazione di Cabanne (comune di Rezzoaglio, in val d'Aveto), figlio di una camionista, nel 1974 si laurea a Genova in Medicina e va a imparare il mestiere di chirurgo facendo il volontario al San Martino. Nell'estate del 1977 comincia come medico condotto in Val Trebbia e lì lo ha fatto per 40 anni.
«Giravo tutte le località, in ognuna un ambulatorio per ricevere i pazienti - racconta Cella - La Val Trebbia è molto estesa. Tra i ricordi più belli, quando abbiamo portato in tempo a Genova una partoriente su una Opel familiare con lettiga che usavamo come ambulanza. Prima eravamo diversi medici in vallata, poi sono rimasto solo io, anche per le procedure burocratiche che imponevano tetti di assistiti e poi quote capitarie. Come ho resistito? Perchè l'ho fatto? Ho avuto un maestro eccezionale. Da dottorino appena laureato seguivo in giro per San Desiderio e Bavari un medico, Luigi Raschi, che tanti genovesi della zona con i capelli bianchi ricordano ancora come o scio mego per eccellenza. Ho imparato da lui, è stato il modello che mi ha spinto a fare il mio mestiere in Val Trebbia per quarant'anni

ALTO ADIGE: Bossio (Fimmg) farmaci equivalenti si ma consigliati solo dal medico

farmacia thumb250 250BOLZANO "Il generico va consigliato solo dal medico e non dal farmacista," lo ha affermato Domenico Bossio - medico di famiglia a margine dell'iniziativa "Curate la salute e state attenti al portafoglio." organizzata da Cittadinanzaativa "Questo perchè il medico conosce la storia clinica del paziente" continua Bossio "ed evita terapie inappropriate. Occorre poi sapere come influiscono gli eccipienti sull'efficacia di un generico rispetto ad un determinato paziente che sono gli ingredienti "neutri" di un medicinale. Vengono aggiunti per rendere maneggevole un farmaco prescritto a dosi molto basse, sciogliere il principio attivo quando deve essere somministrato per iniezione, migliorare il sapore ad uso orale e così via. Alcuni possono interferire con la fase di assorbimento del farmaco, rallentandola, accelerandola o inibendola... per questo e tanti altri motivi lo dobbiamo prescrivere noi».

VENETO: COLETTO, Stesse vedute con i medici del Veneto, mentre Fimmg Nazionale e' schierata con il governo dei tagli.

coletto2(ANSA) – VENEZIA - «Ciò che i medici di medicina generale del Veneto dovrebbero capire è che sulle strategie di rafforzamento della sanità territoriale parliamo esattamente la stessa lingua, cosa che non mi pare faccia la Fimmg nazionale, spesso schierata con il Governo dei tagli, a cominciare dal silenzio sul decreto nazionale 70 che impose il taglio dei posti letto senza nulla prevedere per la sanità territoriale». Lo dice l'assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto in relazione alle polemiche e all'annunciato sciopero dei Medici di Medicina Generale del Veneto. «Ciò che dovrebbero ammettere, dopo aver denunciato ritardi dei quali la Regione sarebbe responsabile, è che anche quest'anno il Governo nazionale ha tagliato 160 milioni alla sanità veneta (gli ultimi di una lunga serie in atto da cinque anni) e che non esiste macchina al mondo che possa fare più strada di quello che gli consente la benzina che c'è nel serbatoio. Detto questo, garantisco che continueremo a investire tutto il possibile sulle medicine di gruppo e sugli ospedali di comunità: tutto quello che ci consente la realtà dei fatti, che il Governo nazionale ha stravolto ben dopo l'approvazione del Piano Sociosanitario del Veneto del 2012, non rispettando il patto nazionale per la salute, né nei contenuti né negli impegni finanziari». «Tutto quello che è stato fatto per la medicina territoriale - incalza l'assessore - lo ha fatto la Regione per sue scelte, per tradurre in fatti il nostro Piano e per sostenere uno dei cardini della sanità come la medicina di base».