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DALLE REGIONI

BRESCIA: Morbillo, in tremila senza vaccino rischiano di non entrare all'asilo

scuola(Corriere della Sera) Il governo Gentiloni ha emanato il decreto-legge sui vaccini che tornano ad essere obbligatori. E crescono di numero: non più quattro, bensì 12, inclusi Meningococco C, varicella e morbillo. Senza la profilassi, quindi, i bambini non potranno frequentare né il nido né l'asilo. Un problema che, nel Bresciano, potrebbe riguardare circa 10 mila famiglie, se solo si tiene conto dei bimbi che oggi, nella fascia d'età tra i 2 e i 5 anni, risultano non coperti dal vaccino antimeningococco "C". Certo la stima - il Corriere l'ha elaborata incrociando il dato Istat (2016) con le coperture vaccinali dell'Agenzia di tutela della salute di Brescia - andrà aggiornata tenendo conto della «corsa» al vaccino contro la meningite di questi ultimi mesi.
Ora è diventato obbligatorio anche il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia: quest'anno, in Italia il numero di infezioni è aumentato in maniera vertiginosa e anche a Brescia (seppur in maniera minore) sono cresciuti i bambini non coperti dal vaccino: si tratta di più di 900 casi per anno nella fascia dai 3 ai 5 anni. Tradotto, se i genitori non procedono a vaccinare i figli, si stima che a settembre saranno quasi 3 mila le famiglie bresciane che non potranno iscrivere i figli all'asilo. Il decreto approvato ieri parla chiaro. «È una legge importante», dice Piergiorgio Muffolini, segretario provinciale dello Snami. Il medico, che ha 64 anni, si ricorda bene «gli effetti della poliomelite e della difterite». E poi c'era il morbillo: «faceva paura - racconta - portava delle brutte encefaliti».
Ecco perché l'obbligatorietà è per i medici un passo in avanti: «con questi dati bisognava correre ai ripari. I vaccini - dice Angelo Rossi, segretario provinciale della Fimmg - sono una grande conquista: la poliomelite è quasi scomparsa, ma il merito è dell'obbligatorietà del vaccino». Per i medici, quindi, non c'è da stupirsi se il decreto pone dei limiti alla libertà individuale: lo fa per un interesse più alto, quello della salute pubblica. In effetti, il decreto impone a tutti di vaccinare i figli (dagli 0 ai 16 anni). E chi non l'ha fatto (rispettando i tempi) può farlo ora, gratuitamente. L'unica eccezione è per quei bambini che presentano condizioni di salute tali per cui la vaccinazione è sconsigliata, ad esempio chi è immunosopresso (per malattia o terapia) o ha avuto reazioni allergiche significative alla prima dose di vaccino. «Ma è proprio per tutelare queste categorie - spiega Rossi - che serve l'immunità di gregge», ossia coperture vaccinali ben oltre il 95%. Le uniche in grado di garantire che il virus non trovi «spazio» per moltiplicarsi. In realtà, oggi in Italia la poliomelite è scesa al 93,4% e a Brescia il calo ha raggiunto quota 95%. Per l'intero vaccino esavalente (polio, tetano, difterite, epatite b; pertosse, Haemofilus b), si stima che ad oggi, nel bresciano, siano più di 1.400 i bambini che a settembre rischiano di non poter più andare all'asilo. E il dato di questi ultimi anni conferma il trend di disaffezione crescente: erano 409 i bimbi non vaccinati nati nel 2011, 571 i piccoli nati nel 2014. Senza contare le migliaia che non hanno completato tutte le dosi di richiamo. Questi bambini sono esposti a rischi. E lo sono anche i loro compagni di scuola. Ecco perché il decreto parla di obbligo fino ai 6 anni. E multe dalle elementari fino ai 16 anni. Per mettersi in regola, quindi, le famiglie dovranno presentare a scuola il libretto delle vaccinazioni, incluse morbillo o varicella, che in tanti hanno contratto, immunizzandosi in maniera «naturale». Ma anche questo va provato: non basta l'autocertificazione. L'unica strada è chiedere al proprio medico di famiglia, se ha curato lui la malattia. Oppure farsi prescrivere un dosaggio ematico, per la ricerca di anticorpi nel sangue

CALABRIA : Stabilizzati medici del 118 nell'emergenza

ambulanza-ortigia-Il rapporto di lavoro si trasforma da tempo determinato a indeterminato per i medici del 118. Lo stabilisce l'accordo sottoscritto lo scorso 18 maggio con la Regione Il protocollo d'intesa tra la Regione Calabria e le organizzazioni sindacali rappresentative della medicina generale (FIMMG, INTESA SINDACALE rappresentata dalla FP CGIL Medici, SMI e SNAMI), prevede la trasformazione del rapporto di lavoro convenzionale dei medici di emergenza sanitaria territoriale, da tempo determinato a tempo indeterminato. Con questo accordo si avvia un processo di stabilizzazione, che era già stato intrapreso con la Legge regionale n.15 del 2008, dei medici in possesso dell'attestato di idoneità all'attività di emergenza sanitaria territoriale.

I medici che alla data di entrata in vigore dell'accordo abbiano prestato servizio con incarico convenzionale per almeno 3 anni e a tempo pieno (38 ore settimanali) potranno essere stabilizzati, andando così a rafforzare i Dipartimenti di Emergenza-Urgenza delle Aziende Sanitarie Provinciali.

Questa decisione si inserisce nel percorso di riorganizzazione della Rete dell'Emergenza-Urgenza previsto dai Decreti Commissariali 94/2012 e 64/2016, con l'obiettivo di consolidare il servizio del 118 puntando sulla valorizzazione delle professioni mediche.

BRINDISI: Fimmg, "L'Asl faccia chiarezza sui deceduti in carico ai medici di famiglia"

medici camice thumb other250 250Sono mesi che la Federazione Italiana Medici Medicina Generale di Brindisi chiede ai vertici della Asl di fare finalmente chiarezza sui deceduti e, in generale, sull'anagrafica sanitaria. Il problema risale all'anno 2009 in cui, come è noto, centinaia di medici vennero iscritti nel registro degli indagati in seguito ad accertamenti della Guardia di Finanza di Brindisi. La stessa Procura procedente, in seguito ai riscontri forniti dai militari, chiese l'archiviazione di tutte le posizioni dei professionisti poiché, come emerge dagli atti, l'Azienda è tenuta a comunicare al medico interessato la cancellazione per decesso tempestivamente e comunque entro un anno dall'evento così come previsto dall'art. 42 c.4 Acn. Nello specifico la Asl di Brindisi prese un impegno formale affinchè procedesse ad una "ripulitura" dell'anagrafica proprio al fine di evitare un ripetersi di situazioni spiacevoli. "La Corte dei Conti, con la nota sentenza n. 317 del 11 novembre 2016 – fa sapere l'avvocato Marco Masi dell'ufficio legale Fimmg di Brindisi - ha sancito che per le quote indebitamente ricevute dai medici di famiglia sugli assistiti defunti la colpa non è del medico che le ha percepite ma dei dirigenti della Asl che hanno omesso il controllo pur essendo officiati di compiti di doverosa comunicazione ai fini dell'aggiornamento dei registri degli assistiti ed hanno evitato di dare qualsiasi tipo di impulso alle attività di verifica loro intestate" È pur vero che la direzione generale attuale ha ereditato – suo malgrado - tale pesante fardello che i singoli Distretti, tuttavia, non riescono a risolvere. "C'è da dire che i medici di famiglia, pur di fronte ad un tale lassismo dell'Ente, continuano a collaborare con l'Azienda Sanitaria al fine di raggiungere

CAGLIARI : Fimmg è deceduto il collega Paolo Lai

laiQuesta mattina è scomparso dopo una brevissima malattia il collega di Cagliari PAOLO LAI .
Paolo esercitava come medico di famiglia persso la ASL 8 del capoluogo sardo era uno dei dirigenti piu' attivi della sezione della Fimmg di Cagliari e tutti noi lo ricordiamo per lo spirito e a l'allegria che ogni volta sapeva trasmetterci durante i consigli o congressi in cui lo incontravamo . Tifosissimo della squadra del Cagliari la seguiva ogni domenica commentando sulla sua pagina facebook, dove nelle ultime ore sono comparsi numerosi messaggi da parte di amici colleghi e pazienti. D aparte della FIMMG ROMA e della FIMMG LAZIO un ricordo e le condoglianze alla famiglia

TRENTINO: Nuova «guardia medica»: meno sedi, più interventi Con la riforma, da una media di 7,2 a 9,1 a turno

guardia2jpg thumb250 250L'ADIGE: DANIELE FERRARI ALTA VALSUGANA - Primi dati sulla riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale (già guardia medica) in Alta Valsugana, con la necessità di prevedere un presidio medico estivo nelle località turistiche (Pinetano e zona Laghi). Cifre e riscontri del servizio assicurato dallo scorso novembre nel presidio di Pergine, dove operano due medici per l'intera durata del turno (dalla 20 alle 8 del mattino successivo) anche per i residenti di Levico e Baselga, sono stati illustrati mercoledì sera in consiglio comunale a Baselga, affrontando una petizione del gruppo locale della «Lega Nord Trentino» supportata da ben 525 firme. Come spiegato dall'assessore alle attività sociali Giuliana Sighel, rispondendo al documento illustrato da Carlo Giovannini, nel «Distretto Est» (Alta e Bassa Valsugana, Tesino, Valli di Fiemme, Fassa e Primiero) si è passati da 9 sedi alle attuali 5, chiudendo 15 presidi sparsi in Trentino e riorganizzando il servizio dopo vent'anni (le funzioni di «urgenza-emergenza» passano a Trentino Emergenza 118, elisoccorso o auto-medica). «Prima della riforma nel presidio di Baselga si avevano 0,4 interventi in media all'ora e 5,5 nell'intero turno, mentre a Pergine ci si attestava a 0,6 interventi-ora e 7,2 nel turno (tra novembre 2015 e aprile 2016) - ha spiegato Giuliana Sighel citando i dati dell'Azienda sanitaria-; da novembre 2016 (avvio della riorganizzazione) e metà aprile 2017 il presidio di Pergine ha registrato una media di 0,7 all'ora e 9,1 nell'intero turno. La riorganizzazione delle varie sedi ha elevato in media gli interventi (consulti telefonici, visite ambulatoriali o a domicilio), ma si è rimasti in carichi e dimensioni accettabili, mentre sono calati gli accessi al Pronto soccorso per i codici «bianchi» e «verdi» (casi simili a quelli gestiti da medici di base o di guardia)». Se prima della riforma si avevano 42.878 accessi ai punti di pronto soccorso, tra novembre ed aprile sono stati 42.707 (10.223 codici bianchi e 26.310 codici verdi). «Secondo l'azienda sanitaria trentina la riorganizzazione non è stata dovuta solo a motivi di risparmio e razionalizzazione della spesa (ogni presidio costa più di 230 mila euro annui) - ha precisato Giuliana Sighel - si tratta di mettere in campo una migliore organizzazione delle emergenze, ed in Valsugana potrebbe arrivare presto un'"auto sanitaria" con a bordo un operatore di Trentino Emergenza». Considerazioni che saranno al centro di un incontro con l'assessore provinciale alla salute Luca Zeni, martedì 30 maggio, al centro congressi di Baselga, rivolto anche alla comunità vicine (Val di Cembra e Valsugana), dove maggiori sono stati i disagi dopo la riduzione dei presidi. «La nostra proposta all'assessore Zeni è di ripristinare il servizio di continuità assistenziale in orario diurno il sabato e la domenica nei mesi di luglio e agosto (16 giornate) - ha concluso il sindaco Ugo Grisenti un servizio essenziale in località turistiche che raddoppiano il numero dei residenti. In futuro è auspicabile che, anche nel nuovo poliambulatorio di via del 26 maggio (finanziato con 800 mila euro dall'Azienda sanitaria), venga avviata una convenzione tra medici di base, garantendo un servizio tra le 8 e le 20 per 6 giorni settimanali, organizzazione auspicata da Provincia e Azienda sanitaria».

BASILICATA : Lettera aperta della FIMMG ai sindaci della regione

guardia-medica-webLa Fimmg (Federazione Italiana Medici Medicina Generale), maggior organizzazione rappresentativa dei Medici di Famiglia e di Guardia Medica, vuole informare i Sindaci di tutti i comuni della regione asilicata, in quanto primi responsabili della tutela della salute dei cittadini dei propri comuni, dei possibili disservizi che potrebbero originare dalla delibera della Giunta Regionale della Basilicata n° 347 del maggio 2017 che oltre a ledere la dignità ed il lavoro dei medici di continuità assistenziale (Guardia Medica), pone le basi per una riduzione effettiva dei compiti del medico, ad esempio mette in discussione l'attività verso i soggetti sotto i 14 anni e crea le condizioni per forme di protesta dei medici che creeranno disagi agli assistiti. Come noto, ogni notte e nei giorni prefestivi e festivi, in qualsiasi condizione meteorologica, i Medici di Guardia assicurano instancabilmente il servizio, in modo capillare su tutto il territorio. Nella delibera citata vengono contestate a questi professionisti (e quindi non più pagate) alcune indennità: l'indennità di rischio per lavoro notturno, in sedi disagiate, lavorando da soli senza tutele, l'indennità di disponibilità ad assistere anche la popolazione pediatrica cioè a garantire le visite ai bambini quando manca il pediatra e quella di usura dell'auto poiché i medici in servizio non usufruiscono di auto aziendali e per poter svolgere il loro lavoro utilizzano il proprio automezzo. Occorre precisare che tali indennità sono ormai vetuste in quanto furono contrattate nel 2008 (!), anno in cui è stato firmato l'ultimo contratto per i medici di Famiglia e per la Guardia Medica e non più rinnovato. Il tutto nasce da un rilievo della Corte dei Conti di Basilicata che ha chiesto al momento solo delucidazioni su tali voci, ma la Regione Basilicata, con la delibera di autotutela ha in questo intravisto probabilmente la possibilità di risparmiare sulle tasche dei medici di Guardia Medica, che si vedono decurtare circa 600\700 euro al mese e quindi il tutto a discapito dei cittadini. Tale decurtazione ovviamente rende meno appetibile lavorare in Basilicata per cui quello che già si prospetta sulla carenza dei medici tra alcuni anni qui in Basilicata potrebbe accadere molto prima e il territorio lucano sarà completamente privo di medici di medicina generale, poiché nessuno vorrà e potrà garantire assistenza in tali condizioni. La nostra lettera ha lo scopo di sensibilizzare voi e l'opinione pubblica sul grave rischio che il nostro territorio corre se l'orientamento delle politiche regionali non dovesse cambiare direzione: potenziare l'assistenza laddove è necessario, cioè sul territorio, nel pieno rispetto della dignità di chi con passione e dedizione decide di lavorarci. Questo sarà, a nostro avviso, l'unico modo per salvaguardare la Basilicata dall' inesorabile processo di desertificazione a cui troppo passivamente siamo stati abituati.