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DALLE REGIONI

BARI: Fimmg I medici di famiglia a fianco dei cittadini, garantire percorsi privilegiati per il diritto all'esenzione.

fileasl33 thumb medium250 250Come noto, la Regione Puglia ha disposto, con circolare del 26 marzo u.s., il blocco delle esenzioni per ipertensione arteriosa e solo il 28 marzo u.s. la Regione con una circolare ha avviato le attività informative verso le AA.SS.LL. e i Distretti Socio Sanitari che a loro volta l'hanno girata ai Medici di Medicina Generale (MMG).
"I medici di Medicina Generale della ASL Bari sono pronti a collaborare per attenuare i disagi ai cittadini conseguenti alla revoca delle esenzioni per ipertensione disposto dalla Regione in attuazione dei nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)" - ha dichiarato il dott. Nicola Calabrese, Segretario Provinciale FIMMG Bari. "Ma è chiaro che i medici di famiglia non sono in grado di apportare alcuna modifica alle esenzioni attribuite ai cittadini".
I medici traggono le informazioni dai servizi informativi regionali e non possono in alcun modo agire sulle stesse. L'ultimo allineamento delle esenzioni che tutti i medici hanno effettuato il 1 aprile u.s., in concomitanza con la scadenza delle esenzioni per reddito, non ha riportato il blocco delle esenzioni per ipertensione, blocco effettuato solo all'inizio di questa settimana.
"Solo nella giornata di mercoledì 11 u.s. dalla ASL Bari hanno comunicato ai medici di informare i cittadini del blocco e di indirizzarli presso le sedi distrettuali con la documentazione specialistica recente per l'attribuzione di un nuovo codice di esenzione valido, se ve ne sono le condizioni" - ha aggiunto il dott. Calabrese.
"Oggi abbiamo scritto alla Direzione Generale segnalando anche il disagio dei cittadini che hanno prenotato le prestazioni diagnostiche da giorni e che vengono rimandati indietro in quanto di fatto non più esenti. Sarebbe opportuno che la Regione individui le modalità per erogare comunque le prestazioni già prenotate dai cittadini e trovi le soluzioni per evitare il pagamento dei ticket sui farmaci, al fine di garantire la continuità dell'assistenza limitando il disagio".
"Da sempre i nostri assistiti si rivolgono a noi per le informazioni utili a documentare ed acquisire le esenzioni per le patologie croniche che vengono però rilasciate esclusivamente dalle strutture ospedaliere o ambulatoriali pubbliche. In questo momento è vitale assicurare la continuità dell'assistenza e i MMG, ben conoscendo i disagi cui vanno incontro i cittadini nel periodo del rinnovo delle esenzioni ticket sono a disposizione della Regione per concordare ogni iniziativa" - conclude il dott. Calabrese.

LA LETTERA A EMILIANO

VENETO : Intersindacale Medica a Zaia sulla efficacia della M. Generale nella Regione

mediciospitalLeggiamo con stupore il comunicato Ansa che riporta la dichiarazione del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia sulla efficacia delle MG nella Regione Veneto. Fin dall'inizio, circa otto anni fa, della progettazione di questo modello, le Organizzazioni rappresentative dei Medici di Famiglia hanno sostenuto la necessità del mantenimento degli ambulatori periferici nei paesi medio-piccoli. Addirittura nei modelli proposti alla Regione c'è quello per le zone disperse e montane che non prevede una sede principale ma solo sedi periferiche. In questi mesi sui Tavoli Regionali sono state fortissime le discussioni con i funzionari della Regione e delle singole ASL che invece spingono affinché l'attività dei Medici di Famiglia di svolgesse tutta ed esclusivamente nelle sedi principali. Se il Governatore ci volesse ricevere (non lo fa da febbraio 2017 nonostante le nostre richieste) avremmo modo di dimostrare attraverso atti ufficiali la nostra ferrea volontà di non chiudere neanche un ambulatorio periferico ed evidenziargli come anche in questo momento i suoi Uffici spingono, attraverso interpretazioni normative fantasiose, per la chiusura degli ambulatori nei comuni medio-piccoli. "Vogliamo rassicurare il Governatore che i Medici di famiglia del Veneto saranno sempre al suo fianco per migliorare e rendere più accessibile la medicina territoriale ai cittadini della nostra Regione ma, a parte la loro professionalità, questo sarà possibile esclusivamente se la politica metterà al loro supporto le risorse umane e la strumentazione necessarie per una medicina di famiglia moderna.

VENETO: Privacy, secretati gli stipendi dei medici sui siti istituzionali

medicinfermieri3 thumb medium250 250(Corriere della Sera) VENEZIA Secretati. Mercoledì la Regione ha inviato alle aziende sanitarie una nota in cui chiede di togliere dai loro siti ufficiali i compensi dei medici. Sia lo stipendio percepito per l'attività istituzionale in ospedale e in ambulatorio sia i proventi della libera professione, oltre allo stato patrimoniale, ovvero beni mobili e immobili dei camici bianchi, finora obbligati a comunicarli al datore di lavoro da una deliberazione emessa dall'Anac (l'Autorità nazionale anticorruzione) l'8 marzo 2017.

Sospeso l'obbligo di pubblicazione

Ora tutto questo sparirà dalla rete, perché una sentenza del Tar «sospende l'obbligo dell'amministrazione di pubblicare sul proprio sito istituzionale il dato trasmesso da ciascun dirigente (medico) sull'importo complessivo degli emolumenti percepiti a carico della finanza pubblica». E sospende pure l'obbligo del dottore a comunicarli. Sulla base di tale pronunciamento, l'Anac ha deciso di fare un passo indietro e di sospendere anche la propria delibera del marzo 2017. Il Tar si è espresso in merito al ricorso presentato dal Garante della Privacy, a sua volta sollecitato dall'Anaao, il sindacato degli ospedalieri, che era tornato alla carica a dicembre, dopo la pubblicazione sui giornali dei redditi della libera professione dei camici bianchi seguita al «caso Litta», il chirurgo della Clinica ostetrica dell'Azienda ospedaliera di Padova scoperto dalle telecamere di «Petrolio» (Rai 1) a intascare 250 euro in nero per una visita privata e a chiederne altri 2mila per saltare le liste d'attesa.

Inviata una diffida

«Non si capisce perché debbano essere resi noti solo gli stipendi dei medici e dei dirigenti sanitari e non quelli degli altri professionisti», aveva contestato Adriano Benazzato, segretario regionale dell'Anaao, che forte della sentenza del Tar nelle scorse ore ha inviato al governatore Luca Zaia, all'assessore alla Sanità, Luca Coletto, al direttore generale della Sanità, Domenico Mantoan, e ai dg delle aziende sanitarie una diffida. «Intimiamo di procedere alla rimozione di tali dati — recita la lettera — in caso di inottemperanza patrocineremo la presentazione di ricorsi da parte dei nostri iscritti dinanzi al Garante della privacy o in sede giudiziaria, al fine di ottenere la tutela del diritto alla riservatezza e il risarcimento dei danni patiti». Allo stesso tempo, il sindacato ha mandato un avviso ai propri rappresentanti nelle varie Usl, esortandoli ad appurare la cancellazione dei compensi dal web. «Il dirigente sanitario non è più tenuto a ottemperare alle eventuali richieste di trasmettere il dato reddituale alla propria amministrazione — si legge — e quest'ultima deve rimuoverlo dal proprio sito istituzionale. Vi prego pertanto di monitorare nelle vostre aziende la corretta applicazione delle disposizioni e, se necessario, di sollecitarla».

«La sentenza è una vittoria»

Finora le Usl hanno chiesto ad ogni medico dipendente di notificare il proprio stato patrimoniale — stipendio istituzionale, compensi della libera professione, beni mobili e immobili —, che poi hanno pubblicato online. «Ma non avremmo dovuto comunicare i ricavi della libera professione — precisa Benazzato — perché coperti dalla privacy. Quanto alle proprietà, l'elenco va aggiornato ogni anno ed è un lavoro immane, che richiede ogni volta una settimana di lavoro, anche perché gravato da una burocrazia infinita. La sentenza del Tar è una vittoria: ripristina gli equilibri tra le varie figure professionali della sanità, tutela la nostra privacy e ci solleva da un onere che comporta tempo e fatica. E che non ha nemmeno senso — chiude il segretario dell'Anaao — perché noi non maneggiamo soldi, ma solo risorse umane e tecnologia».

MANTOVA: stop all'accesso diretto negli ambulatori di Guardia

guardia2jpg(Gazzetta di Mantova) (MANTOVA) Dottoresse aggredite di notte negli ambulatori di guardia medica. Sole, indifese, bersaglio di sbandati, ubriachi e tossicodipendenti. È successo anche di recente in un piccolo comune del Salento, senza dimenticare il drammatico caso avvenuto l'anno scorso nel Catanese dove una dottoressa è rimasta in balia del suo violentatore per ore prima di riuscire a fuggire.
E così anche nel Mantovano, come avvenuto in altre città, l'Ats Val Padana ha deciso di correre ai ripari per tutelare l'incolumità dei camici bianchi che operano negli ambulatori di continuità assistenziale (ex guardia medica) dopo aver raccolto la loro legittima preoccupazione.
In base alle nuove disposizioni da circa due mesi negli ambulatori di guardia medica i pazienti potranno accedere esclusivamente previa telefonata gratuita al numero verde (800 - 533167), con l'operatore che provvederà a registrare i dati anagrafici del richiedente. Alcuni pazienti hanno già preso visione della novità leggendo i cartelli affissi in queste ultime settimane sulla porta degli ambulatori. Rispetto a prima non cambia nulla per quanto riguarda la modalità di erogazione della prestazione, salvo l'obbligo di chiamata prima di ricevere cure e visite. E sarà come sempre a discrezione del medico offrire una consulenza telefonica o una visita domiciliare o in ambulatorio.
Il cartello affisso nelle sedi dove prima di accedere è necessario telefonare al numero verde
L'accesso diretto nelle sedi della guardia medica, fanno sapere dall'Ats Val Padana, è stato limitato per motivi di sicurezza e a tutela dell'incolumità del medico di guardia che nelle ore notturne si trova perlopiù da solo.Solo in tre ambulatori, quelli più visibili e aperti di giorno, sarà ancora possibile recarsi direttamente nella fascia diurna, dalle 8 alle 20: Mantova (via Hrovatin 2), Goito (statale Goitese 313), Castel Goffredo (via San Pio X 19), oltre a quelli pediatrici di Suzzara (via Cadorna 2) e Castiglione delle Stiviere (via Ordanino 11). Nella fascia dalle 20 alle 8 anche in questo caso è necessario telefonare al numero verde.
Il servizio di guarda medica assicura le visite mediche urgenti al domicilio negli orari durante i quali il medico e il pediatra di famiglia non sono tenuti ad esercitare la loro attività: tutte le notti dalle 20 alle 8 di mattina e sabato, domenica, festivi e prefestivi dalle 8 alle 20. Le prestazioni nelle sedi della guardia medica sono erogate solo in casi eccezionali per motivi che il medico di turno avrà valutato come indifferibili.
In pratica il paziente telefona al numero verde ed esprime la sua necessità di assistenza. L'operatore raccoglierà le prime informazioni per valutare se la chiamata dovrà essere girata al 118 o alla guardia medica. Provvederà poi a registrare i dati anagrafici del chiamante. In caso di coinvolgimento della guardia medica il paziente sarà messo in contatto diretto con il medico che a quel punto deciderà se optare per la visita domiciliare o concordare una visita in ambulatorio. In provincia di Mantova le sedi attive della guardia medica sono 14, con un totale di 83 medici. Nel 2017 i contatti sono stati più di 36mila, divisi tra visite domiciliari, consulenze telefoniche e accesso agli ambulatori. Due chiamate su tre arrivano tra le 20 e la mezzanotte.

VERONA: Stop agli accessi diretti nelle guardie mediche dalla mezzanotte

guardiamedicasala thumb other250 250(CORRIERE DI VERONA) VERONA Gli ambulatori della guardia medica della provincia chiuderanno la notte. Per la precisione, non ci sarà più la possibilità di suonare al campanello da mezzanotte fino alle otto del mattino. La decisione è arrivata con il nuovo patto aziendale che ha coinvolto i medici di continuità assistenziale: quelli che, per l'appunto, si danno i turni per le guardie. L'accordo, maturato nel corso della definizione del contratto (che sarà approvato dalla Regione nelle prossime settimane) tra l'Usl 9 e il personale medico e prevede i seguenti orari: prefestivo dalle 10 alle 24 festivo dalle 8 alle 24,notturno dalle ore 20 alle ore 24. Da mezzanotte alle 8 le modalità di intervento saranno, per utilizzare le parole dell'Usl «concordate tramite telefono con i medici di continuità assistenziale».
La Scaligera, in particolare, ricorda che «il servizio garantisce l'assistenza medica di base per situazioni che rivestono carattere di non differibilità, cioè per quei problemi sanitari per i quali non si può aspettare fino all'apertura dell'ambulatorio del proprio medico curante o pediatra di libera scelta». La nuova modalità rispetta le regole regionali introdotte di recente, che garantiscono l'apertura della guardia medica almeno fino a mezzanotte. In gran parte della provincia, ovvero nelle ex Usl di Verona e Legnago funzionava già così, ma la differenza stava nell'assenza di limite orario all'accesso diretto in ambulatorio. La decisione, secondo quanto comunicato dall'Usl ha come fine «il miglioramento del servizio di continuità assistenziale». Ma dietro la scelta sembrano essercianche ragioni di sicurezza ed economiche. Le prime sono ammesse apertamente anche dall'Usl: «La decisione - è quanto fa sapere l'ufficio comunicazione, interpellato a riguardo - è stata presa per migliorare l'aspetto organizzativo e per garantire una maggiore sicurezza ai medici in servizio,
soprattutto nelle postazioni singole, a tutela dell'incolumità degli stessi». Risale a dieci giorni fa la notizia dell'arresto di un molestatore seriale arrestato in Puglia che si presentava nudo alle visite (quando il medico di turno era di sesso femminile). Un caso eclatante ma, anche negli ambulatori veronesi c'è stato qualche camice bianco che si è sentito minacciato: soprattutto perché alcuni pazienti chiedevano delle prestazioni ambulatoriali non previste (spesso la prescrizione di farmaci),protestando talvolta con veemenza. Spiega Carlo Matteo Peruzzini, medico che segue per la Fimmg (il principale sindacato, in provincia, della medicina generale): «Si sono verificati casi sporadici, ma nulla di preoccupante. Però ci si pone il problema, quello sì». Del resto una scia di episodi preoccupanti (il più significativo all'ospedale di Legnago) era avvenuta, nel Veronese, al pronto soccorso: una serie che ha mobilitato anche la politica regionale. Ma la Fimmg nota che ci sono anche delle problematiche economiche. «È stato fatto un ragionamento in questo senso -spiega Peruzzini - dal momento che i compensi a Verona sono più bassi della media. Il fisso è stato mantenuto a 445 euro, ma la quota oraria è stata abbassata da 8 euro a 5 nel giro di un paio d'anni».
Con il nuovo accordo l'Usl potrà risparmiare qualcosa e sarà più facile per i medici, gestire nelle ore più delicate della notte le emergenze al telefono. «Tale compenso - conclude Peruzzini - fa parte della porzione stabilita dall'azienda, quindi varia a seconda dell'Usl». Davide Orsato La vicenda Stop alle visite in ambulatorio della guardia medica nelle ore «piccole» La decisione è stata presa di comune accordo tra Usl 9 e personale sanitario: soppressa la fascia oraria tra mezzanotte e le otto del mattino Durante le ore di chiusura verrà comunque garantito il servizio al telefono. Dietro la decisione, problemi di risorse e una questione di sicurezza, anche se a Verona non si sono registrati casi gravi di recenti

CATANZARO: Truffa a carico SSN, denunciati medici e farmacista

farmaci-contraffatti-aifa-guida thumb medium250 250Truffa aggravata al SSN e ricettazione, queste le denunce a carico di due medici di medicina generale ed un farmacista, sollevati dal NAS di Catanzaro. Le indagini sono partite nell'ambito di un controllo eseguito presso lo studio di medicina generale di uno dei medici denunciati, nel quale era assente la persona interessata ma presente un altro medico in pensione, subentrato al primo.
Nel corso delle indagini i Carabinieri del NAS di Catanzaro hanno accertato che il medico subentrato, peraltro in pensione, non solo prescriveva indebitamente farmaci ai pazienti, utilizzando il ricettario intestato al medico titolare, ma i due facevano iperprescrizioni veicolate poi, dallo stesso medico in pensione, verso la farmacia gestita dal figlio farmacista. Farmacia nella quale venivano erogati i farmaci per conto degli ignari pazienti e chiesto il rimborso al SSN. I Carabinieri del NAS di Catanzaro hanno fatto sapere di aver sequestrato presso lo studio medico in oggetto circa 200 confezioni di medicinali ad elevato costo.
Quello dei Carabinieri del NAS di Catanzaro non è il primo caso del 2018: un'altra attività ispettiva era stata effettuata nel febbraio 2018 dal Nucleo anti-sofisticazioni di Campobasso, nella quale nel corso di controlli eseguiti presso una farmacia della provincia di Isernia, erano state rinvenute decine di confezioni di medicinali scaduti di validità e rilevato carenze igienico-strutturali nei locali adibiti a deposito e vendita. In gennaio 2018 invece una serie di operazioni del Nas dei Carabinieri avevano portato a denunce per alcuni farmacisti tra Caserta, Cosenza, Roma e Napoli.