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DALLE REGIONI

BASILICATA: Guardia medica, bufera per i tagli alle indennità possibili disservizi, i medici contro una delibera della Regione.

guardiamedicacartello thumb medium250 250La Gazzetta Del Mezzogiorno di Filippo Mele la Sanità territoriale nella bufera in Basilicata. Possibili disservizi, e quindi disagi agli assistiti, potrebbero verificarsi nella continuità assistenziale (ex guardia medica). I professionisti incaricati, infatti, hanno minacciato proteste contro una delibera della Regione che ha tagliato loro alcune indennità ferme, peraltro, ai livelli del 2008. I possibili disagi sono stati segnalati a tutti i sindaci del Materano e del Potentino dai segretari provinciali di categoria di Matera, Caterina Bruno , e di Potenza, Egidio Giordano , del sindacato Fimmg, l'organizzazione più rappresentativa dei medici di famiglia e di guardia medica. Ed il servizio, come è noto, è distribuito in maniera capillare sul territorio nelle ore notturne, dalle 20 alle 8, e nei giorni prefestivi e festivi, dalle 10 del sabato o prefestivo alle 8 del lunedì o giorno post-festivo. Ma perché la lettera ai primi cittadini? «Perché - han no spiegato i due firmatari - essi sono i primi responsabili della tutela della salute dei cittadini. Li abbiamo avvisati, perciò, di quanto potrebbe verificarsi dopo che la Giunta Pittella ha adottato una delibera il 3 maggio scorso che, oltre a ledere la dignità di noi professionisti, ha posto le basi per una riduzione dei nostri compiti e creando le condizioni per forme di protesta che creeranno problemi agli assistiti». Ed ecco il motivo del contendere. Nella delibera 347 che ha sollevato le proteste vengono contestate e non verranno più pagate ai medici incaricati l'indennità di rischio per lavoro notturno, in sedi disagiate, lavorando da soli senza tutele; quella di disponibilità ad assistere anche la popolazione pediatrica; quella di usura dell'auto, poiché i medici per poter svolgere il loro lavoro utilizzano il proprio automezzo. «Occorre precisare -hanno stigmatizzato i due sindacalisti della Fimmg - che tali indennità furono contrattate nel 2008, anno in cui fu firmato l'ultimo contratto mai più rinnovato. Il tutto è nato da un rilievo della Corte dei Conti di Basilicata che ha chiesto al momento solo delucidazioni su tali voci. Ma la Regione, in autotutela, ha intravisto, probabilmente, la possibilità di risparmiare circa 600-700 euro al mese dagli stipendi dei medici della continuità assistenziale». Cosa potrebbe accadere, a parte le annunciate proteste? «Potrebbe accadere - risp pondono Bruno e Giordano - che la decurtazione renderà meno appetibile per noi ed i nostri colleghi lavorare in Basilicata. Pertanto, quel che già si prospetta, vale a dire la carenza de medici tra alcuni anni qui in regione, potrebbe verificarsi molto prima con il territorio lucano che sarà completamente privo di medici di medicina generale poiché nessuno vorrà e potrà garantire assistenza in tali condizioni». La lettera, perciò, ha lo scopo di sensibilizzare i sindaci e l'opinione pubblica «sul grave rischio che il nostro territorio corre se l'orienta mento delle politiche regionali non dovesse cambiare direzione: potenziare l'assistenza laddove è necessario, cioè sul territorio, nel pieno rispetto della dignità di chi con passione e dedizione ha deciso di lavorarci. Questo sarà l'unico modo conclu dono i due sindacalisti della Fimmg - per salvaguardare la Basilicata dall'inesorabile processo di desertificazione a cui troppo

VERBANIA: Chiude al Castelli il servizio per la terapia anticoagulante: l'incarico ai medici di famiglia manca personale concorsi deserti.

castelli(La Stampa) di Filippo Rubertà. Manca il personale e l'Asl chiude il servizio per la messa a punto della terapia anticoagulante dell'ospedale Castelli di Verbania, delegandolo questo compito ai medici di famiglia. Un'altra tegola per i pazienti che periodicamente si sottopongono alla Tao, la terapia anticoagulante orale, finalizzata al controllo dell'ematocrito nel sangue per evitare trombosi, ictus ed emorragie.
Il servizio è affiancato al laboratorio analisi, in maniera tale da stabilire terapie mirate non appena il paziente ha i risultati dei suoi esami. La chiusura dell'ambulatorio è dovuta alla mancanza di personale, pertanto il servizio è stato affidato ai medici di famiglia. Nelle intenzioni dell'Asl si tratta di una soluzione transitoria, in attesa di assumere nuovi medici. Difficile quindi fare delle previsioni circa la riapertura. Nel Vco, infatti, sono pochi i medici specializzati che si fermano a lavorare. Parecchi hanno lasciato gli incarichi non appena hanno trovato posti liberi altrove o sono andati in pensione. Nello stesso tempo tutti i concorsi a tempo indeterminato, indetti dall'Asl negli ultimi tempi, sono andati deserti. Proprio in questi giorni saranno pubblicati altri bandi.

RIMINI, accordo tra Azienda Usl e i medici di famiglia, servizi sempre più vicini al cittadino

medicoscrive(Altrarimini) Presa in carico sempre più puntuale e omogenea dei pazienti, specialmente quelli con patologie croniche. Servizi sempre più vicini al cittadino con una maggior strutturazione dei Nuclei di cure primarie. Appropriatezza prescrittiva.
Sono questi i concetti chiave del nuovo accordo locale sottoscritto dall'Azienda USL della Romagna, nella persona del Direttore Generale, dottor Marcello Tonini, con le sigle sindacali Fimmg, Snami, Smi, che rappresentano quasi tutti gli 800 medici di famiglia che operano in Romagna.
L'intesa conferma, ovviamente, i Nuclei di cure primarie - vale a dire raggruppamenti di medici di famiglia mirati a dare, grazie alla sinergia tra i componenti, maggiori servizi ai pazienti - e le Case della Salute. I Nuclei sono modellati in maniera omogenea sul territorio in modo che ogni nucleo assista, complessivamente, tra i 15mila ei 20mila cittadini. L'accordo sottoscritto pochi giorni fa punta ad una strutturazione ancora maggiore dei Nuclei, con un coinvolgimento ancora più forte di tutte le figure professionali, in modo che diventi l'elemento fondante dell'architettura del territorio, luogo in cui il cittadino può trovare assistenza primaria e sede della presa in carico della patologia cronica. Tale realtà, già diffusa nei territori di Rimini, Cesena e Forli, riceve ora un forte impulso anche nei territori in cui era meno rappresentata. Così facendo in tali strutture, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle 19, sarà presente un medico di famiglia cui il cittadino potrà rivolgersi anche nelle ore di chiusura dell'ambulatorio del proprio medico curante (che ovviamente rimane il medico di fiducia dell'assistito).
Inoltre viene garantito in tutte le sedi del Nucleo, durante le mattinate delle giornate prefestive infrasettimanali, la presenza di un ambulatorio dalle ore 8.30 alle 12.30 rivolto a tutti i cittadini di quel Nucleo.
Il collegamento informatico tra colleghi consentirà al medico in servizio di accedere a tutte le informazioni sanitarie necessarie per esercitare in maniera appropriata l'attività di diagnosi e cura.
E', per di più, principalmente attraverso i Nuclei di Cure Primarie e le Case per la Salute che si esplicita un altro importante obiettivo del rinnovato accordo: il sostegno delle politiche di presa in carico del paziente cronico, per il quale è previsto un investimento, da parte dell'Azienda, di 2.800.000 euro. Il medico di famiglia avrà un ruolo sempre più da protagonista nella gestione delle malattie croniche, in particolare quelle più diffuse: diabete, scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva e pazienti in terapia anticoagulante orale. Molto importante la crescente integrazione con il personale infermieristico.
Il terzo concetto, quello della appropriatezza prescrittiva, contempla una sempre maggiore responsabilizzazione di tutti i professionisti della sanità, compresi i medici di famiglia, rispetto ad un uso attento e razionale delle risorse sanitarie per le quali ancora notevoli sono i margini di miglioramento.
In particolare per quanto attiene ai farmaci, l'obiettivo principale delle politiche di appropriatezza risiede nell'accrescere la sicurezza del paziente. Non va inoltre dimenticato che le risorse che si potranno liberare grazie ai margini di miglioramento nell'appropriatezza prescrittiva saranno reinvestite per il miglioramento dei servizi, per i cittadini e gli operatori. Particolare attenzione sarà dedicata all'incentivazione all'uso di farmaci a brevetto scaduto.
Soddisfazione, da parte della Direzione Aziendale, per il risultato raggiunto: "L'acccordo 2017 rappresenta un passo avanti di grande significato strategico nell'ambito del processo di costruzione di una vera e grande azienda sanitaria unica, intesa come comunità di professionisti che si riconoscono in una visione comune, da cui discendono comportamenti condivisi e integrazione nei servizi.
Dal punto di vista economico, rispetto al dato 2016, l'accordo 2017 comporta un maggiore investimento di risorse sul terriitorio di circa 2.000.000 euro, impiegati per promuovere un migliore, più capillare e più omogeneo accesso ai servizi da parte del cittadino su tutto il territorio romagnolo".
Un po' di dati

I medici di famiglia sul territorio dell'A.USL Romagna sono 790, così suddivisi:

Cesena: 146; Forlì: 140; Ravenna: 269; Rimini: 235.

Nuclei di cure primarie: in Romagna sono complessivamente 48: 7 nel cesenate; 11 nel forlivese; 17 nel ravennate; 14 nel riminese.

Case della Salute: in Romagna sono complessivamente 20: 4 nel cesenate; 4 nel forlivese; 7 nel ravennate; 5 nel riminese.

TREVISO: Attese al Pronto soccorso Ca' Foncello, bollino giallo

treviso thumb medium250 250di Valentina Calzavara Un'attesa interminabile seduti al Pronto Soccorso per oltre 24 ore. Il bollino giallo va al Ca' Foncello di Treviso, il polo ospedaliero più grande della provincia: nel 2015 ben 2.732 pazienti hanno atteso un'intera giornata nella struttura per gli accertamenti, vale a dire il 3,9% dei 70.041 cittadini che si sono rivolti alla struttura. Al nosocomio di Montebelluna, invece, ci si ferma a quota 757 utenti fermi in sala d'aspetto su un totale di 25.235 accessi, pari al 3% dell'utenza. Va un po' meglio a Conegliano, dove i cittadini che danno vissuto un'esperienza interminabile al Ps sono stati 118, anche se occorre tenere sempre presente la differenza nella mole di pazienti mediamente trattati dai vari ospedali della Marca.

Prendendo in considerazione questo aspetto il Ca' Foncello fa senz'altro la parte del leone per quel che riguarda la medicina d'urgenza.

A fotografare la situazione delle strutture trevigiane è stata l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), ente che ha monitorato il funzionamento di 650 Pronto Soccorso del nostro Paese. Le maglie nere vanno a cinque ospedali di Roma, ma il dato da "appena sufficiente" del Ca' Foncello – sui dati di un paio d'anni fa – è stato nel frattempo migliorato grazie a una massiccia riorganizzazione del Pronto Soccorso diretto dal primario Maurizio Sacher.

«Nel nuovo report Agenas del 2016 le cose vanno decisamente meglio, a dimostrazione che gli interventi che abbiamo messo a punto sono stati efficaci. Siamo quasi riusciti a portare entro le 4 ore tutte le attese per i codici bianchi. Attualmente la media è di 4 ore e 20 minuti, ma contiamo di arrivare presto entro il parametro ideale» conferma Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl 2. Tra le modifiche messe a punto per "accelerare" l'attività della medicina d'urgenza, evitando estenuanti soste h24, ci sono l'attivazione dell'ambulatorio dei codici bianchi e i fast truck.

Nato per sgravare il Pronto Soccorso dei codici bianchi, l'ambulatorio è gestito da una ventina di medici della continuità assistenziale supportati da 5 sanitari di Ps. Come da protocollo, sottoscritto con le rappresentanze dei condotti Snami e Fimmg, l'area entra in funzione nelle ore di maggior afflusso: da lunedì a venerdì, dalle 13 alle 19, il sabato, la domenica e nei festivi h 24. Visti gli esiti incoraggianti, registrati durante la sperimentazione nel 2016, il servizio proseguirà anche per quest'anno.

Non esiste un profilo tipo dei pazienti seguiti dall'ambulatorio, la maggior parte si presenta con sintomi quali sindrome influenzale, mal di testa, dolori articolari e addominali, laringiti e faringiti, febbre, piccole contusioni, ma anche disturbi ginecologici o cutanei.

Un po' come accade negli aeroporti i "fast truck" al Ca' Foncello funzionano da "corsie preferenziali" per Pediatria, Ostetricia, Ginecologia, Oculistica e Odontoiatria: chi arriva può essere spedito direttamente
in reparto per effettuare visite e accertamenti. «Proseguiremo su questa strada», promette il dg Benazzi «presto attiveremo anche a Treviso, come già avviene nelle ex Usl 7 e 8, il protocollo per i "codici rosa" dedicati alle donne che hanno subito violenza».

BOLZANO: Medicina generale: intesa sul Patto di assistenza primaria

medici camiceAlla medicina generale e all'assistenza primaria è assegnato un ruolo importante per il raggiungimento degli obiettivi fissati del piano sanitario provinciale 2016 - 2020. "Oggi - dichiara l'assessora Martha Stocker - dopo una serie di incontri, c'e stata una svolta nella trattativa per quanto riguarda la qualità e la unificazione a livello provinciale dell'assistenza sanitaria primaria".
La Giunta provinciale ha attribuito un'importanza prioritaria al raggiungimento di un'uniformità negli standard di assistenza primaria a livello provinciale e per questa ragione ha previsto un investimento di 9,05 milioni. Il cosiddetto Patto per l'assistenza primaria prevede cinque settori di investimento:

- migliore reperibilità nell'ambito della medicina generale in rete o grazie agli studi associati di medici di medicine generale;

- migliori percorsi assistenziali tra tutti i livelli dell'assistenza sanitaria in particolare per le persone affette da malattie croniche;

- sostegno finanziario per gli ambulatori;

- messa a disposizione di personale infermieristico;

- sostegno per l'avvio dell'attività ambulatoriale di giovani medici;

L'intesa raggiunta sarà ora sottoposta all'approvazione della giunta provinciale e successivamente inserita, seguendo tutto l'iter legislativo, nel contratto integrativo provinciale.

BOLZANO: Piano di aggiornamento nella sanità, corsi di lingue per i medici

medicina generale thumb other250 250Approvato dalla Giunta un Piano triennale di aggiornamento per il settore della sanità che prevede, tra l'altro, corsi di lingue per il personale medico. È stato approvato dalla Giunta provinciale il Piano triennale 2017/19 di aggiornamento per il personale del settore sanitario proposto dall'assessora competente, Martha Stocker. Il Piano, che riguarda complessivamente 30 figure professionali del settore sanitario, è stato elaborato dall'Ufficio per la formazione del personale sanitario in collaborazione con diversi partner ed agenzie di formazione permanente. Gli obiettivi ed i settori di intervento del Piano triennale di aggiornamento tengono conto dei contenuti espressi dal nuovo Piano sanitario provinciale 2016-20. Nell'ambito del Piano di aggiornamento vengono offerti anche corsi di lingue rivolti specificatamente al personale medico dell'Azienda sanitaria. La frequenza di questi corsi di lingue rappresenta uno dei requisiti di accesso per la partecipazione ai concorsi che saranno indetti dall'Azienda.